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Commenti
15:49, 02 maggio, 2008

Ma questi arrivano dalla Brianza!
Chi sono e che cultura hanno avuto? Almeno prima c'erano dei signori, erano stranieri che rispettavano il "Made in Italy" piu di noi.
Da non dimenticare un articolo del corriere: La chiusura era per sfratto (Ing. Falciola "Milanese" contro i "Libanesi") 1.000 euro al giorno d'affitto "vergogna".
Piero
utente anonimo
09:26, 16 aprile, 2008

Taveggia, l'ho visto qualche giorno fa è solo un pallido ricordo di come era. Ora hanno la pasticceria già pronta industriale, il vecchio proprietario era un Signore primo, Pasticcerie secondo, Professionista terzo com eci mancano le persone cosi
utente anonimo
17:29, 27 marzo, 2008

@Adina
Non immaginavo di essere così famosa ;-)
Un caro saluto a tua sorella e un abbraccio a te.
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10:26, 27 marzo, 2008

Un giorno mia sorella, che vive a Vicenza, mi dice: ma allora, 'sto bar Taveggia? la guardo, sorpresa.. che domande mi fa? Mi racconta, del cambio gestione, del té, ecc. e le dico: ma chi te le racconta tutte ste cose? e lei: Acilia. Son scoppiata a ridere!! Hai purtroppo ragione sai? La cosa triste è che locali storici come questo non dovrebbero permettere che vadano in cattive mani... ciao ciao
utente anonimo
21:07, 18 marzo, 2008

Mia mamma lavorava in corso di Porta Vittoria, proprio vicino a Taveggia, e quando andavo a prenderla era immancabile una puntata in questo elegante caffè... adoravo i suoi budini di riso!
un abbraccio
utente anonimo
10:14, 10 marzo, 2008

@Kja
Non avevo pensavo al made in Italy :-)

@Enrico
Credo abbiano più coraggio loro a proporre un tale servizio a tali prezzi.
Se realmente molti di voi sono concordi con ciò che ho scritto, fareste meglio a smettere di frequentarlo.
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17:06, 09 marzo, 2008

«È un tè sempre italiano»
Commovente e imbarazzante al tempo stesso. In un momento in cui professarsi sostenitori del made in italy è un modo certo per accattivarsi le simpatie dei clienti non si fa piu` distinzione, rivelando una profonda ignoranza. Tu sei troppo elegante, io mi sarei divertita alle spese della cameriera, probabile vittima a sua volta di una gestione di furbastri. "Italiano? Ma proprio della Lombardia? Ci tengo, sa!"

;)

Kja.
utente anonimo
08:39, 05 marzo, 2008

E' un post esilarante, ha l'effetto di una doccia fredda.
Sono milanese di nascita e questo bar è un'istituzione qui...hai avuto coraggio a recensirlo in questo modo, complimenti. Molti di noi pensano quello che hai scritto ma pochi lo ammettono.
Ultimamente ci si fa derubare troppo facilmente ed è ingiusto.
Grazie

Enrico
utente anonimo
11:04, 29 febbraio, 2008

@Riccardo
Ho scoperto la linea Coccole di recente, tra gli scaffali del nuovo reparto gastronomico de La Rinascente. Forse hai ragione, la miscela che ho bevuto potrebbe appartenere alla sua selezione.
Va bene bere il tè a casa, ma i bar e le sale da tè rappresentano dei punti di incontro, delle buone occasioni per socializzare e distrarsi. Si dovrebbe poter scegliere, sono momenti che hanno valori diversi.
Ribadisco purtroppo che i tè di Peter's Tea House non sono di mio gradimento, ma a molti piacciono e va bene così.

Aspetto il resoconto della tua cena, in bocca al lupo :-)

@utente anonimo
Con l'aiuto di una cara amica milanese sono riuscita a tradurre il commento in dialetto:
"Complimenti: anche tu hai capito perché era meglio che restasse chiuso" :-)

@Insula
Siamo in molti ad averlo notato: l'ansia del tempo spesso divora la genuinità di cose e persone.
La fretta non si sposa bene con lo spirito del tè.
Grazie per l'interessante testimonianza.

@Paola C.
Ti ringrazio. E mi spiace per il toast.

@Lu
Non so come sia diventata Milano, perché sto imparando a conoscerla da appena un anno. So che quello che vedo non sempre mi piace purtroppo.
Probabilmente la sostanza esisterà da qualche parte, ma l'esasperazione dell'immagine spesso distoglie l'attenzione.
Tuttavia, mi fa piacere che ciò che ho scritto trovi riscontro nella realtà e nel tuo racconto. Grazie, a presto.
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#9  
09:57, 29 febbraio, 2008

Cara Acilia, anche questa volta hai colpito nel segno. Milano è diventata una città di sola immagine e nessuna sostanza.
Io ricordo bene il vecchio Locale, ho provato il suo capuccino e il budino di riso e Ti posso assicurare che era un momento di coccola tutto per tè.
Tutti questi Locali di Milano, e non solo, vivono grazie al ricordo di" come eravamo" Ma dura minga dura no...speriamo.
Ben fatto.
Lu
utente anonimo
#8  
09:37, 29 febbraio, 2008

Non ho avuto la fortuna di conoscere questo bar durante i suoi tempi d'oro ma ne ho sentito molto parlare. Ci sono stata qualche tempo fa e ricordo che ho mangiato un pessimo toast!
La tua recensione mi sembra giusta e obiettiva (e precisa come sempre) :)
L'associazione che hai fatto con l'immagine e il motto finale è di un'ironia davvero piacevolissima.
Grazie e brava.

Paola C.
utente anonimo
#7  
23:07, 28 febbraio, 2008

Nessun locale mi da la stessa gioia di un the preparato a casa insieme a un'amica, ma la dipendenza, che non mi permette di trascorrere tutto un giorno senza the, mi costringe ad accettare i mediocri servizi dei bar, comunque selezionati tra quelli che lo servono meglio. Venticinque anni fa nella mia città esisteva un locale dove si beveva the in foglia servito in teiere di ceramica bianca, e si gustavano torte fatte in casa. La scelta era ampia, anche se diversi the erano aromatizzati e ne veniva indicato solo il nome ma non la provenienza. Per quei tempi era comunque una rivoluzione. La gestione è cambiata e ora hanno solo pessimo the in bustina preparato con l'aqua (salata) della macchina.
Grazie Acilia per le tue puntuali recensioni

Insula
utente anonimo
#6  
17:00, 28 febbraio, 2008

Cumplimènt: anca ti t'è capì perchè l'era mej lasàl sarà sü...


utente anonimo
#5  
12:56, 27 febbraio, 2008

Ciao Acilia...
la tua descrizione mi ha lasciato con l'amaro in bocca, seppure non sia cosa affatto rara, purtroppo. Devo dire che ho avuto un'esperienza simile in un bar di Novellara (RE) dove vivo: attratto dalla loro carta dei the in foglie della linea Coccole (www.coccole.it, nel cui menu si trova anche la miscela "giardini di sicilia" che dovresti aver bevuto tu), ho deciso di prendere un the verde con boccioli di rosa, riso tostato, fiordaliso e non so che altro (come ingredienti la miscela è del tutto simile al verde Rosa del Giappone proposta dalla Via del The). Non so dove fosse l'errore, se nel fatto che l'avessero preparato con l'acqua bollente delle macchine da caffè come in ogni bar nonostante fosse un the verde, o nella scarsa qualità della miscela, sta di fatto che mi servirono un intruglio orribile, amarissimo, che fui costretto a lasciare sul tavolo inorridito dopo il primo assaggio. Sono convinto che i posti in Italia dove sappiano preparare correttamente un the siano ancora cosa piuttosto rara...credo che nessuno, in particolare nei bar come quello dove ho avuto quest'esperienza, faccia la benchè minima attenzione nè alla temepratura dell'acuqa nè al tempo di infusione (magari ti preparano l'infusiera con infuso e acqua poi la lasciano sul bancone 5 minuti mentre preparano l'altra roba da servire al tuo tavolo in modo da fare un giro unico...sai che fatica). Io ormai non prendo più the già preparato, in nessun locale: me lo faccio a casa, così almeno sono sicuro di ottenere dei risultati soddisfacenti. Resta comunque il fatto che si tratta di una bella seccatura. Tuttavia, devo dire che ho trovato un posto carino, gestito da due ragazzi, a Reggio Emilia: si chiama Paguro - caffè letterario. In una specie di taverna nel centro storico, questo particolare locale, arredato con gusto con legni chiari e colori che mi ricordano la Provenza, ha un'ampia stanza dedicata a una libreria e, tra vari vini, birre, caffè e dolci fatti da loro, propongono moltissimi the in foglie di Peter's TeaHouse, e li vendono anche sfusi. Ora, ho sentito dire che la qualità dei the di Peter's Tea House non sia particolarmente buona... io devo dire che ci sono stato due volte e i the che ho preso mi hanno sempre soddisfatto... eccetto una miscela di the verde e bianco alla violetta che ho deciso di comprare: un intruglio verde fosforescente dolcissimo, stomachevole. Non so dire se sono informati riguardo alle diverse temperature dell'acqua e se vi prestino attenzione, ma il servizio non è disdicevole: servono sempre l'acqua dentro a teiere giapponesi in ghisa e le foglie le presentano su un piattino a parte, cosicchè sei tu stesso a prepararti l'infusione, probabilmente però a scapito della corretta temperatura dell'acqua.

p.s. Acilia, la cena si avvicina... sabato di manderò un resoconto con scritti i risultati e magari una qualche foto :-)

Riccardo (confinato all'università)
utente anonimo
#4  
10:24, 27 febbraio, 2008

@Francesca V
Non sono certa siano persone adatte a mettersi in discussione.
Quando capiterò a Roma, faremo a casa tua e provvederò io a portare il tè ;-)
[Ho ricevuto l'email e ti ho risposto subito]

@Renzo
Ho ascoltato diversi racconti simili al tuo e, ahimé, ho vissuto esperienze dello stesso genere.
Del resto in Italia la conoscenza del tè è ancora molto arretrata, e di conseguenza la sua diffusione. Ci vuole tempo, pazienza e devozione.
Ad oggi non credo esistano locali che offrono la giusta accoglienza e competenza in materia.
Basta spostarsi di una manciata di chilometri e a Londra e Parigi le cose già cambiano radicalmente.
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#3  
22:42, 26 febbraio, 2008

Mi viene in mente un'esperienza avuta a Venezia qualche anno fa, in piena Calle Vallaresso, a due passi (e dico due) da San Marco. Mi siedo per godermi in santa pace qualche minuto di relax e noto che nel menù viene vantata una "ampia selezione" di tè, al che chiedo all'inserviente che tipi di tè hanno. L'interrogato, in un italiano stentato, mi risponde sgarbatamente e quasi stupito della domanda: "Tè, cosa vuole che abbiamo?!". L'ampia selezione prevedeva due o tre qualità di tè Lipton in bustine quasi già aperte dai precedenti avventori che evidentemente le avevano toccate a destra e a manca. Devo avere rimosso il costo, che trattandosi di un luogo a due passi da San Marco non doveva essere quanto di più economico esista sulla faccia della terra. Non ci sono più ritornato, stordito come sono stato dalla stupidità e dalla miopia dei gestori del locale. Unica soddisfazione: il locale ha chiuso, è sparito, e a quanto mi risulta non ha più riaperto i battenti. Giusta fine. A questo punto vorrei lanciare un sondaggio: chi mi sa tirare fuori qualche locale decente dove potere gustare del buon tè ed essere consigliati (o perlomeno serviti) da un personale qualificato e competente me lo faccia sapere.

Renzo
utente anonimo
#2  
14:48, 26 febbraio, 2008

io spedirei loro per email la tua recensione, gli faresti un grande favore. Mentre ti leggevo pensavo a quali posti di Roma portati per prendere una tazza di tè insieme :-)

o.t. ho risposto alla tua email. Te lo scrivo anche qui perchè nell'ultima settimana ho avuto problemi di posta; se non la dovessi ricevere fammi sapere.
utente anonimo
#1  
12:34, 26 febbraio, 2008

Mentre leggevo immaginavo i preziosi legni del primo novecento cedere e sgretolarsi divorati dalle tarme, i cioccolatini sciogliersi ed ammuffire, gli inservienti invecchiare e decomporsi lentamente.
Una recensione certamente impietosa, che rispecchia però la realtà dei fatti: un nome storico come quello del Taveggia va sostenuto da un servizio nettamente migliore.
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