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Commenti
#4  
13:06, 09 febbraio, 2007

Perdona lo stile confusionario. =)
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#3  
12:55, 09 febbraio, 2007

Ripeto, secondo me l'unico sessantottino razionalmente innovatore e proteso verso un reale miglioramento della realtà è Matthew, l'unico che nell'orda di sbandati abbacinati da idee più sanguinarie che fattivamente utili mantiene il senno per saggiare la situazione, e capire che sotto di questa non c'è un vero orientamento al meglio ma solo tanta confusione e pochi ideali appiccicati con la colla stick. Non è un film sul '68. Quella dei dreamers è perversione in un contesto che permetteva loro di esasperarla perchè parte di un quadro più generale di stravolgimento storico culturale. Ma non c'è nè storia nè cultura. Nè novità incisiva sul mondo di fuori. C'è solo un frivolo attaccamento al cinema, un modo per giustificare un atteggiamento mentalmente disordinato sotto le mentite spoglie della Rivoluzione. L'unico senso del film io lo trovo in Matthew, usato come contraltare dei due pazzi scatenati, usato per mostrarci come il '68 avrebbe dovuto essere per cambiare davvero le cose in meglio. Cosa che non è stata, se non altro non in tutti i campi. Non si tratta di rifiutare la storia o di essere fintamente pudici. E' che quando c'è bisogno di schiaffare una clitoride sullo schermo, significa che non si vuole mandare un messaggio di rottura vera, ideologicamente corposa, si vuole sconvolgere un canone rimanendoci dentro, sapendo di cogliere di sorpresa perchè siamo abituati ad altro. Il tutto innaffiato con tanto buon sapere, con tanta patina che rende questo film tanto caro all'intellighenzia o supposta tale del momento. Perciò Bertolucci è un genio e non un maiale. Bertolucci ha avuto una buona intuizione, ma non sono sicura che l'abbia sviluppata nel senso giusto. Anzi, forse sbaglio. Forse lui è realmente geniale, e gli altri che fanno i reazionari dell'opinione per clichè smerdano l'intuizione di un sessantotto che tutto è tranne cambiamento della realtà, che è disagio mentale in un contesto di disagio generale.
Bertolucci stesso è stato piuttosto combattuto, nel definire il suo film un film sul '68. Certo che lo è, ma perchè il sessantotto in massima parte è stato confusione, e incapacità di vederci chiaro. Chiaro come hanno visto gli occhi di Matthew, che ha guardato i due gemelli pazzi scagliarsi dalla parte del torto pur avendo cercato di farsi capire da loro, pur avendo vissuto la stessa voglia di libertà e di cambiare il senso comune, pur avendo partecipato ai loro giochi. Ma con spirito diverso, con cognizione di causa. Da sessantottino.
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#2  
22:04, 08 febbraio, 2007

Non sono per niente d'accordo con questa visione così deprimente, scusa, passami il termine, dell'arte.
In primis quello E' un film sul 68. La grande stagione dell'autunno caldo parigino non è fatta solo di lotte per le strade, o di guazzabugli fuori le università: il 68 è stato anche quello, è stato il vivere, o il cercare di vivere una nuova epoca, un nuovo modo di pensare, un nuovo modo di vedere le cose. Il 68 è la ribellione alle regole, ai divieti ("vietato vietare"), è la trasgressione pura a tutto ciò che impedisce l'essere liberi, di cambiare il presente in un futuro migliore. E' la guerra contro il conservatorismo, contro le ingiustizie, l'immobilismo reazionario: "L'immaginazione al potere". I tre protagonisti non sono che sognatori, appunto, delle giovani menti contro tutto ciò che è immobile, orrendamente borghese, fintamente e ipocritamente puro. E questo voler sognare questo volere ribellarsi a tutto ciò non può che sfociare nel crudo, nel passionale, nel profondamente profano. E non c'è migliore immagine di un organo genitale in primo piano sullo schermo, senza mediazioni, per comunicare questo continuo andare verso l'estremo, questo issimo che è stato un periodo epocale come il 68. In quelle immagini così crude, così originarie, così veramente pure, svelando la pesante patina dell'ipocrisia borghese, si racchiude il vero 68. Sono immagini metacinematografiche e metastoriche, così dense di significato da diventare icone. Insinuare che Bertolucci sia un "porco" non significa solo offendere un grande regista italiano, ma significa offendere tutto il cinema e con sè tutta l'arte. Perchè, mi spiace, ma quelle scene così forti non sono appianabili a un qualisvoglia porno amatoriale: è vero, vietato filmare, ma quello è un girare furoi dall'arte fuori dal cinema, un girare per autosoddisfarsi. Ma in Bertolucci non è così, quelle immagini forti non sono nient'altro che il 68, mostrato in tutta la sua essenza e in tutta la sua purezza, sono la radicale risposta al radicato nemico da estirpare. Da un nemico così forte la ripsota non può che essere estrema. Il non voler guardare, il rifiutarsi di andare oltre, gli schiamazzi di una opinione pubblica ipocritamente pudica, non significa essere puri, significa voltare le spalle a ciò che è stato, alla storia tutta con tutti i suoi difetti, i suoi pregi e la sua immediatezza e crudezza. E' un gesto di vigliaccheria, un far finta di non voler vedere, è un spaere, ma ignorare per preservare la propria immagine immacolata e pura di fronte alla facciata dell'opione pubblica, sempre più ipocrita e sempre più reazionaria e conservatrice. Ancora una volta il cinema si mostra capace di cogliere il fuoricampo dell'occidente e di mostracelo in faccia senza mediazioni.
Rifiutarsi di guardare vuol dire rifiutare di guardare noi stessi.
Significa rifiutare la Storia.

Lor
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#1  
18:27, 08 febbraio, 2007

Bel film fra :)! anche se io di bertolucci preferisco Novecento (in primis XD x cast,regia,ambientazioni,fotografia e colonna sonora XD)Partner e Ultimo tango a Parigi!
Un abbraccio
Raila
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