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Commenti
20:09, 22 luglio, 2005

Il libro si...
Grazie mille Alderano,
un abbraccio,
Mia
utente anonimo
10:19, 21 luglio, 2005

Va bene A', ti lascio riposare...
(soluzione anagramma: CARLETTO VIVE)
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01:25, 21 luglio, 2005

Mia: Acquistare il libro, immagino... Maria Rosaria Capozzi, La bimba, Sensibili alle foglie, Roma, 1994.

Steu: Sono stanco per risolvere rebus...;-) Oggi c'ero, in piazza, abbiamo cantato per Carlo, per noi, e ho letto ciò che avevo qui pubblicato il 21 marzo. E ho pianto ancora.
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18:47, 20 luglio, 2005

Grazie Alderano per aver scritto e pubblicato questo pezzo,
ti sarei ancora più grata se tu volessi inviarmi le coordinate precise per poterlo acquistare.

Un abbraccio,
Mia H.
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17:49, 20 luglio, 2005

Anagramma:
"Steu a Genova"
CI VA TRE VOLTE
(soluz. 8, 4)

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02:42, 20 luglio, 2005

Vi bacio anche qui, Cate e Tfo.
Marco
utente anonimo
15:33, 19 luglio, 2005

Cate cara, sai cosa ho appena scoperto?
Che siamo compagne nelle scarpe, nelle "fortezze", negli "anni bui", nella debolezza del silenzio e nella forza dell'elaborazione in solitaria!
TVTB!!!

OT: sabato pomeriggio speso nelle librerie, speso tutto lo spendibile, sabato sera inizio a leggere un libro "La trilogia della città di K."...autrice...l'Agota Kristof, ovviamente!!!
Ti aspetto giovedì! 1,2,3...stella(TFO)

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13:59, 19 luglio, 2005

Bene sono felice di aver dato un piccolo contributo
, e se ho scritto quello che ho scritto non l'ho fatto per farmi abbracciare o compatire (non ne ho bisogno) ma perchè mi sento terribilmente lucida su certi argomenti (su tanti argomenti). La mia debolezza è quella di
non essere riuscita a parlarne subito
per farmi aiutare, la mia forza è di essere riuscita ad elaborare da sola tutto quanto e di avere sempre avuto tuttosommato una vita piena e serena, se non conto i sette anni di buio : "i miei anni sbagliati" (cito l'Agota Kristof) ma preziosissimi .
Io dico che il confronto è uno degli strumenti più efficaci per ricucire qualsiasi ferita, e che l'elaborazione solitaria (per chi applica questo metodo) deve andare di pari passo con esso.
Caterina
utente anonimo
12:03, 19 luglio, 2005

Allora il referr sui "fiori di loto " era davvero un segno: è bello leggere parole come quelle di caterina. E in effetti credo anch'io che più che alle madri, se si è riusciti ad avanzare con le proprie gambe,poi sia necessario parlarne ai figli.Per non perpetuare i silenzi possibili, per non fingere che i tagli non lascino cicatrici, per mostrare anche che dando voce al non detto quelle cicatrici si posso curare.

Ogni tanto leggo qua e là cercando lo specchio alle vicende, ma quasi sempre chi ne parla -mascherato (come faccio io in questo momento) o alla luce del sole- trova il coraggio quando non ce la fa più, quando si da per perso/a.
Leggere la parola di chi invece è riuscito ad uscire dal cerchio fa un gran bene. Quella di caterina, quella di chi ne scrive per conoscenza diretta.

(oggi ho una tremenda voglia di ri-alzarmi)
utente anonimo
10:52, 19 luglio, 2005

Tu mi chiedi se ora vorrei dirlo a mia madre? No non vorrei...

però sicuramente ne parlerò ai miei figli... tanto per dargli degli strumenti in caso di difficoltà.
Di questo sono sicura...
I figli vanno trasformati in persone forte e con la sincerità li si aiuta, con i "non detto" li si trasforma in fortezze
Caterina
utente anonimo
10:41, 19 luglio, 2005

Caro Marco
mi viene da ridere perchè la Caterina che ha spezzato la catena la conosci bene, e non solo ha la tua mail ma anche il tuo telefono, e
il tuo indirizzo... ! Sorpreso ?
Comunque se ancora ti interessa sapere perchè non l'ho mai detto il motivo è proprio perchè forse i figli a volte vengono sovraccaricati di responsabilità e in questo caso la responsabilità riguardva proprio il proteggere i propri genitori da un certo tipo di sofferenza. Mia madre non è un caso che si occupi di violenza sulle donne e sui minori, giusto per esorcizzare quelle ferite che si porta da lontano, e un bambino di otto anni a cui non è stato raccontato nulla percepisce comunque certe ferite e cerca di non riaprirle

...Credo che il motivo sia questo, e anche quello di non voler rompere un equilibrio familiare saldo e pieno di successi con le proprie sofferenze.
Il non detto si porta dietro per una vita...
il non detto ora è stato detto
Caterina






utente anonimo
14:46, 18 luglio, 2005

Cara Caterina, fortunatamente tu sei riuscita a spezzare il circolo, e ti ringrazio davvero di averlo detto qui. mi chiedo, ti chiedo: perchè non sei mai riuscita a dirlo a tua madre? non è qualcosa che vorresti fare? c'è un motivo per cui te lo chiedo, e riguarda persone che ho conosciuto che hanno avuto le tue stesse esperienze. mi piacerebbe approfondire la questione, se vuoi scrivimi in privato (alderano@libero.it).
ringrazio anche te, Mario, per questa condivisione di memorie, molto preziosa, davvero. anche la mia famiglia è salda, e tranne qualche nevrosi ne sono uscito bene - e li ringrazio pure. ma troppo spesso, intorno, si conoscono disastri: li si riconoscono non a prima vista, però, bisogna scavare.
Blogger: alderano Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente alderano
09:13, 18 luglio, 2005

Io tra gli otto e i sedici anni sono stata abusata tre volte, non l'ho mai detto in famiglia, e pensare che mia madre si occupa proprio di abusi su minori! Non so perchè non ne ho mai parlato...eppure sono cresciuta in una bella e solida famiglia. fatto stà che mi ci sono voluti anni per superare tutto... e per riacquistare fiducia negli uomini ... ma ancora adesso a volte mi trovo in difficoltà

Caterina
utente anonimo
18:36, 17 luglio, 2005

Questo testo che hai scrito, alderano, è interessante forte e come sempre scritto bene, mi ha fatto un poco venire la pelle d'oca.
Io ho avuto la fortuna di avere due buoni genitori, severi ma mi amavano davvero e non ero una loro proiezione.
Sono morti da più di venti anni: la mia famiglia funzionava, ma intorno a me ho visto tanti di quei disastri, sentito storie orrende che so che ho vissuto quasi una eccezione.
Ho detestato per anni coloro che blateravano incessantemente, specie di matrice cattolica: la famiglia e famiglia e famiglia ancora come valore in sè...
La famiglia dovrebbe darti sicurezza e aiutarti a renderti autonomo, invece in moltissimi casi è una prigione a volte assurda.

Quando ero piccolo ero un selvaggio e scappavo spesso di casa, dopo la scuola, giravo con i mie amici per questo mio quartiere giocando urlando correndo, poi s'incontravano quelli che si dicevan i pederasti.
Vi assicuro che ce n'erano di quelli che ti inseguivano fin nelle cantine, ti avvicinavano e pastrocchiavano nel cinema parrocchiale, quelli che ti mettevano di brutto le mani addosso, altri che molcivano e snoccialavano caramelle, era una cosa triste per noi che non lo dicevamo in casa per paura di prendercele, ci sentivamo in colpa perché eravamo dei poveretti ignoranti.
Se poi qualcuno di questi tipi veniva preso con le mani nel sacco da qualche padre finiva a legnate o coltellate, cose orribili, i padri si alleavano e aspettavano il malcapitato pedofilo e lo storpiavano, mica si denuciavano 'ste cose, era roba di famiglia....

MarioB.
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14:12, 17 luglio, 2005

E' evidente che la famiglia è per tutti una ferita aperta. Credo che ci sarebbe molto da dire. E credo, Lorenz, che non abbia senso chiedersi 'cosa c'è di meglio' laddove io debba giudicare di una qual-cosa. Se c'è qualcosa da trovare di meglio, lo troveremo. Ma è un questione a venire.
Blogger: alderano Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente alderano
09:02, 17 luglio, 2005

aggiungo un altro dato che per molti è una sorpresa: in termini percentuali, la maggior parte delle persone abusanti appartiene alla classe medio alta ed ha un'istruzione, ancora, medio alta.
cristiano prakash dorigo
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#9  
17:59, 15 luglio, 2005

La famiglia è uno stampino, una forma categorizzata di spontanee forme di rapporto, che nell'attimo in cui categorizzano, appunto, si trasformano in nevrosi: è quella mannaia di eternità e immutabilità che fa diventare le madri isteriche antropofaghe, propense quanto mai all'infanticidio, e i padri dittatori falliti col diploma in sevizie. Il vero cancro è la mania di riconoscere, che pare non possa essere disgiunto dall'eternizzare.
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#8  
16:45, 15 luglio, 2005

E la casa (editrice) di quella Bimba ,emblematicamente ne ricorda anche la casa madre: l' essere Sensibili alle foglie ,come un corpo rovesciato che ha pelle pori e rughe all'interno e al fuori sa concedere solo i nervi e la carne fresca, irritabile anche alla carezza piu' sottile, al rumore di una foglia.
Ma e' necessaria la sottrazione, dici bene alderano.

E non servono i libri del buon diritto come scrive caterina, e non basta la laicita' delle origini ne -credo- l'appellarsi continuo e abusato alla societa' di massa:a volte sarebbe gia' molto scendere negli interni, aprire le porte delle stanze chiuse e guardare alle singole teste, nei buchi veri.Perchè se l'abuso arriva a consumare, allora non si da' piu' nemmeno la possibilità del sottrarSi: e' necessaria una mano che in atto radicale raccolga e strappi quel corpo (dal) vuoto.
Pero', a precedere chi ha ingoiato lo sperma dei fratelli e ha visto in diretta lo stupro della madre, vedo che qualcuno qui c'e' arrivato anche cercando un fiore di loto. Lo prendo come un segno.Di quelli buoni.
utente anonimo
#7  
19:14, 14 luglio, 2005

La famiglia è un sistema politico prima ancora che sociale e liberarsene è estremamente difficile anche perchè è sistema primo ed il motore principale della formazione sociale.
Oggi della famiglia si parla con modalità ed obiettivi diversi.
Oggi il bambino è sopravvalutato.
Ieri era ignorato.
Sempre è stato violato.
E queste violazioni hanno costruito caratteri ed anime che a loro volta hanno dato origine a modelli sociali.

Il mio trisavolo, insegnante, marito di insegnante e quindi notabile del paese praticava l'incesto che allora sembrava quasi normale.

Le donne della sua stirpe si sono tramandate psicosi ed atteggiamenti assolutamente distruttivi.

Il sistema basato dulla parentela appare alla fine del matriarcato. La sua distruzione sarebbe auspicabile, ma in vero sembra irrealizzabile proprio perchè si rigenera sotto altre forme in quanto l'archetipo del bambino divino nasce con il potere del maschio ed è indistruttibile.

Baci
Isabella


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#6  
16:40, 14 luglio, 2005

Mi pare che le nevrosi ereditate dal modello familiare siano almeno in parte necessarie per la vita nella società di massa. Condannare la famiglia senza appello mi sembra fin troppo facile. Come sempre è una questione di pro e contro: cosa sarebbe meglio?
Forse una "famiglia allargata", una vita in comunità di 50-100 persone dove tutti si conoscono e fanno vita di condivisione. Ma anche qui nevrosi di altro tipo sarebbero inevitabili, forse meno castranti. In ogni caso, ripeto, mi pare che un certo fardello nevrotico sia insito alla condizione sociale dell'uomo, di cui la famiglia ne è il primo barlume.
Se le tare familiari negli ultimi tempi sono più gravi, lo imputerei più alla società di massa in cui vivono le famiglie che all'istituzione familiare in sé.
Lorenz
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#5  
12:58, 14 luglio, 2005

Marco è bello questo post. L'ho messa sul forum di Fernandel, e anche il primo commento.
ciao
andrea barbieri
utente anonimo
#4  
11:12, 14 luglio, 2005

Post lucido su argomenti bui. Grazie A'.
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#3  
10:08, 14 luglio, 2005

Orsa cara
Dovrebbe esistere un libro sui diritti e i doveri del genitore e del figlio ( in italia) , sarebbe tutto più semplice!

Il genitore ha il dovere di tenerti una mano per aiutarti ad attraversare la strada e di lasciarti libera l'altra per permetterti "ALMENO" di tentare la fuga!

I figli hanno il dovere di accettare e superare gli errori fatti dai genitori,
I sensi di colpa sono catene del cazzo che tu dovresti rifiutarti di portare dal momento che liberi la tua cameretta nella loro casa...
etc etc etc ...

I genitori hanno il dovere di non pronunciare più la parola devi o dovresti riguardo alle tue scelte... etc etc etc

Comunque sono sempre più convinta che la mia più grossa fortuna sia quella di essere nata in una famiglia laica


CATERINA

utente anonimo
#2  
09:19, 14 luglio, 2005

post sublime...preciso, netto, affilato come una spada.

sestoempirico
utente anonimo
#1  
19:34, 13 luglio, 2005

sono sempre i tempi de"la famiglia e'una camera a gas".
ancor oggi mi porto addosso ferite e lacerazioni dovute ad una comunicazione errata o meglio ad una non comunicazione con i miei.
in casa mia si parlava molto ma non ci si ascoltava mai.
ancor oggi ,dopo scelte di vita ben definite ed esplicate mia madre mi telefona spesso per dirmi "..potresti andare a messa..oggi..non ti farebbe male.."e mio padre a mio fratello ,diplomato in oboe "sempre con quel piffero in bocca ..guarda i tuoi cugini ed i figli dei loro amici..loro si' che hanno un lavoro serio e normale".
naturalmente del suo compagno e della sua omosessualita' non si dice.
e' una vergogna.

violenze terribili anche queste e giocate cosi' bene che quando mio padre mi accompagna alla stazione ed ha le lacrime agli occhi riesce ancora a farmi sentire in colpa.
ma di cosa,poi?

ti abbraccio forte marco.
*stella
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