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Commenti
#18
18:28, 03 agosto, 2007
i cubani perbene di che colore sono?
utente anonimo
#17
21:15, 25 luglio, 2007
Diego
: io non vedo l'ora di poterti dare ragione in pieno e ti conosco come una persona che ne sa sicuramente più di me. Quindi spero che sia così: secondo me il tuo non è il pensiero dei cubani, o forse è il pensiero del 2% della popolazione cubana.
O probabilmente è una convinzione che mi sono fatta io vedendo dei carissimi amici cubani soffrire oltremodo la loro situazione e capendo che non c'è veramente nulla che si possa fare per loro, a parte, appunto, i soliti cento dollari in busta chiusa. (che non è una soluzione)
[Ste]
noantri
#16
19:25, 25 luglio, 2007
Stefano, vedo che hai maturato una disillusione totale nei confronti della Revolución, immagino di riflesso dalle testimonianze che hai raccolto a Cuba. Ti ammiro per il tuo pensiero critico, cazzo se è vero, ma non condivido una parola, un soffio del tuo leit-motiv ("la Rivoluzione è morta, avanti il nuovo").
Proprio da qualche mese sono ritornato dall'Isla Grande, che ho visitato in occasione del Primo Maggio. L'atmosfera e l'aria che si respira non meritano certo l'apologia, una volta tornati a casa, nelle fin troppo accoglienti case d'Occidente: la quotidianità, la vita di tutti i giorni di un cubano ha le sue frustrazioni, le mille difficoltà giornaliere che meritano un rispetto mai rappresentato dalle entusiastiche rappresentazioni di Cuba, con il difetto dell'apriorismo.
Ad ogni modo, continuo a non capire la tua nettezza di giudizio che - al pari degli apologeti, su vie diverse - perde per strada alcuni pezzi: se quegl'altri non vedono una contraddizione che sia una, tu - se posso permettermi - manchi di sguardo complessivo, che nasconde innegabilmente qualcosa (le difficoltà contingenti della vita quotidiana, tua esaustiva fonte di giudizio politico-sociale) ma svela altro (sì, va be', solo in parte sempre "le stesse cose" su sanità-educazione-sicurezza sociale, però vallo a dire ai 2/3 della popolazione latinoamericana che sono sempre "le stesse cose" cubane; anche le stesse misure introdotte nei primi anni '90, che lasciano oggi un pezzo di "capitalismo puttaniere" a Cuba, chiedono un minimo d'ottica grandangolare, se non altro perché la Rivoluzione senza quelle sarebbe collassata negando sé stessa in termini di spesa sociale, e sai meglio di me che il contesto geopolitico in quegli anni non era quello d'oggi; e lasciamo stare i nordamericani, che si vive meglio senza; etc.).
Questo non è un post politico, e quindi non ti rompo le palle oltremodo, anche perché ci saranno altre occasioni per discuterne, mi auguro.
Con stima,
Diego
P.S.: consiglio comunque questo bel documentario made in USA: http://www.saludthefilm.net
utente anonimo
#15
15:29, 24 luglio, 2007
Jon
: no, amico, mandame "l'altra" perché, come ti dicevo, di hierba buena originale ne ho fin troppa :-))
Ornella
: Cuba scorre nelle vene. Non è una scelta: non lo capiscono in molti questa cosa. Grazie delle parole.
[Ste]
noantri
#14
15:16, 24 luglio, 2007
Ste, la tua risposta ad Ange (commento 4) e bellissimo, mi hai commossa e fatto ricordare gli innumerevoli volti e storie delle persone conosciute durante il mio lavoro di assistenza domiciliare a l'Havana: persone disgraziatissime, colpite nel fisico e nell'anima dalla malattia e la miseria, ma assistiti con infinito amore e "compassione" (nel significato più nobile del termine) da parenti ed amici, ma con nessun mezzo di supporto sanitario, a partire dalle medicine (i farmaci più difficili da reperire erano gli antibiotici e gli antidolorifici) e in condizioni igieniche pazzesche! Si, credo anch'io che quelli siano i cubani "per bene"
Ornella
utente anonimo
#13
15:02, 24 luglio, 2007
ti ringrazio molto per la risposta, vedo se trovo un fornitore di hierba buena (ne conosco uno di hierba muuuuy buena, ma di un altro tipo, che non si usa nel drink ma a parte), e se si (si dovrebbe trovare tutto qua) te ne mando un paccone (della menta, non dell'altra).
Jon
utente anonimo
#12
13:23, 24 luglio, 2007
Ipofrigio
: ti rispondo volentieri.
Noi abbiamo conosciuto chiunque, a Cuba. Veramente un'umanità talmente varia e bizzarra che ti posso senz'altro dire che "quelli come noi", quelli "per bene" (continuiamo con questa serie di ghettizzazioni forzate che però aiutano il ragionamento, ok?) sono di certo la minoranza. Di fatto di "per bene" noi conosciamo la famiglia di Raul e, a ruota, tutti i loro amici: TUTTO il resto delle nostre conoscenze appartengono all'altro tipo di umanità, comunque gradevolissima, frizzante e simpatica.
Tutti ci hanno dato qualcosa: dico tutti. Dai baristi ai barboni, ai padroni delle varie case con cui abbiamo vissuto gomito a gomito per settimane, ai venditori di sigari, ai camerieri, agli "jineteros" che ci proponevano donne e bottiglie di ron, ai depravati, all'amico dell'amico che ci ha proposto uno spettacolino hard con due ragazze vogliose per una cifra ridicola (spettacolino rifiutato, per inciso), a quell'altro che ci ha cucinato un porco intero buonissimo per 15 dollari a testa, facendoci su una cresta del 90%. Tutti ci hanno dato qualcosa: quando Pat dice che è andato in un locale di cubani "per bene", vuole significare, senza troppi ghirigori, che è andato in un locale PER stare insieme agli amici e non è andato in un locale per SCOPARE.
A Cuba, si va nei locali per due motivi, è veramente molto semplice, non c'è un altro modo per dirlo: o vai per rimorchiare ragazzine a 10 euro a notte o vai per divertirti con gli amici. Se vai per il primo motivo vai in un certo tipo di locali (niente di male, ma a noi non piace. Ci siamo andati, abbiamo bevuto, ci siamo rifatti gli occhi ma poi ce ne siamo semplicemente andati); se vai per il secondo motivo vai in un altro tipo di locali (quelli "per bene").
La differenza non è classista. Ti faccio un altro esempio: hai presente Roma? Ci sono i turisti che vanno a mangiare nei ristoranti di Via Veneto o nei ristoranti del centro, vicino al Pantheon, dove si mangia malissimo, roba surgelata e cucinata con nessuna cura, pagando moltissimo. Massimo rispetto per chi lo fa, ma a me fa cagare: io, non turista, me ne vado nelle mie trattorie, nei ristoranti di San Lorenzo, Garbatella, Trastevere, Rione Monti, Boccea e so che mangerò infinite volte meglio, pagando la metà. Questi ultimi ristoranti, nell'esempio di Pat, diventono i locali "per bene", quelli dove non vanno i turisti, quelli dove la gente ci va solo per divertirsi insieme e con gusto, per ballare la musica che ballano i cubani, per stare insieme ai cubani.
E' un approccio dialettico puramente strumentale al tipo di serata che si vuole trascorrere: non c'è nessuna implicazione ideologica, tranne quella minima che a noialtri i vecchiacci che si fanno 9000 km per andare a puttane con la fede al dito e i figli a casa, ci fanno vomitare l'anima.
Chiudo dicendo che noi da tre anni dormiamo, a Cuba, nel quartiere forse in assoluto meno controllato, meno turistico (ci siamo solo noi) e meno tranquillo. Ci andiamo perché così facendo abbiamo, come tu dici, imparato tantissimo della cultura cubana, senza neanche un accoltellamento o un furto. In tre anni non siamo mai stati in un albergo, se non per la prima notte di permanenza, appena sbarcati dall'aereo, per una mera questione di visto (ti fanno meno problemi all'ufficio immigrazione). Da tre anni siamo in questo quartiere che potrebbe, appunto essere paragonato alla San Lorenzo romana, non certo alla Piazza di Spagna. E siamo contenti così: all'inizio non è stato facile, ma adesso ringraziamo la scelta fatta.
[Ste]
noantri
#11
13:23, 24 luglio, 2007
Jon
: la tua domanda non è stupida. Fare buoni cocktail è semplicemente come cucinare buoni piatti. Non c'è differenza: è un'arte grandiosa che io rispetto moltissimo. IN sostanza a Cuba il mojito lo preparano come in tutto il resto del mondo. La differenza - questo te lo posso dire con assoluta certezza - sta SOLO nella hierba buena, ovvero nella MENTA che usano lì e che non si usa in nessun'altra parte del mondo.
Da Cuba ho riportato una piantina di hierba buena che oggi cresce rigogliosisissima nel balcone della mia casa. Con quella il mojito viene esattamente uguale a quello che si beve alla Havana che batte il miglior mojito che si può bere in qualsiasi altra città. Ci puoi mettere anche un limone marcio e lo zucchero normale (non di canna), ma se usi la hierba buena al posto della menta, QUELLO diventa da solo un mojito cubano. Quindi è inutile sbatterti: se nel tuo bar non hanna la VERA hierba buena, non ci stanno santi.
Un trucco che mi ha insegnato Raul, poi, sta nel rimestare molto con un pestello, e già nel bicchiere dove poi si consumerà il cocktail, foglie di hierba buena, lime e zucchero di canna, fino a formare una pappa sgradevole alla vista. Solo allora, dopo un bel po' di olio di gomito, aggiungi il ron rigorosamente bianco, come saprai benissimo, e POCA acqua gassata. Il resto del volume lo fai fare al ghiaccio tritato.
L'unico posto, finora, che non sia Cuba o casa mia, dove ho degustato un mojito altrettanto buono è stato a New York, in un posto che si chiama "W" in Union Square. Lì, dove la cucina è la migliore del globo terracqueo, avevano la VERA hierba buena e i migliori barman del pianeta: le due cose, unite a un geniale bastoncino di canna da zucchero, in luogo della stecca per girare, che si scioglieva mentre bevevi, (giochino usato anche nei caffè: bastoncino di canna da zucchero per girare, al posto del cucchiaino...) mi hanno portato ad assaggiare il miglior Mojito insieme a quello della Havana.
[Ste]
noantri
#10
12:21, 24 luglio, 2007
Il "per bene" di Pat indicava questo: ragazzi e ragazze come noi
Mi è piaciuta questa tua risposta perché è molto candida.
Mi invece è un po' dispiaciuto, te lo dico perché ti stimo, vedere una persona della tua sensibilità (e immagino si possa dire lo stesso del tuo amico) che in un'avventura del genere persegue principalmente la conoscenza di persone che avverte "come lui", sulla base poi di protocolli abbastanza esteriori, di classe: è ben vero che la vicinanza di chi ci somiglia ci rassicura, ma, per l'esperienza che ho io di viaggio e anche di vita all'estero, la cosa più rimunerativa è il cercare - o, senza cercarlo, l'incontrare - chi da noi è diverso e magari, chissà, sospetto, non "per bene" (oh, non l'ho usata io quest'espressione approssimativa, comunque abbastanza sgradevole: e non vorrei, nominando il "diverso", sembrare uno spacciatore di slogan da centro sociale).
Non sono mai stato a Cuba e dunque correggimi subito se dico scemenze: ma scremando chi non ha la casa decente, il telefonino, la connessione internet, la laurea, l'aria condizionata, un discreto inglese, una sana dentatura e le buone maniere a tavola, non si finisce con l'escludere una grande maggioranza degli abitanti di quell'isola? E si può, a quel punto, dire di averne una plausibile conoscenza e invitare altrui a
scoprirla, studiarla, approfondirla
?
Questa è la mia esperienza del viaggio, beninteso: ma io sono uno che, arrivato in una città sconosciuta, trova infallibilmente (senza averlo nemmeno cercato) il quartiere poco perbene: e non mi hanno ancora accoltellato...
Ciao, Ipofrigio
utente anonimo
#9
04:12, 24 luglio, 2007
odio interrompere questo fiume di umanita' e poesia con questa domanda stupide ma/e professionale: lavorando io in un bar a londra sento di tutto, quindi vorrei sapere: ma come cazzo lo fanno sto mojito a cuba? (possibilmente quello alla bodeguita del medio). scusate ancora e grazie.
jon
utente anonimo
#8
19:12, 23 luglio, 2007
Vedo che Cuba ti manca.
Mi verrebbe da dirti che il mio quartiere a Madrid è quello col maggior numero di residenti dominicane.
Nella Calle Topete girarono addirittura il film di ambiente cubano "lo que dejé en la Habana" con Jorge Perugorría.
MIRABILIA200
#7
18:56, 23 luglio, 2007
L'ho messo tra parentesi... non mi permetto di banalizzare sulle difficoltà.
ange
utente anonimo
#6
18:36, 23 luglio, 2007
Sarebbe una domanda curiosa da fare a Raul: "Tu ti ritieni fortunato"?. La prossima volta che vado lì glielo domando e poi ti dico :-)
[Ste]
noantri
#5
17:38, 23 luglio, 2007
Grazie Ste. Invece sei stato chiarissimo. Direi che, oltre che "per bene", sono (fortunati). Penso con tristezza a quelli che sono ancora intrappolati nella sopravvivenza.
ange
utente anonimo
#4
15:04, 23 luglio, 2007
Ange
: rispondo io, essendo, per forza di cose, Pat impossibilitato.
I cubani "per bene" sono quelli che provengono da una famiglia che, in qualche modo, s'è "disinibita" dalla Revolucion, che, in qualche modo, si è disancorata dagli obblighi della dittatura ed è riuscita a viaggiare grazie alla professione svolta (medici ricercatori, per esempio) hanno visto "l'altro mondo" e, nell'assoluta povertà (noi stessi, studenti, fancazzisti, disoccupati, portiamo, ogni volta, ai nostri amici medici ricercatori in regalo cento o duecento euro, pari a un anno o due del loro stipendio), nell'assoluta povertà, dicevo, tuttavia si sono emancipati.
Non vivono di puttane, sigari e droga venduta ai turisti, sebbene anche loro abbiano dovuto accettare pesantissimi e tristi compromessi per
sopravvivere
. Hanno un'istruzione, hanno perseguito l'università e hanno intralacciato una serie di rapporti con persone "come loro", che lavorano, che puntano a vedere il mondo, ad emanciparsi, a studiare.
Sono i cubani che hanno una connessione internet a casa (fatiscente, ma pur sempre una connessione), sono i cubani che si permettono qualche giorno di vacanza al mare con gli amici, sono i cubani che hanno il telefono, il cellulare (vecchi nokia che usano solo come mezzo di comunicazione non verbale, ovvero tramite squillini o, massimo del lusso possibile, tramite messaggini), sono i cubani che hanno una casa decente, semmai con l'aria condizionata. Il "per bene" di Pat indicava questo: ragazzi e ragazze come noi, che fanno una vita similissima alla nostra, in un posto dove la vita media è talmente DISSIMILE dalla nostra da non essere nemmeno immaginabile se non dopo un contatto approfondito, sebbene con meno della metà dei nostri mezzi e il triplo dell'umiltà. Questi sono i cubani "per bene": non è un'accezione piccolo-borghese un po' chic, ma solo il modo più onesto e semplice di definire il tipo di persone con cui abbiamo stretto, in tanti anni, rapporti di amicizia fraterna.
In una discoteca di cubani "per bene" non ci troverai gli altri cubani, perché gli altri cubani, insieme ai turisti di un certo tipo, stanno tutti in altri locali, in cui la gente non va affatto per ballare o per bere cuba libre chiacchierando, ma per scopare al minor prezzo possibile con ragazzine con il meno degli anni possibile. Chi è in "un certo modo" va nei locali di cubani "per bene". E' un meccanismo difficilissimo da spiegare, e infatti l'ho spiegato malissimo. Ma tant'è. Vieni a Cuba, scopri Cuba, studia Cuba, approfondisci Cuba e poi mi dirai.
[Ste]
noantri
#3
15:03, 23 luglio, 2007
Andy quando scrivi tu si legge liscio come l'olio.
Non ti auguro di tornare presto ma di scrivere più spesso.
marEtina
#2
14:55, 23 luglio, 2007
Fantastico Andy Capp! Un beso
Lizzen
utente anonimo
#1
08:23, 23 luglio, 2007
Chi sono i cubani "per bene"?
ange
utente anonimo
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