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Commenti
#7
19:07, 20 febbraio, 2005
Infilale pure ma temo sarebbe un topic Alert no?
Tornando al discorso forse è solo la nostra percezione del concetto di perfezione che non ci permette di raggiungerla e ce la fa immaginare come qualcosa di utopico irrangiungibile e forse alienante. Che la perfezione sia quello che abbiamo sia condividere un momento speciale con un amico o con la persona che si ama... a questo siamo portati a non pensare chissà perchè? Forse siamo destinati a non accontentarci mai a volere sempre altro e a non assaporare mai quello che abbiamo. Che destino ironico per degli essere che rincorrono qualcosa non poterla mai raggiungere forse solo perchè non la sanno riconoscere.
Nadir
utente anonimo
#6
19:01, 20 febbraio, 2005
Infatti...il problema che mi si pone è: "...e dopo?"
Trovo che abbia poco senso il raggiungimento di una perfezione che abbia "se stessi" al centro di ogni cosa...il guadagno sarebbe infinitamente inferiore alla perdita (si, sono un inguaribile ottimista riguardo alle persone)...
a questo punto, o esiste un diverso tipo di perfezione, oppure siamo destinati a rimanere imperfetti per sempre (per la durata della nostra vita, o delle nostre vite, o di qualsiasi altra cosa possa succedere "dopo"...), in una rincorsa continua di uno stato ideale dell'essere che nemmeno noi comprendiamo appieno...
È una questione che mi ha sempre affascinato molto...quasi quasi ci faccio un post presto :)
ti scoccia se ci infilo qualche tua dichiarazione nad o posso procedere? :)
MicioNinja
#5
18:52, 20 febbraio, 2005
Sembra un po' la derivazione di una filosofia di ascetismo orientale come il Buddhismo.
è una questione molto interessante. Il punto nodale penso sia la domanda da porsi dopo... ovvero a che scopo raggiungere una perfezione che ci renda esseri totalmetne alieni e inumani?
utente anonimo
#4
18:47, 20 febbraio, 2005
woh...ma che filosofaccio che sono eh? :D
MicioNinja
#3
18:45, 20 febbraio, 2005
beh...effettivamente volevo dire proprio quello :)
chi è perfetto (o perfettamente liscio se si vuole) non può ricevere nessun impulso dall'esterno. La definizione più esatta di perfezione è "ciò che non ha bisogno altro che di se stesso", o in altre parole "ciò a cui non manca niente nella sua costituzione interna"...
...un po' contraddittorio però se si vuole...se non hai bisogno di niente, non avrai mai contatti con l'esterno, non vivrai più nessun tipo di emzioni...sarai un guscio "pieno di vuoto"...
...a quel punto, è inutile aspirare alla perfezione (che può essere davvero considerata "perfezione" nel puro senso filosofico?)...siamo imperfetti, ed è proprio questo che ci permette di poter vivere ogni cosa così intensamente...
...non cambierei un solo minuto del mio dolore più grande per quella perfezione così asettica e isolante...la vita è un dono così prezioso che non ha senso sprecarlo nell'autocontemplazione...
MicioNinja
#2
18:38, 20 febbraio, 2005
Stavo seguendo il tuo ragionamento ispirato alle parole dela poesia...
In particolare seguendo il tuo ragionamento si potrebbe giungere ad una estrema conclusione.
Che lo stato di perfetta levigatura e di perfezione sia quello in cui le emozioni ci scivolano sopra, perchè esse ci hanno levigato fino a renderci insensibili e freddi nella nostra perfezione...
Bello e inquietante...
Nadir
utente anonimo
#1
17:27, 19 febbraio, 2005
La malinconia pervade tutti ^_____^
Demona
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