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Commenti
#9
17:28, 06 luglio, 2008
Scusate, ma provate a considerare se, per caso, qualcuno si è preso la briga di leggersi i documenti di questo vexatissimo Concilio Vaticano II in campo liturgico.
Da nessuna parte si parla di introdurre la messa in volgare, solo si parla di "tollerarla", a certe condizioni.
Di abolire la liturgia gregoriana poi non si fa il minimo cenno perchè è cosa che non sta nè in Cielo nè in terra.
E' la crassa e beota ignoranza caprina di molti Vescovi che ha aperto tutto un filone "interpretativo" che ha oltrepassato persino l'abuso.
Non sparatemi a pallettoni, ma sommessamente, secondo me il Vaticano II con tutta questa storia c'entra solo come pretesto. Certi personaggi aspettavano solo il "segnale" per scatenarsi.
Comunque, se 40 anni di modernismo non ci hanno cancellati, vuol proprio dire che non prevalebunt!
Cor Jesu adveniat Regnum Tuum,
adveniat per Mariam!
utente anonimo
#8
07:40, 05 luglio, 2008
Per quelli di Sodalitium, i sedevacantisti sono modernisti postconciliari ... non c'è limite al peggio!
utente anonimo
#7
17:48, 30 giugno, 2008
Per tentare di capire un pò meglio la questione, posto una dichiarazione di don Francesco Ricossa (autore, tra al'altro, di "Cristina Campo e l'ambuguità della tradizione"). E' una dichiarazione di parte sedevacantista, penso però sia utile a metter in evidenza i termini e le contraddizioni in gioco presenti in un ambiente, quello generalmente definito "tradizionalista", molto meno "omogeneo" di quello che si possa superficialmente pensare.
Le condizioni del Cardinal Castrillon Hoyos
Il Cardinal Castrillon Hoyos, della Commissione Ecclesia Dei, e Mons. Bernard Fellay, superiore della Fraternità San Pio X, si sono recentemente incontrati il 4 giugno. In seguito al colloquio, il cardinal Castrillon Hoyos ha inviato una lettera a Mons. Fellay (lettera che è ormai di pubblico dominio) nella quale sono poste cinque condizioni – da soddisfare entro la fine del mese – per proseguire il processo che dovrebbe portare la Fraternità alla “piena comunione” (secondo l’espressione conciliare) con Benedetto XVI.
Le cinque “condizioni” si riassumono, in fondo, in una sola: riconoscere nei fatti, e non solo a parole, l’autorità di Benedetto XVI.
E’ noto, infatti, che la Fraternità San Pio X, per volontà del suo fondatore, Mons. Lefebvre, impone ai suoi membri il riconoscimento dell’autorità e della legittimità di Paolo VI e dei suoi successori, pur rifiutando un Concilio Ecumenico, il magistero e le riforme post-conciliari promulgate con l’autorità di Paolo VI e dei suoi successori.
E’ questa la terribile contraddizione che vizia fin dal principio la Fraternità San Pio X, la sua natura e la sua azione, e che Castrillon Hoyos non manca di mettere in evidenza.
Alla Fraternità San Pio X, Castrillon Hoyos chiede di impegnarsi a rispettare pubblicamente la persona del Santo Padre (seconda condizione), l’autorità del Vicario di Cristo (quarta condizione) e di non porsi in contrapposizione con la Chiesa con la pretesa di un magistero superiore a quello del Papa (terza condizione), mantenendo al contrario un’attitudine di carità ecclesiale (seconda e quarta condizione; ricordiamo che lo scisma è un peccato contro la carità ecclesiale).
Nella sua Omelia per le ordinazioni sacerdotali a Winona (Stati Uniti) del 20 giugno, Mons. Fellay ha già risposto negativamente a quello che ha definito un “ultimatum” per far stare zitta la Fraternità. In realtà, le richieste del Cardinale sono il minimo che si possa chiedere a ogni cattolico: il rispetto del Papa e il riconoscere che è il Papa che deve insegnare ai cattolici, e non il contrario.
In realtà, le “condizioni” di Castrillon Hoyos non possono essere prese in considerazione, perché il “magistero” di Benedetto XVI è quello del Vaticano II, e l’insegnamento del Vaticano II si oppone al Magistero della Chiesa. La testimonianza della Fede impone pertanto a ogni cattolico il pubblico rifiuto e la denuncia degli errori conciliari, delle riforme post-conciliari e degli scandali che ne sono seguiti. La colpa della Fraternità non consiste certo nel rifiuto del Vaticano II.
E’ inaccettabile però che la Fraternità riconosca in Joseph Ratzinger il Vicario di Cristo, e poi inviti i suoi seguaci a mancare di rispetto e di obbedienza al Papa e al suo insegnamento, per aderire invece all’insegnamento della Fraternità e obbedire ai suoi superiori piuttosto che alla Chiesa. Così facendo la Fraternità calpesta anch’essa, almeno di fatto, i più solenni principi del Cattolicesimo, e forma – o piuttosto deforma – i cattolici che la seguono in uno spirito scismatico per i quali ormai i termini “Papa”, “Roma”, “Vaticano” ispirano solo diffidenza e ostilità. “Chi disprezza voi, disprezza me”: il disprezzo del Vicario di Cristo implica il disprezzo di Cristo stesso.
Se invece la Fraternità, accettando le condizioni, proseguisse nel processo ripreso nel 2000 e che ha già fatto capitolare tanti sacerdoti e fedeli che hanno accettato gli errori del Vaticano II, proclamerebbe, sì, a parole la sua fedeltà al “Papa”, per tradire però l’insegnamento di tutti i Papi.
Il nostro compito quindi non è quello di favorire le “trattative” in corso o, al contrario, di ostacolarle, ma di sperare piuttosto che sia la Fraternità San Pio X, sia i seguaci degli errori conciliari, deposti gli errori sinora difesi e proclamata integralmente la dottrina cattolica, si uniscano infine non nell’errore, ma nella Verità.
Don Francesco Ricossa, Verrua Savoia 27 giugno 2008
Faber18
#6
14:52, 29 giugno, 2008
Anch'io vedo molta superbia, come dimostra peraltro questo aneddoto.
Il sacerdote che è venuto dalle mie parti a celebrare il triduo pasquale (si può si può, leggete meglio il motu...) un tempo faceva parte della s.pio X; poi col tempo ha capito come stanno le cose, tant'è che adesso è perfettamente nell'obbedienza, pur continuando (ci mancherebbe altro!) a celebrare col messale di s. Pio V.
Raccontava per l'appunto a Pasqua che un bel giorno un sacerdote lefebvriano giunse in visita al seminario tradizionalista (ma in perfetta comunione con Roma) di Cristo Re Sommo sacerdote presso Gricigliano .
Ebbene, visitando la cappella del seminario, passò davanti al Santissimo esposto, e nel far ciò non accennò una genuflessione o il più pigro inchino!
Tutto questo, potete immaginare, tra lo sdegno e il forte rammarico di seminaristi e sacerdoti della casa contestualmente presenti..
Morale: credo che l'abortita riunificazione sia voluta da Dio stesso, per punire anzitutto la durezza di cuore di quei sacerdoti.
Si leggano le vite di s. Caterina senese e di s. Margherita M. Alacoque per capire quanta obbedienza esiga Cristo da parte dei religiosi, fossero anche tra i più pii e devoti..
lo scholare
utente anonimo
#5
21:14, 28 giugno, 2008
E' vero, quello è un pericolo terribile.
Faber18
#4
18:55, 28 giugno, 2008
non so, io tendo a vedere sempre di più l'orgoglio in questa vicenda. E lo dico con sofferenza, stimando profondamentro la Fraternità.
wXre
#3
17:12, 27 giugno, 2008
Avete letto l'ultimo articolo di Domenico Savino su Effedieffe? Personalmente trovo che la domanda di chiarezza sui vari punti dottrinali fatta da mons. Bernard Fellay sia pienamente condivisibile. Li riporto:
• Il compito fondamentale della Chiesa è di annunciare verità soprannaturali ed eterne?
• La denominazione classica di «false religioni» rivolta alle fedi diverse da quella cristiana è ancora valida?
• I termini «eretiche» e «scismatiche», che qualificano le religioni più prossime alla religione cattolica, sono spariti.
Perché?
• L’ecumenismo va inteso come sforzo che la Chiesa deve compiere per la conversione di tutti i cristiani ed un ritorno all’unità cattolica, o la costituzione di una nuova specie di unità «negoziata» che non richiede più alcuna conversione?
• Il dogma «extra Ecclesiam nullus omnino salvatur», richiamato nel documento Dominus Iesus parlando di Ecclesia, fa riferimento alla Chiesa cattolica o alla Chiesa di Cristo che non coincide con la Chiesa cattolica, ma che in essa vi sussiste?
• Le eresie diffusesi nel corpo ecclesiale negli ultimi decenni sono denunciate o confermate?
• Se ora si afferma che la Chiesa non cambia, come possono tali cambiamenti essere perfettamente in linea con la Tradizione cattolica?
• Perché si permette che le università cattoliche persistano nelle loro divagazioni, l’insegnamento del catechismo resti uno sconosciuto e la scuola cattolica non esista più come specificamente cattolica?
• Come può questo nuovo modo di intendere la Chiesa essere ancora in armonia con la definizione tradizionale della Chiesa?
C'è un problema di coerenza non facile da aggirare. A volte ho l'impressione che questi gruppi tradizionalisti facciano il "lavoro sporco", ricordando le cose come stanno...
Faber18
#2
20:21, 25 giugno, 2008
Mah. Se le cose stanno così come le riferiscono Tornielli e Rorate Coeli, l'accordo non si farà. E sarà la fine. Perché è chiaro che se il rientro non avviene nemmeno ora, quando sorprendentemente non vengono poste sul piatto ritrattazioni dottrinali, non si capisce quando mai potrà avvenire. Ha ragione Tornielli: in tal caso la Fraternità si avvierà a ricoprire un ruolo ininfluente, anche perché la delusione e l'incomprensione che susciterà in tanti suoi simpatizzanti, che le hanno fatto da sponda all’interno della Chiesa in tutti questi anni, saranno grandi.
Il bene che i figli di Lefebvre avrebbero potuto fare in una piena comunione con Roma, lo faranno probabilmente altre realtà come la Fraternità di San Pietro, che attrarranno vocazioni negli ambienti tradizionalisti.
Ma l’occasione perduta resterà sempre enorme.
wXre
#1
18:52, 25 giugno, 2008
Questione spinosa davvero. Personalmente, lo confesso, non so bene cosa pensare. Un vostro parere?
Faber18
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