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22:26, 17 gennaio, 2008

tremo pure io... speriamo che pik non diventi come G, speriamo di dargli tutto ciò di cui ha bisogno...
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21:05, 14 gennaio, 2008

grazie pulc3tta :)
Blogger: solita Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente solita
14:14, 14 gennaio, 2008

oddio solita :-DDDD
la "regola" del terzo no in realtà serve più a me che a mia figlia, nel senso che è inutile che io continui a ripeterle all'infinito di non fare una cosa, soprattutto quando a questi infiniti no non segue nulla.
mi spiegocon un esempio: mia figlia che ha poco più di un anno, come tutti i bambini della sua età è irresistibilmente attratta dalle prese della corrente. quando vedo che sta per toccarla, io metto una mano davanti alla presa e le dico un chiaro e fermo no.
chiaramente lei prova a togliere la mia mano, ed io nuovamente le dico no, la prendo e la porto sul suo tappeto con i suoi giochi, gioco con lei, guardiamo i libri, cantiamo una canzoncina e quando vedo che si è dimenticata ed è concentratissima con il nuovo gioco, vado a mettere qualcosa davanti alla presa in modo che non vedendola non le torni la tentazione di staccarla dal muro.
tutto questo perchè per ora è ancora troppo piccola per spiegarle che le prese della corrente sono pericolose sia perché se ti becca la mamma ci rimedi uno sculaccione sia perché se la mamma non ti becca in tempo ci rimedi una scossa elettrica, cosa che sarebbe meglio evitare.
poi man mano che crescono bisogna un po' aggiustare il tiro.
quello che sicuramente non voglio fare è, come fa invece mia madre, darle, che so? la scatolina delle tic tac, per poi immediatamente dirle appena se la porta in bocca: NOOOO! questo non si faaaaaa!
(E che gliele hai date a fare, le chiedo io, ma questa è un'altra storia).
insomma solita, non ho la verità in tasca, cerco di fare del mio meglio ;-)
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08:14, 12 gennaio, 2008

solo io non l'ho capita sta regola del terzo no?
cioè quando mi chiede la stessa cosa per la terza volta che faccio? lo sopprimo?
;-)
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17:27, 11 gennaio, 2008

@solita;si, l'ansia mi stà venendo.crescere un figlio è davvero complicato; evitare il corredo di sensi di colpa, errori di percorso, aspettative dorate deluse e tradite, è un'impresa da semidei...e, no, non giudico;prendo atto.e tremo ;)
@pulcetta;la regola del "non arrivare al terzo no", mi sembra geniale!tutto stà ad avere la pazienza e la coerenza di fungere da autorevole esempio!
@switch;anch'io confido nella qualità del tempo,più che nella quantità.al lavoro dovrò pur tornarci, e, al momento, la prospettiva non mi disturba (sarà che, dopo cinque mesi di "full immersion falcotto",qualsiasi prospettiva di ritorno a spazi privati, pare rigenerante). poi, confido molto anche nelle qualità del convivente, più solido di me di sicuro (i due anni, si sa, sono terreno arduo da affrontare! ) ;)
@caroline; sì, è esattamente così. dev'essere un pò come a scuola, con gli alunni; non vogliono un amico, vogliono una figura di riferimento autorevole, corretto, coerente.solo che, con un figlio, il gioco si fa, decisamente, più duro...
@adrenalina; i bambini, crescendo, sperimentano, anche attraverso la disobbedienza, la portata del loro emanciparsi.ribadisco, confido sulle "palle" del convivente. e spero di riuscire anch'io sul fronte fermezza.facile, non sarà...
@alkanna;io, invece, non vedo l'ora che verbalizzi i suoi bisogni, perchè al momento, quando piange, il falcotto è indecifrabile (e inconsolabile!).
@mafalda; lo dicevo io! più o meno come con gli alunni,si deve fare, per riuscire bene; punizioni corporali a gogò, appunto!
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12:41, 11 gennaio, 2008

Bene. Come da "manuale del perfetto bambino che sta' per compiere 2 anni" mio figlio ieri ha iniziato ad associare al capriccio anche il rotolarsi per terra e lo sbattere i piedini quando gli si dice "No". Io e il mio compagno ci stiamo preparando a combattere una dura battaglia.

utente anonimo
13:29, 10 gennaio, 2008

d'accordo sui no decisi. NOn molti ma quei pochi devono essere inderogabili. Mai tornare sulle proprie decisioni, tipo ti ho detto no il gelato prima di cena poi tu frigni unn po' e io te lo compro. Errore fatale: i bambini devono imparare che quando mamma e papà dicono no non tornano indietro. Basta dirlo una volta solo e senza minacce, spiegando "No, perché stiamo per cenare" e poi distrarlo con un'alternativa allettante, appunto, facciamo invece quaesta cosa, guarda qua, raccontami un'altra volta di quando..., senti questa storia...
Quando si abituano così, a una fermezza da parte dei genitori su poche semplici e motivate regole, i bambini non danno mai problemi come questi. Io forse sono stata fortunata più che averci saputo fare, però non ho mai avuto problemi come quelli che descrivi!!
La cosa divertente è che quando a volte, in occasioni "pubbliche" le mie figlie si comportavano benissimo, seute composte a tavola senza fare capicci (molto meglio di quanto facessero in casa grrr ;-))) le mamme degli altri mi dicevano in genere : "si vede che tu sei molto severa eh?"
Eh, sapessi!!! Punizioni corporali quando si alzano da tavola! ;-))
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#9  
07:07, 10 gennaio, 2008

ciao! mio figlio ha poco più di due anni e stiamo uscendo da una fase in cui era "brutto" tutto, dal vestito da indossare al mattino al giocattolo che proponevo e in cui era un "no" continuo (con tanto di opposizione fisica). Abbiamo dovuto usare tanta pazienza e tanta diplomazia, per spiegare le cose e per mantenere fermo il concetto che "non si arriva al terzo no". Mi rendo conto che certi giorni è proprio faticoso... accudire un bimbo più piccolo (vale a dire: che non ha grande autonomia nel movimento...) mi sembrava molto più facile a suo tempo. Che mi aspetta adesso? Credo un sacco di estenuanti discussioni con un bambino più grande e in grado di verbalizzare i suoi bisogni e il suo disappunto.
Insomma, una palestra continua...
buona giornata
a.
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#8  
15:27, 09 gennaio, 2008

"Se posso io ti suggerirei di essere meno categorica nel giudicare i figli degli altri, perchè è verissimo che prima o poi in un modo o nell'altro ci passerai anche tu. "

Questa è una grande verità.

io ho smesso di giudicare (???Davvero???) circa 20 giorni dopo la nascita di mio figlio.

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#7  
12:43, 09 gennaio, 2008

Ti dirò Andrea mi ha fatto dannare da quando è nato, nel senso che non dormiva, ma quelli non erano capricci e non avrei potuto sgridare un bambino di 5 mesi perchè non dormiva. Poi fino ai due anni è andata abbastanza bene, era bravo e carino, ma tutto ad un tratto è diventato una piccola peste. Capricci a volontà e disobbediente come non mai e li sul serio che si deve tirare fuori le palle (scusa il francesismo). Io credo che i bambini a quell'età inizino a tirare fuori il loro carattere e il "disobbedire" ai genitori sia un modo per capire dove possono arrivare. Ci vuole moltaaaaaaa determinazione e pazienza soprattutto in pubblico. Dal tuo racconto mi ha fatto sul serio pena la tua povera amica che immagino si sia sentita malissimo, perchè in questi casi oltre alla frustrazione nei confronti del figlio ti assale la vergogna in presenza degli "estranei".
Se posso io ti suggerirei di essere meno categorica nel giudicare i figli degli altri, perchè è verissimo che prima o poi in un modo o nell'altro ci passerai anche tu.
Un'ultima cosa io sono stata a casa con Andrea praticamente tre anni e i capricci li fa comunque ;)
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#6  
10:33, 09 gennaio, 2008

eh eh, io prima di mia figlia non ho quasi mai avuto a che fare con bambini... se vi dico qual è la mia esperienza inorridite tutte :-DDDD
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#5  
19:08, 08 gennaio, 2008

Premessa: io non ho figli, quindi il mio commento ha il limite della mancata esperienza materna. Però, in passato ho lavorato parecchio con i bambini, quindi conosco abbastanza bene le dinamiche relazionali che si instaurano con loro.
I genitori che i bambini vorrebbero sono quelli che riescono a contenerli. I bambini hanno bisogno di limiti e limitazioni, hanno bisogno di sentire un'amorevole autorevolezza in loro.
E importante essere coerenti: se si dice no, deve essere no e come scrive qui sotto pulcetta, non bisogna arrivare a ripeterlo tre volte. Ad azione (del bimbo) deve seguire reazione (dell'adulto) solo così imparano a capire cosa è giusto fare e cosa no. E le minacce, tipo quelle dei tuoi amici, non servono se non a irritarli di più.
Caroline
utente anonimo
#4  
11:06, 08 gennaio, 2008

Bisogna saper dire di NO. Punto. Spesso mio figlio (che compira' 2 anni fra un mese) avanza pretese, fa i "capricci". Certo, sarebbe molto piu' facile lasciarlo fare, "dargliela vinta" per "non sentirlo". Invece mi metto li' e cerco un'alternativa valida (esempio: vuole il gelato prima di cena? ma perche' invece non facciamo una torre alta alta con le costruzioni? ma perche' invece non disegnamo dei barbapapa' sulla lavagnetta?) Se proprio si impunta lo lascio piangere. Alla fine si stanca da solo. Magari lo fara' altre volte ma sempre meno perche' sa che cosi' facendo non si ottiene nulla (il gelato poi magari gli viene dato dopo cena senza averlo chiesto).

Per lo stare a tavola, bisogna abituarli fin da piccolini a consumare i pasti seduti sul seggiolone insieme ai grandi. Non e' facile. Soprattutto quando comincia ad essere indipendente in termini di mobilita'.

Solita, anche io lavoro tutto il giorno. Esco la mattina di casa che il patato dorme e vado a prenderlo dai nonni alle 18. E' la qualita' del tempo che trascorri con lui non la quantita' :)
Ovviamente tutto cio' e' mia personale esperienza.

Ciao switch
utente anonimo
#3  
08:38, 08 gennaio, 2008

ho commentato che ancora non avevi finito il post :-|

cmq l'ansia rimane.
io lavoro a tempo pieno
mio marito lavora a tempo super pieno perchè ha anche dei giorni di trasferta.
Ed educare un figlio a suon di sensi di colpa è un danno.

oggi è una giornataccia
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#2  
13:49, 07 gennaio, 2008

è semplice, almeno per ora: non bisogna arrivare a dire il terzo no. si dice no la prima volta, si dice un no un po' più forte la seconda, e la terza si impedisce di fare quello che stanno facendo o hanno intenzione di fare. i bambini testano in continuazione quali sono i propri limiti d'azione e l'autorevolezza dei genitori: se ai no non segue mai nulla, i bambini si sentono (giustamente) autorizzati a continuare a fare quello che vogliono. tra l'altro, con questa tecnica, sanno esattamente cosa possono e non possono fare e non segue nessuna crisi isterica al divieto.
per ora (12 mesi) è così, più in là ti saprò dire ;-)
Blogger: pulc3tta Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente pulc3tta
#1  
13:35, 07 gennaio, 2008

ma a te non viene l'ansia?
a me viene un'ansia terribile: come si fa a fare in modo che il proprio figlio NON diventi cosi?

basta che la risposta non sia "seguirlo il più possibile, dedicargli taaanto tempo" perchè io lavoro a tempo pieno :-(
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