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Commenti
#30
00:37, 16 marzo, 2008
Il bimbo si chiama Twitter (ovviamente), e tutto il racconto non è altro che un'astuta e oscura metafora della situazione del web 2.0
Ché è fin troppo chiaro chi si cela dietro gli altri personaggi e finanche dietro i tetti, i coppi e l'acciottolato delle strade. (Ai più scaltri non sarà sfuggito l'accenno alla sedia a rotelle e al selciato, chiara allusione al fondatore di un altro noto servizio che va per la maggiore, e forse anche al framework "Ruby on Rails" utilizzato da tanti sviluppatori web)
E il mare? Il mare è solo un pretesto, lo era anche in "Bambini venite parvulos", che pure là non c'era nessun'àncora da salpare, ed era solo una questione di metrica.
Ma soprattutto non dovrei mischiare l'Assenzio e il Chartreuse a quest'ora di notte - e non so se lo sapete, ma a berne abbastanza gli occhi diventano verdi come entrambi i liquori sono se guardati in controluce, meglio se alla luce soffusa di una lampada...
gilgamesh
#29
14:31, 14 marzo, 2008
Mi è piaciuta molto la nona virgola, mentre avrei spostato il penultimo punto due o tre parole più in là.
Bravo, comunque.
sbloblog
#28
11:42, 14 marzo, 2008
mi domando se l'inganno sia che non c'è fine, o che non c'è altro.
manginobrioches
#27
14:56, 13 marzo, 2008
la prima fine è un inganno, la seconda di più
Effe
#26
14:00, 13 marzo, 2008
M'impressiona anche il nome, Cinto (che al bimbo sen'zanima umana non s'addicono nomi). Ma so che Herr se li va a cercare, i nomi, come fa di solito lui: ovvero aspetta che lo trovino.
Come fa con la scrittura: lui apre la finestra, e la notte ci copre, tutti.
(bello bello. ma sadico, certo. a farci intendere che la fine poteva essere la prima. mentre era solo la rincorsa)(non c'è lettura che non sia prigionia).
manginobrioches
#25
10:17, 13 marzo, 2008
a ognuno la sua gabbietta.
e la combinazione per poterne uscire.
pispa
#24
09:48, 13 marzo, 2008
da dove le è venuto fuori cotanto sadismo di un doppio finale?
lei non finisce mai di stupirmi, effe.
che brutta gente c'è in giro nella blogosfera, davvero :-D
Flounder
#23
19:40, 12 marzo, 2008
me lo sono letto piano,
ed anche a me sono venuti tanti riferimenti in mente,
è ovvio che anche la letteratura è materia della letteratura,
indipendemente dall'intentio autoris agisce l'intentio lectoris che ogni volta aggiunge qualcosa;
io ci ho visto e aggiunto il Sigismondo de la vida sueño; Birdy; Camino de perfección di Pío Baroja e perfino uno Zio Cardellino…
aitan
#22
19:36, 12 marzo, 2008
(ricordavo il caso della ragazza Cambogiana scomparsa nella giungla e ritrovata dal padre dopo molti anni)
Climacus
#21
19:33, 12 marzo, 2008
bel racconto, effe. Questa immagine supera tutte le altre:
"agitava le braccia mulinando gorghi d’aria, e fischiava, e lanciava attorno schegge di paura e canto."
Climacus
#20
14:12, 12 marzo, 2008
Anch'io a ripensare al limite/confine bifronte della finestra e del davanzale: postazione proiettata verso il 'fuori', che trattiene e conferma i vincoli del 'dentro'.
colfavoredellenebbie
#19
14:02, 12 marzo, 2008
(riccio: stavo per scrivere la stessa tua cosa su nocche bianche/ striature sui palmi rosse... ché il sette è mica solo un numero fra tanti, ancorché felice!)
e.l.e.n.a.
#18
13:57, 12 marzo, 2008
Ali e catene, ruote e raggi.
Senza parole l'uno, senza più gambe l'altro, ma uniti da una notte che, come l'altezza, è misurata a coppi.
E da un davanzale che è limite e frontiera, ma anche respiro e notte.
(Nocche bianche, quelle di Cinto, fino al nuovo giorno; nocche bianche del bambino, che respira la notte. Nocche bianche, palmi rossi. A volte ci si aggrappa alle proprie catene, per non cadere)
riccionascosto
#17
13:49, 12 marzo, 2008
Pispa
capisco la reazione
Zena
e qui niente prodigi, solo divina indifferenza
Effe
#16
13:40, 12 marzo, 2008
Il bambino uccello, slegato e legato (d)alle sue catene, e Cinto, che sa e vorrebbe sciogliere almeno i vincoli visibili, sono figurazioni così intense del dolore che si vorrebbe davvero essere soltanto 'falco alto levato'.
(racconto di grande bellezza, signor Effe. Grazie)
colfavoredellenebbie
#15
13:32, 12 marzo, 2008
io non ho visto niente,
non ho letto niente
e non so nemmeno come sono capitata qui!
eh, che ne so io ?
pispa
#14
13:07, 12 marzo, 2008
ben più che giusto
(e, per completare il sillogismo, verrebbe da dire che nessuna libertà è senza prigionia.
Adesso ci penso)
Effe
#13
13:01, 12 marzo, 2008
nessuna libertà è, parimenti, senza violenza.
e.l.e.n.a.
#12
12:51, 12 marzo, 2008
nessuna prigionia è senza violenza,
neppure quella volontaria, quella in cui le catene che ci legano sono la nostra sola salvezza
Effe
#11
12:44, 12 marzo, 2008
un bimbetto, che immagino anche sottile sottile, che si agita seminando piume nell'aria, che sbatte senza controllo contro pareti e oggetti, che emette strilli: è straziante davvero, immagine violenta. eppure si calma, gli basta una notte di cielo.
invece, che da gallerie infernali i carretti non possano che "galleggiare finalmente in strada", in fondo ai crepacci liquidi e densi di vite confuse - povero Cinto - mi racconta una calma e ripetitiva prigionia, meno violenta, meno rumorosa forse, cui non sembrerebbero bastare tutte le stelle del firmamento per ritrovare un solo raggio di calma..
(ho ripensato anch'io a "birdy")
varasca
#10
12:26, 12 marzo, 2008
comunque ci vuol più talento a leggere che a scrivere, affé mia.
Effe
#9
11:56, 12 marzo, 2008
Sì, di storie ce ne sono. Ma raccontarle così, Effe, riesce a pochi.
giorgi
#8
10:30, 12 marzo, 2008
grazie della risposta! ricordo solo di aver spedito qualcosa tempo fa. mi chiedevo che fine avesse fatto... vado a vedere il sito di buràn! ;-) *
caliyuga
#7
10:10, 12 marzo, 2008
le storie ci sono già, tutte; non resta che raccontarle
Effe
#6
09:49, 12 marzo, 2008
E' un fatto che la realta superi l'immaginazione, ma solo un vero scrittore può metterne insieme i pezzi e darvi contemporaneamente un senso...
bellissimo racconto Herr, e grazie anche per averci permesso di conoscere i riferimenti su cui ha lavorato di penna e cuore.
LipsVago
#5
09:35, 12 marzo, 2008
Negli anni '30 avevo già la patente
Effe
#4
09:02, 12 marzo, 2008
Visto dalla sua camera sottotetto, il piano mosso della strada, venti metri di vuoto più sotto, s'increspava scuro, con le ultime chiazze di vita
E di morte.
Non ho resistito a leggere il finale alternativo e farmi male. Ora chi paga?
Vista la presenza di metallo, nel racconto le lascio una chicca dehli anni 30, dovrebbe ricordarsela, lei era giovinetto, allora.
http://www.youtube.com/watch?v=KSqvBuouM7E
metallicafisica
#3
08:42, 12 marzo, 2008
quella è la notte a essere rapinosa e financo bara
Effe
#2
01:05, 12 marzo, 2008
Birdy, scusa. Mi fai fare sempre le ore piccole coi tuoi racconti.
L.
utente anonimo
#1
01:04, 12 marzo, 2008
Rapinoso.
Mi hai fatto tornare in mente 'Bird'.
utente anonimo
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