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Commenti
#2
21:01, 17 aprile, 2007
cara luisa, non poteva essere altrimenti...i miei "maestri" :rodari, munari, calvino...si sente quando si hanno sensibilità comuni; allora dopo la grammatica..leggi gli "esercizi"..ti sembrerà di stare con lui, rodari e i ragazzi e potrai partecipare alla sua creatività...
ciao simo
utente anonimo
#1
20:40, 15 aprile, 2007
Mah, Luisa, con il tempo ho imparato che anche i percorsi non lineari, un po' tortuosi, hanno i loro vantaggi, oltre alla fatica di dovere imparare da autodidatta, che è innegabile,e a volte qualche senso di inadeguatezza, che il più delle volte è ingiustificato, e spesso spinge a continuare a "studiare" di più per sentirsi in pace con se stessi: per esempio, spesso chi arriva da percorsi alternativi è più elastico mentalmente, ha conoscenze più variegate e quindi ha spesso orizzonti di riferimento più ampi, ed è più autenticamente creativo, se è dotato di talento. Perché le regole le imparano tutti, a furia di studiarle; poi, ci sono anche quelli che le intuiscono in maniera naturale, e magari poi sanno anche superarle.
Non dico che un percorso sia migliore dell'altro, ma che ciò che fa la differenza è la persona, non il curriculum formativo. E ricordo con affetto la prima maestra d'italiano di mia figlia, che della Grammatica della fantasia di Rodari aveva fatto il suo piccolo breviario.
:-)
Credo che si possa affermare che, in senso civivo, tutto è politica, anche il linguaggio: dall'Illuminismo in poi, la classe intellettuale italiana è sempre stata drammaticamente consapevole, rispetto ad altre realtà (come ad esempio quella inglese che conosceva, anche se inizialmente per motivi esclusivamente economici, da ormai due secoli i giornali, e aveva compresa la necessità dell'informazione come requisito irrinunciabile alla libertà) del gravissimo handicap italiano rappresentato dalla diffusione dell'analfabetismo e dalla conseguente impossibillità di raggiungere, per avviare un processo di crescita e di presa di coscienza dei propri diritti, una larga maggioranza degli italiani, e penso soprattutto alla situazione del Mezzogiorno. Perciò, le parole di Rodari che hai scelto mi paiono tanto più belle e, purtroppo, ancora tragicamenente attuali per molti, perché la lingua continua da essere spesso strumento di potere, manipolazione e discriminazione sociale. Magari gli Azzeccagarbugli e i loro emuli fossero finiti con Manzoni...
lapardaflora
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