Lascia la tua opinione

Commenti
01:11, 13 settembre, 2007

Non so, yami, personalmente non trovo affatto i tuoi interventi patetici. Semmai li trovo autentici, sentiti, pertinenti, onesti, intelligenti. Nulla di patetico.

Se la mia alienazione mi pesi, dici? Buona domanda. Onestamente, visto che oltre che maschio ho pure la fortuna di non essere solo [vero, sorellina?], non credo che la mia risposta negativa potrebbe dimostrarsi assoluta. Ma del resto, chissà... in fondo anche un dio(vivente) esiste fintanto che ha un fedele che 'lo crede', no? Indi, come potrebbe sopravvivere un eudemone-wannabe senza neppure la sua amata come prima, o unica, fedele? In questo, in questa estenuante ricerca di ragion d'essere, non è che maschi e femmine siano poi così diversi. Divergenti nel segno, forse, complementari e quindi opposti, ma diversi in modulo... chissà.

Quanto allo spazio sociale, direi di no. Il mio spazio sociale resta comunque pressoché cenobitico.

Infine, sulla tua nota, sei sempre la benvenuta qui. Senza piaggeria alcuna, si intende. Non vedo armi, non vedo offese. Piacevole scambio di idee, spunti, suggestioni... questo sì. Buon pro ci faccia. :)


Blogger: Shito Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Shito
22:31, 12 settembre, 2007

Ehhh lo sospettavo e lo temevo ^^ Non credo ricorderai, ma già una volta discutemmo di un argomento simile. Allora il discorso era virato sulla letteratura, circa le scrittrici femminili in generale, e giapponesi in particolare. Che mi dici di enchi fumiko? A suo tempo non l'avevo neppure nominata!
e per quanto riguarda più prettamente il post -ma è una domanda altamente personale- la tua "alienità" (rende meglio di alienazione in questo caso) ti è mai di peso? hai trovato un tuo spazio sociale? naturalmente è una domanda non vincolante :)
è snervante però, in questo blog sembro sempre più patetica e seria di quanto non sia... ci vorrebbe un bel motto di spirito!
Per stasera però depongo le armi.
Ad ogni modo prometto di non scrivere per un bel po' di tempo, va bene? ^^

yami
utente anonimo
21:40, 12 settembre, 2007

Personalmente trovo molto, molto vivido il tuo post. Presuntuosamente mi verrebbe da scrivere: "mmmh, credo di capire". Vedi, l'ho scritto. Altrove ti definisci ossessicompulsiva, il che in genere nelle femmine è sintomo di una spiccata mascolinità intellettuale. Nel senso: padrona di sé stessa. Le femmine, per natura legate alla pratica e alla terra, sono seriamente destinate a soffrire per questo, a straziarsi più che mai, non riescono a prendere davvero distanze emotive neppure calcandole su quelle intellettuali. La solitudine ferisce le femmine, io credo, come con i maschi non può fare. E poi il tempo appartiene a voi, del resto, come potremmo noi mai soffrire come voialtre? Non credo proprio, no.

Ergo, che dire? Sovviemmi colei che disse "se una donna è libera, allora è posseduta dal demonio". E che, sarebbe mai potuta esistere l'intellettualità da vertigine di Eloisa, se lei non si fossa sentita appartenere, nella mente e soprattutto nel corpo, ad Abelardo? Abelardo, vecchio ed evirato, riesce a trovare genuino conforto in Dio. Eloisa no, piuttosto peccatrice e dannata, lo ammette e lo dichiara, ma lei continua a sentire la sua carne e il suo sangue appartenere, trovare dimensione esistenziale, nella mente di lui, non di Lui. In tutto questo fortemente credo.

Ma soprattutto, in bocca al lupo. Sperando che sia un buon lupo. Se chiedi a me, altro rimedio non c'è davvero. Non può esserci.

*tutto scorre con la corrente...*
(subete nagare no mama ni...)
Blogger: Shito Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Shito
16:06, 12 settembre, 2007

Il limite è il mio. Non sono in grado di affrontare pienamente simili discorsi, perché la mia personalità è ancora troppo combattuta tra un idealismo attivo, ammorbato da una percezione pessimistica dell'essere umano, e una più placida rassegnazione, che sembra osservare immobile il panta rei.E così non riesco a seguire a dovere il dibattito, la mia stessa posizione si fa ambigua e contraddittoria, per cui mi scuso se non riesco a rendere chiare le mie convinzioni >_< Il fatto è che in questo squilibrio tra infante e vecchiaccia, non posso fare a meno di sentire fortemente il senso vitale nella vita stessa. E così tutti i voli pindarici di una mente attenta, mi sembrano balocchi splendidi, ma pur sempre costruzioni arbitrarie. Così arbitrarie, così distanti, mi turbano. Perché l'uomo proietta se stesso sempre più lontano, sempre più in alto? La ricerca più fruttuosa non è forse quella negli abissi dell'individuo? Perché sì, certo è questo l'unico nostro campo di effettiva conquista. E poi il dubbio, costante,di fronte agli amici più cari: ecco persone indubbiamente brillanti, di ottima cultura e amabile senso dell'umorismo. Ma perché per loro non è difficile? perché per loro è possibile semplicemente bearsi della propria verosimile superiorità? Perché il discostarsi dalla "gente comune" per loro è solo motivo di soddisfazione, pur sempre in una possibilità di integrazione perlomeno parziale? Tutto questo non c'entra nulla forse, ma è qualcosa che mi logora di continuo, vedendolo nelle persone che più amo e ravvisandolo anche in te Shito, o così almeno pare. Io non condivido la tua visione del mondo e neppure ho di me stessa una percezione simile alla tua (beh, ovvio, siamo persone diverse^^) eppure questo senso di alienazione, questa solitudine, questa profonda distanza tra me e "il volgo" la sento in ogni istante. Ed è dolorosa. E' dolorosa, perché nonostante tutto ci si protende sempre verso gli altri, ma sembrano essere loro i primi ad avvertirti come "estraneo", "diverso" e la solitudine diventa uno stato permanente. Perché? E' un avanzamento morale? intellettuale? sensibile? e qualsiasi altro aggettivo possa prestarsi al gioco. Mi dispiace, questo post non ha senso, non si lega con quanto detto in precedenza e prende il largo verso vie di pietosa autocommiserazione, per cui mi congedo ora, chiedo scusa ^^

yami
utente anonimo
13:28, 12 settembre, 2007

Ho letto con grande attenzione il tuo commento, già che ho trovato forte, profondo significato in ogni sua parola.

Ti seguo perfettamente nel discorso che tracci, e sono d'accordo con te. E' banale dire che nello scritto è più facile riportare l'intelletto 'puro' che la sensibilità, quella al massimo si riesce a farla annidare 'tra' e non 'nelle' righe (salvo essere artisti di livello a me fermamente precluso, direi). Dunque, mi rammarico se nel mio scritto, proprio quest'ultimo, hai trovato più fredda intellettualità che visceramente calda percezione sentibile. Forse il post subito prima potrebbe ribilanciare un po' le cose, e dico forse. Ma ti seguo.

C'è da dire che tu hai, di fondo, ragione. Forse sai già come la penso: il logos, così arido nella sua solitudine (e ridondanza ciclica) con cui riecheggia nella mente maschile, distanzia il nostro (maschile) intelletto dalla percezione sensibile della realtà e del suo sentimento, per non dire dei suoi umori. L'astrazione è un rischio dietro ogni spigolo. Un rischio grosso. Tu a buon titolo mi sembri voler ricordarmi che la vita è sensibile prima ancora che la si pensi, forse. Ma poi un po' mi perdo. Quale sarebbe il tuo ideale, dunque? Una sensibilità pietistica (dico, in senso di 'pietas' romana) che porti l'intellettuale verso un'ideale stato di atarassia di stampo epicureo, o forse stoico 'alla greca' (non 'alla romana', per intenderci)? Non so... del resto questi sono crinali ascetici, in un modo o nell'altro, non a caso carezzati dai più alti fasti della filosofia e teosofia medioevale (hai presente cosa Eloisa ricorda ad Abelardo), e un po' rimandano sempre e comunque a quella fede che tu sembri voler rigettare. E c'è dell'altro: si tratta comunque di un terreno sterile, sterilissimo, che nulla fa germogliare per il prossimo. Dunque, a quale scopo l'intellettualità? Tu lo sai che i maschi hanno bisogno di imporsi un fine, un regno dei fini, perché Apollo o un fine se lo impone, oppure non trovandolo si uccide. Alla 'fuga dionisiaca' o 'estetica' (parlo con Soren) non ci voglio neppure pensare. Penso che alla fine la sfida reale dell'intellettuale sia fare eudemone di sé stesso prima, di altri poi. L'eudemonia che si presenta su un piano filosofico per i pochi eletti, su un piano pseudoreligioso per i più. Del resto, come mi si ricordava prima, la vera pietà intellettiva comincia proprio dal riconoscere pacificamente, e non riottosamente, i pacifici (e sottolineo pacifici) limiti del volgo. Senza infamia, senza lode, capire che più che ammazzare dio si tratta di accettare la 'solitudine dei senzadio', semmai creandone di opportuni per chi ha la fortuna di non arrivare a provare (e soffrire) per quella stessa solitudine.

Forse.
Blogger: Shito Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Shito
10:34, 12 settembre, 2007

Il rischio di un'intelligenza spiccata e critica, si annida per me nell'autocompiacenza e nell'eventuale mancanza di una profondità sensibile. Perché a mio avviso la potenza mentale, di astrazione logica e a volte sofistica, diventa un trastullo inutile se non accompagnato da una sensibilità delle cose. In senso profondo e viscerale, ovviamente, e non in un banale -seppur,suppongo,nobile- "buon cuore". L'individuo ideale, a parer mio, è proprio colui che riesce a riassumere in sé una personalità ricca e multiforme, dotato di una vasta cultura interiorizzata conquistata da una mente critica e vissuta nella profondità di coscienza e sentimento. Ad ogni modo, credo che il vero discriminante sia proprio il livello di consapevolezza, come dicevano prima di me. La consapevolezza di se stessi e del mondo in cui viviamo, piena consapevolezza, è uno stato di terribile sofferenza. Se poi però il nostro narcisismo razionale ci fa riflettere precipuamente solo su un concetto snocciolato di realtà, allora diventiamo religiosi del pensiero, persi in una fede che trascende questo mondo. E io non sono in grado di capire la fede, a nessun livello... un mio limite, suppongo :)
non voglio suonare odiosa eh! Nel senso, se bazzico questo blog di quando in quando è perché lo trovo interessante. Semplicemente volevo provare ad esprimere un diverso punto di vista, anche se in questo modo ho rotto l'encomio collettivo (-_-)
bye bye :)

yami
utente anonimo
12:22, 05 settembre, 2007

Ragionavo sul vecchio saggio della montagna.
La saggezza porta inevitabilmente ad essere selettivi?
Chi conosce molto del mondo e delle sue creazioni (cultura) è poi
portato ad autoescludersi da esso?
Mancanza di persone che siano al propri livello certo, quindi si tende
a rendere l'accesso alla propria persona difficile e possibile solo a
chi ha davvero voglia d'impararae ed abbia i mezzi per confrontarsi, con
sempre però la speranza che queste persone esistano.
noia di una vita comune, certo.
Inevitabilmente però il vecchio è saggio solo per alcuni,per altri è pazzo: tutto solo
ma perchè? Poi cosa c'importa?
Quale la vera verità? L'essenza delle cose o una finta felicità così vera da
non essere distinta nemmeno in punto di morte?
Ecco il prossimo a scalare la montagna: cosa gli dirà il vecchio saggio questa volta?
Spiegherà il perchè delle cose e del perchè siano così oppure mentirà semplificando?
Il vecchi saggio è un esempio da seguire anche per il modo di vivere oltre che per
la propria conoscenza?
Forse la soluzione sarebbe adattarsi alle cose essendo acqua con l'acqua, pecora con
la pecora, uomo con l'uomo, saggio con il saggio. Sarebbe finzione?
Il saggio apprezza l'acqua, apprezza la pecora, apprezza l'uomo, perchè sa da
dove provengono e cosa di positivo essi nascondono.
utente anonimo
03:00, 28 agosto, 2007

Un saluto, sono aliena anch'io.
Blogger: Songlian Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Songlian
20:55, 27 agosto, 2007

Trieste è una bellissima città. Vacci non appena puoi, si respira un'aria strana, nell'accento della gente, nel suo essere così smaccatamente "di confine", e proprio per questo nella retorica risorgimentale della toponomastica stradale che inculca a forza la "conquista".

Che altro dire? Freedom is slavery. War is peace. Ignorance is strength. Tutto molto doubleplusgood.

Vipera
utente anonimo
21:49, 17 agosto, 2007

Eh? Se sussiste per me una realtà noumenica? Guarda, su due piedi potrei risponderti molto onestamente "non lo so". :D Ma davvero! Per me la matematica inizia e finisce esattamente dove e come inizia e finisce l'uomo. È una "scienza umana" esattamente come tutte le altre. Rigore, ordine, perfezione? Volendo, ma una perfezione che è tale perché da noi percepita tale. Per capirci, la stessa sensazione che si può provare camminando in una città pulita, senza traffico, con indicazioni precise, con vie tutte disposte perpendicolarmente fra loro. Basta. :)

Sulla questione "inedia". Era in fin dei conti pignoleria, la mia. Il senso l'avevo comunque inteso, insomma avevo capito che intendevi mettere le due parole in endiadi (dico bene?). È che come si nota anche l'uso "figurato" è relativo alla forma idiomatica "morire d'inedia", da cui l'appunto. :D
Blogger: Conscius Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Conscius
#9  
14:14, 17 agosto, 2007

Che ci vogliamo fare?

Magari provare a buttar giù due righe sulla caduta dell'Italo.

Mario Van Peebles
utente anonimo
#8  
13:27, 17 agosto, 2007

@ Conscious:

in riferimento a Orwell, la mia sensazione è che per te comunque esista l'idea che al di là di ciò che si crede sussista una realtà noumenica, da cui la volontà di potenza possa o meno divergere. Nel caso del libro, la realtà matematica che una dittatura può ingannare a non credere. Ma io dissento proprio sull'esistenza di una realtà al di là della mia volontà di potenza stessa, ovvero se esiste una realtà, in me è quella che io fletto con la mia volontà.

Quanto alla questione linguistica, taglio e incollo da Garzanti:

***
Lemma: inedia
Definizione: s. f. digiuno prolungato; il deperimento che ne consegue | morire d'inedia, (fig.) annoiarsi grandemente.
***

Mi sono evitato di grassettarti l'ultimo uso figurato. Comunque, una cosa è vera, i due termini 'inedia e indolenza' li ho messi in ordine inverso. Credo che editerò. Il senso era propriamente la tendenza umana ad annoiarsi del tutto, in ultima analisi anche della vita stessa, per lasciarsi morire metaforicamente nell'animo, nel nulla fare, come potrebbe essere nel corpo, appunto per inedia. L'inedia dello spirito è per me la cessazione dell'apprendimento: non studi più, non impari più, la tua mente non 'mangia più' e si lascia morire in questa sorta di apatia. Una mente che non apprende più è in effetti per me una mente già morta. E quanto spesso si sente una persona anche non anziana, ma solo adultà, dire frasi come "no, non mi spiegare questo, che non ho più la forza per imparare"? Tutte menti mesmerizzate, se chiedi a me.

@Mario

Anche Svevo, sì. Anche un sacco di altri, in verità. Che ci vogliamo fare? :)
Blogger: Shito Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Shito
#7  
23:05, 16 agosto, 2007

No, momento, mi era sfuggita una cosa. Ma come può essere l'uomo "proclive all'inedia"? Insomma, non mi risulta che sia *umano* lasciarsi morire di fame. :D A meno che tu non conosca un significato di "inedia" a me ignoto...
Blogger: Conscius Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Conscius
#6  
11:04, 16 agosto, 2007

No! Anche Svevo?

Mario Van Peebles
utente anonimo
#5  
20:02, 15 agosto, 2007

No, aspetta! Non vorrei essere stato frainteso. Mi ripeto. Su 1984 il riferimento era molto specifico. Faccio riferimento alla parte in cui al protagonista viene fatto il "lavaggio del cervello", diciamo. Il carceriere del protagonista lo convinceva a credere che 2+2=5, affermando qualcosa tipo (non ricordo le parole precise, ma il senso doveva essere quello) "se io dico che 2+2=5 e io dico che questa è la verità, allora 2+2=5". Similmente a come ti autoconvinci dell'"inesistenza" di una malattia, affermando sostanzialmente che "lo stato di malattia o salute è qualcosa di arbitrariamente deciso", nel caso poi non vi sia sintomatologia. (non è forse così? Non intendevi forse affermare che "decido io quando sono malato e quando sono sano"? Non è forse questa la volontà di potenza? :) ). Ovvio che nell'opera orwelliana l'intento era quello - credo - di mostrare come una *dittatura* di quel tipo potesse distorcere la "realtà" a suo piacimento, cioè mostrare come una dittatura così potesse detenere l'unica vera "volontà di potenza" a cui gli individui sono indotti - costretti - a conformarsi. Chiaro che se *tu* (cioè, proprio tu Shito, intendo) sei il dittatore nonché la divinità di te stesso, allora tutto torna. :) Poi, non temere, io lo so bene che la matematica è un modello, come mi dici sempre :D. Credo anche di poterti mostrare un esempio - matematico - di struttura in cui 2+2=5. Questo, sempre che sia di tuo interesse. :D


"E non hai capito neppure la retroprovocazione del più qualunquista dei chiasmi."

Eh, forse era troppo "celata", come retroprovocazione. :D In ogni caso, io non ho proprio parlato di *scienza*. Ragionando solo sulla *società*, io preferisco pensare che tutto è in costante cambiamento. Certe cose migliorano, certe cose peggiorano. Vero è che su molte cose della società odierna vi sono elementi di forte criticità. Consumismo, conformismo diffuso ed endemico, una reificazione delle coscienze umane viste sempre più come target pubblicitari. Probabilmente non erano queste le criticità di ottant'anni fa - o anche solo cinquanta. Ma pensare che la società di allora fosse veramente "migliore", beh... mi sembra un po' troppo. I vecchi di oggi dicono che 50 anni fa si stava meglio. I vecchi di 50 anni fa probabilmente dicevano che 50 anni prima si stava meglio. Sembra che i vecchi riescano a vedere solo decadenza nel presente. Io, che vecchio non sono, voglio cercare di trovare elementi positivi anche nel presente, che non necessariamente sono così strettamente legati allo sviluppo tecnologico. Faccio un esempio, che mi immagino contesterai (:P): rispetto a qualche anno fa - neppure tanti - ho l'impressione che la "questione ambientale" sia in qualche modo maggiormente sentita. Quasi sicuramente è perché si prospettano tempi duri che ci sentiamo addosso, ma come si dice... "meglio tardi che mai", no? :D
Blogger: Conscius Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Conscius
#4  
15:25, 15 agosto, 2007

Sei molto fuori strada, Conscius. A parte che la matematatica è un puro modello, indi la sua correttezza afferisce al significato che si attribuisce ai segni (so potrebbe ben definire il 5 come il numero risultante da ciò che si definisce come 2+2), nel tuo preoccupantemente cattocomunistico esempio il Grande Fratello è il medico, che nel nome di una cattiva fede (la scienza) vuolò farti credere d'essere ammalato contro l'assenza di sintomi. Se io annullo i sintomi sono guarito. Ma dico sul serio. Volontà di potenza è potenza di torcere la realtà al nostro volere.

E non hai capito neppure la retroprovocazione del più qualunquista dei chiasmi. Non sarà che la sua selezione fosse stata intenzionale proprio per la sua primaria simbolicità? Ha più ragione il vecchio 'ignorante' che parla a quel livello che un mondo di scienza: almeno il primo conosce la vita.

Blogger: Shito Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Shito
#3  
23:24, 14 agosto, 2007

"[...]E se una malattia non ha sintomatologia, io dico che non c'è. Non esiste. Non esiste per me. Sono già guarito."

Era in fondo anche la logica di Nineteen Eighty-four, ricorderai. :) 2+2=5 ...



"Si stava meglio quando si stava peggio."

Ennò Gualtiero, questa non mi va giù anche se sei febbricitante! Cioè, voglio dire, è veramente... *troppo* qualunquistica, dai!
Blogger: Conscius Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Conscius
#2  
14:55, 11 agosto, 2007

ho un caro amico che ha fatto dell'autostima la sua prima arma , per combattere l'ignoranza,la svogliatezza,l'inedia e la malattia che lo affligge sin dalla tenera età.
Ti somiglia molto, nell'intransigenza deontologica,nel rapporto diretto quasi violento con il prossimo e nella folgorante curiosità mista ad una irrefrenabile voglia di conoscere.
Forse per questo conoscerti ed apprezzarti è stato per me facile...ero già allenato a persone così genialmente particolari

mata ne !
Blogger: Hauru Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Hauru
#1  
23:04, 10 agosto, 2007

Non sei un alieno, sei un Dio (il mio per fortuna^_^).
E sei nato eudemone,
sei nato condottiero.
E la presa di coscienza nei confronti della realtà, dell'amore, ti farà diventare sempre più una persona speciale: una guida per pochi, un nemico intellettuale per molti. Ma che bisogna fare se le persone odiate sono sempre le migliori?
Mi piace il tuo cammino del pensiero. Ti stimo molto.
ps: Oggi abbiamo avuto anche dei puri aforismi! Un po' sembri davvero San Francesco.
Riguardo al NeoGeo/G4 Cube immagino che ti riferissi a dei begli oggetti che possono portare quella felicità fredda e pulita (perfetta?) agli uomini. Ma è sempre una felicità che viene dopo, di importanza, alla febbre amorosa :D
Sempre stimando la tua forza di volontà per la costruzione della tua realtà. Non penso che ci siano tante persone che lo facciano. Nella nostra epoca di stordimento, poi!
Blogger: Jessy Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Jessy

Scrivi un commento
Nome: utente anonimo
Blog:

Il tuo commento:

Puoi usare i seguenti tag HTML nei commenti: <a target="_blank"><b><i><br>


http://www.splinder.com/trackback/13387785

*Entra o Registrati per commentare con un tuo nick :)