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Commenti
12:47, 11 ottobre, 2007

Robilant: grazie...
Giggi 76: non cancello il tuo messaggio. Non lo merita.

Penso che si sia detto tutto, penso che il doppio commento di Robilant abbia detto tutto quello che c'era da dire, nella maniera migliore, e molto più puntualmente di me.

Chioso prendendo in prestito una frase del commentatore jon: anche secondo me il Che, per liberare Cuba, avrebbe dovuto presentare una lista civica di centro-sinistra.
Applausi, sipario. Fine.
[Ste]
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11:24, 11 ottobre, 2007

Mi permetto di insistere: qui si parla di Guevara, non di chi ha tradito la rivoluzione cubana. Le rivoluzioni vengono SEMPRE tradite. Fa parte della logica dialettica di questo pianeta di detenzione. Guevara ha reso possibile la stesura di un nuovo canovaccio sul quale altri uomini dovevano tessere uno scenario. Poi ha detto quasi subito “guardate io continuo a fare il mio mestiere da qualche altra parte giù in questo continente fottuto da quando è nato”. Il nuovo scenario aveva alla base una visione di uguaglianza e giustizia sociale. Non il predominio di una razza sul mondo. Non la possibilità per gli eletti di fare un bel po’ di soldi sulle spalle dell’umanità. Questa è la differenza. La visione che sta dietro l’orrendo casino delle vicende della storia. Senza questa visione saremmo ancora a parlare a grugniti (cosa che peraltro ad alcuni riesce ancora bene).
Robilant

utente anonimo
10:35, 11 ottobre, 2007

ops, partito il testo...

dicevo:

1- NESSUNO qui ha mai contestato la violenza del Che o delle Rivoluzioni in genere. Non scendo dalla montagna del sapone e so benissimo che una "Rivoluzione" o la cacciata di un tiranno provocano sangue, anche ahimè di innocenti che si trovano, per così dire, nella linea di fuoco. (resta poi da cpire perchè questi cosiddetti "danni collateerali" se li fa un esercito sono barbarie assassine e se li fanno i guerriglieri sono inezie, ma vabbè..). NON me ne frega nulla se il Che ha usato la violenza per cacciare Batista, anche i partigiani la usarono per cacciare i nazifascisti: onore a loro e a tutti coloro che hanno agito per rovesciare le dittature.... ma c'è un però. Che resta dello spirito rivoluzionario se una volta al potere i combattenti instaurano una nuova dittatura?

2-la frase del mio penultimo commento, a dirla tutta, non è mia ma di un mio amico CUBANO. E non è un insulto: è la semplice constatazione dell'indottrinamento subìto nei decenni dall'incolpevole popolo cubano. Del resto l'ho sempre detto che i comunisti sono i più sttraordinari pubblicitari esistenti al mondo: la propaganda fatta da Fidel sul Che in 40 anni è straordinaria, degna di un piano marketing della Nike e la maggiorparte dei cubani l'ha fatta propria. L'idea romantica del rivoluzionario caduto in battaglia è affascinante, non lo nego, ma non possiamo delegare il giudizio storico su un personaggio alla devozione popolare che per sua natura è fallace e assai "elastica".
3-tutti gli insulti di cui sotto li respingo con la coscienza candida al mittente.
;-)
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09:38, 11 ottobre, 2007

Be’ dopo due giorni che leggo questo post, lo dico: stropicciatevi gli occhi dannazione. Ma davvero credete che nella storia ci siano i buoni e i cattivi? L’unico grande uomo che non si è macchiato di sangue (non suo) nella storia per quanto ne sappia è Gesù Cristo. La storia umana è solo un lunghissimo elenco di crimini. Frase non mia ma che sottoscrivo in pieno. In questo elenco Che Guevara NON va ricordato come un assassino. Una rivoluzione? Significa anche morte. C’è da cagarsi addosso, care le mie fighette pasciute a cornetti e televisione. Se inizi una rivoluzione la devi portare fino in fondo, perché se fallisci, i morti saranno un numero incommensurabilmente superiore. La baia dei Porci ha dimostrato che il conato reazionario era là da venire. I padroni di Cuba avrebbero trucidato META’ isola. Lo si deve principalmente al Che se questo non è accaduto.
Svegliatevi. Come non vedere che gli scribacchini sono al lavoro già da un po’ e quell’articolo fetente di cui parlava Andy è solo l’ultimo di una lunga revisione storiografica dell’agenzia di discredito della storia. Revisione che potete riconoscere benissimo sulle sceneggiate di history channel. Non si tratta di comunismo. Loro la guerra fredda l’hanno già vinta, perché dovrebbero darsi tanto da fare? Perché in realtà sono in guerra con la verità, e quella non l’hanno vinta ancora.
Qualcuno diceva che l’uomo cammina nella nebbia e non distingue ciò che gli sta davanti. Però alle sue spalle per incanto la nebbia si dirada, perché può vedere il suo passato e trarne insegnamento. Non lasciamo che soffino la nebbia anche alle nostre spalle, cazzo!
Robilant

utente anonimo
01:30, 11 ottobre, 2007

Giggi76: sto pensando di cancellare il tuo commento perché è un INSULTO al popolo cubano che NON conosci minimamente. Ti giuro che se mi avessi detto questa cosa de visu, ti avrei appeso al muro. Ed è la prima volta, nonostante tante puttanate dette, che mi viene questa voglia.

Domattina decido: ma penso di cancellarlo, perché incarna tutto quello che odio (e che hai già bellamente spalmato lungo tutti questi commenti, facendoti prendere per il culo più o meno da chiunque): superficialità, disinformazione, arroganza, saccenza, qualunquismo, passione per i luoghi comuni, strumentalizzazione politica, desiderio di argomentare senza conoscere l'oggetto del contendere.
[Ste]
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23:08, 10 ottobre, 2007

i cubani amano che guevara xkè è morto: se 40 ani fa fosse morto castro amerebbero lui.
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17:21, 10 ottobre, 2007

Rampi: felice di averti dato i brividi. Quello che penso è quello che penso. Io parteggio per una Rivoluzione armata sì, anche a partire da domani mattina. Basta che ci mettiamo d'accordo e basta trovare un Grandissimo Leader. Detesto John Lennon e le bandierine della pace e credo che il testo di "Imagine" sia una boiata sesquipedale, tanto per farti capire dove sono posizionato nell'ordine delle idee del mondo. Buona giornata.
[Ste]
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15:04, 10 ottobre, 2007

Caro Ste, il tuo primo commento al post mi da i brividi. L’apologia della rivoluzione non é meno vergognosa di quella del fascismo o della pornografia infantile. Lasciando da parte l’idolatria per il Che, più o meno condivisibile, strizzare l’occhio alla violenza come risultato non mi sembra una conclusione all’altezza della dialettica che si esprime su questo blog. Mi auguro di aver male interpretato la frase “Ognuno fa il lavoro che fa: avesse, Che Guevara, avuto la bontà di appassionarsi all'uncinetto sono sicuro che avrebbe fatto a meno dei fucili automatici. La rivoluzione si fa armati. La rivoluzione crea vittime. Le Rivoluzione fa meno morti ammazzati e meno danni di una generazione di tronisti senza santi o eroi.” perché, per come la vedo io, consegna la ragione all’irrazionalità della reazione armata. Lottare per un ideale é sicuramente un atto nobile che in alcuni casi consegna alla storia ma la nostra generazione ha tutti gli strumenti per capire e gestire le trasformazioni senza la necessità di delegare nulla al calibro 9. Condivido l’apprezzamento per la devozione a ideali superiori ed il senso di giustizia che la figura del Che stimola ma la sua esperienza non é attuale e il tuo commento non insegna a preferire l’ideale alla sua assenza.

[Rampi]
utente anonimo
14:21, 10 ottobre, 2007

Che Guevara non è un santo è non è un diavolo."Solo" un UOMO che ha scelto un modo di vivere difficile quando invece condizioni familiari e fisiche gli avrebbero permesso di abbandonarsi a tutt'altro.

utente anonimo
14:06, 10 ottobre, 2007

Giggi 76: le persone non sono delle tazze, un'idea violenta presuppone una rabbia, uno scontento critico verso la realtà che puo' molto piu' facilmente convertire la persona in questione da pecorone a individuo pensante. Infatti io ho gradito molto di più le chiacchierate con ragazzi fascisti e addirittura nazisti (ricordo che io sono nato in Israele e sono comunista, quindi ODIO il nazismo e il fascismo almeno quanto lo stalinismo e il castrismo) piuttosto che con i ragazzi che vanno il pomeriggio davanti agli studi di mtv in duomo.
'Meglio non-violento che violento, ma meglio violento che codardo' diceva Gandhi.
Paul 78: hai proprio acchiappato il quadro completo, anche secondo me Il Che, per liberare Cuba, avrebbe dovuto presentare una lista civica di centro-sinistra.
Jon
Sono in Italia ed effettivamente c'e' un bellissimo clima, tutto l'anno a 90 gradi!
utente anonimo
12:02, 10 ottobre, 2007

Paul78: tu hai fatto le tue scelte, io le mie.

ps: comprati Libero oggi che c'è un articolo di Carioti eccezionale.

[aNDy cAPp]
utente anonimo
09:48, 10 ottobre, 2007

un rivoluzionario assai controverso, sicuramente NON un grande uomo, MENO CHE MAI un giusto.

Confiscò scuole, e seminari; abrogò il Natale, e presiedette ai giudizi sommari. Le povere mogli di centinaia fucilati, sfilarono vicino alle mura delle esecuzioni, lorde di sangue e cervella. Ma lui organizzò il campo di Guanacabibes dove vennero confinati quanti "avevano commesso - spiegò - crimini gravi e meno gravi contro la morale rivoluzionaria, per essere rieducati".

Se questo è un giusto, mi tengo gli ingiusti.

Paul 78
utente anonimo
00:42, 10 ottobre, 2007

Grazie a tutti per aver evitato ogni tipo di insulto alla memoria di un grande uomo, un grande combattente, un giusto, un grande rivoluzionario.

[aNDy cAPp]
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00:16, 10 ottobre, 2007

per me, un'idea violenta e il vuoto pneumatico pari sono.

Anzi, il secondo si può sempre sperare di riempirlo, la prima è + raro che cambi...
Blogger: Giggi76 Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Giggi76
22:02, 09 ottobre, 2007

M'avete commosso :°( davvero
utente anonimo
20:38, 09 ottobre, 2007

@Vicerè, a dire il vero le guerre medievali erano di una brutalità spaventosa, non tanto per le vittime che causavano (che, come dici, erano in numero limitato: anche perché gli eserciti erano piccoli) quanto perché le condizioni di vita degli eserciti erano tali per cui una minima ferita poteva causare la morte: le deliranti cognizioni mediche del Medioevo suggerivano cataplasmi di materia fecale sulle ferite da taglio, puoi immaginare con che risultati... Per non parlare dell'esser fatti prigionieri: nelle carceri di allora, bastavano pochi mesi, talora poche settimane, per perdere la salute e spesso la vita. L'atrocità dei combattimenti, poi, era spaventosa: pensa alla guerra tra i Comuni e il Barbarossa, che vide i prigionieri usati come scudi umani per proteggere le torri d'assedio... E a mille altri casi simili. Ciò che con l'aumento della potenza di fuoco è cresciuto, dall'Ottocento a oggi, non è la brutalità dei combattimenti - che è diminuita: ammazzare uno con una fucilata è molto meno brutale che spanzarlo a fil di spada - bensì i danni collaterali e il coinvolgimento della popolazione civile. L'uso massiccio dell'artiglieria prima, e dei bombardamenti aerei poi, ha ampliato le dimensioni del campo di battaglia al punto tale che intere città possono essere rase al suolo senza neanche trovarsi sulla linea del fronte, con l'ovvia conseguenza che i civili muoiono a camionate. Però bisogna dire che i comportamenti degli eserciti "all'europea", anche durante le guerre mondiali, e finché non c'è stata di mezzo la guerriglia, sono rimasti abbastanza decenti: basti pensare che il tasso di mortalità nei campi di prigionia militari durante la seconda guerra mondiale era contenuta in un ragionevolissimo 4-7% (se si escludono quelli in cui i tedeschi tenevano i russi e i russi tenevano i tedeschi, ove la mortalità era pure del 50%).
Blogger: licenziamentodelpoeta Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente licenziamentodelpoeta
20:22, 09 ottobre, 2007

Anche a me piace moltissimo questa discussione: non so minimamente di cosa stiate parlando ma è un piacere starvi ad ascoltare. C'è tutto da imparare per un ignorantone storico come me :-))
[Ste]
Blogger: noantri Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente noantri
20:03, 09 ottobre, 2007

licenziamentodelpoeta: In effetti hai ragione e avrei dovuto sottolineare quel che tu dici. A me sembra però che la perdita di regole "d'onore" inizi nel '600, continui con la Rivoluzione francese e termini con le guerre mondiali. Le regole, come spesso accade, hanno solo cercato di arginare un fenomeno fuori controllo quale la violenza indiscriminata in tempo di guerra. Prima al posto delle regole codificate esistevano consuetudini istintive e retaggi di casta, e anche una pietas religiosa più profonda.

Sono state - tra le altre - le armi da fuoco e le leve di massa (o quasi) a far decadere la guerra in una grande macelleria. Fino al medioevo e alle compagnie di ventura vigevano regole piuttosto precise, anche quando i combattenti avevano fedi diverse (al contrario di quel che accade oggi). Le perdite erano limitate e la popolazione veniva spesso risparmiata (anzi i casi opposti sono ricordati come eccezioni).
Poi, dall'epoca "Moderna" ci si è scatenati...fino al punto di definire "nemici combattenti" i partigiani di una causa (giusta o sbaglaita che sia) e "professionisti che lavorano per la sicurezza e la pace(sic!)" , torme di assassini senza patrie, divise e dignità.

P.S.
Me piace 'sta discussione con Licenziamentodelpoeta!


il Vicerè






utente anonimo
19:27, 09 ottobre, 2007

Molto spesso non si vive affatto.
Qualche volta si vive per far morire.
Raramente si muore per far vivere.

Sono convinto che Ernesto Guevara abbia davvero meritato di riposare in pace.

P.
utente anonimo
19:16, 09 ottobre, 2007

@Vicerè, di fatto le cose stanno diversamente da come dici. Nella "guerra all'europea", rappresaglie e fucilazioni indiscriminate sono molto infrequenti tra eserciti in uniforme, che fin dalla metà del '600 (cioè da dopo quel verminaio che fu la guerra dei Trent'anni) si sono dati leggi atte a tutelare i combattenti "regolari". Le formazioni irregolari (cui i briganti sono assimilabili) non sono protette dalle leggi di guerra, perché storicamente praticano "la guerra senza uniformi alla quale tutti gli eserciti non sanno rispondere che con la guerra senza pietà" (cit. John Keegan).
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18:59, 09 ottobre, 2007

giggimassi: "meglio un'idea sbagliata [e perfino violenta] nella testa dei giovani, che il vuoto pneumatico dei Costantini".
Totalmente d'accordo.

Licenziamentodelpoeta: non vedo sostanziali differenze tra le modalità della guerra c.d. rivoluzionaria e la guerra degli eserciti europei se non per gli scopi dichiarati dalla prima. Anche senza rivoluzioni ci sono (codificate, ma non troppo...) rappresaglie, fucilazioni ecc.

Il brigantaggio nel centro-sud Italia è stato in parte debellato (o meglio "trasformato") da una contro-guerriglia che raggiunse punte di violenza e crudeltà inaudite contro la popolazione meridionale. Il tutto come espressione di un governo legittimo e certo non di "sinistra". Allo stesso modo eserciti "rivoluzionari" hanno affogato (affogato per davvero, in massa) migliaia di civili durante l'insurrezione controrivoluzionaria in Vandea.

Indi, per me, il tutto si riduce alle categorie nemico-amico, senza fronzoli rivoluzionari o reazionari.

Il Che avrà sicuramente ordinato fucilazioni di uomini compromessi con il vecchio regime. Ed ha fatto benissimo. Peccato che non abbia beccato Batista, già scappato con la cassa.

Salvs!

il Vicerè
utente anonimo
18:58, 09 ottobre, 2007

alla fine maradona ha anche il tatuaggio di che guevara

Montezuma
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18:21, 09 ottobre, 2007

Bellissimi tutti e due i racconti.

Il mio primo "contatto" con il Che grazie a questa frase: "In un anno di permanenza al Banco Nacional posso dire di non aver imparato nulla di bancario". Insomma, l'indole del rivoluzionario non può essere addomesticata.

Il suo ricordo resta nei nostri cuori, sulle nostre magliette, tatuato sui nostri corpi.

Valerio
utente anonimo
17:54, 09 ottobre, 2007

boh, mi sembra che i commenti stiano andando nella direzione opposta a quella auspicata da andy capp e ste.

Anch'io comunque continuo a pensare che sia meglio un'idea sbagliata [e perfino violenta] nella testa dei giovani, che il vuoto pneumatico dei Costantini.
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17:25, 09 ottobre, 2007

@Paul 78, non confondere l'ideologia della non violenza professata da Gandhi con il processo di conquista dell'indipendenza indiana, perché ci fai una figura da cioccolataio. Gandhi professava la non violenza, è vero, ma l'emancipazione dell'India dal dominio britannico e la sua affermazione come Stato passarono attraverso fasi tutt'altro che non-violente (tra le quali una disastrosa guerra con la Cina).

Tra l'altro, Gandhi non fece nessuna "rivoluzione": lo Stato indiano conservò, e tuttora conserva pressoché inalterate, la gran parte delle istituzione del Raj (il governo coloniale britannico), né andò a toccare la tradizione culturale indiana (il sistema delle caste rimase in piedi).
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17:06, 09 ottobre, 2007

mi spiace, ma nel momento in cui si fa un discorso di "giustizia" e di "valore" su di un individuo non si può prescindere da ciò: nella storia ci sono state anche rivoluzioni (vedi gandhi) incruente. E soprattutto anche "a bocce ferme" il regime del che fu crudele e fallimentare, solo che la vulgata cubana diffusa da Fidel non ne fa cenno, ovviamente.

Paul 78
utente anonimo
16:58, 09 ottobre, 2007

@Paul 78, commetti di un grave errore di valutazione: l'etica della guerra rivoluzionaria è altra cosa dall'etica degli eserciti "all'europea". Nell'etica della guerra rivoluzionaria, le fucilazioni di massa, la repressione antifrondista, etc. possono starci benissimo. Ecco perché io dico che senza rivoluzionari attorno si vive meglio, e soprattutto si vive di più.
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16:38, 09 ottobre, 2007

guarda che non contesto "la violenza" o l'uso delle armi, contesto il regime di repressione e le fucilazioni di innocenti ordinate e spesso eseguite in persona dal Che.

Paul 78
utente anonimo
15:10, 09 ottobre, 2007

Gigi76: Sono uomini che hanno cambiato la storia, questo intendo. Alcuni erano più "giusti" altri meno (anche se il termine "giusto" è un po' improrio perchè legato a categorie politiche e di diritto). Anche il termine "dittatore" nel senso da te usato può essere riferito a categorie storiche recenti.
Ad esempio, Gengis Khan non può essere paragonato a Pinochet. Il primo è stato un genio politico e militare immenso che giocava in prima persona, il secondo solo un misero burattino crudele.

Napoleone - tra le altre - ha fatto massacrare a freddo circa 3 mila prigionieri mamelucchi. Un'infamità, commessa perchè l'esercito non poteva permettersi di controllare e nutrire tutti. Ma è l'uomo che ha dato a buona parte dell'Europa il sistema amministrativo e giuridico vivente ancora oggi.
E cosa molto importante, era presente dove si rischiava la vita.

Stalin stesso: un mostro sotto molti aspetti. Ma ha salvato la sua gente dalla schiavitù (in guerra intendo).

Se il cadavere non fosse ancora caldo potremo parlare anche di Saddam. Per l'immaginario collettivo e pantofolaio è il male incarnato. Ma consiglierei di fare due passi a Baghdad, oggi.

Per me il discrimine sta nell'orizzonte ideale e nelle gesta degli uomini politici, al di là dell'etichetta di "sporco dittatore" o "buon democratico".
Esistono grandi "dittatori", "vermi democratici" e viceversa.

Salvs!

il Vicerè

Salvs!
utente anonimo
14:55, 09 ottobre, 2007

para para. Proprio così.

[aNDy cAPp]
utente anonimo
14:39, 09 ottobre, 2007

l'elenco fatto dal Vicerè non l'ho capito molto bene.

Sono uomini che tu reputi giusti, eroici, da emulare, o sono semplicemente gli uomini che hanno cambiato la storia? Lo chiedo senza polemica alcuna, perchè in quest'ultimo caso potremmo aggiungere anche tanti dittatori: anch'essi hanno cambiato la storia, no?

Quanto al resto concordo abbastanza con licenziamentodelpoeta: non mi avvince la retorica dei tronisti che fanno più danni dei rivoluzionari, almeno di quei rivoluzionari che poi, a rivoluzione finita, hanno rifatto para para la dittatura che intendevano sconfiggere...
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#9  
14:15, 09 ottobre, 2007

@Ste, io sono convinto che tu conosca benissimo i danni che può fare, e in effetti fa, il "tronismo". Sono un po' più scettico sul fatto che tu abbia esperienza di quelli che può fare una rivoluzione.

Quanto al discorso tensione ideale vs. lassismo, devo dire che il lassismo non mi spaventa. Vivo in un'Italia lassista e ciò non m'impedisce di condurre un'esistenza quanto più confortevole (ch'è il mio scopo nella vita). Conosco un po' la storia, e so che le epoche ricche di fermenti e tensioni ideali sono molto meno riposanti, perché sono adatte ai giovani: e io non sono mai stato giovane, nemmeno a tre anni.
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#8  
12:31, 09 ottobre, 2007

giggimassi: nessun problema! D'altra parte lo stesso Che non è che fosse proprio un modello sinistrorso al 100% :-)

licenziamentodelpoeta: rispetto la tua posizione. Non me ne distacco molto, a parte il fatto che conosco con questi occhi troppa gente rovinata dal "tronismo" per non poter dire quello che ho detto. Sulla tensione ideale, non ho una posizione precisa: io sono per le tensioni più che per il lassismo, comunque.

Paul 78: io avevo anticipato: Voglia il vostro contributo elevarsi un pochino di più, se possibile, del solito: "Eh, ma Che Guevara usava le armi e sparava alla gente", perché sono convinto che anche i pizzaioli usano la farina e l'acqua e anche i meccanici usano crick e grasso e non per questo sono condannabili. Ognuno fa il lavoro che fa: avesse, Che Guevara, avuto la bontà di appassionarsi all'uncinetto sono sicuro che avrebbe fatto a meno dei fucili automatici.

Tu, puntualmente, hai scritto la vaccata del giorno: vanto il ritratto di un uomo che non provava il minimo scrupolo a far fuori gente INNOCENTE e che di gente ne ha fatta fuori non si sa quanta. Perché Che Guevara era questo, sì

E meno male che ce ne sono stati. Come dice il Vicerè, la lista degli uomini che hanno sparso tantissimo sangue è assai migliore della lista di uomini che non ne hanno sparso.
[Ste]
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#7  
11:28, 09 ottobre, 2007

Paul78: Cito tra gli altri: Alessandro Magno, Giulio Cesare, Carlomagno, Saladino, San Luigi di Francia, Gengis Khan, Tamerlano, Carlo V, Napoleone ecc.

Ecco, sicuramente hanno versato molto, moltissimo sangue. Ma per mezzo di loro agisce la Storia, la Provvidenza, il movimento dei popoli e delle idee.

Io tra loro e un Mastella (non solo lui eh, occhio!), scelgo uno qualsiasi di loro.

Tu no, da quel che evinco. Ma comunque, oggi nel mondo, hai vinto tu, sono io che sono istintivamente diffidente nei confronti dei "democratici con le mani pulite dal sangue".

La democrazia delega, per natura, soprattutto la morte e la violenza.

State bene così.

il Vicerè
utente anonimo
#6  
11:18, 09 ottobre, 2007

Concordo sul fatto che la Rivoluzione si faccia armati (a meno che non sia la Rivoluzione di velluto a Praga, ma fu un caso unico). Sono in totale disaccordo sul fatto che faccia meno meno morti ammazzati e meno danni di una generazione di tronisti senza più santi né eroi. E io stesso, di santi ed eroi faccio più che volentieri a meno. Spero di arrivare a diventare vecchio in un mondo che conosca sempre meno tensioni ideali.
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#5  
11:13, 09 ottobre, 2007

Amo profondamente la figura di Ernesto Guevara, ultimo Guerriero.

Tradito da coloro che amava e per cui lottava.

Per i traditori l'oblio e nessuna pietà, per gli Eroi gli Allori e la Memoria.

Aprendimos a quererte.

Salvs!

il Vicerè
utente anonimo
#4  
11:13, 09 ottobre, 2007

Poi dice che uno rischia di sembrare un fissato. Ma mica è normale vivere da decenni in mezzo a gente che a casa, sulla maglietta che indossa, o dovunque, esibisce come qualcosa di cui menar vanto il ritratto di un uomo che non provava il minimo scrupolo a far fuori gente INNOCENTE e che di gente ne ha fatta fuori non si sa quanta. Perché Che Guevara era questo, sì, e chi non ci crede si legga il libro appena uscito dedicatogli da Alvaro Vargas Llosa («Il mito Che Guevara e il futuro della libertà», editore Lindau). Il vero Che: uno che si descrive «vivo e assetato di sangue», che ordina «nel dubbio fucilare», che organizza lui la Ceka cubana, che capo della Comisión Depuradora nonché direttore del terribile carcere La Cabaña manda a morte decine e decine di persone senza graziarne neppure una, e così via tra violenze e deliri di onnipotenza. Dunque il direttore di «Liberazione» Piero Sansonetti ha ragione e i suoi critici torto: Cuba non era, non è, meglio dell’Urss.

Paul78
utente anonimo
#3  
09:15, 09 ottobre, 2007

oh, se non v'offendete, ci piace parecchio pure a destra. In fondo era un rivoluzionario mistico, uno che leggeva le Confessioni di Sant'agostino, mentre stava sulle montagne. Libro e moschetto, insomma :)

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#2  
08:10, 09 ottobre, 2007

Io che il mio Che Guevara l'ho conosciuto leggendo "Latinoamericana" prima ancora de "Diario in Bolivia", io che l'ho sognato a bordo della Poderosa cavalcare dietro un sogno, non posso non vedere che il Che riflesso nei vostri occhi in fondo non è tanto diverso dal mio ;)
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#1  
01:48, 09 ottobre, 2007

... E vogliate essere voi indulgenti in questi commenti che, dopo lungo ragionare con Andy Capp, abbiamo deciso di lasciare aperti. Non è un post politico su Che Guevara. E' un post sulla nostra esperienza con lui.

Voglia il vostro contributo elevarsi un pochino di più, se possibile, del solito: "Eh, ma Che Guevara usava le armi e sparava alla gente", perché sono convinto che anche i pizzaioli usano la farina e l'acqua e anche i meccanici usano crick e grasso e non per questo sono condannabili. Ognuno fa il lavoro che fa: avesse, Che Guevara, avuto la bontà di appassionarsi all'uncinetto sono sicuro che avrebbe fatto a meno dei fucili automatici. La rivoluzione si fa armati. La rivoluzione crea vittime. La Rivoluzione fa meno morti ammazzati e meno danni di una generazione di tronisti senza più santi né eroi. Grazie.
[Ste]
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