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#4  
20:09, 14 novembre, 2007

«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,

tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se' a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ' mortali,
se' di speranza fontana vivace.

Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz' ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate.

Or questi, che da l'infima lacuna
de l'universo infin qui ha vedute
le vite spiritali ad una ad una,

supplica a te, per grazia, di virtute
tanto, che possa con li occhi levarsi
più alto verso l'ultima salute.

Paradiso XXXIII - 1, 27
utente anonimo
#3  
20:06, 14 novembre, 2007

Pianto antico

L'albero a cui tendevi
La pargoletta mano,
Il verde melograno
Da' bei vermigli fiori
Nel muto orto solingo
Rinverdì tutto or ora,
E giugno lo ristora
Di luce e di calor.
Tu fior de la mia pianta
Percossa e inaridita,
Tu de l'inutil vita
Estremo unico fior,
Sei ne la terra fredda,
Sei ne la terra negra;
Né il sol piú ti rallegra
Né ti risveglia amor.
utente anonimo
#2  
16:36, 14 novembre, 2007

http://fonta

[..] Link a http://splendor.splinder.com "Non penso di aver mai sentito nessuno valorizzare in questo modo il dolore di un popolo, indicando la strada e la consolazione per ricominciare a costruire da una tragedia che sembrava, sul momento, definitiva [..]
Blogger: fontanavivace Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente fontanavivace
#1  
17:55, 13 novembre, 2007

IL TESTO:
_________________________
Che orrore, che vergogna! “né il sol più ti rallegra né ti risveglia amor …” il pianto antico di Carducci custodisce nel cuore della nostra storia quel mistero per cui Dante Alighieri prega la Madonna perché una ricchezza di umanità nuova affermi la vittoria del Bene attraverso il suo dolore di sposa e di madre.

“in te misericordia, in te pietate, in te magnificenza, in te s’aduna quantunque in creatura è di bontate.” Così in noi diventa grande l’urto del cuore per il giudizio della signora, moglie del brigadiere Coletta, che ha parlato davanti alle telecamere del telegiornale.

In te misericordia, perché l’uomo cade senza conoscere il dove, il come e il quando. In te pietate, perché l’uomo è debole, contraddittorio e fragile fino alla morte. In te magnificenza, è il comunicarsi di una forza di vittoria come luce finale. Bontà è il motivo di azione per l’uomo. Quanto canto popolare potrebbe risorgere se una educazione del cuore della gente diventasse orizzonte di azione dell’ONU invece che schermaglia di morte, favorita da quelli che dovrebbero farla tacere, tra musulmani ed eredi degli antichi popoli ebrei o latini che siano.

E questa sarebbe la vera ricchezza della vita di un popolo, se ci fosse un’educazione del popolo tutti starebbero meglio. La paura o il disprezzo della croce di Cristo non farà mai partecipare alla gioia di vivere all’interno di una festa popolare o di una espressione familiare. La testimonianza di Dante Alighieri è rifiorita nel dolore della signora Coletta. In te misericordia, in te pietate, in te magnificenza, in te s’aduna quantunque in creatura è di bontate.

Mons. Luigi Giussani

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