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Commenti
#7  
16:55, 06 febbraio, 2007

per me hai ragione, il sistema delle scelte e il salary cap permettono ad una squadra come indianapolis, che ha una grande dirigenza, di costruire una grande squadra solo pescando nel draft degli universitari, e in dieci anni di andare al titolo. qui da noi non sarebbe possibile, per vari motivi, ma un po' di alternanza sarebbe decisamente meglio. quando nel calcio c'erano le sette sorelle, anche se è durato due anni, ci si divertiva di più.
ah, per inciso, sono tifosissimo dei colts da quando manning è entrato nella nfl nel 1998 e quest'anno sono andato a vederli giocare in florida durante la stagione regolare.
campioniiiiiiiiiiiii
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#6  
13:45, 06 febbraio, 2007

e a pensarci bene, la pro vercelli ha vinto più scudetti delle romane messe assieme
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#5  
13:29, 06 febbraio, 2007

Anch'io non sono d'accordo, Rudi. La presenza di una grande piazza non basta. Se una squadra è popolare si creano occasioni di crescita della componente tecnica, ma anche delle iniziative in termini di media, delle strutture, della organizzazione, degli aspetti economici.......

Se una città o una zona è refrattaria per mille ragioni al 'mondo del pallone', questo non succede, indipendentemente dal numero di abitanti!
Ma lo stesso discorso vale per tutti gli sport: perché il Volley è tanto diffuso in Emilia e in Veneto, mentre il movimento in Lombardia è più indietro? Lo stesso per il basket!

Il calcio nacque tra Piemonte, Lombardia e Liguria e trovo naturale che molti scudetti siano stati assegnati in quella zona.... Poi certo è bello che possa vincere anche l' outsider, come è bello che chi ha umili origini possa aspirare a qualsiasi traguardo!
Del resto l'Inter è di umili origini,visto che è nata da una 'costola' del Milan e chissà che........
utente anonimo
#4  
12:16, 06 febbraio, 2007

se l'Empoli entrasse in Champions, fregheremmo pure gli americani, che una città da 50.000 abitanti manco ce l'hanno
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#3  
10:18, 06 febbraio, 2007

Mi spiace ma non sono daccordo. Nel calcio (sport che per tradizione sotterra tutti quelli americani) esiste una meritocrazia ma è stabilita dal rango, dalla storia e dal blasone della squadra. Non è questione di numero di abitanti della città di riferimento, non si spiegherebbe altrimenti come città del calibro di Parigi abbiano una squadra penosa. Il fenomeno dei ricchi investiemnti è storia recente, gli albi d'oro hanno più di cent'anni. In poche parole, nel calcio alcune squadre contano di più anche (non solo) perchè al calcio hanno dato di più. O volgiamo mettere sullo stesso piano Real Madrid e Pizzighettone? L'unica idea che mi pare saggia sono i roster a inizio stagione per le matricole, ma qui non esiste un sistema universitario che lo permetterebbe, i vivai sono già parte integrante delle società che sono quindi liberi dii gestirli come credono.
Ah, tra parentesi, Payton Manning è un fenomeno.

Gigi Di Biagio
utente anonimo
#2  
10:04, 06 febbraio, 2007

Giusto. Quindi l'Inter beva l'amaro calice e lasci vincere lo scudetto al Palermo o all'Udinese
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#1  
09:57, 06 febbraio, 2007

god bless america
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