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#1  
15:30, 25 gennaio, 2008

I fatti che hanno portato alla cancellazione
della visita all'università La Sapienza
di Roma del pontefice Benedetto
XVI, hanno inferto una pesante
ferita al dialogo interculturale, hanno
esaltato gli animi dei facinorosi e sono
diventati un'ulteriore fonte di asprezza
dialettica e di scontro tra diverse visioni
del rapporto tra uomini e dei
confini delle reciproche libertà. Il risultato
raggiunto dalla protervia e dall'arroganza
di quanti negavano al Papa
la possibilità di parlare in un'Università
pubblica, è che a perdere è
stato il buon senso. E ad essere danneggiati
sono stati principalmente gli
studenti che non hanno protestato, i
quali rappresentano una netta maggioranza,
ed ai quali è stato negato il
diritto di ascoltare una lezione, condivisa
o meno, tenuta da una
"professore speciale" .
Diritto di opinione negli atenei
Questa settimana è decisiva
per le sorti del governo.
Il voto sulla mozione di
sfiducia al ministro Pecoraro
Scanio può essere il
momento finale della crisi
di una maggioranza di governo,
che non è mai stata
tale: né dal punto di vista
numerico né da quello della
coesione politica e programmatica.
Certo, si cercherà ancora
in questi giorni di trovare
un qualche compromesso
che faccia sopravvivere il
governo. Si parla della
possibilità di un voto su
una parte delle dichiarazioni
di Mastella in cambio del
sostegno a Pecoraro Scanio.
Ma, anche se questo
estremo tentativo dovesse
riuscire, si tratterebbe di
un ulteriore colpo alla credibilità
della politica e delle
istituzioni. Il consenso al
governo diminuirebbe ancora,
fino a raggiungere
livelli mai raggiunti da nessun
governo nella storia
della Repubblica, e soprattutto
il consenso alla politica
scenderebbe fino a puncial
Times che affibbia a
Prodi il nomignolo di "new
Trash Tsar" (letteralmente
"moderno zar della monnezza")
fino al Viet Nam News e
al Tehe Cambodia Daily,
quotidiani del Sud-Est asiatico
che irridono "il sindaco
di Napoli che invita i cittadini
a stare calmi sulle montagne
di immondizia".
Bassolino non si dimette e
tace, mentre è impegnato in
un sur reale bal let to
(rimpasto sì, rimpasto no)
per risolvere la crisi politica
sollevata dal caso Mastella;
la Iervolino non si dimette e
straparla, sollecitando ancora
una volta De Gennaro a
fare presto.
Mentre sui quotidiani nazionali
fa notizia il manifesto
dei cosiddetti intellettuali
che difendono Pecoraro Scanio
(i soliti noti: la famiglia
Fo, Asor Rosa, giornalisti
ecologisti che difendono il
loro contratto con il servizio
pubblico), non c'è traccia di
un altro manifesto di esponenti
della società civile
campana, con il quale vengono
sonoramente sfiduciati
il Governatore e il Sindaco.
Non soltanto intellettuali,
ma sindacalisti, industriali,
professori, esponenti della
cultura e del mondo economico:
duecento firme sotto
un documento ("Napoli in
campo"), che chiedono a
Bassolino, alla Iervolino e al
presidente della Provincia (il
"verde" Dino Di Palma) di
farsi da parte.
Si sono riuniti sabato, con
tanti altri, in un albergo di
Napoli. Un vero e proprio
processo alle inadempienze
dei politici, che si è chiuso
con due proposte: dimissioni
subito o, in alternativa,
che si vada a nuove elezioni.
Nell'uno e nell'altro caso,
come ha titolato Il Mattino,
"la società civile sfiducia
Bassolino e Iervolino".
I
ti di preoccupazione per tutti.
Tutti ammettono che così non si può andare avanti,
ma nessuno sa, per ora, quando e come terminerà
l'agonia di un governo che rischia di gettare in una
crisi profonda e irrimediabile l'intero Paese.
Di fronte a questa condizione del Paese, tutte le forze
politiche più responsabili hanno il dovere di una
assunzione di responsabilità. Occorre guardare oltre
la crisi di questo governo. Crisi che, nella coscienza
dei cittadini e nella realtà della politica, è già avvenuta
da tempo.
È in gioco il futuro dell'Italia: di un Paese provato da
problemi antichi e nuovi, del lascito drammatico di
un governo che ha aggravato tutti i problemi aperti,
devastando la nostra immagine internazionale e lasciando
un'eredità pesante a coloro che nel futuro
dovranno assumersi responsabilità di governo.
E’ in gioco il
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