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00:00, 13 febbraio, 2008

Guerre culturali: Boicottare la Fiera del Libro di Torino?

[..] 1. FORUMPALESTINA Dibattito sul boicottaggio della Fiera del libro di Torino dedicata a Israele Un documento esplosivo e rivelatore sull'edizione 2008 della Fiera del Libro di Torino [..]
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14:22, 08 febbraio, 2008

http://georg

[..] Salone del Libro Israele o Egitto Spesso mi sono trovata d’accordo con quanto scrive Carla Benedetti. Anche stavolta mi posso trovare pienamente in sintonia. Si parla tanto del salone del libro di Torino e della scelta, nei sessanta anni dal [..]
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12:03, 08 febbraio, 2008

Il tema della XXI edizione della Fiera Internazionale del Libro (Torino 2008) è: Ci salverà la bellezza?
Mi sono chiesta che nesso ci sia tra la bellezza e l’invito ad Israele a partecipare come ospite d’onore? Forse, come scrivono gli organizzatori della Fiera: “L’opposizione dialettica fra il bello e il brutto contiene dentro sé per estensione quella fra il buono e il cattivo”.
Le associazioni solidali con il popolo palestinese si stanno già mobilitando per la messa in campo di iniziative di controinformazione e boicottaggio
Sulla rete, invece, inizia a girare questo appello di solidarietà, insomma si cerca di stabilire chi sia il buono e chi il cattivo. Ma se provassimo a dialogare?
http://partecipativo.info/?p=7

utente anonimo
04:06, 08 febbraio, 2008

Ciao Marco, ti ho risposto sul mio blog.
Lorenz
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21:39, 07 febbraio, 2008

@ Adalgiso
Non confondiamo, quando si dice Israele, qui, si intende lo Stato. E le responsabilità che i suoi governi si assumono. I consigli, gli ebrei, i cittadini israeliani - nulla c'entrano.
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21:32, 07 febbraio, 2008

Cosa intendete per Israele? Lo stato di Israele oppure le persone che ne costituisco il popolo? Ho un pensiero che mi tarla la testa, riguardo allo stato di Israele e il non stato palestinese: "il diritto spesso è dettato solamente dalla forza". Ricordiamoci poi che durante la shoah spesso, se non sempre, erano i consigli ebraici delle città occupate dai nazisti che gestivano per loro le deportazioni in cambio della salvezza. Israele non è un'entità singola che ha tutti i torti e/o tutte le ragioni. Ma lo stato di Israele forse si!
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#9  
19:59, 07 febbraio, 2008

Credo che molto di quanto sino ad ora detto è dovuto anche e soprattutto alle affermazioni di Ernesto Ferrero, c'è difatti chi gli ha portato solidarietà e chi invece l'ha contestato. Oserei dire che la solidarietà espressa è diventata, ahinoi, anche un fatto politico, che ha spaccato la Sinistra e che ha concesso alla Destra di rampognare certe fasce della Sinistra.

Temo che la questione non sia finita qui e che il dibattino acceso non potrà che esplodere ancor di più, a solo danno della letteratura e degli autori. Mi auguro però che così non sarà.
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#8  
19:22, 07 febbraio, 2008

@ anonimo
Mah, io sono stato alla fiera l'anno scorso con lo stand di Transeuropa, per la prima volta. E' un grande baraccone. E infatti credo che Transeuropa quest'anno non ci andrà. Dopodiché, una volta che sai che hai davanti un'istituzione, ti regoli di conseguenza, e puoi agire non necessariamente con la logica del dentro/fuori.
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#7  
19:20, 07 febbraio, 2008

@ kinglear
L'affermazione di Ferrero è ipocrita, per me. Per il discorso che ho articolato in pagina - e che i fatti riportati qui sotto da Lorenzo confermano. E' Ferrero a esser passato dalla politica. Ha invitato lo Stato, ha trattato col governo. Lui si occupa di cultura e non di politica? Ma come fa uno a fare affermazioni del genere, dico io.
Dopodiché non so che farà Moni. Ma non ci vedrei nulla di male se partecipasse alla fiera anche laddove fosse in disaccordo - altrimenti avrebbe detto, sì al boicottaggio. E invece no (e io con lui). Critichi anche profondamente questa scelta ipocrita, porti eventualmente la contraddizione dentro la fiera stessa, dentro l'istituzione (che va usata, io credo, nei limiti del possibile). E nel contempo lavori per una "riparazione" futura. Non ci vedrei alcuna contraddizione in questo.
Quanto al gesto di quei dieci e all'esposizione bruta di quel "No Israele" sono d'accordo, è insensato.
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#6  
18:33, 07 febbraio, 2008

Ferrero ha detto: "Sbaglia chi non scinde politica e cultura, e presenta per l’ennesima volta un’immagine faziosa e intollerante della Palestina. Chi protesta non sa il significato di 'ospite d’onore': non prevediamo corone fiorite e lanci di caramelle dai balconi, ma incontri con scrittori, per di più critici col governo. Cosa temono gli autori arabi? Vengano a Torino ed espongano democraticamente il loro punto di vista". Adesso dovrebbe essere più chiaro il senso del tutto.

Se non si è d'accordo che alla Fiera ci sia solo Israele, sono dell'opinione che uno che la contesta per questo motivo (assurdo) non dovrebbe parteciparvi. Non partecipare alla Fiera ma non con lo spirito di chi la boicotta, piuttosto con lo spirito di chi per coerenza con le idee che ha espresso a voce. Ovadia e Fo, che faranno? Parteciperanno alla Fiera, sono inseriti in qualche programma? Non lo so.

Poi lo ripeto: quegli imberbi con quel "No Israele" hanno fatto solo del male alla Sinistra e non solo, hanno difatti portato nel mondo l'immagine di un'Italia antisemita e casinista. Poco importa che si tratti di giovinetti dispettosi.
La Sinistra italiana, quale? Quella di Fassino? di Veltroni o quella del Professore? O quella di Bertinotti che è stato costretto a prendere le distanze dalle idee del Partito Comunista onde evitare d'esser tacciato antisemita? Hai ragione, Marco: la Sinistra non è frammentata, è polverizzata. Non perde occasione per menarsi la zappa sui piedi. E non ti dico quanto la cosa mi fa male.

Ritengo del tutto immotivata la fatwa di Tariq Ramadan, che purtroppo ci offre l'immagine di una Palestina chiusa in sé per colpa di pochi individui con idee un po' troppo calde in testa, diciamo così.

Speriamo che in futuro queste fattacci oltremodo spiacevoli non accadano più né in Italia né altrove, Palestina ed Israele inclusi.
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#5  
16:18, 07 febbraio, 2008

La Fiera del Libro è una istituzione dal forte potere, ma lo è sempre anche quando invita l'Islanda. Secondo questa logica andrebbe contestata sempre, ed in un certo senso io personalmente lo faccio. Infatti il miglior modo di contestarla è non andarci e fregarsene. Invece di fargli pubblicità con questi tenttivi maldestri di boicottaggio.
utente anonimo
#4  
14:17, 07 febbraio, 2008

@ Lorenz
Non so se l'appello sia brutto o meno, so che usa dei concetti semplificati e semplificatori, quando la realtà è ben più problematica, nel senso che appunto ho cercato di chiarire. I passaggi che citi, e che non sapevo, mi pare che confermino il tutto. Non sono d'accordo però sulla chiusa - Grossman, è vero, sostenne il barbarico attacco al Libano, e dunque non so a quanta ragione possa essere considerato un pacifista. Ma torno a ripetere che se non si passasse dagli apparati statali - e dalle identità statali - le cose, credo, sarebbero ben diverse.
@ Abesibe
Beh, magari mi sono espresso non chiaramente, ma il punto era questo: finché ci si muove entro una logica di Stato-nazione, anche rispetto alle soluzioni possibili, dalle secche (e dalle sue tragedie) non si esce.
@ kinglear
Fatico a trovare il senso del pezzo. In ogni caso non credo proprio che Fo e Ovadia stiano con i piedi in due scarpe. Dicono, come anch'io dico, no al boicottaggio, adesso, che non è la risposta giusta a una cosa sbagliata, che dunque è indifendibile: la risposta giusta, dunque, è lavorare a una prossima presenza congiunta.
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#3  
12:45, 07 febbraio, 2008

Questa triste storia di chi vorrebbe boicottare la Fiera del Libro è l'allarmante sintomo di un estremismo politico a solo danno della cultura tout court. Tariq Ramadan ha invitato "tutti coloro che hanno una coscienza viva" a boicottare la Fiera del Libro di Torino. Da evidenziare che Rifondazione Comunista gioca per il boicottaggio. Fausto Bertinotti si disgiunge dalle idee del suo partito, almeno in questa occasione. Di fatto la Sinistra - se una Sinistra in Italia ancora c'è - è più che mai frammentata, e lo dimostra ancora una volta oggi. Fassino: "Chiunque abbia una coscienza democratica deve respingere nel modo più netto ed esplicito il boicottaggio". Dario Fo auspica Israele e Palestina ospiti d'onore a Torino. E Moni Ovadia, amico di Fo, dice anche lui la sua - con una certa tiepidezza che comunque non lo salva dall'esser criticato, al pari di Fo: "Che cosa c’è di meglio della cultura per affrontare in modo alto questi problemi? C’è una fiera? E allora ci saranno due temi, e avranno lo stesso diritto di cittadinanza. Perché se è vero che gli scrittori di Israele sono fra i più importanti e fecondi del mondo intero è altresì vero che è davvero difficile parlare di questo Stato facendo finta che non esista un problema Palestina". Ma: "Respingere con forza il boicottaggio, ma invitare con pari dignità i due ospiti: Israele e Palestina", all'unisono Fo e Ovadia. Ed ancora, Dario Fo, che non manca di lanciare un timido strale al sindaco Sergio Chiamparino: "La gaffe politica è stata commessa perché in un momento grave come questo, con gli stessi intellettuali pacifisti di Israele che condannano il blocco di Gaza, non si salvaguarda la pace invitando soltanto Israele. Soltanto offrendo la stessa opportunità anche alla Palestina si realizza davvero un intervento pacificatore. Torino sarà anche la città di Primo Levi, ma è anche popolata di gente che viene dall’Africa e in particolare dalla Palestina: insomma bisognava saper approfittare di un momento come questo per creare una situazione positiva, allargare la visione dei problemi, anziché restringerla".
Da mettere bene in evidenza che seppur c'è la velleità intellettualoide di condannare la Fiera, colpevole di non aver invitato anche la Palestina, entrambi, Moni Ovadia e Dario Fo, non invitano a boicottare la Fiera del Libro di Torino. Sembra quasi che vogliano entrambi tenere il piede in due staffe, per paura!

Ci troviamo comunque di fronte a una quindicina di giovinetti, dei centri sociali, che hanno occupato la sede della Fondazione della Fiera del Libro in segno di protesta. Il gruppetto di giovinetti ha portato con sé la bandiera palestinese. Al momento dell'irruzione negli uffici della Fondazione, nel centro di Torino al secondo piano di un palazzo di via Santa Teresa 15, erano presenti il presidente Rolando Picchioni e il direttore Ernesto Ferrero. E' poi intervenuta la Digos della Questura. A una finestra della Fondazione gli occupanti hanno esposto un striscione con la scritta "No Israele" e una bandiera della Palestina. Il messaggio che questi giovinetti hanno lanciato ha un sapore tutt'altro che volto alla Pace fra Israele e Palestina: quel "No Israele" pesa come un macigno.
Ed intanto, lo scrittore anglo-pakistano Tariq Alì non parteciperà ha fatto sapere al suo editore italiano Baldini Castoldi Dalai che non parterciperà alla Fiera. Tariq Alì dice di non aver saputo quando ha accettato l'invito della Fiera che l'ospite di onore fosse Israele e il suo sessantesimo anniversario di quello che, invece, "i palestinesi definiscono Nakba, disastro". "Perché - chiede Tariq Alì - la Fiera di Torino non ha invitato i Palestinesi in egual numero? 30 scrittori israeliani e 30 palestinesi. Quello che hanno deciso di fare è un'orrenda provocazione". Dopo aver ricordato la guerra israeliana contro il Libano e le notizie che ogni giorno arrivano dal "Ghetto di Gaza", Tariq Alì evidenzia che in Francia e in Germania è virtualmente impossibile criticare Israele e che "sarebbe triste che la stessa cosa avvenisse anche in Italia". Tariq Alì sottolinea anche che alla Fiera non saranno presenti quegli autori, israeliani, più critici nei confronti del loro paese come Amira Haas, Yitzhak Laor e Aharon Shabtai, che per altro ha rifiutato di andare a Torino. Tariq Alì critica la "burocrazia della Fiera del libro di Torino" che ha deciso di assecondare "i nuovi pregiudizi".


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#2  
11:46, 07 febbraio, 2008

Grazie Marco per la lucidità. Peggio ti dico: Stato contro Stato, tu dici. Ma allora hanno finalmente proclamato lo Stato palestinese a mia insaputa?
utente anonimo
#1  
00:10, 07 febbraio, 2008

Marco, diciamola tutta:
- l'appello di Montanari è davvero brutto, ha un fare assoluto e pare scritto alla svelta e a rigor di logica, si conclude con delle frasi a dir poco imbarazzanti. io l'ho analizzato bene, parola per parola, e ho espresso il mio giudizio sul post di NI.
- sto ancora cercando il comunicato ufficiale della fiera, ma pare si dica che Israele ha scelto Torino per... il suo sessantesimo ecc....
Mi sembra che le parole dicano tutto: Israele ha scelto...
- Ferrero e Picchioni dicono di aver accolto la domanda di Cohen a nome di Israele, per celebrare il suo sessantesimo alla fiera, poi dicono che si tratta di una manifestazione unicamente culturale in cui verrà dato spazio al dialogo con i palestinesi: capisci che si parte già con il piede sbagliato, c'è un metodo di fare altamente contraddittorio.
- agli organizzatori non è mai venuto in mente di invitare due culture, e aprire un dialogo tra le due nazioni in Fiera: gli organizzatori semmai si sono mostrati sensibili alle richieste di rappresentanti di Israele di essere ospite come stato, tanto da rinunciare agli accordi già presi con l'Egitto. poi hanno cercato di giustificare questa scelta con argomenti inevitabilmente contraddittori e con il politicamente corretto: invitando anche i palestinesi.
-infine, a mio avviso: se anche si fossero invitati letterati israeliani e palestinesi, ora, nel sessantesimo di israele, sarebbe stato molto rischioso: la fiera sì che si sarebbe trasformata in una manifestazione politica, ammesso che tutti sarebbero andati perchè i tanto aperti al dialogo e alla pace Oz e Grossman e Yehoshua non credo possano neanche lontanamente essere considerati tali e critici del governo, del muro, dell'apartheid, dell'occupazione ecc. da parte degli intellettuali palestinesi.
Lorenz
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