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Commenti
17:34, 20 ottobre, 2005

Ti lascio un bacio veloce prima di essere rinchiusa da qualche parte xkè alla sottoscritta, ignorante in materia e lo ammetto pienamente, Gulag o campi di concentramento che siano mi fanno schifo uguale.
Blogger: LeMieMari Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente LeMieMari
14:50, 20 ottobre, 2005

Ciao Tiger questo è il mio nuovo indirizzo...baci.

PS. Master per la replica poi ripasso...intanto permettimi una risata!
Blogger: GHYON Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente GHYON
14:06, 20 ottobre, 2005

non resisto quando vedo certe cose :)
Blogger: LastThule Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente LastThule
10:45, 18 ottobre, 2005

Grazie Thule!
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#9  
10:39, 18 ottobre, 2005

Caro Ghyon, so che sei in buona fede, ma sbagli.
Innanzitutto mettendo sullo stesso piano URSS e USA. Penso che una lettura della sterminata bibliografia sui crimini contro l'umanità perpetrati dai sovietici (a cominciare da Arcipelago Gulag) ti dovrebbe far riflettere.
Inoltre, tu sai bene che i Gulag in URSS sorsero sotto la dittatura di Lenin, perciò ben prima dell'avvento di Hitler al potere - tralascio il fatto che ti sei dimenticato che l'Italia non ha mai gestito un lagher, ma solo campi di concentramento, come TUTTI (Cuba inclusa). E penso che tu ti sia "dimenticato" che il termine Gu.lag. sta proprio per Amministrazine dei Lagher - ovviamente in italiano... Tant'è che da bravi tedeschi, gli emissari di Hitler andarono - quando erano ancora alleati coi russi - a prendere esempio in URSS visitando diversi gulag per migliorare l'efficienza dei lagher. Anni di esperienza sovietica avevano perfezionato il sistema di morte.
E tutti gli altri dittattori comunisti avevano copiato il modello sovietico: Cina, Vietnam, Cambogia, Albania, Polonia. E anvche Cuba, ovviamente: non penso che l'Urss avesse chiesto semplicemente appoggio per i suoi missili come favore personale, ma come contropartita dell'appoggio militare a Castro e Guevara. Che, evidentemente, era stato richiesto proprio per sintonia ideologica. E questo è dimostrato da come Cuba sia stata governata in questi decenni di regime.
Secondo te, se domani mattina 10 cubani vanno in piazza bruciando la bandiera cubana e semplicemente gridando slogan contro il dittatore Castro che fine fanno?
Su Guevara e i gay leggiti questa lettera con risposta di Paolo Mieli - non certo un "camerata"...

"La benevolenza gay nei confronti dei persecutori"

di Paolo Mieli

- Lettera a Paolo Mieli

Sono rimasto molto turbato da quel passaggio della sua risposta a proposito di Guevara in cui lei ricorda che, all'inizio degli anni Sessanta quando era ancora all'Avana, il Che si segnalo' nella dura repressione degli omosessuali a Cuba. Questo dettaglio mi ha rattristato in primo luogo per il fatto in sè, ma soprattutto perché non ne avevo mai saputo nulla. E, dal momento che non ho motivo di mettere in dubbio la fonte di tale informazione - una rivista, il Diario di Enrico Deaglio, che di certo non è pregiudizialmente ostile a Fidel Castro - mi domando perche' di queste cose la sinistra italiana non abbia mai adeguatamente parlato.

Alessandro Borroni, Milano

- Paolo mieli:

Caro signor Borroni, mi stupisco del suo turbamento. Se e' in eta', dovrebbe sapere che tutti i Paesi a regime dittatoriale - siano essi dittature di destra o di sinistra - si segnalano, oltre che per la repressone di ogni forma di dissidenza, per la persecuzione degli omosessuali. Tutti, senza eccezione alcuna. Ed e' consuetudine, purtroppo, che le organizzazioni politiche dei gay prendano atto sì di questo fenomeno, talvolta ne facciano oggetto di denuncia, ma, al momento della scelta tra Paesi dove gli omosessuali sono liberi di fare quel che vogliono e Paesi dove invece sono vessati, non diano il benche' minimo valore a quella che dovrebbe essere, per così dire, la ragione sociale delle loro associazioni.
Clamoroso sotto questo profilo il comportamento di tali organizzazioni in occasione della guerra in Iraq, Paese che sotto il dispotico regime di Saddam Hussein in materia di rapporti con gli omosessuali non ha fatto eccezione all'enunciato di cui sopra. Ai primi di dicembre il Consiglio nazionale dell'Arcigay (l'associazione di sinistra che difende i diritti degli omosessuali e vanta centotrentamila tesserati) si e' detto contrario alla guerra angloamericana all'Iraq perche' "nulla di positivo apporterebbe alla comunità "lgbt" - lesbica, gay, bisessuale, transessuale - dell'Occidente e tanto meno a quelle dell'Oriente". Su ventuno aventi diritto al voto, tredici si sono espressi a favore della mozione ispirata alle posizioni del correntone Ds, tre contro (il presidente del Circolo di Siena Giacomo Andrei, il consigliere al municipio primo di Roma Antonio Trinchieri e il presidente del circolo triestino Marco Reglia), cinque si sono astenuti. "E ci fu qualcuno che avrebbe voluto espellerci per aver votato contro quell'ordine del giorno che ci e' stato imposto senza poterne modificare una riga", ha poi raccontato Andrei. "Siamo sicuri che compito dell'Arcigay sia quello di esprimersi contro gli Stati Uniti e a favore dell'Iraq ? Che debba lanciarsi in spericolate analisi di politica internazionale, avventurarsi in risibili previsioni geopolitiche, prodursi in inutili auspici pacifisti ?", si e' chiesto in quell'occasione Daniele Scalise sul Foglio , quotidiano su cui tiene una preziosa rubrica su questi temi.
Conosco bene la risposta alle domande poste da Scalise: gli omosessuali sono cittadini come gli altri ed è dunque normale oltreché legittimo che in occasione di una guerra esprimano un'opzione pacifista (come del resto ha fatto un'alta percentuale di italiani). Ovvio. Quel che pero' stupisce e' che le tali associazioni politiche sempre (sottolineo: sempre) in caso di controversia tra Paesi in cui i gay sono maltrattati e Paesi in cui sono invece rispettati, prendano in modo più o meno diretto le parti dei primi. Come è possibile che mai, neanche in un caso, per associazioni come l'Arcigay il rispetto dei principi di liberta', tolleranza, democrazia facciano pendere la bilancia a favore dei Paesi che tali valori li hanno fatti propri, contro quelli che invece li hanno calpestati? Mistero. Un mistero che e' indissolubilmente legato alla mancata spiegazione del perche' nessun membro di tali organizzazioni - fatte le dovute (scarse, scarsissime) eccezioni - abbia avvertito l'esigenza di approfondire il tema dell'impegno attivo di Guevara nella campagna contro i «maricones». E qualcuno di loro, probabilmente, non si e' posto alcun problema quel mattino che ha deciso di indossare una maglietta con l'effigie del Che. Curioso, no ?

E poi:

Incubo Cuba

Nessuna gloria per il Comandante Guevara


ERNESTO "CHE" MENGELE


Organizzò il primo campo di concentramento per gay

Il medico argentino che condusse la rivoluzione cubana organizzò i lager per i dissidenti e gli omosessuali. Questi ultimi furono da lui perseguitati in quanto tali: il "Che" non fu secondo nemmeno ai nazisti. Ecco un ritratto che Massimo Caprara, ex segretario di Palmiro Togliatti, ha descritto del rivoluzionario

Con la fuga del dittatore Fulgencio Batista e la vittoria di Fidel Castro, nel 1959, il Comandante militare della rivoluzione, Ernesto "Che" Guevara, ricevette l'incarico provvisorio di Procuratore militare.
Suo compito è far fuori le resistenze alla rivoluzione. Lasciamo subito la parola a Massimo Caprara (*), ex segretario particolare di Palmiro Togliatti: "Le accuse nei Tribunali sommari rivolte ai controrivoluzionari vengono accuratamente selezionate e applicate con severità: ai religiosi, fra i quali l'Arcivescovo dell'Avana, agli omosessuali, perfino ad adolescenti e bambini".
Nel 1960 il procuratore militare Guevara illustra a Fidel e applica un "Piano generale del carcere", definendone anche la specializzazione. Tra questi, ci sono quelli dedicati agli omosessuali in quanto tali, soprattutto attori, ballerini, artisti, anche se hanno partecipato alla rivoluzione. Pochi mesi dopo, ai primi di gennaio, si apre a Cuba il primo "Campo di lavoro correzionale", ossia di lavoro forzato. È il Che che lo dispone preventivamente e lo organizza nella penisola di Guanaha. Poi, sempre quand'era ministro di Castro, approntò e riempì fino all'orlo quattro lager: oltre a Guanaha, dove trovarono la morte
migliaia di avversari, quello di Arco Iris, di Nueva Vida (che spiritoso, il "Che") e di Capitolo, nella zona di Palos, destinato ai bambini sotto ai dieci anni, figli degli oppositori a loro volta incarcerati e uccisi, per essere "rieducati" ai principi del comunismo.
È sempre Guevara a decidere della vita e della morte; può graziare e condannare senza processo. "Un dettagliato regolamento elaborato puntigliosamente dal medico argentino - prosegue Caprara, sottolinenado che Guevara sarebbe legato al giuramento d'Ippocrate - fissa le punizioni corporali per i dissidenti recidivi e "pericolosi" incarcerati: salire le scale delle varie prigioni con scarpe zavorrate di piombo; tagliare l'erba con i denti; essere impiegati nudi nelle "quadrillas" di lavori agricoli; venire immersi nei pozzi neri". Sono solo alcune delle sevizie da lui progettate, scrupolosamente applicate ai
dissidenti e agli omosessuali.
Il "Che" guiderà la stagione dei "terrorismo rosso" fino al 1962, quando l'incarico sarà assunto da altri, tra cui il fratello di Fidel, Raoul Castro. Sulla base del piano del carcere guevarista e delle sue indicazioni riguardo l'atroce trattamento, nacquero le Umap, Unità Militari per l'Aiuto alla Produzione (vedi il dossier di Massimo Consoli in queste pagine), destinati in particolare agli omosessuali.
Degli anni successivi, Caprara scrive: "Sono così organizzate le case di detenzione "Kilo 5,5" a Pinar del Rio. Esse contengono celle disciplinari definite "tostadoras", ossia tostapane, per il calore che emanano. La prigione "Kilo 7" è frettolosamente fatta sorgere a Camaguey: una rissa nata dalla condizioni atroci procurerà la morte di 40 prigionieri. La prigione Boniato comprende celle con le grate chiamate "tapiades", nelle quali il poeta Jorge Valls trascorrerà migliaia di giorni di prigione. Il carcere "Tres Racios de Oriente" include celle soffocanti larghe
appena un metro, alte 1.8 e lunghe 10 metri, chiamate "gavetas".
La prigione di Santiago "Nueva Vida" ospita 500 adolescenti da rieducare. Quella "Palos", bambini di dieci anni; quella "Nueva Carceral de la Habana del Est" ospita omosessuali dichiarati o sospettati (in base a semplici delazioni, ndr). Ne parla il film su Reinaldo Arenas "Prima che sia notte", di Julian Schnabel uscito nel 2000". Anni dopo alcuni dissidenti scappati negli Usa descriveranno le condizioni allucinanti riservate ai "corrigendi", costretti a vivere in celle di 6 metri per 5 con 22 brandine sovrapposte, in tutto 42 persone in una cella. Il "Che" lavora con strategia rivolta al futuro Stato dittatoriale. Nel
corso dei due anni passati come responsabile della Seguridad del Estado, della Sicurezza dello Stato, parecchie migliaia di persone hanno perduto la vita fino al 1961 nel periodo in cui Guevara era artefice massimo del sistema segregazionista dell'isola. Il "Che", soprannominato "il macellaio del carcere-mattatoio di La Cabana", si opporrà sempre con forza alla proposta di sospendere le fucilazioni dei "criminali di guerra" (in realtà semplici oppositori politici) che pure veniva richiesta da diversi comunisti cubani. Fidel lo ringrazia pubblicamente con calore per la sua opera repressiva, generalizzando ancor più i metodi per cui ai propri nuovi collaboratori.
Secondo Amnesty International, più di 100.000 cubani sono stati nei campi di lavoro; sono state assassinate da parte del regime circa 17.000 mila persone (accertate), più dei desaparecidos del regime cileno di Pinochet, più o meno equivalente a quelli dei militari argentini. La figura del "Che" ricorda da vicino quella del dottor Mengele, il medico nazista che seviziava i prigionieri col pretesto degli esperimenti scientifici.

Poi, se vuoi, basta che digiti "Guevara+omosessuali" sulla ricerca di yahoo o di google: vedrai che ridere!
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#8  
19:41, 14 ottobre, 2005

E poi scusa non venirmi a parlare di Lager proprio tu...dai Master bello...alla parola LAGHER chiunque, anche un bambino di un anno ci accosta la parola fascismo e nazismo!
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#7  
19:37, 14 ottobre, 2005

Non so da quale libro americano di barzellette hai letto questa storia dei "culattoni"come li chiami,spediti nei lager da Guevara,io so che prima della rivoluzione è stato in missione nei lebbrosari,con questo non voglio dire che è un santo,anche perchè se lo fosse non lo amerei così incondizionatamente, i russi trovarono un pretesto per puntare i missili sugli stati uniti perchè loro ce li avevano da tempo puntati su di loro dalla turchia e tutt'ora ce li hanno puntati su vari stati sparsi nel mondo...per quel che riguarda invece il fatto che secondo te il "CHE"era un mercenario al soldo di Castro,ti lascio testimonianza scritta, anche se tu sicuramente dirai che questo testo non è originale e che sicuramente sia stato manomeso da Fidel che lo ha letto davanti ad una marea di gente...e sottolineo marea...vatti a leggere chi era Fulgencio Batista e poi capirai perchè la rivoluzione ha avuto così tanti seguaci,è soprattutto per questo che è riuscita nel suo intento...è soprattutto per questo che ha vinto sull'imperialismo statunitense...in bolivia è stato tradito e non è stato appoggiato dal popolo...infatti la rivoluzione lì è fallita...lì ha trovato la morte Ernesto Guevara cittadino delle Americhe prima di tutto, poi argentino e infine Cubano!

L'ultima lettera del Che a Fidel
Fidel,
in questa ora mi ricordo di molte cose, di quando ti ho conosciuto in casa di Maria Antonia, di quando mi hai proposto di venire, di tutta la tensione dei preparativi.
Un giorno passarono a domandare chi si doveva avvisare in caso di morte, e la possibilità reale del fatto ci colpì tutti. Poi sapemmo che era proprio così, che in una rivoluzione, se è vera, si vince o si muore, e molti compagni sono rimasti lungo il cammino verso la vittoria.
Oggi tutto ha un tono meno drammatico, perché siamo più maturi, ma il fatto si ripete. Sento che ho compiuto la parte del mio dovere che mi legava alla rivoluzione cubana nel suo territorio e mi congedo da te, dai compagni, dal tuo popolo, che ormai è il mio.
Faccio formale rinuncia ai miei incarichi nella direzione del partito, al mio posto di ministro, al mio grado di comandante, alla mia condizione di cubano. Niente di giuridico mi lega a Cuba; solo rapporti di altro tipo che non si possono spezzare come le nomine. Se faccio un bilancio della mia vita, credo di poter dire che ho lavorato con sufficiente rettitudine e abnegazione a consolidare la vittoria della rivoluzione.
Il mio unico errore di una certa gravità è stato quello di non aver avuto fiducia in te fin dai primi momenti della Sierra Maestra e di non aver compreso con sufficiente rapidità le tue qualità di dirigente e di rivoluzionario.
Ho vissuto giorni magnifici e al tuo fianco ho sentito l'orgoglio di appartenere al nostro popolo nei giorni luminosi e tristi della crisi dei Caraibi.
Poche volte uno statista ha brillato di una luce più alta che in quei giorni; mi inorgoglisce anche il pensiero di averti seguito senza esitazioni, identificandomi con la tua maniera di pensare e di vedere e di valutare i pericoli e i princìpi.
Altre sierras nel mondo reclamano il contributo delle mie modeste forze. Io posso fare quello che a te è negato per le responsabilità che hai alla testa di Cuba, ed è arrivata l'ora di separarci.
Lo faccio con un misto di allegria e di dolore; lascio qui gli esseri che amo, e lascio un popolo che mi ha accettato come figlio; tutto ciò rinascerà nel mio spirito; sui nuovi campi di battaglia porterò la fede che mi hai inculcato, lo spirito rivoluzionario del mio popolo, la sensazione di compiere il più sacro dei doveri: lottare contro l'imperialismo dovunque esso sia; questo riconforta e guarisce in abbondanza di qualunque lacerazione.
Ripeto ancora una volta che libero Cuba da qualsiasi responsabilità tranne da quella che emanerà dal suo esempio; se l'ora definitiva arriverà per me sotto un altro cielo, il mio ultimo pensiero sarà per questo popolo e in modo speciale per te; ti ringrazio per i tuoi insegnamenti e per il tuo esempio a cui cercherò di essere fedele fino alle ultime conseguenze delle mie azioni; mi sono sempre identificato con la politica estera della nostra rivoluzione e continuo a farlo; dovunque andrò sentirò la responsabilità di essere un rivoluzionario cubano e come tale agirò; non lascio a mia moglie e ai miei figli niente di materiale, ma questo non è per me ragione di pena: mi rallegro che sia così; non chiedo niente per loro perché lo stato gli darà il necessario per vivere e per educarsi.
Avrei molte cose da dire a te e al nostro popolo, ma sento che le parole non sono necessarie e che non possono esprimere quello che io vorrei dire; non vale la pena di consumare altri fogli.
Fino alla vittoria sempre. Patria o Morte!
Ti abbraccio con grande fervore rivoluzionario

"CHE"



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#6  
19:24, 13 ottobre, 2005

Anche dai culattoni che voleva sbattere nei lagher? Non è che un piochettini di aiuti dall'URSS li hanno ricevuti, come poi hanno ricevuto i missili nucleari?
Apri gli occhi Ghyon, quella era ed è una feroce dittatura. E Guevara era argentino: al massimo può essere considerato un mercenario al soldo di Castro...
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#5  
18:37, 13 ottobre, 2005

Non sono minimamente d'accordo con te...le rivoluzioni sono fatte da persone che hanno a cuore la loro terra e che hanno delle palle belle solide per affrontare un esercito intero a malapena armati...il "CHE" e Fidel si imbarcarono con altri 130 uomini praticamente su un peschereccio partendo dal golfo del messico arrivando fino alle spiagge dell'Isla Grande, dove li aspettavo raffiche di mitra da terra e cielo...e la popolazione era tutta con loro...GUEVARA a Cuba è visto come un santo...stimato e onorato in maniera entusiasmante!
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#4  
16:41, 13 ottobre, 2005

Ghyon: all'Italia l'embargo lo avevano posto dopo la guerra in Africa, e non era certo diventato un paese da fame come Cuba, ma una delle grandi potenze mondiali.
Il putsch - non rivoluzione - di Cuba non è stato appoggiato dalla popolazione. Nessun golpe comunista - a partire da quello in Russia - è mai stato appoggiato. Ogni "rivoluzione" è sempre stata l'egoistica manifestazione della volontà di potenza di una minoranza organizzata. Compresa la Marcia su Roma, almeno per certi versi.
Esclusa però la presa di potere di Hitler, che è stato l'unico ad andare al potere in maniera veramente democratica, a suon di voti.
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#3  
20:24, 12 ottobre, 2005

Per domare il popolo italiano non ci vuole un puffo ma un gigante, il problema è che non può essere Fassino con i suoi 3 globuli rossi(cito Grillo)ne tantomeno quel carciofo di Rutelli(l'unica cosa buona che ha è essere della Lazio)e non parliamo di quel faccione mortadellato di Prodi...oddio è rimasto Faustino che da un pò di tempo sembra colpito anticipatamente da arterosclerosi...ma chi votiamo??Pannella che come dicono a Roma sta più de là che de quà...Purtroppo il "CHE" è uno solo....
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#2  
20:16, 12 ottobre, 2005

Perde tempo a rispondere a sta gente??ahooooooooo ero io l'anonimo pensavo lo avresti capito dal saluto finale Master...ammazza mi avete maltrattato "FASCISTIIIIIII" eheheheh...Comunque Master a Cuba gli americani prima tolsero gli invasori spagnoli nel 1902 e poi si insediarono loro...e si perchè loro non liberavano mica i popoli per fargli avere la propria indipendenza...ma per prendere il posto degli invasori scacciati e COMANDARE sfruttando fino all'osso ogni loro risorsa...ma a Cuba hanno preferito far fuori Batista anche perchè era manovrato dagli stati uniti, la Rivoluzione venne appoggiata dalla stragrande maggioranza del popolo cubano...preferiscono la dittatura di Fidel al presidio e allo strapotere degli stati uniti e loro che hanno fatto??si sono inventati una punizione esemplare e vigliacca come l'embargo...cazzo si prostituiscono si li...vorrei vedere se all'italia mettessero l'embargo,già è pieno di troie questo paese,basta accendere la tv,mi immagino il traffico sulle strade...vi saluto ragazzi e vi abbraccio...notte!

PS. è un piacere anche discutere e trovarsi in disaccordo con voi!
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#1  
16:47, 12 ottobre, 2005

BRAVA così mi piaci!Con frusta o senza?!? :))))
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