ALLO SPECCHIO
(sottotitolo: Io già non mi sopporto da solo, figuriamoci duplicato…)
Questo doppio mi tormenta. Almeno due volte. Ché lo specchio mi ri_flette e piega il senso, anzi lo inverte e lo rimbalza all'in_finito circuendomi, circumnavigandomi a tutto tondo, cortocircuitandomi e riempiendomi di se, di sì, di me di mah. E' la comunic@zione dell'impossibile, il moto perpetuo della macchina perfetta che mangia se stessa che si auto_alimenta di se, del Sè eppure si accresce a dismisura, smisurata_mente si dilata ma tanto veloce è il suo moto che resta ferma, immota, non procede in alcuna direzione, ha già inglobato il fuori nel dentro e l'in_verso.
Siamo obesi dall'informazione, le nostre e quelle degli altri. Tutti amiamo, ed oggi la rete lo concede, anzi si concede a tutti, tutti dicevo amano dispensare sapere, Verità. Ma la minaccia è proprio forse questo dis_pensare al quale ci costringe questo ingurgitare senza scegliere, senza quasi poter opporre resistenza a qualunque invasione/comunicativa. Nessuno può obbligarci alla disinformazione, o costringerci, manipolarci, ma la nostra scelta che fine fa? E’ troppo tardi. Siamo già in rete, siamo la rete e l’utopia di 1984 o la mente di Al9000 non spaventano più come un tempo, anzi sono divenuti più che realtà, sono ..reality.
Quello che vorrei sapere è se il nostro cervello sia in grado di assorbire questa massa di dati, informazioni, vissuto d’altri, immagini suoni e così via ed operare scelte, avere il tempo e la capacità e la voglia di non farsi sopraffare, ma filtrare il tutto e riportarlo a dimensione umana, e riportarci tutti in una dimensione che ci consenta di com_prenderci davvero, tutti. Ri_dimensioniamoci, insomma, ed io per primo. Personal_mente prima di pensare al doppio, vorrei conoscere il valore da duplicare, ché altrimenti senza quel dato la somma mi sembra irraggiungibile, o addirittura pericolosa.
BESTio
(contamin@zioni da: Jean Baudrillard – Le Strategie Fatali - SE)
questa poesia è mia, la rimetto, mi sembra il tempo e il luogo giusto
[filastrocca_della_vita]
NELL'OCCHIO
[del ciclone]
Calma piatta, ma apparente
questa vita scorre in piano
mentre intorno l'apparenza
tutto inganna...
non ti guarda mai negli occhi
la realtà
cola, filtra dallo schermo e scende giù
come sangue
come melma
come sugo sul tuo mento...
quante stelle sai contare
prima che ne perdi il filo?
Quante lacrime versare
per la morte vista in tele?
non ho tempo,
non ho tempo
NON HO TEMPO
mi dispiace
ecco la pubblicità
asciughiamoci quel mento
non è bello lo spettacolo
via sù un po di civiltà
passa il sale
versa il vino
e sorridi
dai cretino...
non sei neanche tra i dispersi
scrivi scrivi
scrivi versi
dolci
liquidi
perversi
siamo vivi
vivi e al centro
di quest'area assai protetta
non si muove mai una foglia
noi restiamo sulla soglia
della vita vera, viva
facciam scorrer tra le dita
il rosario che si sgrana
ogni chicco un uomo muore
tieni il conto delle ore...
Bestio
Eccomi ancora a scrivermi addosso, intrappolato in questa rete di ricordi allo svincolo dei desideri irrealizzati, pizzicando le corde della rete virtuale oramai sempre più sovrapposta, direi fusa a quella neurale, la mia e la vostra… Con_dividere ancora con te, questa iniziativa, e questa parte di me, che l’alchimia dei processori religiosamente spero moltiplicherà all’infinito lasciando una traccia nello spazio, nel tempo… e quando sarà il tempo di morire forse qualcosa di me ancora vivrà, in ognuno di voi, e ti avrò fottuto quasi quanto tu hai fatto con me, bastarda mietitrice..
Ho sognato in passato che avrei pubblicato un long playing, di vinile, un 33 giri, hai presente il manufatto? Scrivevo parole e musiche e l’unico accordo che non mi riuscì fu quello che risultò fatale, con l’RCA_Italia. Nonostante fossero già state stampate da loro 3.000 copertine del mio Lp, a causa di disaccordi tra la casa discografica ed il produttore mio e del gruppo che collaborava con me tutto crollò, e mi ritrovai con questi 8 brani già registrati in sala non pubblicati. Era una storia, un filo li legava. Vi regalo il testo del primo brano, dove oggi vi leggo, come spesso accade nel guardarsi indietro, una consapevolezza maggiore di quanta ne avevo quando lo scrissi.
PRESAGIO
Mi sveglierò e saprò come ho fatto a esser cieco sempre ma indietro non tornerò non si torna
ponte di cenere il passato è stato il seme oggi è
Che strade prenderò per raggiungere la mia meta bussola no non c'è per la vita
e anche le stelle in cielo danno luci d'altri tempi d'altre età
Prigioniero del mio tempo ancora non sarò d'Itaca l'Ulisse mentre vago in questa notte oscura so che non potrò mai scordare la realtà
oh no oh no il mio corpo no non può oh no oh no
anche se la mente sa che della notte ancora
spio l'identità di ombre consistenti come chi resiste fino all'alba per poi riderne ma la notte tornerà
oh no oh no quanto dura un attimo se è com'è stimmate della follia
E' il sogno la realtà e la vita solo un risvolto domani è solo ieri capovolto
che senso ha il sogno in noi è uno sfogo è un istante o il Presagio
Prigioniero del mio tempo ancora mai saprò dopo me il futuro fantastico o crudele il conto sarà senza me questa è l'unica realtà
oh no oh no questo la mia mente sa oh no oh no cade ogni altra ingenuità
oh no oh no mai scordare la realtà oh no oh no per poi ridere di me oh no oh no quanto dura un attimo se e com'è stimmate della follia..