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Commenti
#7
10:33, 27 marzo, 2008
C'è molto shito in questo scritto e probabilmente anche molte cose che shito stesso non apprezza.
Grazie di questo tuo "non" commento che dimostra il tuo passaggio, la tua lettura, il tuo interesse.
Un saluto
yours
MAURO
minstrel
#6
10:44, 18 marzo, 2008
Beh, sì, mmh, come dire, ecco, tipo...
"Questo non è un commento."
(Magritte)
Shito
#5
13:31, 24 febbraio, 2008
Come al solito, piatto ricco.
Ricordo di aver letto da qualche parte che c'è un'edizione discografica di una sinfonia di Bruckner che ha qualcosa come 18 minuti mancanti perché chi ha masterizato e fatto l'editing, assemblando tra loro sessioni diverse di registrazione si è dimenticato di (si sa che quando un'orchestra registra, che so, una sinfonia in 4 tempi, lo fa in almeno 3-4 giorni come minimo anziché in mezz'ora). Un altro aspetto che tocchi è quanto di "genuino" può esserci nell'esibizione dal vivo o nel cd che riporta la registrazione della medesima. Un bel problema. Magari quando si suona, si suona qualcosa che più o meno a grandi linee si è progettato, pensato, architettato...non so, il problema è quello della "rete". Ossia, al giorno d'oggi, quanti sono disposti ad esibirsi "senza rete" ma anche quanti di noi, ascoltatori, sono pronti ad ascoltare un'esibizione "senza rete" che magari potrebbe essere anche deludente (non è che detto che l'ispirazione arrivi quando l'interprete vuole che arrivi).
Non so se ho scritto qualcosa di sensato...
latendarossa
#4
11:00, 17 febbraio, 2008
Assai interessante la diatriba in questione. Di difficile soluzione inoltre, come sempre in casi analoghi, ovvio. Anzi, calcando la mano, direi che nemmeno se ne sente il bisogno d’una soluzione.
Personalmente tendo a vedere la post produzione in musica come in fotografia (e perché no, al cinema, eccetera) come un ottimo strumento per sperimentare nuove ed affascinanti possibilità. Il problema semmai sovviene quando ci si convince d’essere arrivati in profondità nell’uso delle “nuove tecnologie” quando invece, molto più semplicemente, ci si trova ancora ai primi balbettanti tentativi.
Altro problema è quando qualcuno s’illude di poter aggiustar tutto con post produzioni improbabili. Insomma, ci troviamo dinnanzi all’ennesimo mezzo da sfruttare per migliorare l’opera non per creare l’opera dal banale.
Inoltre c’è anche d’aggiungere che molte delle figure professionali nate dalle propaggini di queste “nuove tecnologie” sono spesso ottimi tecnici ma assai mediocri autori. Insomma m’è capitato di dover mandare in stampa dei lavori e veder stravolto il mio lavoro da un grafico che, senza offesa, non aveva la preparazione adatta per metter mano sull’elaborato. Di più, l’individuo s’era pur convinto d’avere migliorato il tutto. Come esempio basti vedere quali orripilanti lavori fanno brutta mostra di se nelle copertine dei libri di narrativa laddove magari come materiali originali s’avevano pur ottime illustrazioni. Insomma, mi pare che tutte queste nuove figure che stanno dietro alla fantomatica “nota da lavorare” spesso non vadano a far altro che sovrappopolare una catena produttiva già ampiamente abbondante rischiando di confondere più che sbozzare il suono.
Riassumendo, da parte mia, cerco di vedere il celebre bicchiere mezzo pieno. Di problemi ve ne sono, certo, ma non sarei un intenso ammiratore di quel film super post prodotto che è Casshern se avessi problemi ad accettare certi “ritocchi”.
Infine, c’è da dire che nemmeno è plausibile negare tutti i vantaggi dell’artificio post produttivo in arti come la musica o la fotografia dove davvero la ricerca d’una purezza assoluta è di difficile risoluzione. Giustamente nell’articolo fai notare le possibilità d’intervento in camera oscura sottolineando così come alla fin fine, di certo, il problema che si è posto nemmeno è nuovo nella sua sostanza. Dalla mia esperienza in camera oscura posso assicurare che davvero uno scatto si può trasformare. Certo, il materiale di base, come s’è detto dev’essere pur buono.
Poi, se dovessi parlare d’incisione e di tutti gli artifici che esistono in quest’arte, davvero rischierei di essere prolisso.
Mario Van Peebles
utente anonimo
#3
09:50, 16 febbraio, 2008
Non capisco molto di fotografia, ma di musica, magari un pochino, sì.
Purtroppo (o per fortuna) non ci resta che andare a Teatro :-)
Ciao Mauro!
amfortas
#2
16:44, 13 febbraio, 2008
interessante il link che hai riportato, credevo che i "veri" della musica classica non avessero bisogno di tutti quegli interventi oscuri.
demian
utente anonimo
#1
16:21, 13 febbraio, 2008
si ok hai ragione su tutto, ma vuoi mettere lo spasso di passare le serate a spostare la batteria in diversi posti della stanza? a provare 5 rulli diversi con e senza cordiera? a girare la 4x12 contro il muro, poi verso il mezzo, poi con sotto il tappeto, poi con dietro il fonoassorbente? a microfonare la voce con un condensatore più "qualche panoramico in giro perchè cazzo ne so magari captiamo qualche ambiente che fa figo"??
Con cubase o protools te lo perdi tutto questo spasso, lì, solitario, a parlare coi cristalli liquidi, senza fiamma per la tua candela, gobbo sul pc, con tutte quelle cagate digitali brufolose e senz'anima (se poi usi win.........)
demian
utente anonimo
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