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Commenti
13:52, 10 novembre, 2005

Grazie, o anonimo studente (apprezzo l'anonimato, stavolta)
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13:52, 10 novembre, 2005

Credo che rappresentare l'irrappresentabile sia un grande problema. E credo che solo nella prassi si potranno trovare risposte, anche di tipo organizzativo - naturalmente chi le dovrà trovare saranno gli insorgenti, che stanno chiedendo di essere 'riconosciuti' in quanto soggetti politico. E questa richiesta di riconoscimento implica anche un mutamento dello Stato nazione e del modello di cittadinanza. I modi e le forme, ripeto, si troveranno nel fuoco dell'azione.
Poi, lo sa anch'io, bruciare le auto non è un fine (né un mezzo; semmai un gesto, in senso agambeninao, un espressione) - se bruciassero la mia mi incazzerei non poco, voglio dire. Ciò però non muterebbe il giudizio politico sulla questione. Il gesto delle macchine bruciate è un'emergenza: sono d'accordo, deve essere solo l'inizio.
"In principio era l'azione"
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13:01, 10 novembre, 2005

L'ultima frase "In definitiva vorrei sapere" non c'entra niente, l'ho dimenticata lì...

Per la questione sulla "religiosità": poi benissimo aver ragione tu, e magari ho frainteso.
Ma quegli "Allah Akbar" c'erano e non mi preoccupano nel modo che preoccupano la Lega Nord e i benpensanti, ma li temo soprattutto per la buona riuscita delle lotte di quei ragazzi...spero che hai ragione tu!
utente anonimo
13:01, 10 novembre, 2005

prof lei è un grande!
utente anonimo
12:55, 10 novembre, 2005

Innanzitutto mi piacerebe dire ai rivoltosi di Parigi di non esaltarsi per ogni auto bruciata e di non vedere come una vittoria il fatto che il mondo parli di loro e che il governo non intervenga con la forza bruta. Sono tutte tattiche ben collaudate dai padroni, come dicevo, già impiegate con successo da Giolitti 100 anni fa. Non si può negare che prima o poi l'agitazione, se continua ad essere solo vandalismo, si sgonfierà da sola. L'unica soluzione che vedo è l'organizzazione ma non come una sorta di regime stalinista interno ai rivoltosi (penso con orrore alla ventata autoritaria portata dai consiglieri comunisti tra i combattenti spagnoli nella Guerra Civile) atto ad egemonizzarne e strumentalizzarne la forza. Penso ad una organizzazione come avevano gli IWW (Industrial Workers of the World) durante le loro lotte ed i loro scioperi ad oltranza. Una cosa democratica ed "apartitica" che sembrava funzionare bene.
Non ho detto che sono dei fondamentalisti religiosi. Almeno non nella maniera di Al Zarqawi o degli altri epigoni in giro per il mondo con la cintura ad esplosivo addosso.
Cmq starà a loro cercare di strappare al governo un riconoscimento, più diritti, più libertà ed un futuro migliore. Per far ciò dovranno presto cambiare tattica (come il pesce, dopo qualche giorno puzza) per aumentare il loro peso sociale e non alienarsi le simpatie degli altri ceti poveri urbani (anche bianchi, anche francesi purosangue) altrimenti non otterranno nulla a parte roghi e più repressione.
Un soggetto organizzatore, mi chiedi? Beh, è un dilemma che affligge un po' tutti i movimenti insurrezionali, credo...


In definitiva vorrei sapere
utente anonimo
12:27, 10 novembre, 2005

Non ho visto i filmati che hai visto tu, ma dalle altre fonti non parrebbe proprio che ci sia la presenza di alcuna matrice religiosa-fondamentalista. Tanto è vero che l'appello alla pacificazione elevato dalle moschee è stato bellamente ignorato. E' questo il fatto importante, per come la vedo io, che non ci sono mediatori. Sono singolarità irrappresentabili, insomma. Sfuggono a ogni cattura in schemi classici. La Shariah non ha nulla a che vedere con questi ragazzi, che appaiono invece privi di legami con la Tradizione. (d'altra parte, se i moti avessero anche la pur minima connotazione religiosa, non credi che la stampa borghese se ne sarebbe immeidatamente servita agitando lo spettro del nemico? invece nemmeno Sarkozy ha potuto farlo). Tu dici, organizzazione. A chi competerebbe di organizzare questa 'massa informe'? Quale soggetto? E se fosse vero, peraltro, che la loro ideologia è religiosa, ne deriverebbe un'organizzazione religiosa: a quel punto ci vorrebbero commissari politici a rieducarli? Non riesco a comprendere dove porti il tuo discorso, insomma.
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#9  
07:56, 10 novembre, 2005

Per il momento l'unico grido che accomuna i rivoltosi di Parigi è il grido "Allah Akbar" (ho visto diversi filmati raccolti nel cuore della sommossa). Dove c'è puzza di dio non può nascere nulla di buono, almeno sotto l'aspetto della libertà. la rivolta per vedersi legittimati come persone è salutare ma bisogna sbrigarsi ad abbandonare tutti i vecchi fantasmi del passato.
E se gli insorti organizzassero una zona senza polizia per creare una loro libera comune, che modello di convivenza adotterebbero? La Sharia?
E poi va bene non farsi imbrigliare da nessun movimento politico ma le altre rivolte parigine sono sempre finite i una bolla di sapone mentre sui forum americani che frequento si invoca l'intervento dell'esercito e di una repressione selvaggia. E se il governo francese volesse adottare la tattica giolittiana del far sfogare e sgonfiare le masse senza intervenire pesantemente. Anche nel 1904, 1914 italiano c'erano sollevazioni che sembravano dover disfare il mondo: dove sono finite?
Meno "Allah Akbar" e più organizzazione, ma alla svelta....
utente anonimo
#8  
08:28, 09 novembre, 2005

Renault, non ci ho mai pensato a questo. Non saprei come fare, però. Non mi sono mai informato su html e robe varie. Semmai prova a dirmelo, se ti va. Anche se a questo formato, ormai, ci sono affezionato.
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#7  
08:27, 09 novembre, 2005

Flores (Alma), la Storia non è maestra di niente. Questa affermazione mi si presenta davanti con assoluta verità nella persone del nazista adolescente che ho in classe. Sconfortato, ho telefonato a Moni Ovadia, Calmati, mi ha detto, Ci vuole pazienza e affetto. Ci provo. Sarà un anno di educazione soprattutto per me.
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#6  
01:42, 09 novembre, 2005

Scusa, non c'entra niente, ma potresti restringere i margini dei testi? Così larghi si fa una fatica d'inferno a leggere.
utente anonimo
#5  
10:35, 08 novembre, 2005

Ma la Storia insegna?
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#4  
20:08, 07 novembre, 2005

Non credo che serva 'qualcuno' che articoli il discorso. Chi lo produce, sta chiedendo di essere riconosciuto come soggetto. (E' una lotta per il riconoscimento, in termini hegeliani). Spetta a lui articolarlo.
Questa 'guerra' (sì, è guerra, se è vero che la prossima mossa sarà quella di schierare l'esercito) non è sorta in breve tempo. Le banlieus erano pronte da tempo, ché detonatore ed esplosivo c'erano già. Mancava la scintilla.
Quanto all'Iran, è ben lontano dalle banlieus!!! Peraltro si tratta di due movimenti della medesima grande guerra.

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#3  
18:15, 07 novembre, 2005

trovo anche io che hai ragione....questo è un "discorso nn articolato" serve qualcuno che lo articoli...
quello che m domando è questo: cm è possibile che questa guerra, perchè per me si tratta di guerra, è sorta in un così breve periodo?
adesso l'imperatore bush vuole attaccare l'iran...cm la vedi? io nn la vedo...cioè x me è solo uno dei tanti tentativi di "espansione" volta a circondare la cina, che sta diventando la nuova potenza mondiale...secondo te?
utente anonimo
#2  
18:06, 07 novembre, 2005

Io non lo so, chi lo articolerà, me lo chiedo anch'io. A quel che vedo per adesso nessuno è in grado di imbrigliare la rivolta, e nemmeno di gestirla. Mi auguro che questa inarticolazione continui a lungo, e che l'articolazione si faccia da sé. Che insomma si formi un soggetto nel fuoco stesso della prassi.
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#1  
07:40, 07 novembre, 2005

Ecco, questo mi colpisce, in questa protesta così improvvisa, così strana, così violenta nella sua (apparente?) spontaneità: "un discorso inarticolato", dici bene.

E mi chiedo, chi è, come sempre accade, che si incaricherà - che avrà il potere, la forza, l'opportunità - di articolare, questo discorso?

Temo che questo diventerà l'11 settembre di Sarkozy.
utente anonimo

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