INCUBO RIMBALDIANO
a Giada, che sfiora le labbra dei suoi peluche
Un fantasma di carta
invade Coscienza:
affilata forbice, non occorre
per questo orrore lama migliore.
Un cielo placentare
abortisce Essenza:
forcipe, utile è estrarre
il dente cariato quando sangue
nelle gengive ancora scorre.
E il Sogno erotico
nell’utero della Morte
appena nata e già pettinata:
è nell’Occhio del mattino incastonata,
tirata a lucido con la brillantina blu.
Ma tu non ricordi che,
che ti stringevo i polsi:
non volevo che,
che tagliassi le vene
all’Incubo mio
che spacciava l’ombra di dio
ad affamati e disgraziati
senza firma, ma tutti in fila
a braccia allargate come ali.
che su Tutto il Nulla.
E qui è terra d’Abissinia.
E lo sai che fuori c’è la Guerra:
saresti stata la più felice fra le bambole,
saresti stata la mia cravatta annodata,
un cappio al collo; ma c’è che,
che non m’hai capito mai. E qui è terra
d’Abissinia, sempre forbice e forcipe.