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Commenti
#17
11:12, 25 marzo, 2004
ok ok.... da qui alla festa c'è ancora un po' di tempo.... provvedero' ad emanciparmi prof! ...e giuro che cerchero' di migliorare anche nella cucina!!
IMMITO
#16
09:23, 25 marzo, 2004
a quando una tua riflessione sul nobile assassinio di un vecchio cieco paraplegico, con atto teleguidato dalla sede del nobile ranch israeliano proprietà del nobile proconsole nazista in carica ne regno di re David? lo attendo e lo esigo ....
utente anonimo
#15
19:37, 21 marzo, 2004
eh già, come dicevano i Downcast, "Silence equals death". Sono con te.
utente anonimo
#14
13:25, 21 marzo, 2004
Molti credono che si possa partecipare del silenzio ingiunto dal ministero a modo proprio, formulando con proprie parole, nel proprio raccoglimento, un auspicio, un pensiero di speranza, o di critica, o di dissenso. Ma questo stesso aggettivo, "proprio", è a mio avviso erroneo, im.proprio. Come si può manifestare dissenso e critica se si tace e ci si adegua? Forse che chi rifiuta di fare silenzio non prova dolore per la morte di esseri umani la cui vita è stata spezzata all'improvviso in un giorno qualunque, su un treno qualunque? Grazie a Marco Rovelli per il suo sostegnoe per il suo conforto morale.
utente anonimo
#13
23:20, 19 marzo, 2004
...il racconto dell'isola sconosciuta: me lo ha regalato una persona carissima..e così ho conosciuto saramago! alderano, credo che passerò + spesso di qua....sono sulla buona strada: se non altro xchè sono molto polemica ,sempre, senza guardare in faccia nessuno...sono scomoda a volte anche sul lavoro...non si direbbe vero leggendo il mio blog?? tutte quelle poesie sui sentimenti..ma c'è anche anche 1 altra faccia di BO!! Disprezzo i servi del potere...E' vero, questa società è fondata sulla violenza...ma non posso pensare di rispondere alla violenza con altra violenza..x ora, forse xchè ho ancora delle speranze..il terrorismomo è l'altra faccia di questo sistema, è figlio del sistema di potere che regola la nostra società. E' ora che la gente si stanchi, che smetta di credere a tutte le baggianate che vogliono farci passare x verità...ma la ribellione è scomoda..passerò + spesso di qua x un confronto...è costruttivo qui. notte alderano. BO.
toschina
#12
22:36, 19 marzo, 2004
mi ha fatto riflettere questa discussione, grazie davvero.
rotaciz
#11
20:48, 19 marzo, 2004
Adoro Saramago! "L'anno della morte di ricardo Reis" lo regalai tanto tempo fa a mio padre, in un tentativo di avvicinamento per lo meno culturale (miseramente fallito)... poi cecità, memoriale del convento, il racconto dell'isola sconosciuta... libri che mi hanno fatto venir voglia di imparare il portoghese
Ameleht
#10
20:19, 19 marzo, 2004
sabotaggio non è solo 'astenersi da'. il sabotaggio è essere attivamente un granello di sabbia nell'ingranaggio del potere. sabotare i rapporti di dominio ovunque, in ogni istante, in ogni luogo. essere conseguenti con un'etica della libertà. non accettare nulla che io non approvi. l'anarchia, diceva malatesta, è un metodo. il metodo è il sabotaggio. e posso sabotare con il linguaggio, o con un gesto. in ogni caso non è un astenersi da, ma un liberarsi da. dato che la libertà non è nulla, se non è liberazione. e 'liberarsi da' implica azione. a partire dal quotidiano (sul luogo di lavoro, nelle relazioni sociali in cui ognuno è inscritto in un ruolo) fino allo 'straordinario': mettersi in gioco, mettere in gioco il proprio corpo, le proprie parole, il proprio essere. ognuno si scelga la sua forma: va bene non comprare prodotti delle multinazionali, va bene manifestare, va bene soprattutto colpire i segni con cui il potere si manifesta in qualsiasi occasione, in qualsiasi modo. a ognuno la sua forma, legale o illegale che sia. questo è l'obiettivo che dovremmo perseguire. (al di là del dibattito, sterile, su violenza o non-violenza: è il sistema in cui noi viviamo che si fonda sulla violenza. la gente si stanca? sarebbe l'ora). so che queste non sono indicazioni 'pratiche': ma la pratica si fa, ognuno di noi è una pratica, e nessuno può sapere al suo posto. spinozianamente, ognuno deve esplicare la propria potenza d'agire.
alderano
#9
18:19, 19 marzo, 2004
...ma questo non significa accettare un sistema che non mi piace...forse c'è un'alternativa...??? scusa alderano....che pizza che sono eh?? BO.
toschina
#8
18:15, 19 marzo, 2004
....ho un timore ( ma è una domanda..un dubbio..): a lungo dare il fatto di non ottenere nulla attraverso il sabotaggio (che è un'astensione da.....) non potrebbe portare ad una frustrazione e quindi alla violenza, al terrorismo? xchè poi la gente si stanca...non so...BO.
toschina
#7
17:58, 19 marzo, 2004
...il silenzio di cui parli tu non ha coscienza. Il "silenzio" di cui parlo io, ripeto, è simbolico e lo manifesto attraverso una personale riflessione di ciò che mi succede intorno (magari mentre ascolto musica in camera mia...e questo mio pensiero è andato anche a coloroche sono morti sotto le bombe lanciate dagli americani...) ma su questo punto ci siamo capiti perfettamente. Ci sone tante, troppe cose che non capisco...tu parli di sabotaggio, il cui significato è non "avallare" una certa logica di potere. ok. ci sono. Ma non basta a far cambiare le cose...io ci credevo, ci hanno creduto i miei genitori...ma non farà cambiare nulla...non è sufficiente. magari sarò a posto con la mia coscienza x non esserci stata...mi spiego con un es. terra terra: io non ho dato il mio voto a berlusconi..xò ne pago le conseguenze..) capisci cosa intendo dire?? credo che questa logica di potere che non ci sta bene è entrata nella mentalità dei + e chi è in minoranza non ha lapossibilità di farsi sentire se non attraverso l'astensione....ma questo non fa si che il sistema cambi. Lo so d'essere ingenua su certe cose, soprattutto quando si tratta di "politica"...ma non vedo soluzione. Mi sarebbe piaciuto avere al liceo un prof. come te....avrei avuto da imparare, al dilà delle nozioni di filosofia. ciao. BO.
toschina
#6
17:31, 19 marzo, 2004
Il raccoglimento, il silenzio... ognuno ha tempo e modo di raccogliersi per conto suo, al di fuori di ogni logica rituale e di potere. Ciò che questi riti itendono fare è di creare nuovi 'miti fondativi' (l'itinerario dei silenzi negli ultimi anni è stato questo: twin towers - nassiriya - madrid. E tutto il resto, che sempre e da sempre resta nel silenzio?). Intendono darci una bandiera, un'identità, attraverso uno stimolo emotivo. Non c'è nessuna coscienza in quel silenzio se non quella di chi ti dice di tacere. Dopodichè, sta a ognuno di noi trovare il proprio gesto resistenziale, un gesto in.appropriato, in ogni situazione. Qui sì, che è questione di coscienza. E la coscienza, oggi, è sabotaggio.
alderano
#5
17:04, 19 marzo, 2004
"...il gesto di chi si sottrae a un'identità imposta. Al loro silenzio di morte non ci si può che sottrarre..." Il silenzio da solo non basta a risolvere, ad impedire...di x se non è risolutivo di nulla, così come non ha senso un silenzio imposto...il silenzio è simbolico, è 1 segno di "rispetto" x quei morti e x tutti coloro che muoiono in base alla stessa "logica". Ovvio che se oggi rimango in silenzio e domani mi sono già scordata di ciò che è successo....è la coscienza di chi sta in silenzio che conta. Alderano, sono delusa ed amareggiata: il silenzio non conta, le manifestazioni non contano...sono contro al terrorismo...qual'è la strada caro alderano x farsi sentire, x cercare di cambiare questo mondo?? o è un'utopia solo pensarlo..? BO.
toschina
#4
14:45, 19 marzo, 2004
un grande silenzio, questa non sarebbe davvero una cattiva idea...
alderano
#3
09:35, 19 marzo, 2004
più che altro mi fa orrore la logica del minuto di silenzio selettivo: per gli spagnoli si, per nassirya si (per i bianchi, in genere, si), per iracheni e palestinesi no, ecc. -- a essere rigorosi e coerenti, e sommando tutti i minuti dovuti, dovremmo passare in silenzio giornate intere (e non sarebbe poi una cattiva idea);
dakko
#2
11:48, 18 marzo, 2004
rincuora, caro alderano, sapere che ancora, qualche giovane si ostina a pensare, e dubitare d quel che gli vien detto d fare
Ameleht
#1
10:07, 18 marzo, 2004
La retorica del minuto di silenzio è insultante. Un minuto(o 3: esiste anche una contabilità delle stragi, un'aritmetica del terrore)di silenzio, per far passare sotto silenzio, per tacitare la rabbia e il dolore... Io non parteciperò mai, nè ho mai partecipato, ad alcun minuto di silenzio. Occorre, piuttosto, iniziare ad urlare...
kaspar
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