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Commenti
#15
09:28, 29 aprile, 2005
il mio terrore è pensare ad un revisionismo che accomuni tutti, nel bene e nel male. mi fa ribrezzo tutto questo. ho paura di un appiattimento delle coscienze studiato a tavolino. se nessuno ci aiuta a ricordare come finiremo? il problema è che da soli non ce la faremo mai. la nostra coscienza ha bisogno di stimoli continui, anche forti. non di dottrinamenti che vengono dall'alto.
bando
#14
19:40, 28 aprile, 2005
sei stato ascoltato!
Domenica 12 Giugno Offlaga disco pax - MARINA DI RAVENNA - Hana-Bi :D
kAy979
#13
16:50, 28 aprile, 2005
ho il terrore di quando anche gli ultimi si saranno dimenticati...
mascia
#12
13:03, 28 aprile, 2005
gran commento, davidet
IRI
#11
13:00, 28 aprile, 2005
scusa bando.
puoi togliere la prima, quella con tutti i ghirigori...
ciao
DT
davidet
#10
12:59, 28 aprile, 2005
Seguo da tempo lo storico Sergio Luzzatto, dell’università di Genova come del resto il certosino lavoro di Nuto Revelli, pace all’anima (anche per chi – si legga chi mi voleva far chiudere baracca - mesi fa mi disse che la morte di Nuto era una questione dolorosa per la sua famiglia e non di certo per noi…). Beh, grazie a loro ho scoperto un aspetto di quegli anni che oramai sta davvero per diventare memoria tout-court (per via della morte dei protagonisti in primo luogo): la mancanza di boria dei vincitori trasformata in ‘storia’. Perché per il sottoscritto esiste oggettivamente una parte di ‘giusti’ che scelse la via della democrazia e della libertà e una parte di ‘erranti’ (in perenne principio attivo) che ha compiuto una scelta oggettivamente sbagliata. Da qui dovremmo imparare a rileggere gli episodi di allora in tutta la loro problematicità e drammaticità. Cosa che Luzzatto e Revelli ci aiutano a fare. Chi scelse di salire sui monti scelse di aver paura di morire ogni minuto per via dei nazisti, dei repubblichini ma anche del fuoco amico. Il dolore e lo spavento per partecipare attivamente allo stillicidio della propria minoranza ma anche le straordinarie pagine di umanità e amicizia creatasi tra combattenti per una causa giusta. Questa è storia. Storia di effetti sorti per cause ignobili e assassine come il fascismo in coppia col nazismo.
Purtroppo il caro PCI di questa necessità, di questo dovere (oserei dire di psicoanalisi ‘collettiva’) non ne ha mai voluto sentir parlare. L’epica e la retorica hanno trionfato in tutti quegli anni di guerra fredda, dove si è volontariamente omesso il catrame e la merda staliniana, le foibe, le vendette (spesso terribili esecuzioni, altre volte sacrosante risposte ad anni di sadici soprusi). Il PCI ci ha diseducato, è ha creato questa classe politica di 50enni che sa solo parlare delle ragioni dei ragazzi di Salò (e quali sarebbero scusate? La difesa della patria? Quale idea di patria? Quella dei campi di concentramento?) tanto per essere ‘democratici’ e moderni. Il Pci ci doveva far sentire il respiro mozzato di chi fuggiva in mezzo ai boschi (Gaglianone con “I nostri anni” lo ha fatto), il peso del fango nel camminare e il dramma della fame (Chiesa con “Il partigiano johnny” lo ha fatto) e non l’elogio a Kruscev e Breznev. Questo è un errore politico che è pesato in primo luogo sulle spalle di chi, gente comune, strappata alla loro sacrosanta vita, ci ha salvato il culo tra il ’43 e il ’45. Grazie ragazzi, vorrei stringere la mano a tutti voi. Mi accontento di stringere, un giorno, quella di Bandini super senior e dirgli ancora una volta: “Grazie”.
saluti
DT
davidet
#9
12:58, 28 aprile, 2005
Seguo da tempo lo storico Sergio Luzzatto, delluniversit di Genova come del resto il certosino lavoro di Nuto Revelli, pace allanima (anche per chi si legga chi mi voleva far chiudere baracca - mesi fa mi disse che la morte di Nuto era una questione dolorosa per la sua famiglia e non di certo per noi). Beh, grazie a loro ho scoperto un aspetto di quegli anni che oramai sta davvero per diventare memoria tout-court (per via della morte dei protagonisti in primo luogo): la mancanza di boria dei vincitori trasformata in storia. Perch per il sottoscritto esiste oggettivamente una parte di giusti che scelse la via della democrazia e della libert e una parte di erranti (in perenne principio attivo) che ha compiuto una scelta oggettivamente sbagliata. Da qui dovremmo imparare a rileggere gli episodi di allora in tutta la loro problematicit e drammaticit. Cosa che Luzzatto e Revelli ci aiutano a fare. Chi scelse di salire sui monti scelse di aver paura di morire ogni minuto per via dei nazisti, dei repubblichini ma anche del fuoco amico. Il dolore e lo spavento per partecipare attivamente allo stillicidio della propria minoranza ma anche le straordinarie pagine di umanit e amicizia creatasi tra combattenti per una causa giusta. Questa storia. Storia di effetti sorti per cause ignobili e assassine come il fascismo in coppia col nazismo.
Purtroppo il caro PCI di questa necessit, di questo dovere (oserei dire di psicoanalisi collettiva) non ne ha mai voluto sentir parlare. Lepica e la retorica hanno trionfato in tutti quegli anni di guerra fredda, dove si volontariamente omesso il catrame e la merda staliniana, le foibe, le vendette (spesso terribili esecuzioni, altre volte sacrosante risposte ad anni di sadici soprusi). Il PCI ci ha diseducato, ha creato questa classe politica di 50enni che sa solo parlare delle ragioni dei ragazzi di Sal (e quali sarebbero scusate? La difesa della patria? Quale idea di patria? Quella dei campi di concentramento?) tanto per essere democratici e moderni. Il Pci ci doveva far sentire il respiro mozzato di chi fuggiva in mezzo ai boschi (Gaglianone con I nostri anni lo ha fatto), il peso del fango nel camminare e il dramma della fame (Chiesa con Il partigiano johnny lo ha fatto) e non lelogio a Kruscev e Breznev. Questo un errore politico che pesato in primo luogo sulle spalle di chi, gente comune, strappata alla loro sacrosanta vita, ci ha salvato il culo tra il 43 e il 45. Grazie ragazzi, vorrei stringere la mano a tutti voi. Mi accontento di stringere, un giorno, quella di Bandini super senior e dirgli ancora una volta: Grazie.
saluti
DT
davidet
#8
14:25, 27 aprile, 2005
eh va bè, per il compenso ci si accorda, loro suonano soprattutto per la causa :P
kAy979
#7
14:09, 27 aprile, 2005
_posso chiedere a mio babbo chi si occupa dei concerti_hanno però la manina corta....._
bando
#6
13:31, 27 aprile, 2005
bando, ideona! hai agganci con la festa dell'unità?
kAy979
#5
13:04, 27 aprile, 2005
cazzo, ho perso un giro! magari al clan, ma adesso che diventa bello suonare dentro diventa un po' dura. alternative? casa della musica? luogocomune? non mi viene nulla....
bando
#4
13:02, 27 aprile, 2005
bando, gli offlaga sono stati a forlì il tredici aprile! bisognerebbe farli venire al clan :D
kAy979
#3
22:47, 26 aprile, 2005
Sai, Bando, ci pensavo proprio oggi.
Alle parole di Ratzinger, che vuole combattere il relativismo diffuso con nuovi/antichi valori assoluti. Avere il coraggio di dire poche pippe, le cose stanno così. Ecco, a me questa filosofia fa un po' paura, perché è capitato tante volte di prendere delle cantonate, di credere ciecamente in qualcosa che poi si è rivelato marcio e cattivo.
Però sì, è giusto dirlo ora, nel momento del revisionismo e della rilettura e dell'annacquamento. I morti sono tutti uguali, tutti meritano rispetto, ma quello che fecero da vivi dev'essere ricordato.
Ci fu
una parte giusta e
ci fu
una parte sbagliata: alcuni morirono combattendo dalla parte giusta e altri no.
Il 25 aprile è la festa della Liberazione dal nazifascismo, prima tutti riconoscano questo principio sacro, poi viene la riconciliazione.
Fiandri
#2
13:30, 26 aprile, 2005
mi dai l'indirizzo di questo tuo amico? scherzo...
bando
#1
13:15, 26 aprile, 2005
Questo post mi ha emozionato perchè condivido le tue stesse sensazioni. Quando mia nonna ricordava, mi raccontava dei partigiani che sua mamma ospitava nel fienile e nutriva a suo rischio e pericolo.
Mi viene in mente però anche il commento di un mio amico che non condivide storie partigiane di famiglia e che quindi è più distaccato, il quale mi ha fatto notare come sia un po' strano che dopo 60 anni si sia sempre allo stesso punto, che dopo 60 anni siamo sempre qua a parlare di fatti successi così tanti anni fa. Nel frattempo non è successo nulla? Le ideologie, le idee, non si sono evolute per niente?
FatinaTedesca
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