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Commenti
#5
11:25, 26 agosto, 2007
Qoelet, ma... che bella sorpresa!!!
il lucianone lo conosco bene bene anch'io! e mi ha pure fatto le scarpe l'anno scorso!
il lucianone è una figura irrinunciabile della fauna tanguera romagnola, un personaggio quasi felliniano, quando entri in milonga e c'è il lucianone, con o senza scarpe al seguito, ti senti a casa :-))
fu il primo ad incoraggiarmi da principiantissima, ci ballai la seconda volta che ho messo piede in milonga, con appena quattro mesi di lezioni, e lui fu accogliente come sempre.
l'anno scorso che è stato male e per un po' non si è visto, il vuoto è stato grande.. poi è tornato alla grande! due settimane fa abbiamo ri-ballato in gelateria a Bologna dopo quasi un anno.. tanda di Pugliese cantato-romanticone (quella che non ballo mai! e invece con luciano me la sono sentita.. ce l'eravamo promessa quella tanda e, appena ho sentito le prime note, sono andata a prenderlo, strappandolo ai suoi clienti!).
come dicevo alla Farolit in privato, nel tango "lucianone è intenso. e morbidissimo nonostante la mole! o forse proprio grazie alla mole.. sembra di stendersi su di un divano :-)))". bello! è stato un abbraccio vero! una di quelle tandas che metto nell'album dei ricordi tangueri da tirare fuori nei momenti di crisi..:-)
chi lo sa, qoelet, che prima o poi non ci si incontri da qualche parte tra le mie e le tue parti?
(conosco un pochino anche qualche ballerino parmigiano, il livello è molto alto per me.. un pochino anche vincenzo -anche lui scrive su vogliaditango-, un immancabile alla gelateria..)
chi lo sa?
aspettiamo..
grazie per questo post, bello davvero!
wanderer
utente anonimo
#4
22:49, 24 agosto, 2007
Ma il Lucianone c'ha pure il sito!
http://www.lucianopiva.it/services.htm
farolit
#3
15:37, 24 agosto, 2007
QUI
farolit
#2
15:36, 24 agosto, 2007
Il calzolaio Lucianone mi ha molto ricordarto un personaggio di "Teresa che si arrabbiò con Dio" di Jodorowsky: Alessandro che di mestiere fa il calzolaio-mistico. Insomma fa scarpe per l'anima. Insomma Alessandro racconta la storia della sua vocazione:
"Durante il servizio militare mi occupavo di lucidare gli stivali ai comandanti, spesso sporchi del sangue dei miei connazionali; io ero sì ebreo, ma nessuno lo sapeva laggiù, tutti mi credevano russo. Lì capii, per la prima volta, che per le lunghe marce la fanteria deve avere le estremità inferiori ben protette, perché, si sa, "soldato mal calzato, soldato perduto" In quell'occasione arrivai anche a considerare che, se la vita è una guerra spirituale, i poveri avanzano sempre con piedi doloranti a causa di scarpe costruite senza attenzione. Decisi che avrei servito quei piedi , avrei fatto dei miei lavori, pezzi unici come opere d'arte. Ogni paio di scarpe sarebbe stata un'opera unica e realizzata con amore, unica come l'impronta che ogni uomo lasciain questa terra; avrei fabbricato solo scarpine flessibili e durevoli come animali fedeli, per dare salute al corpo e allo spirito. Coloro che prima marciavano, con le mie scarpe avrebbero danzato; e un uomo che danza può cantare e tutti i canti ,umani e animali, sono lode al signore. Così quando ebbi l'occasione divenni finalmente Calzaturologo (questo nome me lo diede l'anarchico inventoere di mestieri) e così potei confezionare scarpe su misura, non solo al servizio dei piedi, ma anche dell'anima. Le scarpe per l'anima (ah le vedeste!) erano tutte fatte a mano, con materiali semplici ma nobili. Erano tutte cucite e incollate a mano, senza chiodi, non volli mai utilizzare le macchine impersonali. Ci tengo a dirlo. Il prezzo non era fisso, lo stabiliva il cliente, in coscienza, dando esso stesso il valore a questo oggetto nato per la sua anima. Ongni scarpa era concepita così: una suola protettiva, sicura, invulnerabile, piena d'amore come una madre che da la certezza di arrivare a destinazione, sempre accogliente come un patria sempiterna, il calcagno vigoroso e solido, era potente e delicato insieme, poiché deve spronare il piede in avanti verso il futuro e allo stesso tempo deve sapere assorbir bene l'oceanica spinta del passato, lasciando che il tacco conquisti il suo ruolo di sostegno gioioso, la punta invece era morbidissima per consentire alle dita preziose di penetrare nel futuro sorridendo, di essere serene nell'indomani, in ciò che ci aspetta più avanti... che è sempre un premio. Brindiamo: Che ogni passo fatto con le mie scarpe conduca gli uomini alla felicità, che siano benedetti!..."
Già ne dissi in un vecchio post su i
mestieri inutili e necessari QUI
farolit
#1
09:55, 22 agosto, 2007
scarpe su misura... che miraggio! l'unica volta che mi capito' la fortuna, fu in realta' una sfortuna... il pediatra convinse i miei che avevo bisogno di scarpe ortopediche... rabbrividisco al ricordo della loro bruttura. :-(
pikolo
utente anonimo
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