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Commenti
11:05, 25 luglio, 2007

x KdM V: nessun problema. Procedi pure alla pubblicazione sul tuo blog. Ha fatto piacere anche a me questo scambio. ciao
p

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#9  
03:37, 25 luglio, 2007

mi accorgo che in questo periodo mi attacco troppo alle parole. Da questo scambio ora mi chiamo fuori, però mi è piaciuto un casino.
cosa ne dici se prossimamente lo metto sul mio blog. Rientrebbe in una serie di articoli extra al film di Tarantino. Cosa ne pensi?
utente anonimo
#8  
15:36, 23 luglio, 2007

x kdM IV: credo che lo scambio fin qui avuto faccia emergere una divergenza di opinioni (quantomeno tassonomica) tra di noi. Io non credo che chiunque usi un'inquadratura soggettiva stia "citando" il primo regista/operatore che la scopri'. Come non credo che chi scriva terzine "citi" necessariamente Dante. Detto formalmente: l'uso del medesimo linguaggio e dei medesimi stilemi non costituisce citazione. Quando Tarantino usa una Dodge del '69 o monta a scatti la prima inquadratura di una scena invece, a mio parere, fa un vera citazione. Nel primo caso (la Dodge) lo dice esplicitamente nel diegetico (citando i nomi dei film in cui compariva), nel secondo caso e' palese nel filmico (tipici errori di montaggio degli anni '70). E non credo neppure che Tarantino usi (citi) cose gia' fatte ma con diverso senso. Credo, semplicemente, che Tarantino voglia provocare l'emozione di far rivedere qualcosa di gia' visto, creare un cortocircuito emozionale, una sorta di flashback nell'immaginario collettivo, riproponendo il medesimo senso originale. E in questo non c'e' niente di originale se non la sua ossessivita' nel farlo, il suo fare scuola e di essere in numerosa compagnia ultimamente.
Siamo poi noi che attribuiamo un metasenso a queste operazione di "revival", per es.: io ho detto che questa riproposizione assomiglia ad un declino culturale/sociale.
Non condivido che poiche' il linguaggio cinematografico e' dato allora tutti citano. Se questo fosse vero sarebbe del tutto corretto quel che tu dici: "tutta la cultura e' citazione". Ma allora non avrebbe senso dire: "questa e' una citazione" (essendo del tutto pleonastico). La citazione e' solitamente consapevole ed evitabile. Non puo' essere citazione cio' che inevitabile (p. es: usare le rime o la forma romanzo o la scrittura elettronica, piuttosto che i controcampi esterni, le panoramiche, lo zoom o un videocamera digitale). Da quanto detto dovrebbe risultare evidente che non credo che tutta la cultura sia citazione.
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#7  
19:42, 21 luglio, 2007

Io dico: il cinema (in generale) si basa sulla sommatoria d'una serie di elementi. Ogni film non è altro che una costruzione fatta di tante cose differenti. Tarantino utilizza, per comporre questo insieme di elementi, segni pre-esistenti ai quali attribuisce un nuovo significato. Tutto il cinema contemporaneo è citazionista, ancor di più l'audiovisivo digitale di nuova generazione che utilizza il linguaggio cinematografico come unica lingua per poter essere compreso. La dialettica dell'immagine porta ad una grammatica che affonda le sue radici alle origini del cinema delle origini. Tarantino ri-valuta agli occhi dello spettatore contemporaneo un tipo di cinema (basso, di serie B o Z) che sarebbe sbagliato considerare come compiuto. L'exploitation è oggi punto di riferimento per gran parte del cinema low-budget contemporaneo, quanto meno dal punto di vista produttivo. Troupe ridotta all'osso, tempi strettissimi di riprese ed attitudine underground nella cura del suono e dell'immagine. Un cinema fatto con cuore e passione. Senza gli esercizi di stile delle avanguardie gran parte dell'arte moderna non avrebbe visto la luce. Per questo, cercando una specie di coerenza a questo lungo discorso, “Death Proof” è un esercizio di stile che afferma la matericità del cinema contrapposta alla latitanza del digitale. Ma la contrapposizione fra i due modi di produrre immagine in movimento non risiede nell'utilizzo delle citazioni, perchè da quelle nessuno ci può scappare. (di Freud, teorie comportamentali, Goffman e semiotica magari ne parliamo un'altra volta...). [in merito invece a ciò che dici a proposito della “fine della storia” non saprei proprio... faccio così fatica a capirci qualcosa del cinema, figuriamo della Storia e della vita......]
utente anonimo
#6  
12:03, 20 luglio, 2007

x Kdm III: quando dici che ogni cultura e' prevalentemente citazionista credo si debba intendere la parola "citazione" nel senso di uso/riuso di parole/stilemi/topoi che sono interiorizzati. La citazione cui io ho fatto riferimento nella recensione di grindhouse e' l'omaggio, il tributo nonche' rievocazione consapevole di qualcosa che e' in se' totalmente privo di significato (puro significante). Nella mia interpretazione di tale gesto di citazione non c'e' l'idea di un richiamo consapevole dell'autore ad un mondo di significati o teoremi. Non credo che Tarantino abbia elaborato un nuovo cinema; credo che la sua sia semplicemente un'operazione di richiamo al cinema materico e delle sensazioni "di pancia", di pura prassi, privo di ethos e che questo avvenga attraverso un richiamo agli anni '70 e al cinema di genere e di exploitation. Il significato ulteriore che io attribuisco al voler ritornare indietro, riusare materiale gia' prodotto e' una mia elaborazione, non lo ritengo un pensiero conscio di Tarantino. Per usare un esempio extra cinematografico: chi si rifiuta di avere i rigassificatori, la tav, i ponti, etc crede di lottare contro l'inquinamento, la difesa della natura, etc... in realta' e' l'esemplificazione del senso di fine della storia, l'incapacita' di immaginare una propra crescita industriale... e si finisce a infilare collanine (che sono anche graziose, e guai se non ci fossero, ma con le quali non si sfama il mondo).
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#5  
03:50, 20 luglio, 2007

La-le tradizioni sono tutte basate su citazioni, sono rituali basati sulla riproposizione (qui davvero seriale) dei medesimi elementi. Ogni pratica che si rifà alla “tradizione”, così come ogni cultura-arte-religione-etc., è eminentemente citazionista. Dunque non penso che esista una reale dialettica fra originalità e citazione. Credo esistano differenti gradi di richiamo ad elementi pre-esistenti. Il cinema di Tarantino ha la forza di sembrare citazionista sempre, anche quando non lo è. Come spettatori siamo portati a credere che nascosto dietro ad ogni segno vi sia una enciclopedia possibile di rimandi. Ma non sempre questo è vero.
utente anonimo
#4  
16:57, 19 luglio, 2007

x KdM II: i motivi di fiducia non mancano: dal cinema digitale a budget zero dei giovani cineasti cinesi (li' la tentazione di riproporre vecchie immagini non esiste), al cinema di ricerca e sperimentazione che esiste anche in occidente. Condivido l'estensione del concetto alla pop art che e' forse l'inziatrice di questa tendenza (o meglio, ne e' disvelatrice).
Le tue interessanti parole mi stimolano anche un'altra riflessione sulla forma-cinema: oltre alla ripetizione interna al film esiste la molteplicita' dei generi, delle tecniche, degli sguardi, dei film. E tutte insieme costituiscono ormai un moltitudine di immagini che per la sua ampiezza rende non visibile (perche' quantitativamente non fruibile nella sua interezza) la maggior parte della produzione. Questo non-visto rappresenta la frontiera irraggiungibile, rende il cinema un mare non totalmente conoscibile. Le nuove tecnologie (il digitale, internet, youtube, il peer-to-peer,...) ampliano le potenzialita'. Anche se occorre osservare che e' proprio nella gioventu' occidentale il richiamo piu' forte alla ripetizione-riutilizzo-riciclo. La "decadenza" (simile a quella di cui parla verlaine in "languore") e' occidentale non della forma-cinema e nemmeno planetaria.
grazie del tuo intervento
p

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#3  
16:08, 19 luglio, 2007

quel che dici a proposito delle similitudini fra cinema e musica per ciò che concerne il concetto di campionamento è talmente corretto che un teorico del calibro di Lev Manovich lo ha teorizzato nel suo "Il linguaggio dei nuovi media".
Ontologicamente il cinema è seriale, in quanto composto da una successione di fotogrammi e si caratterizza per la variazione d'uno con l'altro. Oggi ad esempio i software per il montaggio video e per quello del suono tendono ad assomigliarsi dal pdv logico-sintattico.

Quel che dici in merito alla 'decadenza' potrebbe applicarsi pure alla pop-art, non trovi...

io penso che il cinema sia sempre innovativo perchè costantemente contemporaneo. Certo non parlo del cinema mainstream, raramente le case di produzione rischiano milioni di euro nella sperimentazione, ma parlo di tutta quella marea d'audiovisivo che incessantemente viene prodotta. La rete ne è piena, ed il termine cinema ha ancora davanti una lunga strada prima di vedere esaurito il suo potenziale semantico.
Non disperiamo... perchè è sempre di più quel che non abbiamo ancora visto... e con non vedremo mai!
utente anonimo
#2  
11:35, 18 luglio, 2007

x KdM: a volte mi capita di pensare che nella musica si fa remix e campionamento, al cinema si fa "citazione" che insieme al vintage e al modernariato mi sembra costituiscano dei fattori correlati che parlano di una sorta di pausa di riflessione del nostro tempo. Una sorta di incapacita', non volonta' di andare avanti. A questi fenomeni culturali assocerei quelli politici del rifiuto della tecnologia e rifugio nel passato e nella natura che mi sembrano ispirati ad una comune radice socio politica. Una sorta di decadenza dell'impero occidentale. Una cultura che si sta per addormentare e vive il suo splendido tramonto.
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#1  
19:18, 17 luglio, 2007

anche perchè un manifesto non necessariamente deve invitare all'azione. un manifesto è spesso puro esercizio di stile fine a se stesso. La lezione di Tarantino è da leggersi come gesto romantico di ammissione d'un distacco dal contemporaneo. Volendo tutto il suo cinema è "altro" rispetto alla propria contemporaneità. Non atemporale ma sfasato, fuori tempo massimo.
utente anonimo

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