Lascia la tua opinione
Commenti
#40
13:00, 24 aprile, 2008
obbedisco deferente all'ingiunzione sbaciucchiatoria, pur se sbavare su una passera di mare potrebbe condurre alla chiusura del blog per atti contrari alla pubblica decenza...
auguri e buona vita :)
- p.
ppork
#39
12:12, 24 aprile, 2008
ma che schifo? :-D
Flounder
#38
12:02, 24 aprile, 2008
obbedisco: baci, baci a flounder e auguri!! :)
uolter sloggata
utente anonimo
#37
11:36, 24 aprile, 2008
ma che è la ruzza, gurby! :) traduci subito, caccia fuori la coda di questa ruzza! :D
flounder, chiacchiere sì, ma non distintive :)
(oggi è il compleanno di flounder, diamole tutti un bacetto bavoso in segno di simpatia e amicizia :))
HangingRock
#36
10:12, 24 aprile, 2008
ma qui, allora, c'è della ruzza:)))!!!
Gurbj
#35
03:07, 24 aprile, 2008
chiacchiere!
(ahahahahaha)
Flounder
#34
00:31, 24 aprile, 2008
presto! presto! qualcuno afferri il forcipe e mi tiri fuori di qui! ho la coda intrappolata! sto da una settimana con il capo da fuori ma mia madre sul più bello si è scocciata e ha smesso di spingere...
eppure quando si è fatta mettere incinta da mio padre sembrava mi desiderasse quasi più della sua vita. Cosa non ha fatto con la matita a quel povero libro (che teneva pure una certa età) per convincerlo a fecondarla... Certe cose sporche che non vi potete manco immaginare! Sottolineature ad aratro, disegni scombinati, appunti finanche nelle pieghe più intime, tra le cosce delle pagine dove pure le molliche di pane o i granelli di sabbia fanno fatica ad infilarsi.
dopo un paio di giorni di gestazione, quando oramai si erano rotte le acque e iniziavano le contrazioni, mi ha spinto fuori il capo, poi ha fatto un lungo sospiro e si è fermata. si è sollevata a fatica sui gomiti, mi ha fissata per un lungo, intenso istante in cui il suo sguardo è stato attraversato da una tempesta di sensazioni angoscianti - delusione, pena, sconforto, incredulità per la dissimmetria tra lo sforzo per tirarmi fuori da sé e la qualità del risultato - e, sfinita, si è lasciata ricadere all'indietro con un tonfo sordo.
Da allora sto appesa qua senza potermi muovere, senza sapere che fine farò. In queste condizioni, sento che non potrò sopravvivere, eppure non è questo destino di oblio ad angustiarmi. Quello che mi tormenta è che non saprò mai se la mia coda esisteva davvero o meno, se ero nata per essere un arbusto o un aborto.
HangingRock
#33
14:27, 23 aprile, 2008
ha-tù (parola preservante e gommosa, con inflessione piacevolmente sorpresa).
lisa
utente anonimo
#32
12:54, 23 aprile, 2008
ahi tù (parola poliglotta)
Gurbj
#31
11:19, 23 aprile, 2008
gurbj, ài lov iù.
hanging, mi sto rimettendo in carreggiata. spe' che arrivo.
(come? qualcuno ha forse detto "e atté, ma chi ti vuole?")
lisa
utente anonimo
#30
18:24, 22 aprile, 2008
minchhhhhhhiahhhhhhhhh (mi sto riprendendo)
Gurbj
#29
10:27, 22 aprile, 2008
... o almeno,
tanguerando
, un ballettino modico...
- ppork
[après
uolt
]
ppork
#28
18:27, 21 aprile, 2008
...nessun bollettino medico. ci si potrebbe anche preoccupare!
chiederei, anche se immagino che la parola sia fiacca, almeno un bollettino modico, hanging, per i più apprensivi e ansiosi...
ilsistemauolter
#27
17:39, 21 aprile, 2008
La salute della "propria" parola non è una cosa facile da stabilire, soprattutto se si è malati. La parola si ammala quando la sopravvalutiamo, la logoriamo, la consuntiamo ... spesso per troppo amore. La facciamo onniscente e onnipotente, povera parola. Troppa respossabilità, troppo carico. E nemmeno un silenzio a darle tregua e sostegno. Nanche un fatto a sotanziarla. Uno specchio di dialogo a restituire eco.
E' un mezzo, è un luogo, è una necessità.
E' un vizio, è un alibi, è una copertura.
In Primavera ci si ammalata di tutto. E' una stagione terribile, la prima cosa che fa è capovolgere i sensi, le percezioni, i pensieri... tutto si patologizza nella fatica di dover fiorire e non sapere come. Le parole sono le prime a incepparsi nel pupullare di altri mezzi, altri luoghi, altrie necessità. Stanche di definire, di tutta questa aspettativa puntata contro.
Allora gòditi questo Parkinson, dulce HangingRock , tàcitando magari nella cura, fatti
pescatrice di gesti
, di
aggettivi preziosi
, senza
finzioni necessarie
, senza
scandire niente
, circòndati di
silenzi che dicono cose
, ascolta
le cose non dette
,
i fatti che si raccontano alle parole
; prima che
Erméle giunga
a esegurire il suo compito rimani
in cammino...
L'anima è più della parola.
E tu al nutri, l'alleni, la carezzi.
Guarirai presto.
:-)
farolit
#26
16:14, 21 aprile, 2008
...a quei tempi l'Egofante si accorse della incommensurabile distanza tra parole e cose, cuore e coccige, sillaba e nerchia, vocali e vagina. Fu un colpo duro al cuore di quel bambinone di Ego che da ormai una decina di anni si aggirava senza gran costrutto nella zona membranale, quella dove il sì è no, è l'inconscio è la casa.
Glielo rivelò una cena tra colleghi dove Ego avrebbe fatto volentieri a meno di una serie di parole ritardanti e stimolanti, mentre gli altri e le altre ci sguazzavano. Alla fine sguazzarono a letto ed Ego si consolò guardando una pallida luna malata - come ti chiami ? Chiazza di piscio celeste sfericamente formata, fu la rispota dell'astro.
Non solo le parole erano ammalate, ma non significavano più nemmeno ciò che indicavano.
Ad Ego non rimase che il contorcimento di visceri che provava, passando accanto a quel gruppo di puttane radical-chic, esercitanti accanto a una vecchia sezione del PD, attrezzata a museo-bodoire.
Ma tu sempre al sesso pensare ? Chiese all'Egofante una delle lavoratrici della ciucia, una ivoriana laureata in Letteratura del cuore straziato.
Per l'Egofante fu un ennesimo strazio, una ennesima illuminazione.
Strazio e illuminazione, ma non significano due cose...
Parole, Ego, parole...pensa a fare muscoli...a noi ci piace macho...Ego, macho, ego...
Alfar
P
utente anonimo
#25
15:54, 18 aprile, 2008
io invece da qualche tempo non riesco a smettere di scrivacchiare (sic!)
sono arrivato allo sminuzzamento del senso, ormai le parole e le frasi mi appaiono nei loro elementi costitutivi; il primo significato quasi scompare, subito cerco il suo doppio, compulsivamente.
sostituisco, intreccio, scambio, deraglio.
finché il contenuto perde contatto con il fine, e resta solo la forma, il guizzo (a volte), fine a se stesso senza fine, come uno specchio allo specchio.
mh...
pazientate, è venerdì, e s'annuncia un altro fine settimana di tempo fetecchioso, in questa primavera romana che tarda ad arrivare...
- m'sieu le porcher
ppork
#24
16:20, 17 aprile, 2008
Vabbuò, io come al solito arrivo qua e le parole invece me le perdo, le metto da parte per le vostre.
Eppure...
Eppure non mi è così sconosciuta, la malattia della parola.
Però non mi riesce di parlarne. Forse è per quello.
riccionascosto
#23
00:46, 17 aprile, 2008
Ciao Hanging (ora so che sei tu...). Non so se ti può consolare, ma anche per la musica a volte è così... va, viene, si ammala, resta in silenzio, sembra che non vuole più tornare, poi quando le pare ritorna all'improvviso, guarita, vitale più che mai! e tu, senza saperne il motivo, a un certo punto vuoi farla parlare... non so perchè, ma è così. Certo che quando torna guarita è bellissimo e fa stare troppo bene! un abbraccio!
maresia
#22
20:35, 16 aprile, 2008
Mi sembrano simboliche, ora, tutte le cadute della nostra linea telefonica, mentre ci arrampicavamo ciascuna sulle proprie parole per spiegare il senso di altre. Forse il virus prevede un singhiozzo di riflessione. Fatto sta che sul piede di partenza per il ritiro in milonga, mi sento oberata da un silenzio che mi sta macerando. E non è il mio. Sarà grave? ;-)
zaritmac
#21
20:16, 16 aprile, 2008
e comunque facciamo che non te ne vai, che resti un poco qua?
HangingRock
#20
20:15, 16 aprile, 2008
e comunque quella roba là l'avrei definita fonìa apàrola :)
HangingRock
#19
20:10, 16 aprile, 2008
gurby, di' la verità: tu mi hai sentita oggi. non è possibile, questa cosa non è proprio possibile :)
HangingRock
#18
18:06, 16 aprile, 2008
ihhhcchhh...schhhhh...rippphhh...
(parola afona)
Gurbj
#17
16:50, 16 aprile, 2008
senti, cara, approfitto allora per segnalarti questo sito in cui troverai tutte le a href="http://www.gtango.net/Reg_milonga.asp">regole che MAI si devono infrangere.
trovo che sia una lettura assolutamente illuminante.
Flounder
#16
16:49, 16 aprile, 2008
eh, zu, quella cosa là. che finge di essere un luogo di ballo, mentre è solo un luogo di religioso silenzio.
ok, ok, talvolta non tanto religioso :D
HangingRock
#15
16:45, 16 aprile, 2008
...nella dens-hall, insomma.
Zu
#14
16:38, 16 aprile, 2008
oggi sto troppo guarita per i miei gusti. sto tutta una chiacchiera, una vivacità e una reattività espressiva che è una roba semplicemente scandalosa, ma -più di ogni altra cosa- soprattutto disonesta.
stasera per punizione me ne vado in ritiro verbale in milonga, a fare dura pratica di silenzio per principianti :)
HangingRock
#13
12:18, 16 aprile, 2008
cav, ma che scostumatezza, io non lo so :)
due fatti devo dire: il primo è che la patologia della parola nasce, per sua stessa natura, dall'essere dentro, non fuori! il che non è che la renda meno grave, anzi :D
il secondo fatto è che, come tutti i dolori, la malattia della parola si accompagna ad un piacere che può essere tutt'altro che sottile, tanto da indurre nel malato il sospetto che la velocità di guarigione non sia fattore esogeno ma endogeno; che la malattia non sia una condanna ma una scelta; che questo silenzio, in fondo, lo si ami e non si desideri affatto separarsene; che questa menomazione espressiva , per una sorta di meccanismo di compensazione, acuisca altri modi di comunicare, forse inesplorati o troppo a lungo ignorati.
HangingRock
#12
11:36, 16 aprile, 2008
(hanging, il cavaliere, con belle parole, ti ha detto che stai fuori :-D )
Flounder
#11
11:25, 16 aprile, 2008
mmh,
ho notato che io e te abbiamo una caratterisctica comune, quella di essere capaci di avere dentro pensieri come Guernica dopo il bomberdamento e prima del quadro, e contemporaneamente parlare di design, o dei policordi in John Scofield e Amad jamhal. Tu naturalmente sei molto più brava di me, e certo gli argomenti esplicitati sono spesso molto più belli di quelli celati, o frse sono solo meno pericolosi, ma forse questo esercizio a lungo andare fa squillare dei campanelli di allarme. Mi piace più la filosofia della psicologia, che mette tutto in una chiave malata; quindi citando un filosofo un pò particolare di nome Marx, questi campanelli di allarme possono configurarsi come dei momenti di alienazione, che forse è un'altro modo di chiamare questa (solo temuta vedo e spero) malattia della parola
kisses:)
ilcavaliere
#10
10:49, 16 aprile, 2008
forse sì, allora. potrebbe essere un retrovirus. la cura è difficile perché nel momento in cui la parola lo identifica e gli spara una frase contro per sterminarlo, lui reagisce cambiando forma e disorientando la parola, che ha la sensazione di aver colpito a vuoto.
HangingRock
#9
10:38, 16 aprile, 2008
oddio, niente che abbia a che fare con le rotondità posteriori :-D
erano la biologa e il medico dentro di me a parlare. sono virus che si mimetizzano e cambiano di forma, si trasformano in corso di riproduzione, sì che la cura delle malattie che provocano è difficilissima.
Flounder
#8
10:36, 16 aprile, 2008
ti sei ammalata pure tu, didola! ma allora è vero che c'è un retrovirus in circolazione!!! :)
HangingRock
#7
10:35, 16 aprile, 2008
mi hai lasciato senza parole
didolasplendida
#6
10:33, 16 aprile, 2008
e mo' che è il retrovirus? :)
HangingRock
#5
10:31, 16 aprile, 2008
flou, ma come hai fatto a indovinare? :) è proprio così! si sveglia all'improvviso come in preda ad un attacco di bulimia e si avventa come una furia su tutte le frasi che trova congelate nel frigorifero dei propri pensieri, finché esausta non se ne torna a letto, con la voglia solo di liberarsene.
E al risveglio non si finisce mai di stupirsi di quanto il corpo sia in grado di sopportare l'aggressione verbale, di difendersene incassandola, assorbendola, metabolizzandola, espellendola.
HangingRock
#4
10:27, 16 aprile, 2008
è un paradosso tipico dei retrovirus
Flounder
#3
10:21, 16 aprile, 2008
aitan, appena si esce dall'isolamento e si decide di parlare, di questa come di qualunque altra cosa, si ha la sensazione di essere vittime di un'epidemia :) Sempre ci si accorge che la propria esperienza individuale è solo una cellula di qualcosa di più ampio, di un accadere collettivo il cui corpo si rivela attraverso la scoperta di un senso di identità tra le singole parti, e più ancora dalla vibrazione concomitante di stringhe diverse. So che sai come questa scoperta da un lato offra il conforto della condivisione, dall'altro si accompagni alla malinconia di veder stemperata la propria tragedia individuale in un dramma, per giunta collettivo.
Il paradosso (che mi diverte assai) della malattia della parola sta nel fatto che questa, non appena sia enunciata, da un lato acquisisce la solidità, la permanenza, l'irreversibilità dei fatti, dall'altro contraddice se stessa e si nega.
HangingRock
#2
07:49, 16 aprile, 2008
(mi chiedo a questo punto - con enorme affetto nello sguardo - se la tua parola si alzi in piena notte per scorribande notturne in cucina, lasciando tracce in terra di frasi smozzicate che al mattino si rivelano e tradiscono.)
Flounder
#1
07:21, 16 aprile, 2008
però, come lo dici bene,
mia cara compagna di sventura
(mi sveglio senza sogni e senza parole, ti leggo e penso che potrebbe anche essere un'epidemia che ci porterà tutti inesorabilmente lontano da qui)
aitan
Scrivi un commento
Nome: utente anonimo
Blog:
Il tuo commento:
Puoi usare i seguenti tag HTML nei commenti: <a target="_blank"><b><i><br>
Scrivi le lettere che vedi nell'immagine qui sopra.
URL di trackback per questo post:
http://www.splinder.com/trackback/16757661
*
Entra
o
Registrati
per commentare con un tuo nick :)
chiudi questa finestra