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Commenti
#4
17:32, 27 settembre, 2005
la morte di un libro e sullo scaffale di una libreria. i libri vivono atrraverso che li legge. m.
utente anonimo
#3
09:15, 15 settembre, 2005
Sì, era così che intendevo le cose - sono contento che tu sia contento... Quando ti chiedi se 'così'tiene la differenza, mi vien da pensare che ti stai riferendo alle tesi di Sini, per esempio a quanto scrive in Etica della scrittura criticando la nozione derridiana di architraccia. E' così? E se è così, il tuo lavoro stesso tenta di svolgere quel filo, di proseguire quel discorso?
Marco
utente anonimo
#2
22:42, 14 settembre, 2005
Quel che per me è interessante è fare di Spinoza un pensatore della differenza (dell'in-differenza della differenza). Io non faccio un passo in filosofia oltre i grandi generi platonici: sistemati quelli, è sistemato tutto. Però vanno risistemati.
Se posso leggere il tuo post così, son contento: chiuso-estensione, aperto-pensiero. Il medesimo libro, ma differente; la differenza non però tra il prima e il poi, ma in uno. Prima che il libro sia aperto-pensato-usurato, non è un libro, benché sia lo stesso libro. Prima lo stesso libro c'è, e non c'è. Ora: per non esserci essendoci, ed esserci non essendoci, occorre pensare la differenza come traccia (come il tracciarsi di una traccia, come il rintracciarsi del libro)? La traccia 'tiene' così davvero la differenza? E' la questione...
Azioneparallela
#1
12:25, 14 settembre, 2005
Ne sarei felicissimo. Lasciami un msg privato con la tua mail.
andyviolet
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