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Commenti
15:50, 03 agosto, 2005

Si, esattamente qui:
http://mauroghilardini.splinder.com/post/5208766
ottima memoria!

Riguardo allo splendido commento di Demian ci sarebbe da dire molto, moltissimo! Ma il tempo ora è quello che è... sappi comunque che ho raccolto le critiche palesi e non, contenute nel tuo discorso.

Esempi pratici, Mp3 e riflessioni con collegamenti a cantanti conosciuti e non!

Negli ultimi commenti mancavano assolutamente e ne chiedo venia. Cercherò comunque di non farli mai mancare nei post!

Grazie ancora a tutti! Oggi pomeriggio voglio trovare il tempo per scrivere o canticchiarvi qualcosa! Ve lo devo ^_^

Ciao
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15:41, 03 agosto, 2005

Questo La Brie non lo conosco, ma mi sembra che Mauro ne avesse già parlato come uno dei cantanti leggeri più importanti in un articolo.

Quale poi boh!

Ciaoooooo ^__^

snowine
utente anonimo
14:19, 03 agosto, 2005

bho... mi pare diciate tutti cose giuste e condivisibili, ed è legittimo le diciate avendo alle spalle anni di studio ed esperienza, non mi sento quindi (come potrei ?) di discostarmi ne’ da Mauro ne’ da Kry. Ma concedetemi un piccolo sproloquio
:-)

em... cercate di non fraintendere il mio approccio..
Credo che certi approfondimenti, e questa mia convinzione riguarda un po' tutte le arti, scaturiscano un po’ troppo dalla nostra petulante tendenza alla comunicazione e analisi meticolosa. Se il più delle volte è pregio che ci eleva a dignità superiori a quella di "ovino servile e mansueto", è innegabile che possa facilmente tramutarsi in un difetto scomodo che ci fa perdere di vista alcune ovvietà: un conto è quello che studiamo, un conto quello che cantiamo. O forse è meglio dire : un conto è quello che diciamo , un altro è quello che cantiamo. (Mauro gli mp3?)
Se si prende un esempio come spunto d'analisi ci possiamo anche divertire un mondo a scambiarci idee e punti di vista ma rischiamo di non finirla più e continuare per la nostra strada sempre + convinti: un esempio è un esempio, e se Mauro mi dice che la "U" la pensa "O" quando canta , o ditela come volete ( il senso lato lo abbiamo capito tutti mi sembra ), io non è che ci “credo” poi molto, sarò scemo ma non gli credo :-) : questo principio tecnico insieme ad altre idealizzazioni formali come produrre con la stessa “quantità di apertura” o “qualità originaria”, comporterebbe il dover scomporre ai minimi termini tutte le parole del testo di una canzone (che palle!), e magari selezionare inflessibilmente vocaboli più “cantabili” rispetto ad altri (vade retro! Questa è violenza espressiva non abilità estetica). Insomma non ne sono capace ma mi tengo la mia ignoranza perché nemmeno ne avrei voglia!
Cantare è ben altro.

ad esempio : La Brissss - dico la Brie 1) perché lo abbiamo già nominato. 2) perché non mi sembra l’ultimo degli stronzi! 3) per Dio teniamo vivi i riferimenti pratici!! mi sembrava fossimo tutti entusiasti di questo - .
Sto qui mi canta e cantava (anche nei periodi splendenti di Images / Awake) un bell'insieme di "E" "O", lussuosamente impostate !
Stupendo ascoltare "….So speek" , “Thes world es spenneng arand me” , oppure "loov es the dens ov itornedee".
Scusate ma credo che si debbano cantare PAROLE e che le parole vadano prima di tutto capite al di là se escono equilibrate o no , ipertrofizzate o quello che volete . Non possiamo prescindere da questo, non si dice "Eternetee" cazzo!
Oh, questo era solo un esempio :-)!! Non dilunghiamoci troppo quindi.


Sfuggo al vostro discorso ma non posso farne a meno 1 perché non ho le conoscenze teoriche per dibattere nel vostro modo 2 perché se mi chiedete una “U” mi diverto di più a cantarla che a parlare di come la canto.
Ma sono presuntuoso al punto di credere di aver pure io qualcosa da dire : mi piace credere che l'arte canto si fonda su quello che si dice, e se viene detto qualche cosa deve essere capito! Necessariamente “il resto viene dopo”. Questa è la mia teoria e questa è la mia predica "Fatti capire! E' più importante di essere un bravo esecutore!"
Attenzione, non voglio trascurare i diversi aspetti della vocalità che voi affrontate abilmente e con passione a favore delle strutture del linguaggio! Sarei un cretino!! Anzi il mio è solo un tentativo o una speranza di cercare di buttare un occhio al di fuori dei cancelli di ferro entro i quali i cantanti classici e moderni ( e questo è grave) sembrano essersi accomodati. E correggetemi anche qui se sbaglio.
Eh eh eh , se una “U” viene molto “U” perché si sta cantando “gùuardami tremo spoglio d’ogni dotee e non capisco il peccato che dentro mi scuoote” (ah ah ah ah) bhe a chi frega veramente qualcosa?. Su questo credo sia d’accordo anche chi dice in un esempio canta Y pensando X (e che magari adesso starà ricantando tra se e se quel pezzo “guardami… squote”…).

Nemmeno mi va giù quell’atro discorso del “considerare la voce come un qualsiasi altro strumento”! E poi ricorreggetemi se sparo stupidate ma non mi sembra si sia ancora risolto il vecchio diverbio “ma da dove cavolo viene la voce?” tante teorie, tanti punti di domanda, tanta gente che vuole dare delle risposte .
Ma questo è veramente un altro discorso e sinceramente mi distruggereste di sapienza se cercassi di affrontarlo :-) , però voglio dire .... cerchiamo di andarci cauti…. Così tanto per il gusto del dubbio :-)


Forse sto dicendo delle fesserie ma concedetemi questo atto liberatorio: dirle così, serenamente!!
Dietro troppa "scentificità" ci vedo sempre una minaccia!! Finiremmo per sentire solo i difetti, e dimenticarci di tutto ciò che c’è dietro ad un cantante ( anche Jon Oliva ci può insegnare qualcosa, no Mauro?)

Demian
utente anonimo
09:13, 03 agosto, 2005

Sei incredibile Kry! Assolutamente imprevedibile ed incredibile! Ma prima dei commenti-complimenti, c'è una cosa che hai scritto che mi ha fatto veramente restare di stucco... "quando ho sentore di anche remoto tentativo di adulterare la natura della voce..."
Oh mio Dio, dici che è questo che si evince dai miei discorsi?! So benissimo di non essere il massimo dell'eloquio, ma non pensavo di dare adito a tali "malintesi". Spero di spiegarmi meglio ora.
Dunque fai benissimo nel tuo secondo intervento a puntualizzare sulla consequenzialità del canto; unico difetto che ritrovo mi sembra la pretesa di trasformare il mio famigerato esempio pratico (assolutamente privo di alte pretese didattiche), in Vangelo.
Il fine ultimo del mio era semplicemente dimostrare come in fondo nel parlato (occhio: quello non impostato) normalmente si "costringe" un timbro naturale, mentre nel cantato bisogna pur trovare il modo di farlo uscire. L'apertura della cavità interna è, a par mio, il primissimo modo.
Nel tuo intervento inoltre puntualizzavi cose sacrosante (stai studiando da dieci anni e si capisce ^^), ma capisci che forse stai calcando la mano quando prospetti ai lettori il difficilissimo equilibrio voce naturale-impostazione-espressione_di_sé_nel_canto pretedendo che il mio esempio pratico fosse indirizzato a chiarire tutti i cardini del problema timbrico. Spero davvero ch'io non vi sia sembrato tanto pretenzioso da farvi credere che questo semplice esempio potesse essere la chiave di volta dell'impostazione vocale.
Nel caso sia stata così vi chiedo scusa, non era nelle mie intenzioni.

Fin qui per cercare di spiegare un probabile malinteso e ringrazio Kry di averlo fatto emergere. ^__^
Riguardo invece a quello che scrivi sul tuo post, credo sia interessantissimo per tutti, quello che la nostra fidata lettrice scrive! La ricerca di "armonia, equilibrio, espressione" descritta è LO studio del canto! Non è "salire più in alto", "cantare più forte", "spadroneggiare col falsetto" e altre tipiche espressioni che i miei allievi usa(va)no dire. Il canto è espressione di Sè; ontologicamente parlando il canto di un uomo è l'uomo stesso! Ma lasciando perdere questo mio filosofeggiare (tipico di chi ha studiato troppi madrigali e recitarcantando), quello che conta è (citando la stessa Kry) "con lo studio si acquista la capacità di "sentire" l'equilibrio del suono". Vero, brava! E se mi consenti Kry il tuo discorso vale per la musica leggera e anche (soprattutto!) per la lirica! In fondo con il gioco Microfono-preamplificatore-compressore-effetti digitali-casse un cantante di musica leggera si può permettere di trascurare dettagli quali il volume della voce e puntare sull'espressività e sull'omogeneità. Quando sei senza microfono invece e la platea oggigiorno esige (finalmente aggiungerei io!) di comprendere quello che stai dicendo, questo equilibrio prefigurato da Kry, per anni spazzato via da una didattica vocale puntata alla potenza, è diventato fondamentale. Pertanto se qualcuno di voi lettori ha l'ideale della lirica, beh... ascoltate assolutamente quello che lei ha scritto!

Concludo questo mio intervento chiedendo a questo punto a Kry di scriverci spesso se ha la possibilità in quanto le sue riflessioni sono sempre validissime e se mai ti verrà in mente di aprire un blog "rivale" (che brutto termine!^_^) faccelo sapere!Sarai certo presente nei miei link prediletti! Se invece vorresti proporci un tuo vero e proprio articolo... accidenti, io non vedo l'ora! Si ha sempre bisogno di confronti e di dialogo, soprattutto fra "professionisti" e bando alla inutile e deleteria "rivalità"!
E questi scambi alimentano passione e curiosità anche nelle persone meno avvezze al clima didattico che ruota intorno alla voce e ai suoi dilemmi e il commento entusiasta di Dario (vinnie) sulla nostra diatriba ne è la prova lampante!

Grazie a tutti!

Yours

Mauro
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17:10, 02 agosto, 2005

Mauro ti segnalo che hai dimenticato la terza qualità del cantante di musica antica... avere un cervello un tantino più grande della propria voce... e possibilmente anche del proprio ego!!! ^__^
Ciao sono la Kry! Sentito la mia mancanza? ^__^ Sorry... me in estate occupa tutti i neuroni a prendere il sole ghghghgh...!!!
Replica magistrale... e avrei dovuto sapere che qualcuno che scrive di vocalità in modo così intelligente avesse una formazione in musica antica... e il contrario! EARLY MUSIC RULES!!!
Concordo che il famigerato esercizio delle vocali come strumento didattico ha una sua utilità... e concordo che difficilmente avrebbe contribuito a trasformare i lettori in interpreti lirici... concordo e quindi... rincaro la dose!!! ^__^

La voce cantata deve disporre di uno spazio interiore dove essere amplificata... perfetto. Ma intanto questo deve accadere in piena “armonia consequenziale” con l’apertura esteriore della bocca... che naturalmente varia in relazione alla tessitura e alla vocale cantata. Tradotto... una U è cantata U e non pensata tale! E quando la canto tengo la bocca più aperta che dicendo una U... ma non aperta quanto cantando una A! Questo perché nel canto tutto deve essere in equilibrio flessibile. E curare il timbro non equivale a produrre suoni omologati... il punto è rendere i suoni non con la stessa QUANTITÀ di apertura ma con la stessa QUALITÀ originaria.
E poi... non è raro in questa ricerca di spazio interiore perdere la misura e “contorcere” la direzione della voce. E non è che non ho sentito mai gente cantare così! Ma la verità è che il suono non vive in bocca... ma fuori!!! Quindi anche concedere a una nota più spazio interiore di quello che merita è controproducente!
Chiaro non è che io canto con un righello in mano eh... con lo studio si acquista una capacità di “sentire” l’equilibrio del suono. Che è anche decisamente meno stressante che pensare di continuo a come costruire la voce tenendo la bocca così o così...!!!

Scusate la vena critica normalmente non sono così... ma l’argomento mi prende. E quando ho sentore di un anche remoto tentativo di adulterare la natura della voce mi si rizzano i capelli in testa... sarà perché sono quasi dieci anni che studio anche se a giudicare dai risultati... eheheheh... e ne ho proprio sentite di cotte e di crude! Naturalmente come dice Mauro è il genere musicale a dettare legge nella formazione vocale e detto questo... se il vostro ideale è la lirica non mi state a sentire...!
Quanto alla relazione tra parola e canto... momentaneamente ve la risparmio. Oggi so prolissa quanto mai quasi quasi inauguro un sito rivale!!! Eh sì... comunque la voce è proprio uno strumento infame. Ah... grazie del benvenuto! ^__^ Kry
utente anonimo
16:26, 28 luglio, 2005

Vero?! Ebbene si; è proprio questo il bello del canto! La soggettività di una tecnica oggettiva che punta semplicemente a poterti far esprimere...
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13:03, 28 luglio, 2005

Bella la discussione tra te e Kry...interessante vedere come ci siano persone che la pensano diversamente.
Vinnie( Dario)
utente anonimo
#9  
07:42, 28 luglio, 2005

Figurati Rob, grazie piuttosto della visita! ^__^
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#8  
19:52, 27 luglio, 2005

Mi piacerebbe commentare nel tuo blog, come tu hai fatto col mio, ma pultroppo non possiedo le conoscenze necessarie :)

Grazie comunque per la tua visita.

Ciaoo Rob
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#7  
17:38, 27 luglio, 2005

giovane? ;-) ti ringrazio, mi fai un sacco di complimenti, anche se purtroppo ormai la gioventù l'ho lasciata alle spalle... ora ricambio il link. un saluto.
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#6  
17:31, 27 luglio, 2005

Mai stato così serio! Come vedi sulla destra ora ci sei anche tu in bella vista! ^__^

Fra parentesi ho scritto anche io di cinema e solo su "Eternal sunshine...", ma purtroppo non posso certo competere con voi cineblogger!

A PRESTO e grazie della visita! ^__^
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#5  
17:19, 27 luglio, 2005

accidenti che curriculum, minstrel! ti ringrazio per l'apprezzamento (parlo di les films de ma vie), ma non mi stavi pigliando per il culo, vero? ;-P
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#4  
19:45, 24 luglio, 2005

Ehm piccolo errore nelle prime righe.

"[...]ma far rendere conto di quanto poco si sfruttino le cavità orali quando si è di fronte ad una vocale chiusa. Questo perchè si tende a considerarla una vocale UGUALE a quella PARLATA!" e non cantata...

Scusatemi ancora e a presto!

Yours

MAURO ^_^
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#3  
19:16, 24 luglio, 2005

Eheheh, ciao kry, benvenuta sul Blog!

Ti ringrazio di aver scritto il tuo commento "negativo" sull'esempio pratico che ho proposto e cerco di venire subito al dunque in questa breve risposta.
Da secoli vagheggio dicendo che la mia parola non è certo Vangelo e che, soprattutto, la pratica fonatoria è diversissima tra genere e genere.

L'appunto da te riportato è infatti in linea con le critiche costruttive che si muovono all'insegnamento classico belcantistico e come tale va valutato in tutte le sue applicazioni.
Dunque; innazitutto l'esempio pratico. Ho proposto questo esempio pratico non certo per pretendere di insegnare come emettere una U timbrata liricamente (mancano dei presupposti fondamentali in chi mi legge come ad esempio lo studio sull'emissione e via dicendo), ma far rendere conto di quanto poco si sfruttino le cavità orali quando si è di fronte ad una vocale chiusa. Questo perchè si tende a considerarla una vocale UGUALE a quella cantata. E' mia (e non solo mia naturalmente) convinzione che il canto sia invece un accento diverso, per dirla con il Dott. Uberti "straniero". Pertanto scopo dell'esempio era cercare di far comprendere che una U nel canto esce piena e bella se viene:
1 - pensata U
2 - pronunciata con le labbra a forma di U
e non perchè l'intera bocca INTERNA debba essere chiusa. La U esce U lo stesso. Te lo assicuro. E su questo, guarda, punto sempre i piedi con i miei 4 allievi. Vengo dalla musica antica dove espressività e comprensione del testo sono le principali caratteristiche che un esecutore deve possedere! E non esiste che si cantino vocali "intervocalizzate". Ma non esiste nemmeno ad esempio cantare una U (per tornare alla pratica) chiusa all'interno! Questo perchè rovinerebbe l'OMOGENEITA' timbrica dell'intero pezzo. E purtroppo l'omogeneità nella musica antica (e lirica) è un aspetto fondante della tecnica stessa, spesso (soprattutto nella seconda) più importante del testo stesso; ma ne parlerò nella seconda parte dell'articolo. Superando l'esempio pratico ecco quindi la mia risposta alla tua splendida critica. Cantare "X pensando ad una Y" è fondamentalmente sbagliato se lo si fa SEMPRE, continuamente!
Questa NON è la TECNICA! E' al massimo un sentiero che può portare un allievo verso la comprensione della DIREZIONE esatta dove la voce deve correre (come tu stessa giustamente hai scritto) e della sua perfetta AMPLIFICAZIONE interna. Quindi la pratica "artificiosa" del pensare ad un'altra vocale può tutt'al più aiutare quell'allievo che stringe o chiude maledettamente gola e cavità interne; è chiaro che se un allievo per bontà sua non soffre di questo difetto non gli si impone questo contorto ragionamento.
In fondo Kry pensaci bene; non è tutta la tecnica vocale un continuo parlare in metafora? La voce esiste ma non si tocca, non si prende in mano... la voce c'è e basta. Non hai diteggiature da seguire, tasti da schiacciare. Tutto è metafora: dalla "maschera", all'"emissione sul fiato", dal "passaggio" all'"appoggio"... termini tecnici che dicono poco perchè non spiegano nulla, ma vanno PROVATI PRATICAMENTE.

E qui veniamo alla conclusione. Alla fine non esiste un'unica tecnica vocale, fin qui ci siamo. Il vero problema è comprendere cosa alla fine la nostra voce PUO' fare e quello che il cantante-allievo vorrebbe arrivare a cantare. Con quell'obiettivo si stabiliscono le priorità e quindi tutti i passi per raggiungerlo. In base ai suoi difetti, al suo backgroud, al suo dono naturale e via dicendo, si cercherà quindi di procedere verso la cima di questa montagna. Lungo un sentiero SOGGETTIVO nell'oggettiva montagna della tecnica; passo dopo passo, metafora dopo metafora.

Grazie ancora Kry, hai aperto un ottimo fronte di discussione che sono certo aiuterà tutti a capire la soggettiva obiettività dell'arte del canto (sono strano stasera... scusate ^_^). Spero di avere una tua risposta al riguardo.

Comunque...W i deliri estivi! ^__^

Ah, grazie anche a Vinnie per il primo commento e per tutte le persone che mi hanno mandato delle mail su questo post. Commentate pure e se eventualmente vorreste chiedere qualcosa sulla discussione avviata da Kry non fatevi remore! Ciao e grazie! ^_^
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#2  
16:49, 23 luglio, 2005

Interessante anche se non condivido perfettamente l’esempio pratico... quantomeno con me non ha funzionato proprio...!!!
E personalmente sono convinta che “canta X pensando a Y” è una delle pratiche di insegnamento belcantistico più deleterie!
Le due insegnanti che hanno rivoluzionato in positivo il mio modo di cantare la pensano un tantino diversamente. Che intervenire sulla dizione e sulla “forma” delle vocali produce sì un timbro caldo e ricco di armonici ma artificiale che a lungo andare si ripercuote sulle corde vocali. Che la dizione e la risonanza del suono devono essere totalmente indipendenti e la voce non deve essere costruita modificando volontariamente la forma delle cavità.
Se un suono è appoggiato e direzionato in modo corretto trova da sé la risonanza e gli armonici che gli sono propri! È così che si trova la propria voce... e poi è libidinoso cantare una A come una A e non come una O...!!!
Ma forse è tutto un delirio da caldo estivo... mah! ^__^ Kry
utente anonimo
#1  
06:10, 22 luglio, 2005

Bello questo topic che pone l'accento su uno degli aspetti principali del canto e, soprattutto, mette in guardia dall'imitare eserciti di cantanti ( o sedicenti tali), perchè hanno una bella voce.
Vinnie( Dario)
P.S.
Grazie Mauro per i continui aggiornamenti via e-mail
utente anonimo

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