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Commenti
#6
10:03, 08 ottobre, 2005
A questo punto che torni clandestino, l'aborto.
Tanto chi deve abortisce clandestinamente, anche ora, nei paesini del sud, ad es., dove le ragazze 15enni restano incinte e non hanno dove andare, per abortire, e qualche dottore/macellaio compiacente le accoglie in uno studio improvvisato e abusivo, senza alcuna cautela.
Preferite non vedere, non sapere?Siate accontentati. Io parlo perchè ho visto, perchè so che è già così, il problema, per meridionali e straniere, già non si pone.
E buon contraccettivo a tutti.
utente anonimo
#5
01:39, 08 ottobre, 2005
"la grande baldracca celeste"(cvd)
diamonds
#4
17:44, 07 ottobre, 2005
con l'esenzione dall'ICI torna l'istituto medievale dell'immunità. l'Italia è un paese dal DNA feudale che ha inquinato di sè tutto, compreso quel poco di capitalismo (sempre assisitito dallo stato) che si è fatto strada nel novecento. i cattolici chiedono di riesumare l'equazione cristianità ovvero europa, come ai tempi di novalis. fassino confessa di essere cristiano e pecoraro scanio si fa il segno della croce in tv. fortuna restiamo noi atei, per l'amor di dio.
avempax
#3
15:33, 07 ottobre, 2005
sì robertino, grande (!!!,!&$£) ma quello che dici sono i blog in generale, cioè cazzo tutti i blog sono così, non c'è bisogno di VMO, nè di parlarci dentro delle cose che ci si parla di fuori per essere dentro al fuori, insomma mi sembra chiaro, ma che cazzo dici, scherzi vero?
alderano
#2
15:24, 07 ottobre, 2005
La mia sensazione è che la lettura che molti fanno di VMO sia frettolosa, più attratta dai grassetti e dallo sgangherato html che dai testi. Imho, i VMO non seguono un pattern lineare (attaccare "il potere"): fannno qualcosa di molto più complesso, mettono alla berlina il concetto di serietà, anzi, di "seriosità". Mettono alla berlina persino i blogger, sono gli anti-blogger (basti pensare al modo in cui raccontano delle commesse di Tiscali, del javascript, del "validate html"); portano alla luce le contraddizioni (e le finzioni) di un mondo ossessionato dal tempo reale ("attenzione, ultim'ora"), dalla notizia-bomba ("scoop!"), dall'enfasi ("grande!!!,!!!"); io resto convinta che il mondo letterario (altrimenti chiamato "pollaio"?) sia solo un pretesto, e che i VMO raccontino, più in generale, il mondo. Quanto al potere e a chi "porta avanti un discorso contro i poteri", io temo ci sia un po' troppa ingenuità da parte di chi legge; questa suddivisione in rivoluzionari doc (?) e restauratori meschini (?) è una commediola, e si svolge in un salotto in cui tutti stanno (stiamo!) seduti comodi e a pancia piena. Non è qualunquismo, il mio, ben intesi, ma sono convinta che il gesto politico non sia sempre così ovvio. Tendo a diffidare di chi si presenta con il certificato del Bravo Rivoluzionario fra le mani... ;) Babsi
vincenzooreggia
#1
15:21, 07 ottobre, 2005
Io non ho proprio nulla contro "Perceber" né contro Colombati né contro Mozzi (e figurarsi contro Genna!).
Soprattutto, non credo affatto che quell'operazione sia fallita, tutt'altro.
L'iniziativa messa in campo intorno al libro (o meglio *dentro*, dato che l'intento era scrivere un libro-mondo fagocitante, un romanzo che fosse esso stesso "il campo" su cui scendere) sia stata condotta in modo impeccabile.
Il blog dedicato a Perceber è una lettura interessantissima, là dentro si è formata una sorta di comunità della critica dal basso, apparentemente limitata al commento di un solo libro, in realtà molto più lungimirante.
Inoltre, mi piace molto l'idea di feticizzare l'esperienza di leggere "Perceber", facendosi l'autoscatto insieme al libro.
Nel commento sopra invitavo a leggere VMO come fosse un romanzo. Non mi sembra un'interpretazione così forzata.
Pensiamo al feuilleton, e pensiamo alla forma del romanzo epistolare. Immaginiamo un *feuilleton epistolare*, una lettera al giorno pubblicata su una gazzetta dell'Ottocento. Immaginiamo, ad esempio, il "Dracula" di Stoker pubblicato a puntate, ogni giorno una lettera di Jonathan Harker etc.
Ora facciamo un passo avanti e immaginiamo un feuilleton epistolare in forma di lettere aperte a Tizio, Caio, Sempronio o anche nessuno. Ogni giorno una lettera aperta.
Ci siamo?
Ok, ora passiamo dalla carta stampata al blog. Secondo me VMO è un feuilleton epistolare aperto (satirico, ma non solo) pubblicato in rete. Che c'è di tanto difficile da digerire?
Questo per quel che riguarda la forma narrativa.
Per quel che riguarda la poetica, io ci vedo ipermassimalismo, prosa onnivora e bulimica, produzione senza freni di immaginario. E' l'utopia della "mappa in scala 1:1", il linguaggio che è calco di ogni dettaglio del mondo, montagne e depressioni (quindi ci sta anche che la qualità abbia cali bruschissimi, vertiginosi).
VMO può essere letto come un romanzo che non ha confini, non è racchiuso in un oggetto-libro, pare non aver avuto inizio (c'è un continuo riferirsi a eventi sempre più pregressi) e non si sa quando e come avrà fine.
Quindi, non mi sembra di dire un'eresia se affermo che come operazione siamo addirittura oltre "Perceber". Tant'è che VMO può fagocitare "Perceber", mentre "Perceber" (inteso come romanzo, non come operazione complessiva) non può più fagocitare VMO. Credo che Colombati sarà d'accordo, in fondo "Perceber" era una sfida, e la rete l'ha raccolta. Colombati è un po' uno dei padri (immagino solo putativi, anche se non si può mai dire) di VMO.
Insomma, per parafrasare Genna, VMO è ultrapsichico, è la letteratura, è Colombati oltre Colombati.
vincenzooreggia
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