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Commenti
11:56, 23 aprile, 2007

Angela che meraviglia !!!
Hai citato Brodskij. Grazie :-)

Elisabetta
utente anonimo
09:07, 23 aprile, 2007

premesso che mi fa schifo Renato Zero, ma questo è un mio personale punto di vista e basta...


Cara vecchia città,
fumo disagio immobilità,
cadente e moribonda città, Addio.
Culla della civiltà,
comprata e venduta nel nome di Dio.
Sconfitta in ginocchio sei li, muta, sei li.
Roma, insonnolita,
Roma ferita,
Roma spaccata,
distante dalla vita…
Indebolita. farneticante.
Inconcludente si,
più nuda di cosi,
Contesa dagli Dei
tradita dai farisei.
Roma che non mi vuoi,
che ormai non m’incanti più.
Silenzio ed anacronismo,
tu capitale di un nuovo cinismo.
Lenta e dolorosa agonia. La tua , è follia.
Hai smesso di declamare,
di essere schietta, struggente e volgare.
Roma futura e lontana…E chi t’ama, ora trema.
Roma fuori di scena,
che più non chiama.
Un’altra Roma,
più schiava che padrona,
la Roma dei ministeri,
dei misteri.
Brutte compagnie, traffici, angherie.
Non ti ho vista più,
davvero non sei più tu…
Roma che scappi via,
da questa gente tua…
non puoi morire...

3scalini

utente anonimo
17:41, 22 aprile, 2007

@Giggi, hanno ammazzato compare turiddu :P
ange

utente anonimo
10:33, 22 aprile, 2007

@ mario: è l'inno al Sole di Mascagni. Per anni è stato l'inno del Msi.
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10:17, 22 aprile, 2007

bella casa mia dall'alto!
utente anonimo
00:26, 22 aprile, 2007

per carità...
ma su google...ho inserito le parole..."sole che sorgi"....è uscito questo link...http://www.ilduce.net/d-i.htm

e inoltre ricordo un pino rauti d'annata che la cantava.....

vabbè sarà colpa mia..scusate per l'intervento....ma è più forte di me...

Mario
utente anonimo
21:28, 21 aprile, 2007

polemica antiveltroniana: ma invece delle notti bianche della minchia non sarebbe meglio spender soldi per festeggiare come si deve il Natale di Roma?

Sole che sorgi libero e giocondo
sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
tu non vedrai nessuna cosa al mondo maggior di Roma...

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#9  
19:46, 21 aprile, 2007

DeePNoiR: non pensi che potrei dire la stessa cosa? ;-)
[aNDy cAPp]
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#8  
19:35, 21 aprile, 2007

Mi preoccupa tantissimo il fatto di avere avuto un'idea così simile a quella di Andy :D
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#7  
18:58, 21 aprile, 2007

Auguri mia cara Roma...
E pensare che li ci passavo tutte le mattine per andare a Tor Vergata...
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#6  
17:14, 21 aprile, 2007

Li Morti de Roma

Quelli morti che so de mezza tacca
fra tanta gente che se va a fa fotte
vanno de giorno, cantanno a la stracca
verso la bùcia che se l'ha da iggnotte.

Quell'antri, in cambio, c'hanno la patacca
de signori e dde fiji de miggnotte
sò più cciovìli e tiengheno la cacca
de fuggì er zole, e de viaggià de notte.

C'è ppoi 'na terza sorte de figura
n'antra specie de morti, che cammina
senza moccoli e cassa in zepportura.

Questi semo NOANTRI, Crementina,
che cottivati a ppesce de frittura
ce butteno a la mucchia de matina.

(G.Gioacchino Belli)

Cosa fa er Papa?

Cosa fa er Papa? Eh trinca, fa la nanna
taffia, pija er caffè, sta a la finestra
se svaria,se scrapiccia,se scapestra
e tiè Roma pe cammera-locanna.

Lui, nun avenno fiji, nun z'affanna
a dirigge e accordà bene l'orchestra;
perchè,a la peggio,l'urtima minestra
sarà sempre de quello che comanna.

Lui l'aria, l'acqua, er zole, er vino, er pane
li crede robba sua: "è tutto mio";
come a sto monno nun ce fossi un cane.

E quasi quasi goderìa, sto tomo,
de restà solo, come stava Iddio,
avanti de creà l'angeli e l'omo.

(G.Gioacchino Belli)

Montezuma

utente anonimo
#5  
16:11, 21 aprile, 2007

«All'età di diciannove anni per mia sola deliberazione ed a mie spese formai un esercito con il quale restituii la libertà alla repubblica dominata e oppressa da una fazione. Per questo il senato con decreti mi accolse nell'ordine suo attribuendomi il diritto di esprimere fra i consolari la mia sentenza e mi conferì il comando militare; e ordinò che io provvedessi, in qualità di pretore, insieme con i consoli, affinché lo stato non patisse danno. Il popolo in quell'anno medesimo mi fece console, essendo in guerra entrambi i consoli caduti, e triumviro con l'incarico di riordinare la repubblica.

Quelli che il mio padre trucidarono mandai in esilio punendo il loro delitto con procedimenti legali; e movendo poi essi guerra alla repubblica li vinsi due volte in battaglia. Guerre per terra e per mare civili ed esterne in tutto il mondo combattei spesso; e vincitore lasciai in vita tutti quei cittadini che implorarono grazia. Quasi cinquecentomila cittadini romani in armi sotto le mie insegne; dei quali più di trecentomila inviai in colonie o rimandai nei loro municipi, compiuto il servizio militare; e a essi tutti assegnai terre o donai denaro in premio del servizio.
Due volte ricevette l'onore trinfale dell'ovazione e tre curili trionfi celebrai; e fui ventuno volte acclamato imperator, pur decretando altri numerosi trionfi a me il senato, ai quali tutti io rinunziai. [...] Triumviro per riordinare lo stato fui per dieci anni continui. Princeps senatus fui fino al giorno in cui scrissi queste memorie per anni quaranta. E fui pontefice massimo, augure, quidecemviro alle sacre cerimonie, settemviro degli epuloni, fratello arvale, sodale Tizio, feziale. [...] Nel mio sesto e settimo consolato, dopo di aver estinto l'avvampare delle guerre civili, avendo io per consenso universale assunto il potere supremo, trasferii dalla mia persona al senato e al popolo romano il governo della repubblica. Per questo mio atto, in segno di riconoscenza, mi fu dato il titolo di Augusto per deliberazione del senato. Dopo di allora tutti sovrastai per autorità, ma potere non ebbi più ampio di quelli che in ogni magistratura mi furono colleghi.»

(Ottaviano Augusto, Imperatore di Roma)

Auguri Mamma Roma

il Vicerè
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#4  
15:59, 21 aprile, 2007

Romanità

Un giorno una Signora forastiera,
passanno còr marito
sotto l'arco de Tito,
vidde una Gatta nera
spaparacchiata fra l' antichità.

-Micia che fai?- je chiese: e je buttò;
un pezzettino de biscotto ingrese;
ma la Gatta, scocciata, nu' lo prese:
e manco l'odorò.
Anzi la guardò male
e disse con un' aria strafottente:
Grazzie, madama, nun me serve gnente:
io nun magno che trippa nazzionale!

(Trilussa)
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#3  
15:28, 21 aprile, 2007

21 aprile, anni fa, mia mamma e mio papà, in viaggio di nozze, albergo in p.zza esedra, "andavano a comprare" me e mia mamma quando ero mi piccola mi diceva "tu sei di roma, ti abbiamo comprata a roma" :)*

"Io sono stato a Roma. Inondato di luce. Come
può soltanto sognare un frantume! Una dracma
d’oro è rimasta sopra la mia rètina.
Basta per tutta la lunghezza della tenebra."
[Josif Brodskji]

angela


utente anonimo
#2  
14:26, 21 aprile, 2007

(mamma) Roma addio!
di Remo Remotti

"A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto?
Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del "volemose bene e annamo avanti", da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei "Sali e Tabacchi", degli "Erbaggi e Frutta", quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle...
Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione...
Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti...
Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini...
Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Romacaput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell’Altare della Patria, dell'Università di Roma, quella Roma sempre con il sole – estate e inverno – quella Roma che è meglio di Milano...
Me ne andavo da quella Roma dove la gente pisciava per le strade, quella Roma fetente, impiegatizia, dei mezzi litri, della coda alla vaccinara, quella Roma dei ricchi bottegai: quella Roma dei Gucci, dei Ianetti, dei Ventrella, dei Bulgari, dei Schostal, delle Sorelle Adamoli, di Carmignani, di Avenia, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è una lira, quella Roma del "core de Roma"...
Me ne andavo da quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de’ Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei "che c’hai una sigaretta?", "imprestami cento lire", quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, Me ne andavo da quella Roma dimmerda! Mamma Roma: Addio!"
[aNDy cAPp]
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#1  
14:14, 21 aprile, 2007

Esco di casa e ci sto dentro
La mia città grande quanto grande il mondo
A volte mi ci perdo non
la conosco fino in fondo
Eppure so quanto Roma capoccia è splendida al tramonto
Per molti un vanto
Riflessa nello specchio dei negozi
Persa in mille vizi, troppi pezzi troppi palazzi
Mille facce, mille storie, mille volti
Hai giurato ma alla fine poi ti scordi
Qualcuno te lo scordi
Se lo perde per la stada
Ma Roma se ne frega
In cambio dalla notte che ti invita
Fredda che quel freddo ti rimane
A volte così calda che quel freddo te lo fa scordare
Così viziata e vissuta nello stesso tempo
Insegna quante volte ch'ai da esse svelto
Troppe volte ha visto l'amore fasse rosso su una lama de cortello
Ma dimmi quante volte hai visto il cielo sopra Roma e hai detto quant'è bello
Viettelo a vedè dall'alto
Scavalca il muro al foro e viemme accanto
Eccola e stasera non farà la stupida
Darà le mejo stelle la mejo luna che me illumina.

Rit.
E' nella testa
tutto qua tutto qua
comunque resta
tutto qua tutto qua
E' nella testa
tutto qua
restano le mejo stelle solo le mejo che dà
E' nella testa
tutto qua tutto qua
comunque resta
tutto qua tutto qua
E' nella testa
tutto qua
tutto quello che mi serve sotto il cielo della mia città.

Nato in mezzo al fiume della mia città
Nel cuore della mia città
Chi nasce qua qua ci resta
La gente vive nel posto nel quale abito intorno a me ma non ne vive neanche un attimo
N'adà passà d'acqua sotto sti ponti
Prima che si risolvano e ritornino i conti
Quante ne ho viste vissute
o ne ho fatte sotto questo cielo giorno e notte
L'ho attraversatata col motorino da parte a parte o in metropolitana sotto il suolo sottostante, la sua forma è la mia forma, la Roma di chi se ne va ma che tanto poi ritorna
Tanti scenari da film per chi si ama quante fontane per bere in
ogni angolo di Roma
Negli anni ottanta si girava con lo special cinquanta qualcuno ci aveva
messo il centoquaranta i ciaetti che facevano una piotta e trenta e sotrie del genere
Le cose grosse più le piccole per crescere, in mezzo a questo sotto questo cielo vivo ed un motivo ce sta se lo scrivo.

Rit.

Roma la città eterna non scende a patti
La Roma dei coatti le comitive sui muretti
Le borgate la periferia i palzzi
La Roma degli sguardi che finiscono in scazzi
Nei cortili qualcuno sta vendendo
qualcuno sta comprando
Una sirena e stanno già scappando
Via di qui tocca dasse al più presto
Più presto per lasciare un segno in mezzo a tutto questo
La Roma dei romani de Roma de chi la vede pe la prima e ce se innamora
La Roma bene acchittata che pe acchittasse paga le sale
giochi la mattina coi pischelli che hanno fatto sega
Il fronte i fasci il forte gli autonomi Le situazioni brutte di notte stazione termini
Il bionno tevere il cielo sopra Roma che non smette mai de vivere.

"Il cielo su Roma" - Colle der Fomento
[Ste]
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