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Commenti
#8  
23:15, 26 ottobre, 2004

Caro Franz,
complimenti per la conoscenza di questi risvolti pietistici della cultura tedesca, mica tanto noti ai più.
Mi verrebbe da segnalarti a riguardo un libro - se non lo conosci già - in cui penso nuoteresti come un pesce d'acqua dolce nel Lago di Lucerna: il "Soren Kierkegaard" di Furio Jesi. Una lettura straordinariemente acuta del filosofo danese fatta proprio a partire dal suo sostrato pietistico. Un piccolo e un po' sottovalutato capolavoro.
Ma magari ne riparleremo e ci ragioneremo insieme in una delle prossime puntate.
Stammi bene e continua a fare le pulci ai traduttori adelphiani.
GdC
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#7  
22:25, 26 ottobre, 2004

Caro Guido,
dev’essere senz’altro come dici tu: per una buona traduzione non basta un buon vocabolario!

Complimenti per la memoria “edile”, sono dovuto andare a rileggermi le prime pagine delle Affinità, per ritrovare quel termine “Hütte”, che insieme a “Stille” e a “Geduld” (giusto per fare un esempio di tipica virtù del ‘700: la pazienza) hanno segnato un secolo di storia e influenzato la letteratura per ancora più tempo. Alcuni effetti del Pietismo a livello linguistico si trovano ancora oggi: basti pensare che il termine divertimento può essere tradotto in tedesco, oltre che con “Vergnügtheit”, anche con “Zerstreuung”, cioè vera e propria “dispersione” delle forze rispetto al fine prefissato.

Anche Klopstock sognava una sua “capanna dell’amicizia”, purtroppo non sul lago di Lucerna, bensì sul Lago di Zurigo.
A tal proposito mi urge avvisare che Hütte ebbe nel Pietismo anche il significato di “corpo corruttibile” ed è forse in tal senso che possiamo avvicinarlo alle leggi naturali di attrazione, regolate dalla chimica delle combinazioni di elementi affini, che troviamo nelle Wahlverwandtschaften. A differenza della “feste Burg” (fortezza) di Bach.

Franz von Lahn
utente anonimo
#6  
15:08, 26 ottobre, 2004

Per Franz von Lahn.
Interessante. mi fai venire in mente che anche nelle Wahlverwandschaften di Goethe c'è una cruciale "Hütte", quella che all'inizio del romanzo sembra ad Eduard, il protagonista maschile, "zu eng", troppo stretta, e che costui vorrebbe "allargare" assieme alla moglie Charlotte.
Chissà che non ci sia anche lì un richiamo alla Hütte pietistica a cui tu ti riferisci, declinata però in chiave alchemica, essendo tutto il romanzo costruito su tale tipo di simbologia.

Per Hölderlin penso che la scarsa qualità che tu rilevi nella traduzione adelphiana sia dovuta al fatto che Enzo Mandruzzato, il traduttore delle liriche appunto, è uno che ha tradotto tutta la vita dal greco e dal latino, mai dal tedesco. Evidentemente Calasso negli anni '70 aveva pensato che affidare la traduzione di H. ad un classicista facesse più figo. Il che può essere, però nel caso in cui il classicista conosca il tedesco tanto quanto il latino e l'italiano.
Saluti
GdC
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#5  
15:57, 24 ottobre, 2004

certo, grazie! dovremo anche noi mettere ordine e sviluppare i link. ricambieremo non appena capiremo come si fa a strutturare elenchi distinti, come nel tuo blog. solo che GdC ne capisce meno di me...
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#4  
22:48, 23 ottobre, 2004

Scusate, ma vi ho linkati sul blog. Sperando vi faccia piacere...
Saluti P.
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#3  
22:00, 23 ottobre, 2004

Anche a me sembrano errori grossolani.
Grazie Franz. Curioso quel modo di tradurre di Lutero. Ma se aggiungiamo anche Hoelderlin a Walcott, con le traduzioni di Adelphi bisogna proprio andarci cauti.
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#2  
18:45, 23 ottobre, 2004

Caspita! Lo dico da ex traduttore (non eccelso). Certo che questi sono errori madornali...
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#1  
13:38, 23 ottobre, 2004

Siamo quasi ai livelli di una traduzione che mi capitò di leggere di recente, in cui “i valorosi Alpini” vennero tradotti in inglese “the walrus Alpini”. Si può certo dire che di tutto avessero passato gli Alpini durante la Grande Guerra, ma mai che fossero diventati dei “trichechi”.
Colgo l’occasione per togliermi un sassolino nella scarpa a proposito delle traduzioni dell’Adelphi.
Ho avuto modo in primavera di occuparmi di Friedrich Hölderlin e di cimentarmi nella traduzione di alcune sue poesie.

A lavoro svolto, ebbi la curiosità di confrontare la mia traduzione con quella degli altri per scoprire chi di loro potesse essermi maggiormente affine quanto a, diciamo, sensibilità linguistica. Ne nacque una simpatica caccia al tesoro che mi portò a collezionare una decina di versioni diverse.
Quella dell’Adelphi non fu per nulla entusiasmante: inserimento di parole che nel testo originale non ci sono, vocativi diretti in seconda persona plurale che diventano una sorta di relazione indiretta del fatto in terza persona plurale... Ma il sassolino di cui parlavo è relativo alla traduzione del termine “Hütte” nella poesia Abendphantasie, davanti alla quale il contadino, anzi l’aratore (Pflüger), siede tranquillo in attesa che sia pronta la cena che fuma dal suo parco focolare.
La “capanna” in questione, così come il termine “Stille” (silenzio, ma anche calma interiore, serenità) vengono spesso usati da Hölderlin e sono di chiaro stampo pietistico. Allo scopo di rendere la Bibbia più comprensibile anche ai lettori incolti, Lutero aveva trasformato le tre tende sul Monte Tabor in tra capanne (Hütten) e appunto le capanne divennero non solo il simbolo del riposo dell’anima in Cristo, ma anche rappresentazione concreta della cellula pietistica, in cui i fedeli vivevano insieme nell’amore e in amicizia con Cristo. E’ per questo motivo che rimasi alquanto sconcertato di trovare la “Hütte” tradotta in Adelphi con “tugurio” !

Franz von Lahn
utente anonimo

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