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Commenti
#21
03:19, 12 ottobre, 2004
eccomi. ho letto. come una vecchia zia non lascio un commento. ma ti ascolto.
non ho parole pronte per l'uso.
spero di poter aprirmi alla riflessione.
prima che il sonno mi rapisca
rr
rroselavy
#20
23:14, 11 ottobre, 2004
Un caro saluto,
Markelo
markelouffenwanken
#19
05:24, 10 ottobre, 2004
sì, ok .. quell di prima è un post un po' del cazzo da 5:23 di sabato mattina, ma il sunto è Ci hai preso, alderano, ci hai preso.
marco83p
#18
05:23, 10 ottobre, 2004
devo dire che sui boschi ci hai preso... in me (credo in tutti) convivono varie tendenze; di certo quando sono in montagna, quando cammino solo e spio il mondo da nuove angolazioni, lì trovo la mia serenità : nell'aria che mi sfiora, nel mondo moderno, giù, in basso; nel sole come nel ghiacciaio, negli occhi di uno sconosciuto incontrato lungo il cammino.
e lì non c'è che una gerarchia: quella che decide la terra: il fluire dei venti, il rombo dei fiumi, l'odore dei temporali, il colore dei fiori.
marco83p
#17
14:53, 09 ottobre, 2004
.....................BO.
toschina
#16
13:35, 09 ottobre, 2004
buongiorno, nudo contemplante!
postumi?! vuoi una tazza di miso?! tieni...xxx
ot: ps: nb: volevo sbirciare a casa di BO, toschina....ma mi appare una sconfortante pagina grigia che dice:
DNS Error
Name resolution failed for requested server.
Please make sure that the URL is correct.....
PS: alderano, stasera che fai?!?
valeska
#15
17:10, 08 ottobre, 2004
...ho già riflettuto sai? mi sono messa in discussione..ho fatto leggere il mio post a persone a me vicine che mi conoscono e che non hanno blogs. una di queste è mio padre, un'altra la mia migliore amica...mio padre ad es. mi ha fatto notare qualche incongruenza....appena risposto ti kiamerò a leggere. ciau. BO.
toschina
#14
16:45, 08 ottobre, 2004
X ALDERANO: solo ora mi sono potuta collegare. mi fa piacere che tu mi abbia risposto. non ho ancora potuto leggere i 2 punti. solo l'introduzione. non sono mai stata in malafede alderano; forse il fatto è che pensavo fosse chiaro il mio discorso..non ho mai detto di non avere limiti, eh? chi mi conosce sa bene come la penso e indipendentemente da ciò che ho scritto e come l'ho scritto ti assicuro che nei miei pensieri ed intenzioni non c'è nulla di discriminante (e non intendevo cmque scrivere scrivere un trattato scientifico..). allora facciamo così: visto che ci tengo (e questo non esclude che ci si possa anche deludere..) cercherò di spiegare (e non giustificare, bada bene-non scrivo x compiacere o x avere consensi..-) seguendo il filo del tuo discorso ciò che penso. cercherò di riformulare x rendere + chiaro agli altri xchè io ho ben chiaro in testa ciò che penso e non ci vedo nulla di così scandaloso o superficiale o quant'altro...
XO' partiamo da un punto fermo x tutti: mettiamo da parte la malafede. xchè potrò essere ingenua, superficiale, non brava ad esprimere certi concetti ecc...ma mai in malafede o imbrogliona. ho già dato 1 okkiatina...("Il paragone col quadrato mostra come tu concepisci la naturalità dell’istituzione matrimoniale così come la conosci. Oltretutto, una cosa che ‘per definizione’ è in un modo, ‘per definizione’ può essere ridefinita"...partirò proprio da qui..ciao. BO.
toschina
#13
16:43, 08 ottobre, 2004
Finalmente un momento di quiete. Rileggo. Commento.
"Lo spettacolo non colonizza solo l'inonscio ma anche la percezione".Verissimo. Lo sguardo spento (ma desideroso) dello spettatore si plasma nello stimolo ricevuto gia' nel momento stesso dell'arrivo. La spettacolarizzazione del reale permette ad ogni evento di giungere dritto allo scopo senza premesse ne giunture: non servono terreni adatti a quel dato raccolto, il seme dell'apparire riesce a conficcarsi ovunque e in ogni circostanza. Potenzialmente siamo tutti perfettamente adattabili (e i più , gia' adattati) alla forma in cui lo spettacolo tenta d'imprigionare. Ma e' una gabbia senza mura ne grate, ecco l'indecenza: che in realta' le porte sono sempre aperte alla fuga ed è proprio quest'apparente liberta' (che pare debba essere una concessione e non già un diritto) che fa cadere nell'illusione e trattiene. L'inganno.
L'informazione passa attraverso lo stupore, l'accidente che buca la noia quotidiana, si nutre dell'acquolina che sta al palato dell'uomo di oggi, la dose quotidiana di sangue sporco e miele dolce e la Finzione, all'opposto, si maschera di realismo. Tutto cade nel medesimo calderone in cui la liberazione di un ostaggio, un uomo-cane o una bomba arrivano(spaccano) solo se nella forma prediletta del falso spettacolare. Solo se la musica in sottofondo e' quella giusta al pianto o alla rabbia. E allora sparisce Ayad Anwer Wali , spariscono altri mondi, spariscono trenta uomini e si vedono solo i volti a più solchi, ci si distrae- appunto-si spalanca un "secondo cuore" che sta al palato e si lecca i baffi col membro eretto e si chiude il primo allo sterno, quello della Pietas.
Perdere questa per evitare che il secondo cuore (quello falso dello spettacolo) si spalanchi e faccia entrare le mascherine, sarebbe cosa stupida. Perche' credere ci si debba necessariamente cristallizzare in una o l'altra dimensione? Non sarebbe questo forse lo stesso gioco perverso? Un pianto al palato dolce o la Negazione a priori di un pianto di pancia non sono poi la stessa cosa? L'ingranaggio fotte comunque.
Anche la clinica e' stato questo: l'imporre subdolo di riconoscersi in una maschera- come tu dici-, in un'identita' non importa quale, quella del malato accondiscendente o resistente piuttosto che nel nome di una patologia o nell'altro. Cio' che conta e' la definizione,lo stare da una parte o dall'altra, il deviante, il non deviante, il buono e il cattivo, la dicotomia vista non come presa di posizione ma come uno stare nella posizione. Nella loro (e se non nella loro, necessariamente in una "contraria"). Ma quella non e' una presa, piuttosto una resa.Da scartare.
Ecco, ora vorrei scrivere molto di più. Mi fermo. Tornero'.
Poi, oh Alderano, vuoi andar più piano coi post e i commenti che ci si assenta per due giorni e si perde un mondo?
t'abbraccio
utente anonimo
#12
16:41, 08 ottobre, 2004
Finalmente un momento di quiete. Rileggo. Commento.
"Lo spettacolo non colonizza solo l'inonscio ma anche la percezione".Verissimo. Lo sguardo spento (ma desideroso) dello spettatore si plasma nello stimolo ricevuto già nel momento stesso dell'arrivo. La spettacolarizzazione del reale permette ad ogni evento di giungere dritto allo scopo senza premesse nè giunture: non servono terreni adatti a quel dato raccolto, il seme dell'apparire riesce a conficcarsi ovunque e in ogni circostanza. Potenzialmente siamo tutti perfettamente adattabili (e i più , già adattati) alla forma in cui lo spettacolo tenta d'imprigionare. Ma è una gabbia senza mura nè grate, ecco è l'indecenza: che in realtà le porte sono sempre aperte alla fuga ed è proprio quest'apparente libertà (che pare debba essere una concessione e non già un diritto) che fa cadere nell'illusione e trattiene. L'inganno.
L'informazione passa attraverso lo stupore, l'accidente che buca la noia quotidiana, si nutre dell'acquolina che sta al palato dell'uomo di oggi, la dose quotidiana di sangue sporco e miele dolce e la Finzione, all'opposto, si maschera di realismo. Tutto cade nel medesimo calderone in cui la liberazione di un ostaggio, un uomo-cane o una bomba arrivano(spaccano) solo se nella forma prediletta del falso spettacolare. Solo se la musica in sottofondo e' quella giusta al pianto o alla rabbia. E allora sparisce Ayad Anwer Wali , spariscono altri mondi, spariscono trenta uomini e si vedono solo i volti a più solchi, ci si distrae- appunto-si spalanca un "secondo cuore" che sta al palato e si lecca i baffi col membro eretto e si chiude il primo allo sterno, quello della Pietas.
Perdere questa per evitare che il secondo cuore (quello falso dello spettacolo) si spalanchi e faccia entrare le mascherine, sarebbe cosa stupida. Perchè credere ci si debba necessariamente cristallizzare in una o l'altra dimensione? Non sarebbe questo forse lo stesso gioco perverso? Un pianto al palato dolce o la Negazione a priori di un pianto di pancia non sono poi la stessa cosa? L'ingranaggio fotte comunque.
Anche la clinica è stato questo: l'imporre subdolo di riconoscersi in una maschera- come tu dici-, in un'identità non importa quale, quella del malato accondiscendente o resistente piuttosto che nel nome di una patologia o nell'altro. Ciò che conta è la definizione,lo stare da una parte o dall'altra, il deviante, il non deviante, il buono e il cattivo, la dicotomia vista non come presa di posizione ma come uno stare nella posizione. Nella loro (e se non nella loro, necessariamente in una "contraria"). Ma quella non è una presa, piuttosto una resa.Da scartare.
Ecco, ora vorrei scrivere molto di più. Mi fermo. Tornerò.
Poi, oh Alderano, vuoi andar più piano coi post e i commenti che ci si assenta per due giorni e si perde un mondo?
t'abbraccio
utente anonimo
#11
16:12, 08 ottobre, 2004
Da te non si può non tornare.
Hanno fatto dei battiti di cuore i tasti di un eterodiretto zapping.
Ci hanno messo in mano un telecomando e telecomandati illudendoci di aver il comando.
Ci hanno ridotti al punto da dubitare perfino di quello che
sentiamo
per la diffidenza del lasciarsi infinocchiare da quello che
ascoltiamo
.
E se fosse tutto vero e se non lo fosse niente?
Forse in piazza bruceremo i televisori, mentre ci riprendono sul primo canale della nuova TV del nuovo libero stato in onda tra la cucina e il bagno del Grande Fratello.
Con gli occhi chiusi mi tengo stertto il cuore e preferisco spesso spegnere il comune buon
senso
ed accendere i sensi. Coito ergo sum.
afrodea
#10
15:10, 08 ottobre, 2004
sottoscrivo in pieno tutto quanto scrivi Alderano, comprese le presunte volgarità delle "due Simone". Il peso della mia Auctoritas ti conforti dai fraintendimenti altrui, nonchè la benedizione dell'arcivescovo metropolita Bruno che ti rimando in veste di arcidiacono
pornobarman
#9
00:40, 08 ottobre, 2004
una volgarità chiamarle simone? può essere, non ci avevo pensato...
alderano
#8
00:38, 08 ottobre, 2004
...io non ho il tuo ottimismo, amarantide. quando mi immergo nella massa - per così dire - sono ogni volta basito dall'insensibilità diffusa che mi circonda - ciò che il mio ottimismo verso il genere umano di solito mi occulta. così, sento dentro me quella voce del demone che mi spingerebbe a una reazione uguale e contraria - in fondo, è una guerra, e perchè dovrei essere sensibile nei confronti di chi è insensibile? perchè dovrei avere pietas nei confronti di chi non prova pietas?
ecco, questo intendevo dire.
e poi, certo, si tratta di coltivarla.
alderano
#7
21:02, 07 ottobre, 2004
credo ( o spero...) che la pietas sia difficile perderla. il problema oggi è come seminarla e coltivarla. la concorrenza del mercato dello spettacolo è s.pietata.
amarantide
#6
02:19, 07 ottobre, 2004
la tv si fotte(va) troppo del mio tempo. Adesso ci guardo solo i culi e le tette, e poco altro.
E sai, la gente davanti alla tv un attimo prima soffre per le due ragazze (e basta, vi prego, chiamarle "Simone" al plurale, ma che è, una presa per il culo? Ma dico, ci rendiamo conto della assoluta volgarità di un simile plurale?) un attimo dopo ridacchia per uno come Ezio Greggio. Non ce ne accorgiamo, ma siamo nel pieno di una schizofrenia sociale. Come se al leviatano fossero attaccate con degli uncini migliaia di migliaia di corde, tutte tirate in differenti direzioni.
Anche Popper parla della tv e della sua pericolosità , ma onestamente adesso sto in coma. Ciao Alderà .
Ameleht
#5
00:34, 07 ottobre, 2004
Ci vogliono la tenerezza e il piombo, dice Marcos. La pietas e l'intransigenza.
razgul
#4
23:01, 06 ottobre, 2004
diciamo così...
sei aggiro, eh?!?!? ti incontro troppooooo, stasera!!!
xxx
valeska
#3
22:34, 06 ottobre, 2004
Non guardo la televisione,di rado,a volte per cose stra-kitch ma...da Beslan in poi solo giornali e radiogiornali.Liberati gli occhi di fuori,mi toccano le notizie,mi libero dallo spettacolo,allora le cose che accadono in questo mondo assolutamente folle le posso vedere con i miei occhi di dentro...e la pietas è mia,non me la vende nessuno pre-confezionata.E' mia,punto!
perlarara
#2
22:34, 06 ottobre, 2004
Il resistente non perde mai la pietas.
sradicati
ma con il cuore
inespugnabile
baci, riccio-caldo
e poi non è triste, molto triste todo cambia...
valeska
#1
21:26, 06 ottobre, 2004
"Che è rimasto della gente che moriva in Cambogia?
Una grande foto di una attrice americana che tiene in braccio un bambino di razza gialla.
Che è rimasto di Tomas?
Una scritta: voleva il regno di dio sulla terra.
Che è rimasto di Beethoven?
Un uomo aggrottato dalla chima inverosimile che pronuncia con voce cupa: Es muss sein!
Che è rimasto di Franz?
Una scritta: dopo lungo errare, il ritorno.
E così di seguito. Prima di essere dimenticati, verremo trasformati in kitsch. Il kitsch è la stazione di passaggio tra l'essere e l'oblio.
Milan Kundera
(Che ci posso fare? Questi giorni ho la quotation fever.)
Philodendron
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