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#1  
22:13, 31 agosto, 2007

Il trasferimento del boss Nitto Santapaola dal carcere di Spoleto a quello di Tolmezzo, riporta l’ attenzione sulla presenza di pericolosi criminali mafiosi sottoposti all’art. 41 bis nel capoluogo carnico.
Il centro di detenzione di Tolmezzo venne realizzato vent’ anni fa per impulso dei politici del tempo che lo ritennero indispensabile per il mantenimento del Tribunale carnico e venne aperto in mezzo alle contestazioni per il suo eccessivo dimensionamento rispetto alle esigenze locali.
La presenza del pericolosissimo esponente di Cosa Nostra ci pone nuovamente di fronte all’ interrogativo su quale utilità abbia una struttura detentiva del genere per il territorio friulano ed il suo impatto sulla Carnia.
Non è difficile immaginare che l’ arrivo dell’ ennesimo mafioso di spicco si tramuterà nel maggior controllo all’interno e all’esterno del carcere, nella presenza sul territorio dei famigerati G.O.M. (reparto speciale di sorveglianza di reclutamento non locale) e probabilmente nel trasferimento delle attuali guardie penitenziarie in altre strutture. Nella zona potrebbero entrare in vigore norme e controlli più severi per evitare il rischio di infiltrazioni, uscite di missive o ancor peggio di evasioni o attacchi dall’esterno.
Santapaola, con il recente episodio dello scambio degli anelli, ha dimostrato che il pericolo di infiltrazioni esiste anche nelle strutture di massima sicurezza.
Un quadro del genere non può che sollevare forti preoccupazioni di ordine pubblico e sociale, aggiungendosi al clima già teso per i carnici che percepiscono da una parte l’ eccessiva ingerenza da parte delle forze dell’ ordine sulle loro normali attività e dall’ altra il pericolo di corruzione della loro struttura sociale da parte di elementi esterni.
Un conto è garantire la sicurezza dei residenti, un’ altra è blindare il territorio per gestire i problemi che lo Stato non è in grado di regolare in altre regioni.
Alle richieste di autonomia che il Friuli e la Carnia in particolare rivendicano da anni con sempre maggior forza, lo Stato non può e non deve rispondere solo con i controlli oppressivi della Guardia di Finanza (vedasi episodi degli ultimi mesi), con i posti di blocco ad ogni piè sospinto da parte di Carabinieri e Polizia (almeno si coordinassero) e con l’ inserimento di mafiosi in regione.

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