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Commenti
#9  
11:57, 22 febbraio, 2005

Non sono riuscito a trovare l'articolo di Roberto Napolitano sul numero del sole 24ore di mercoledì 9 febbraio.Qualcuno potrebbe confermarmi la data di pubblicazioni o, nel caso fosse corretta, indicarmi la pagina in si trova l'articolo.
grazie in anticipo
Edoardo
utente anonimo
#8  
18:15, 17 febbraio, 2005

Non volevo assolutamente sembrare uno che bistratta la comunicazione. Semplicemente mi fa arrabbiare che chi usa i mass media per orientare la pubblica opinione dall'alto della propria incompetenza (i giornalisti, i cosiddetti esperti, ... ) abbiano fatto credere cose assolutamente a tanti giovani. Non c'era per tutti posto come comunicatori, era ben chiaro alle persone di buon senso. Da ingegnere penso che prima devi avere un buon prodotto, poi comunicarlo bene. Hai voglia a fare pubblicità alla Fiat Stilo: nun se venne manco a regalo.

Ecco, la generazione successiva alla mia ha mancato proprio in questo: nella creazione di prodotti.

utente anonimo
#7  
13:15, 17 febbraio, 2005

grazie Andrea!
anche io ho compiuto i trenta e ho già affilato un paio di carriere di comunicazione finite male. indubbiamente la responsabilità dei fallimenti è mia, ma ora che vorrei rialzarmi e andare avanti e rilanciarmi nel mercato non trovo che gli stessi rivestiti e ripuliti (vedi i Master come quelli in cattolica dove ti fanno pagare anche per fare l'esame di ammissione o quei corsi FSE che pensano solo a come incassare i fondi) che vogliono tenermi giù la testa così riescono meglio a... diciamo raccontarmi la solita storiella. Avrei voglia di andare dai ragazzi nelle scuole a raccontare come stanno le cose perchè siamo ancora in tempo per ribaltarli personaggi come Napolitano. Amici della comunicazione come diceva Paolo Rossi: Sù LA TESTA!
utente anonimo
#6  
09:55, 16 febbraio, 2005

Se siamo nell'era dell'informazione e dei nuovi media, siamo anche nell'era della comunicazione. E studiare comunicazione non significa solo "imparare a mettere quattro parole in fila". Mi sono laureata in lettere nel '96 e ho impiegato i successivi 12 mesi in un Master in Comunicazione d'Impresa. Sarò anche stata fortunata, ma senza nessuna "spinta" non sono mai rimasta disoccupata per un solo giorno (certo, ho dovuto cambiare città). Sono felice del mio lavoro e credo ci sia ancora bisogno di persone che si occupano di questo mestiere. Perché, allora, tanto astio nei confronti di questa professione? Semmai il problema potrebbe essere un altro: qualsiasi professione si scelga, non ci sono più strade facili per nessuno. Bisogna rimboccarsi le maniche, essere propositivi ed accettare i sacrifici. Cosa che non tutti i giovani non abituati a fare.
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#5  
15:26, 15 febbraio, 2005

Verrebbe voglia anche a me di dire: l'avevo detto. Servirebbe?

Vorrei tuttavia intervenire in questa ottima discussione per fare alcune considerazioni.
1). Vi sono competenze cosiddette specialistiche (economia, elettronica, ...) che richiedono studi approfonditi e fatica non indifferente, ma che conduzono a risultati importanti non solo per la persona ma anche per la Società. Purtroppo vedo che la disponibilità all'impegno non è la prima caratteristica di coloro che si iscrivono all'Università (cfr l'articolo di De Masi sul Corriere di domenica 13/2/05)
2) vi sono competenze orizzontali (aper scrivere, comunicare, ecc.) di cui tutti dovrebbero avere una discreta padronanza. Purtroppo la squola non fornisce adeguata preparazione. Ne deriva che si interpreta tale scaristà di competenza come possibile settore di intervento. Dato che la maggioranza delle persona che escono dall'Università non sa mettere quattro parole in fila, deve esseric bisogno di comunicatori...
3) Perché non impariamo a ragionare di più con il nostro cervello, anziché seguire le mode? Alcuni miei collegi di ingegneria si iscrissero, subito dopo la laurea ad un master in Business Administration. La mia perplessità erano di natura esclusivamente strategica. Perché un ingegnere appena laureato deve buttare tutte le conoscenze acquisite e riciclarsi nel settore gestionale con il rischio di vedere invecchiare le proprie conoscenze specialistiche? Perché non inserire e rendere obbligatorie materie, anche a livello non specialistico, come la comunicazione, economia, ecc...? Ovviamente penso anche all'informatica per gli avvocati o all'economia per i medici.

E poi, dove lo trovate qualcuno disposto a mettere un'azienda in mano ad una persona che non ha mai lavorato davvero?

Con un grazie a Luisa per gli spunti che propone e un incoraggiamento al nostro giovane comunicatore

Gianluca
utente anonimo
#4  
00:28, 15 febbraio, 2005

Sono laureando in Scienze della Comunicazione e mi rendo conto che non è rimasto quasi niente delle speranze che avevo all'inzio dei miei studi universitari, solo tre anni fa. Aspetto di arrivare magari a 30 anni(spero di trovarvi ancora) per fare un bilancio delle mie scelte. Sono realista: sarà dura, ma sono ancora molto determinato e desideroso di realizzazione personale, oltre che professionale. Confido nella laurea specialistica
Andrea, hai ragione. Che si facciano l'esame di coscienza quei venditori di speranze giovanili!!!
utente anonimo
#3  
17:09, 12 febbraio, 2005

China decadente percepita da molti e negata da pochi. Guarda caso, sono proprio quel pochi che decidono per tutti.
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#2  
16:10, 10 febbraio, 2005

parole sante
utente anonimo
#1  
09:27, 10 febbraio, 2005

La solita vecchia storia: gente che non ha una mazza da fare ma, purtroppo, viene interpellata su questioni che non sono di sua competenza.
Così degli stupidi in giacca e cravatta lanciano le mode del "corso di studi con sbocchi sicuri". C'era una volta economia e commercio, poi venne magnificata ingegneria gestionale e infine scienza della comunicazione. C'erano una volta e ci sono sempre state le masse di studenti illusi da questi illustri signori.
Nessuno che dica mai . nessuno che tenga mai presente quello che è un fatto: il mercato del lavoro si evolve (o si involve) a ritmi vertiginosi e un corso di laurea dura alcuni anni.
Ho 40 anni e qualche carriera finita alle spalle. Non attribuisco ad alcuno che non sia me stesso le colpe dei miei insuccessi, però gradirei che questi signori si passassero una mano sulla coscienza e avessero il coraggio di tacere.
Andrea
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