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Commenti
#5  
20:41, 23 novembre, 2004

@ CINZIA

Cara Cinzia,

Ah, ma io mai ho messo ind ubbio le tue qualità e capacità nel governare bene un template. Però tu mi dici esser stato tuo figlio, dunque il merito va diviso, perché tu c’hai messo la testa, ma lui la fatica e la tecnica. O come dici tu, lui c’ha messo la testa e tu l’anima. Felice che ti ci senti davvero bene: in effetti ti rappresenta molto. A parte qualche piccola nota tecnica, che comunque risolverai a breve, direi che è proprio ok.

La mia giornata, oggi, una vertigine dopo l‘altra: manco sapevo dovevo voltar la testa tanti erano gli impegni. Spero che la tua sia stata meno affannata.

Ti auguro buona serata, cara Cinzia, con un bacione e un forte abbraccio. E continua ad esser lupa, mi raccomando.

Giuseppe

@ ERROSA

Cara Nadia,

dunque ti faccio arrossire. Ma non ti negherò che un po’ di rossore, se son le mie parole a provocarlo, non mi dispiace che tu lo soffra. ;-D

Le mie poesie: be’, gioco coi significati, e a volte sì, rendono meglio dopo una seconda lettura. Grazie infinite a te. Ma oggi ho già aggiornato due volte, forse troppo. Decisamente. Vabbe’, eviterò di postare domani. ;-D


E così, dopo “la solitudine”, ecco l’”inappetenza”: be’, un pugno nello stomaco, innegabilmente, questa tua lirica. Un tema molto forte che poco, o nulla, si presta alla poesia: eppure, la tua sensibilità che è grande ha saputo mirabilmente “tagliare” tutte le sfumature dell’inappetenza, il rapporto di amore e odio che si vive quando è l’inappetenza abile amante che non si vorrebbe lasciare. Eppure bisogna lasciarla per continuare a vivere, prima che sia il ventre troppo piatto a far piatto il corpo della vita e il suo battito nel petto costretto. Sempre sei meravigliosa, e questa, insieme a “Solitudine in viaggio” sono due poesie mirabili, perché raccontano in poesia della vita e il rapporto difficile che con essa si ha.

Carissima, ti chiedo troppo se ti dico di inviarmi in pvt queste tue poesie ed altre ancora, le ultime che qui ho commentato, per metterle ancora su King Lear? Ma questa volta, prima di postarle, vorrei – se a te sta bene – accompagnarle con una mia breve presentazione critica. Per me sarebbe un grande onore e piacere. Ma non so per te.

Con infinita stima ed amicizia, anche se tanti sono i baci che in rete viaggiano, ancora un bacio, sensibile amica, grande Poeta.

Giuseppe


@ SOFFIO

Cara Soffio,

di nulla, di nulla davvero. Non c’è affatto bisogno di dire grazie.

Non so che dire, e capita raramente, dolcissima Soffio. E’ un sentimento “altissimo” quello che qui hai poetato, che hai immortalato. Se non dovessi per forza far la parte del duro, ti direi che una lagrima m’è sfuggita. Ecco, questa è la poesia, quella vera, è la vita che è più della poesia, perché la poesia soffre l’incapacità della tecnica di chi la crea, mentre la vita, quando tu la fai poesia è perfetta di per sé. E’ un NOBILE FIORE DI VITA E DOLORE quello che qui ho letto e sofferto con te. Vedi, cara Soffio, sono io a doverti ringraziare per avermi ricordato la vita e com’è.

Te la vorrei rubare, ma non so: forse commetterei oltraggio grave, non giustificabile.

Grande commozione. Grande davvero.

Dolcissima, un bacione…

Giuseppe

@ NIOBE

Cara Silvia,

mi hai fatto quasi una recensione sulla recensione: grazie infinite. Hai colto a fondo il messaggio di questo libro, “Infanzia dea” di Maria Luisa Bompani: e credo che potrebbe interessarti più della mia stringata recensione, seppur scritta bene. Ma sempre sono felice quando una recensione spinge a riflettere: rarissimamente la gente commenta e riflette sulle recensioni, ed apre un dialogo, quindi grazie ancora. Ecco, la Bompani, con semplicità, mette in evidenza la deità femminile, quella infantile e quella della maturità. Non è un libro destinato alle sole donne, è invece, a mio avviso, un romanzo-diario adatto a tutti gli animi sensibili, qualsiasi sia la loro età, perché la deità c’è in noi, anche se spesse volte siamo incapaci di riconoscerla. Sono fotografie decise, dolorose, giocose, le parole scritte ed immortalate nella deità dall’Autrice. Un libro che, a mio giudizio, val la pena di leggere con attenzione per ricordarci che siamo, e che siamo veramente oltre le ferite inferte dalle età del nostro vivere. Perdona l’OT, ma mi sono lasciato un po’ trasportare. Sai che sono anche un critico, anzi, forse sono solo un critico e nulla di più.

Prima di leggere interamente il tuo post, ho letto l’articolo incriminato: in effetti il giornalista ha dato espressione ad un giudizio decisamente solipsista. Si è tenuto conto di un singolo “caso”, o di una classe se vogliamo essere generosi. Ad ogni modo è vero che i giovani ricusano il dolore, ma è più vero che ne hanno profondamente paura: prima era l’ecstasy per addormentare la coscienza e poi sballare e poi morire, oggi dilagante è la medicina, quella degli psicofarmaci che vengono prescritti subito anche in età giovanissima. Il genitore preoccupato non si preoccupa di parlare quasi più coi propri figli, ma preferisci affidarli alla medica, a quella invasiva degli psicofarmaci. Sono, in primis, colpevoli i dottori che non si fanno scrupoli a prescrivere calmanti ed ansiolitici come fossero caramelle. Qui siamo di fronte a “caramelle pericolose” che ottundono l’anima ma non la calmano né la sanano. La sofferenza c’è ma viene prontamente addomesticata e negata, quando invece dovrebbe essere soprattutto compresa: questo sarebbe il vero progresso, il progresso che però non vedo, perché voglia di capire ce n’è poca. Dai commenti leggo che ci sono varie posizioni, giustificate anche: la tara maggiore dell’articolo di Lodoli rimane che ha preso come campione una singola classe e l’ha messa, a mio avviso, sotto il torchio dell’inquisizione. Posso sbagliarmi, non dico di no, ma questa è la mia impressione.

Carissima Silvia, un bacione. E a presto, perché già so che questo dialogo andrà avanti per un bel po’.

Giuseppe
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#4  
18:50, 23 novembre, 2004

non scordo


chi

mi ha afferrato

le mani


e insiste

nel pensiero.

Buona serata,
carissimo Giuseppe.

Per ciò che sento,
come un fratello.

Gianluca
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#3  
16:34, 23 novembre, 2004

Affetto momentanemente da improprietà d'aggettivazione oggi passo la mano.
Un abbraccio.
Bonny.
P.S. Ieri t'avevo lasciato un messaggio sul post precedente, aspetto un tuo commento.
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#2  
14:42, 23 novembre, 2004

Volevo solo dirti...
GRAZIE...
Ora con calma rileggo il tuo post

Un abbraccio...
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#1  
12:33, 23 novembre, 2004

Credo che sia evidente il motivo perchè mi ha colpito questa recensione, la deità femminile di una bambina ( e bambino) che viene sempre negata.... e continuamente travisata.
la deità mi ricorda la loba, lupa, quell'essere in contatto con la parte più intima di sè. un contatto che sicuramente la natura può aiutare e l'infanzia rafforzare, ma i pregiudizi adulti tendono a negare, a sconfermare ad assoggettare ogni minimo pensiero del bambino, disconoscendo la sua realtà di essere umano..
sicuramnente "infanzia dea" è un passaggio doloroso, perchè spesso non si riesce a mettere d'accordo parti di noi così estremamente importanti ma allo stesso tempo queste parti urlano, gridano, tagliano e chiedono di poter parlare, poter essere sopra al di sopra di tutti...
ho sempre amato le polaroid, mi ha sempre dato l'idea di riuscire a cogliere davvero lo stato,l'anima della persona, di riuscire a carpirne i segreti perchè sono lì stampati e vissuti.. vissuti proprio in quel momento, puoi alzare gli occhi e vedere ancora le loro tracce che sbiadiscono e chiedono di poter lasciare la scena...
insomma mi ha colpito molto..
un bacio
utente anonimo

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