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Commenti
#5
12:14, 17 settembre, 2003
il respiro necessario dell'altrove, giusto enrico; e giusti anche i tuoi riferimenti stop-alla-agorafobia... un esempio contrario? (visto di recente) Santa Maradona. Quanta energia sprecata nei dialoghi, quanto correre nella ruota della gabbietta. Cinema cricetale, se pò dì? che alla storica agorafobia di un rapporto mai lineare e funzionale con l'esterno, si aggiunga anche una sorta di mimesi di format da fiction, grande attenzoine ai dialoghi e tuta l'azione è formica-bagno-formica al massimo divano sdrucito.
antoniosofi
#4
11:46, 17 settembre, 2003
cultura agorafobica del cinema italiano, in via di guarigione... "Io non ho paura" di Salvatores, complice un bel libro di Ammaniti sfugge al destino del tavolo in formica, e così anche "Respiro" di Crialese, il miglior film italiano da 10 anni a questa parte, e "Buongiorno, notte" di Bellocchio, dove la claustrofobia da interno necessario si svela in una paesaggio italiano narrato dalla televisione: il respiro necessario dell'altrove.
utente anonimo
#3
00:55, 17 settembre, 2003
p.s.: a me 'sta cosa delle città mi sta a cuore, come spettatore. Soffro di claustrofobia cinematografica. Se dopo un po' di scene di seguito non c'è un esterni come Dio comanda, comincio a soffocare, letteralmente. Sono d'accordo con Angelo, purtroppo parte della cinematografia autoctona continua ad esserene afflita, forse, in effetti, castrata da differenti e schizofrenici rapporti storici del cinema con il tessuto urbano (poco laico, poco funzionale, direi). C'è questa paura degli esterni, del rapporto con il "fuori". Ovviamente si generalizza. Ma si può parlare o esagero di una leggera tendenza agorafobica del cinema italiano (forse in via di guarigione)?
antoniosofi
#2
00:52, 17 settembre, 2003
In onore a una delle "rome" più belle del passato, una città che si prestava (e comincia a riprestarsi) con generosa indifferenza a diventare set, quella strombazzante, piena di eco e di luce, ferragostana e deserta de Il sorpasso, road movie circolare, attorcigliato intorno alla capitale come un uovo covato da un serpente. Un header con lo sguardo sfocato e ingrandito di Gassman, in macchina con Trintignant, nella loro ultima corsa. Un dilemma perturbante, un ossimoro:
contemporaneamente
allegro e malinconico.
antoniosofi
#1
19:52, 16 settembre, 2003
Cpmplimenti, il punto di vista è interessante, il quadro generale condivisibile. Mi permetto di aggiungere che purtroppo la tendenza di certo cinema italiano di rinchiudersi tra le 4 mura continua ad essere infelicemente presente.
http://angelo c.
utente anonimo
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