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Commenti
#45
10:00, 15 dicembre, 2005
ma appunto, è un continuo entrare e uscire da molti sé, un'estasi, come dice Elis
Effe
#44
19:06, 14 dicembre, 2005
Io credo che sto in compagnia: cioè siamo in sette o otto o nove e forse di più ma non proprio tanti.
Questa non è una boutade, è una sorta di realtà, un modo di vedere la vita, la propria personalità; non è questione di personalità multiple (che tanto vennero schematizzate e sbandierate malamente in alcuni film anni fa) o schizofrenia, sono parti del proprio "io" che in tutti si manifestano con varie voci, antiche presenti remotissime, carne delle nostre carni, sensi dei nostri sensi.
Se si ascoltano, cotesti fiati, dicono molto, a volte fanno anche paura, in ognuno di noi c'è pure violenza, timori ancestrali, ribellioni ma anche accettazione, mitezza, affetto, comprensione degli altri, in percentuale diversa, come ovvio.
Talvolta il narrare, l'inventar personaggi, (che comunque son sempre autobiografia, anche se relativissima) può essere un metodo per entrare di più nel nostro profondo, una sorta di arteterapia con la narrazione. Un modo di conoscersi, di prendere conspevolezza, di rendersi autentici e nudi; la stessa ricerca di stile e di linguaggio è un'alchimia, un distillare parole che danno voce e dimensione più viva ed autentica alle parti del nostro io.
MarioB.
cf05103025
#43
15:29, 14 dicembre, 2005
Be', bisognerebbe sentirsi coerentemente d'accordo con quel coacervo di sé stessi che si è. Prendendo, ove occorra, la sfaccettatura via via più conveniente.
fuoridaidenti
#42
23:59, 13 dicembre, 2005
Per essere se stessi bisogna praticare
"l'estasi", intesa nel suo significato etimologico.
E pertanto sono d'accordo con lei Herr.
Esca fuori da Sè e sia Se stesso.
elisnelpaese
#41
23:46, 13 dicembre, 2005
mi sento me stessa solo quando prendo il volo seguendo la necessità di essere migliore, qualcosa di piu di cio che sono oggi... quando cerco disperatamente di vivere e non sopravvivere in bianco e nero.
Ora vado a togliermi i bigodini dalla testa.....
storie
#40
23:07, 13 dicembre, 2005
basta provare ad essere migliori, o peggiori, che forse viene più facile.
Medicineman
#39
23:02, 13 dicembre, 2005
Mah, francamente sono contenta di non essere la mia vicina di casa. Però, credo che di veramente "nostro" ci sia solo un passato. Ciò che ci distingue è molto più nascosto di come sembra. Come dice MassimoSdc, che ne sappiamo di chi siamo davvero? Sarebbe così pedante affermare di essere "me stessa". Stessa rispetto a cosa?
LadyK
#38
22:51, 13 dicembre, 2005
La mia esistenza fa acqua da tutte le parti e di tanto in tanto non disdegno una bella tracimata.Devo lavorare un pò di più sulla trascendenza e sul superamento di me stessa.Ma la felicità è capitare sul suo blog e trovarci sempre quello che ti serve in quel momento per colmare un vuoto.
Noella
utente anonimo
#37
20:09, 13 dicembre, 2005
Miss Not_I_ Me_To_Lose (è da tempo che mi chiedo se sia l'interpretazione corretta), Herr Effe credo Costantino Vitaliano (si scrive così? Mi pareva ci fosse una G da qualche parte) non sappia nemmeno chi sia.
E non dovrebbe stalabeccare dal Tu al Lei o si finisce per non capire chi è l'interlocutore o se parla di una terza persona femminile ("Lei", appunto).
Peraltro devo dire che il suo post odierno sull'Altissimo è davvero bello e ben scritto.
gilgamesh
#36
19:54, 13 dicembre, 2005
E mi permetta: lei si sconvolge con poco. Rido.
notimetolose
#35
19:52, 13 dicembre, 2005
Tu ascolti troppo le interviste di Costantito Vitaliano gran divulgatore della filosofia dell'essere se stessi. Ma non è grave. Ci si può disintossicare come dai tacchi a spillo.
notimetolose
#34
19:21, 13 dicembre, 2005
Non vorrei mai essere un dispensatore di verità rivelate, pertanto mi astengo dall'impartire lezioni di vita dall'alto.
Però, se le parole, scritte o dette, potessero servire a comunicarlo, mi piacerebbe farvi partecipi del fatto che l'individualità è un illusione, e la felicità in genere trova chi non la cerca.
Basta un semplice cambio di prospettiva e rinunciare al pensiero dualistico, che secondo i razionalisti e i meccanicisti è la base della logica.
Eie Acer Eie Si Kan Ga Acer Kan-Eie.
(Io sono Io e Non (posso) Essere Non-Io)
Niente di più falso.
Sono stato la punta di una freccia,
Sono stato una goccia nel mare,
Sono stato il sorriso sul volto di una madre,
Sono stato il volo di un falco,
Il riflesso del sole su uno specchio,
La fiamma di una torcia e il buio oltre la sua luce.
Sarò il tuo ultimo ricordo,
E il tuo unico compagno
Quando sfrecceremo insieme
Verso la libertà totale.
Antico canto irochese
gilgamesh
#33
17:53, 13 dicembre, 2005
La ricerca di me stesso è stata la mia unica ragione di vita per più di quarant'anni. Per trovarmi, investivo tempo, energie, sogni e soldi. Lo strizzacervelli che coinvolsi nell'impresa abitava in affitto in un due-camere-e-cucina al Tufello, ai tempi della mia prima seduta. Oggi ha un attico ai Parioli e so che mi riserva un pensiero grato ogni qual volta rientra a casa. Alla fine
- nonostante me e nonostante lo strizzacervelli - finii però per trovarmi. Fu lì, in quel momento esatto, che risale a sette anni fa, che decisi di smettere subito, e per sempre, di frequentarmi. Per dire...
giorgioflavio
#32
17:10, 13 dicembre, 2005
isntitapity,
MassimoSdC ha torto.
Il che però non vuole dire che non
abbia ragione
. La sua, intendo, di ragione.
MassimoSdC
utente anonimo
#31
16:39, 13 dicembre, 2005
caro Effe verrebbe da dire che si è /si sta come si può, all'ombra delle parole.
Nell'intervallo del "come" c'è stato chi ha trovato il suo "io". E' accaduto un paio di volte, mi risulta.
(si è /si sta: ... sì, il presentimento della differenza è avvertito: è solo per indicare la gamma delle possibili abitabililità della vita)
colfavoredellenebbie
#30
16:20, 13 dicembre, 2005
Conoscere se stesso, dopodiché diventa impossibile vivere con se stessi. (Ennio Flaiano)
Giocatore
#29
16:14, 13 dicembre, 2005
Sono me stessa quando immergo le dita nel fango e lascio un'impronta che lentamente scompare. Sono me stessa quando non comprendo i miei ricordi. Sono me stessa quando non ricordo la parte, fra le quinte di un teatro in cui si recita a soggetto.
Se MassimoSDC avesse ragione saprei quando fermarmi e quando muovermi.
Se Effe avesse ragione saprei quando nascere e quando morire.
Io esisto perchè essere ha troppe limitazioni che esistere non ha.
isntitapity
utente anonimo
#28
15:38, 13 dicembre, 2005
in che senso, sig.ina s.quali.? me lo segnali, per favore.
(e qui mi scuso con herr heff per l'uso improprio e privatistico del suo spazio commenti)
pbeneforti
#27
15:12, 13 dicembre, 2005
L'errore è considerare la felicità come una meta da raggiungere. Pensandola in questo modo è inevitabile applicarvi
un vettore
con tanto di spazio, velocità e direzione. Ed è proprio così che si creano tutti i presupposti per una sicura infelicità.
MassimoSdC
utente anonimo
#26
15:05, 13 dicembre, 2005
riassumendo (ma non lo si può fare):
la felicità è condizione impossibile (mi spiace, forse dovevo dirvelo con maggior tatto), ma questa non è una buona scusa per non tentare inutilmente di raggiungerla.
Quanto alle ombre, ogni parola ne ha, ogni parola ha un'ombra, che è una parola, che è un'ombra, che è una parola.
Effe
#25
14:55, 13 dicembre, 2005
Oh finalmente Herr: sono in totale, radicale, direi quasi assoluto disaccordo con quanto da Lei affermato!
Lei conosce se stesso, quindi, tanto e quanto basta per poter affermare che "essere se stessi" costituisca un limite alla sua esistenza, oltre che a quella degli altri?
A Lei non viene il sospetto che l' "io" sia troppo spesso confuso con una già piuttosto precisa rappresentazione di un "altro da sé", di una fuga che è già mistificazione ed abbandono di qualsiasi tipo di ricerca che davvero dia senso alla propria vita?
Lei, infine, crede davvero che il viaggio da compiere nella scoperta del proprio mondo, di ciò che si è sia così limitante e privi di possibilità, di entusiamo e di fantasia?
No, caro Herr, è ben più facile (e più noioso, mi creda) rimanere immobili cercando di essere altro da ciò che si è, piuttosto che tentare di intuire la complessità del mondo che è dentro ognuno di noi.
In fondo, e concludo davvero questo mio scrivere di getto, è nel nostro mondo che vi sono anche gli altri. Nell'altro, invece, vi è solo l'immagine stereotipata e di facile consumo della nostra incapacità di vivere. Davvero.
Forse. ;o)
saluti
MassimoSdC
utente anonimo
#24
14:55, 13 dicembre, 2005
conoscevo uno che aveva un passaporto double-face.
manginobrioches
#23
14:30, 13 dicembre, 2005
(pbenef, ho l'impressione che lei, acuto interprete dei segnali del senso, non sempre colga il senso dei segnali)
SENZAQUALITA
#22
14:04, 13 dicembre, 2005
Guardi, Herr, devo fare un integrazione al passaporto, non mi faccia venire crisi di identità.
Squonk
#21
14:01, 13 dicembre, 2005
ecco, appunto: una parola di senso, e forma, opposta. accidenti a loro, o a noi.
manginobrioches
#20
13:57, 13 dicembre, 2005
signorina S.Quali., perché usa pronomi e articoli al maschile, qua e là?
brioches: le parole non hanno ombra, essendo che anche la loro ombra è in tutto e per tutto una parola.
pbeneforti
#19
13:53, 13 dicembre, 2005
Mi basta che si sia fuori dallo
stadio dello specchio
.
utente anonimo
#18
13:40, 13 dicembre, 2005
come testimonianza, segnalo il mio case-history: di solito, cerco di somigliare al me stessa più conforme all'immagine che vorrei avessero di me le persone che ritengo essere difformi e migliori rispetto a quel me stessa in cui mi riconosco (e che rigetto) – purtroppo, nel constatare che queste se ne impippano olimpicamente d’immaginarmi come mi piacerebbe che facessero e financo d’immaginarmi tout-court, finisco per immedesimarmi in una me stessa peggiore di quanto obiettivamente potrei essere e che, di fatto, non sono - (fortuna che so mentirmi spudoratamente!)
SENZAQUALITA
#17
13:14, 13 dicembre, 2005
Un puntoevirgola è sfuggito al mio ctrl
utente anonimo
#16
13:12, 13 dicembre, 2005
Il guaio è che si è sempre a ricercarla, questa benedetta felicità.
Ma chi ce lo ha ordinato?
E se io volessi essere infelice?
E se io volessi rimanere entro le mie 4 sbarre volutamente infelice?
E' colpa degli americani (come sempre) loro e la loro costituzione; che gli è venuto in mente?
:)
utente anonimo
#15
12:54, 13 dicembre, 2005
"Bisogna sempre prevedere passi più lunghi delle proprie gambe,
per non strisciare come vermi o lumache."
(gv)
aitan
#14
12:50, 13 dicembre, 2005
eppure, la distanza tra quel che vogliamo e quel che non sappiamo di volere mi sembra ancora più determinante, o forse no (ha notato, Herr, come le parole hanno un'ombra difforme, tutte?)
manginobrioches
#13
12:36, 13 dicembre, 2005
pbeneforti,
l'altro vuol esser noi, è chiaro (è un fatto d'equlibrio cosmico, il peggiore)
Manginobrioches,
mi pare evidente, qui, il conflitto d'interessi al sapor di cacao.
Effe
#12
12:31, 13 dicembre, 2005
"mostrati come sei, oppure diventa come vuoi sembrare": l'ho letto nei cioccolatini. saggissimi, i cioccolatini (ma è facile, quando sei di cioccolata).
manginobrioches
#11
12:08, 13 dicembre, 2005
sì, vabbè, ma l'altro, il non-te-stesso che vorresti essere, lo sa? che ne pensa?
("io non son io/ son questi/ che mi cammina accanto e ch'io non vedo./ che sto, talora, per vedere/ e che talora oblio." Jimenez)
pbeneforti
#10
11:21, 13 dicembre, 2005
Flounder,
non "essere sé", ma essere
se
., in senso dubitativo.
Sphera,
la distanza tra quel che siamo e quello che vogliamo la chiamiamo vita
Effe
#9
11:07, 13 dicembre, 2005
Il fatto è che la maggioranza delle persone immagina un sé stesso del tutto diverso da ciò che è realmente. Molto migliore, di norma.
sphera
#8
10:55, 13 dicembre, 2005
mi si permetta, ma questa mi par essere una questione di lana caprina.
giacché si è se stessi anche facendo mostra d'essere altro, lo si fa esattamente nel modo in cui solo il se stesso può accedervi e rappresentare.
diverso è il non essere se stessi nel senso di essere altro da sé senza sapere di essere lo stesso sé.
(spero che ci siamo capiti)
Flounder
#7
10:46, 13 dicembre, 2005
è sempre una questione di lati opposti da raggiungere.
Sìì te stesso con parole tue
temo costituisca una trappola per ratti
Effe
#6
10:46, 13 dicembre, 2005
Ma per carità, se certa gente che si vede in giro fosse sempre se stessa sarebbe come minimo da ricovero in manicomio per disturbi della personalità....
Non credo che sia mai esistito nessuno capace di essere sempre se stesso al cento per cento in qualunque circostanza: la vita ci obbliga continuamente ad assumere ruoli diversi, nel bene e nel male.
utente anonimo
#5
10:40, 13 dicembre, 2005
mi fa venire in mente un'altra grande leggenda metropolitana e metafisica:
dillo a parole tue
. come se non si dovesse passare la vita a rubare le parole degli altri, cacciarle nei vasi, nelle bottiglie millesimate, seminarle nei giardini, cucirle negli orli, allinearle nel portafogli, passarci dentro le mani, tuffarcisi dal trampolino (leggerle nei commenti).
sii te stesso, a parole tue
: ci mancherebbe altro, anzi, ci mancherebbe l'indispensabile, l'Altro.
manginobrioches
#4
09:46, 13 dicembre, 2005
3 altri :)
rakele
#3
09:36, 13 dicembre, 2005
E se il segreto della felicità fosse solo nel non voler essere
altri
?
(Nella fattispecie i vicini di casa).
C'era una canzone che una mia amica cita sempre "
it's not having what you want, it's wanting what you have
" (e pazienza, se non si tracima).
Ad ogni modo, io non credo proprio ci sia
un
segreto, e allora la saluto con un'altra canzone:
"
And if you want to live high, live high
And if you want to live low, live low
'Cause there's a million ways to go
You know that there are
"
(Cat Stevens, dalla colonna sonora di
Harold and Maude
)
riccionascosto
#2
09:31, 13 dicembre, 2005
Pessoa c'entra sempre (ed era costantemente un altro se stesso)
Effe
#1
09:11, 13 dicembre, 2005
se osservo certi vicini di casa (o di mondo che è lo stesso) voglio essere me stessa, che fa acqua da tutte le parti, comunque.
(mi viene Pessoa in mente di nuovo)
:D
rakele
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