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#4  
20:26, 07 maggio, 2008

Mah! Io penso che Burton cerchi di restare il più integro possibile in un mondo nel quale se non incassi, non ti offrono una terza possibilità (la seconda forse si) e dove quasi nessuno può scegliere cosa fare, come lui fa.
Essendo così darkettona la sua poetica sin da giovanissimo credo sia sostanzialmente genuina, al ghe ciapa ben cussì.
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#3  
14:55, 07 maggio, 2008

La purezza non è di questo mondo e, in quanto personaggi, neppure le creature di Burton sopravviverebbero.
Premesso che Burton mi incuriosisce pur non potendo vantare una così profonda conoscenza, credo che si sia di fronte, come spesso accade nella traduzione filmica o artistica di argomenti universali (amore, ingiustizia, sopraffazione, emarginazione), ad un semplice esercizio di poetica.
Cinicamente penso che Burton abbia trovato il suo marchio di fabbrica..prova ad immaginare che film sarebbero usciti se avesse deciso, a suo tempo, di abbracciare la causa non del darkettone depressivo ma del commesso di mc donalds..(magari ci si può esercitare a tirar fuori qualche nuovo titolo ;))
Forse, dunque, proprenderei per lo sfruttatore di un tema che ha appeal sul pubblico, più che credere alla storia del vendicatore dei freaks.
Cius.
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#2  
13:25, 07 maggio, 2008

Si, beh!, sono d'accordo, i personaggi di Burton restano nell'ombra, non prevalgono, hanno un'unica via di fuga nell'amore per qualcuno o per qualcosa, l'umanità per Burton non puo' evidentemente essere redenta dalla sua gretta ignoranza e stupidità senza fondo.
Non lo vedo molto fiducioso sulle possibilità di riscatto dell'umanità nel suo insieme, diciamo che non ci spera molto nella rivoluzione, l'uomo che ha qualità e sensibilità superiori è spesso emarginato.
Tim Burton però difende il suo spazio all'interno dello star system e combatte per affermare un suo ruolo. E in questo lui è il vendicatore degli Edward del mondo o un ex puro corrotto? I suoi personaggi sopravviverebbero nella loro purezza immersi nella realtà del business Hollywoodiano?
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#1  
12:31, 07 maggio, 2008

Nella visione del mondo di Burton non vedo però l'elemento rivoluzionario. La via del conformismo si scontra con il mondo sommerso ma solo per fugaci attimi. Restano realtà incapaci di produrre un piano di convivenza. Kim torna alla sua vita e può solo avere un ricordo di Ed, non la presenza, tramite la neve che vede cadere ogni inverno.
Scontri casuali che non perturbano il sistema che procede prima, dopo e oltre i personaggi visionari che tentano di creare una breccia.
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