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Commenti
03:57, 24 febbraio, 2006

@max: interessante l'articolo, da anche qualche informazione in più che non guasta.

@marcello: Non concordo perchè, molto semplicemente, non approvo i reati d'opinione anche se la tentazioni di "mettere un limite" la provo anche io ma non credo nella mia capacità di porli, figuriamoci in quelle della "morale comune". Punire con il carcere un'opinione nazista non è efficace e, forse, nemmeno legittimo.
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13:43, 22 febbraio, 2006

premesso che sul mio blog ho scritto la mia opinione in modo più comprensibile. provo a ri-spiegarmi: in teoria è come dici tu (gabrie'), ma in realtà è giusto che ci sia un limite oltre il quale le parole diventano penalmente rilevanti (non so però dettagli sul caso irving), faccio un esempio:
un pedofilo adora i bambini, ma fino a che non fa o dice niente non si può accusare di nulla, giusto?
un altro pedofilo invece disquisice su quante stronzate la psicologia ha detto e dice sui bambini, sulla sessualità dei bambini... anche questo non si può accusare di nulla, giusto?
ma se un pedofilo oltre a denunciare le presunte stronzate della psicologia riguardo i bambini, descrive la bellezza del trombarseli e partecipa come relatore a convegni di strupratori pedofili... potrebbe essere andato oltre i limiti della libertà di parola?
potrebbe aver detto cose penalmente rilevanti?
marcell_o
utente anonimo
17:44, 21 febbraio, 2006

http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/4710508.stm

Qui c'è una interessante analisi fatta da un giornalista della BBC: ovviamente, tra inglesi c'è un po' di solidarietà. Il problema è vecchio. Da un lato ha ragione chi sostiene le ragioni della libertà di opinione: se si comincia a stabilire quello che si può dire e quello che no, si innesca un processo che può sfuggire. D'altro canto, le teorie di Irving sono state utilizzate come pezza d'appoggio ideologica da certi gruppi poco simpatici e piuttosto pericolosi. Qual è la responsabilità di un intellettuale nei confronti di queste situazioni? Su questo avrei molto da dire, ma non volgio abusare di questo spazio.

Che ne dite di questa proposta: l'Irving del caso può scrivere quello che vuole. Ma alla prima manifestazione neonazi di giovinotti che si ispirano ai suoi libri, paga anche lui come responsabile. Libertà garantita, e responsabilità acquisita. Boh...
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13:17, 21 febbraio, 2006

marcello, neanche a me questo fiorire di giovanotti rasati mi fa fare salti di gioia.

Il problema è sempre quello, alla fin fine, chi decide che gli argomenti di qualcuno sono "pseudoscientifici", ergo propaganda, ergo punibili come reati d'opinione?

Sarà che io sono contrario a qualsiasi tipo di reato d'opinione, boh.
A me l'unica cosa che pare veramente offensiva è che ci sia bisogno di mandare uno storico screditato di 70 anni in galera per difendere la verità dell'olocausto nazista.
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12:46, 21 febbraio, 2006

naturalmente vedo la differenza, però ho precisato che non conosco irving e non so quindi se lui abbia fatto propaganda (ma da quel che ho leggiucchiato in giro l'ha fatta)
esporre una teoria è una cosa, fare una ricerca è una cosa, fare propaganda utilizando modalità pseudoscientifiche è un'altra cosa
personalmente non vedo con piacere 'sto rinascere di gruppi neo-nazisti, so che alcune loro attività rientrano nella libertà di parola, altre no
e so bene che bisogna distinguere tra responsbilità penali, politiche e (anche solo) morali o etiche
marcell_o
utente anonimo
12:35, 21 febbraio, 2006

Il problema è che le leggi che "difendono" chi poco si informa si basano su un meccanismo di tutela indiscriminata del pensiero dominante.
Finchè il pensiero dominante dice che i nazisti sono cattivi non ci facciamo caso e lo diamo per scontato come "corretto".
Quando il pensiero dominante dirà altre cose meno "universalmente condivise" potremmo accorgerci che questo sistema di tutela è la più pericolosa arma a doppio taglio immaginabile.

La dittatura e il totalitarismo nascono come "necessarie forzature" del sistema liberal democratico per la difesa di valori condivisi della stragrande maggioranza della società.

Poi sappiamo come vanno a finire.
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#9  
12:27, 21 febbraio, 2006

Forse non è così sbagliato evitare che menti malate come quella di Irving continuino a diffondere cavolate per il mondo!?
Su le motivazioni che spingono gli austriaci a dargli tre anni non è che mi interessi più di tanto discutere.
Sta di fatto che sarò pure illiberalmente antifascista e antinazista, ma credo che leggi come quella austriaca dovrebbero esistere in ogni paese del mondo.
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#8  
12:22, 21 febbraio, 2006

Anche io sono contro la censura. E' più proficuo "zittire" qualcuno dimostrandogli pubblicamente con prove concrete che ciò che dice son baggianate.

(Certo però che leggere certe cose fa comunque rabbrividire.)
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#7  
11:32, 21 febbraio, 2006

Io penso, sono libero di pensare, scrivo, sono libero di scrivere e sono anche libero di pubblicare quel che penso e scrivo. Anche se penso e scrivo fregnacce.
Del resto, in Italia la quantità di fregnacce che si leggono ogni giorno è di tipo entropico.
Blogger: AlbertoPuliafito Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AlbertoPuliafito
#6  
11:23, 21 febbraio, 2006

La tutela dei poco informati non può passare attraverso la censura bella e buona, semplicemente perchè reagire in questa maniera non serve a niente.
La diffusione della cultura è molto più utile e proficua, oltre a permettere di studiare con meno remore e maggiore attenzione storiografica la vicenda dell'olocausto.
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#5  
11:10, 21 febbraio, 2006

sei un filantropo, a volte non basta. Mi sembra di sentire la filippica sul libero mercato: più è lasciato libero più ridistribuisce la ricchezza..mah...Documentarsi non è una cosa semplice e non lo fanno in molti, la legge deve tutelare chi è poco informato (e chi no). Per criticare una legge di uno stato bisogna conoscerlo bene. Le ragioni di quella legge sono certamente molte non è solo una questione di sensi di colpa.
utente anonimo
#4  
10:13, 21 febbraio, 2006

@isocrazia: non sto dicendo che non è tecnicamente giusto che Irving sia stato condannato, la legge austriaca mi pare parli da sola.

Contesto il fatto che la legge esista e mi conforta che, ad esempio, in inghilterra non ci sia.

Le analisi storiche si possono confutare e finiscono nel discredito, gli slogan da stadio e la propaganda no.
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#3  
10:09, 21 febbraio, 2006

certo ognuno può dire ciò che vuole. purchè paghi eventualmente per ciò che dice.
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#2  
10:08, 21 febbraio, 2006

@marcello: vuoi dire che non vedi la differenza sostanziale tra lo esporre una bandiera con un simbolo legato ad un totalitarismo e scrivere un libro che sulla base di documenti discutibili sostiene che non c'erano abbastanza camere a gas per uccidere tutti gli ebrei che si sostiene siano morti?
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#1  
10:02, 21 febbraio, 2006

comincerei col dire che quando uno va all'estero dovrebbe informarsi su cosa è reato e su cosa no (per esempio se vuoi spargere merda come irving o trafficare in droga come fanno altri)
non ho letto libri del tizio e non posso esprimermi sui dettagli, quel che so è che se un tizio va allo stadio ed espone una svasticuccia, uno striscione razzista (insomma fa apologia di nazismo o fascismo) dovrebbe essere punito dalla legge. sono d'accordo che l'essere nazista è un sacrosanto diritto di chiunque, ma dire (fare, baciare lettera o testamento) certe cose in certi paesi è reato.
mi spiace (calderoli docet) che spargere merda (certa merda) non sia reato in italia, ma forse sì (spero). capirai che non sto invocando la censura, sto invocando l'assunzione di responsabilità.
naturalmente sono contento che bande di ebrei assatanati non abbiano assaltato l'ambasciata della gran bretagna e non si organizzino falò di bandiere britanniche a causa sua
e che nessuno lo minacci di morte.
se poi si vuol discutere sull'utilità di tale legge non saprei, ma immagino ci debba essere un limite all'espressione della legittima e libera opinione, anche se ora non saprei dire quale
marcell_o
utente anonimo

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