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#58
16:44, 07 marzo, 2006
Questo post è affascinante!
eljaba
#57
11:37, 24 febbraio, 2006
Esiste comunque seria documentazione del dominio saraceno nel IX sec. su Alba, per non parlare della valli occitane come la Val Varaita, dominate e occupate per forse due secoli, ivi si festeggia ogni cinque anni il "Baiio", bellissima ed arcaica manifestazione floklorica su la cacciata dei Mori.
Molti poderi tra asti ed Alba si chiamano "il sarasen" o "sarasin", per non parlare dei vari Frassinello o Frassineto piemontesi che furon roccaforti saracine.
A Frassinello/Olivola c'è assai di buon vino grignolino, non saraceno, però.
Alla Garde-Freinet in Provenza, sui monti "Maures" (guarda caso) ci fui e mi piacque molto, paesino pietroso arroccato panoramicissimo, ora con qualche nordafricano.... di recente ritorno.
Alì Marius al Sarasin
cf05103025
#56
10:55, 24 febbraio, 2006
sì
qui
qualche notizia
dei saraceni nell'Italia nordoccidentale
Effe
#55
09:42, 24 febbraio, 2006
però, effettivamente, c'è una "via dei saraceni" in val di susa, mi pare...
e.l.e.n.a.
#54
09:32, 24 febbraio, 2006
io poi la conquista saracena del Piemonte non la conosco, mi piacerebbe - è settimana di richieste - che Marius Sarasin ('o Sarracino) l'inventasse per noi.
Pispa, il Piemone è luogo di confine. Tutti i luoghi di confine hanno un che di malsano e di salvifico (a parte la bagna caôda)
Notime,
non parliamo di vene, che qui subito si pensa alla blogdipendenza
Effe
#53
23:40, 23 febbraio, 2006
Tene 'e capille ricce ricce,
ll'uocchie 'e brigante e 'o sole 'nfaccia,
ogne figliola s'appiccia si 'o vede 'e passa'...
'Na sigaretta 'mmocca,
'na mano dint' 'a sacca
e se ne va smargiasso pe' tutta a città...
(rit) O sarracino, o sarracino,
bello guaglione!
O sarracino, o sarracino,
tutte 'e femmene fa suspira'...
E' bello 'e faccia
è bello 'e core,
sape fa 'ammore!
E' malandrino,
è tentatore,
si 'o guardate ve fa 'nnammurà.
E na bionda s'avvelena,
e na bruna se ne more...
è veleno o calamita?
chisto 'e femmene che ll' fa?...
O sarracino, o sarracino,
bello guaglione!
E' bello 'e faccia,
è bello 'e core,
tutte 'e femmene fa 'nnammura'!
(finale)
Ma 'na rossa, ll'ata sera,
cu nu vaso e cu na scusa,
t'ha arrubbato anema e core...
sarracino, non si cchiù tu!
O sarracino, o sarracino,
bello guaglione!
o sarracino, o sarracino,
tutte 'e femmene fa 'nnammura'.
Sarracino, sarracino...
manginobrioches
#52
18:33, 23 febbraio, 2006
Sta cosa di pispa mi fa morire ma ha un suo senso ché in Piemonte ci sono molti dialetti e molto diversi, per esempio, uno di Mombarcaro è molto difficile che comprenda un tal altro di Courgnè.
Una volta conoscevo un certo Cora di un paese dell'alta Langa: tutte le mattine appena arrivato al lavoro, verso le 7.30, 'sto cristo telefonava (col telefono d'ufficio...) a suo fratello al paesello natio.
Una volta gli ero accanto e l'ho udito, ho ascoltato ed ho sbarrato occhi orecchi et cetera, questo parlava un dialetto tutto aspirato che pareva arabo, mi ci sono voluti almento due minuti per capire qualcosa e che su esprimeva in un piemontese che sapeva ancora davvero di quell'arabo di quei saracini che occuparono il Piemonte meridionale per circa due secoli.
Eppure io parlo bene il torinese + due altri dialetti monferrini...
Marius Sarasin
cf05103025
#51
18:23, 23 febbraio, 2006
a pispa: i brasiliani si riconoscono subito :)
rakele
#50
18:21, 23 febbraio, 2006
la penso come te su Borges poeta e confesso che ho letto poche cose sue.
rakele
#49
17:21, 23 febbraio, 2006
io fin da piccola avevo paura del Piemonte, in genere.
Perché una volta ci portarono in un minuscolo paese in collina astigiana, acqui e qualcosa forse, dove non si capiva una minchia di niente.
ascoltavo queste persone parlare tra loro e mi sembravano stranieri assoluti, anche brasiliani forse.
ma i brasiliani li capivo meglio di sicuro.
poi hanno preparato da mangiare cose astruse e assolute, come vitèl tonné scritto così, e bagna cauda che la coda non l'aveva e da guardare mi faceva schifo.
erano già iniziate le Olimpiadi, nel 66? e Torino si trovava per caso in cascine in mezzo alla campagna?
se no, ho capito perché
a me il Piemonte mi fa paura ancora adesso.
però mi piacerebbe andare a trovare i blogghers perché scrivono tutti molto bene, a Torino e in Piemonte.
non credo che ce la farò però, mi succede come a c.f.d.nebbie che non trovo la curva.
di sicuro.
pispa
#48
17:18, 23 febbraio, 2006
Riso. Riso molto. E anche immaginato. E allora riso ancora di più. Lei ha una vena comica irrisolta.
notimetolose
#47
15:21, 23 febbraio, 2006
Raquel (e Diamonds)
grazie. La poesia conferma la mia opinione su Borges come poeta non eccelso, ma gli ultimi cinque versi sono potenti, e assolutamente suoi
Bustrofedon,
il libercolo è agile, divertente e non imprescindibile (con un carnet da 10 ne avanza pure)
Effe
#46
13:14, 23 febbraio, 2006
Non la convince nemmeno "l'allegria ufficiale" del "fervore di Buenos Aires"?
diamonds
#45
13:07, 23 febbraio, 2006
Eran anni che mi domandavo la ragione della mia insistente ignoranza sulle lezioni americane del Grande Argentino e Lei, così, con un semplice post me lo svela: non prendo i mezzi pubblici.
Si da il caso, però, che sia vicino a casa che vicino all'ufficio passi la cosidetta circolare. Potrei dunque rimediare e approfittarne. Mi basta un carnet da 10 biglietto o mi tocca l'abbonamento mensile per terminare le lezioni?
Bustrofedon
#44
11:28, 23 febbraio, 2006
eccola:
Inferno, V, 129
(soli eravamo e senza alcun sospetto)
Lasciano cadere il libro, ormai già sanno
Che sono i personaggi del libro.
(Lo saranno di un altro, l’eccelso,
ma ciò ad essi non importa.)
Adesso sono Paolo e Francesca
Non due amici che dividono
Il sapore di una favola.
Si guardano con incredulo stupore.
Le mani non si toccano.
Hanno scoperto l’unico tesoro:
hanno incontrato l’altro.
Non tradiscono Malatesta
Perché il tradimento richiede un terzo
ed esistono solo loro due al mondo.
Sono Paolo e Francesca
ma anche la regina e il suo amante
e tutti gli amanti esistiti
dal tempo di Adamo e la sua Eva
nel parto del Paradiso.
Un libro, un sogno li avverte
che sono forme di un sogno già sognato
nelle terre di Bretagna.
Altro libro farà che gli uomini,
sogni essi pure, li sognino.
rakele
#43
10:54, 23 febbraio, 2006
nossignota. La conoscerei volentieri (sebbene Borges poeta non sempre mi convinca)
Effe
#42
10:48, 23 febbraio, 2006
OT: conosci la poesia di Borges su Paolo e Francesca (Inferno, V, 129) ? :)
rakele
#41
19:04, 22 febbraio, 2006
Scusate,
il mio racconto era vecchiotto e pur scorretto,
lo copincollai alla cavolaccio
MarioB.
cf05103025
#40
17:56, 22 febbraio, 2006
Ti piacerebbe ma non è così: non sei pulsatilla. Sii te stesso e non scopiazzare stili altrui.
utente anonimo
#39
17:48, 22 febbraio, 2006
Eu gosto las estrofas pluriluingue
specially wenn in endecasílabo;
art poétique que lasts e non s’estingue.
So, chapeau, Seu Effe, und here eu acabo.
aitan
#38
16:58, 22 febbraio, 2006
OT(e prima che mi dimentichi)Ho spulciato miniature della Scheiwiller dalle quali su può evincere,con una buona dose di esaurimento nervoso,che la galassia Blog è l'Università invisibile dell'affabulazione inquieta(e ora posso tornare "nella pugna")
diamonds
#37
16:46, 22 febbraio, 2006
non mi sorprenderei se ci raccontasse dello spettacolo "di tre crocefissioni simultanee" allestito al Valentino(Ambiguo Numen)
diamonds
#36
16:16, 22 febbraio, 2006
MarioB:
chapeau
Viss,
immaginifica
oppure
MarioB
immaginifico
Viss
chapeau
Effe
#35
15:50, 22 febbraio, 2006
Spesso il vizio a cui è avvezzo
Chi del tram fa il proprio mezzo
È l’ascolto frammentato
Dell’idioma d’ogni stato
Io seduta in fondo fila
Mentre fuori si confida
Che la pioggia piano piova
Per concederci la prova
Di un rientro almeno lieto
Dopo un viaggio un po’ inconsueto,
Mi ritrovo sopra al collo
Non lo sguardo di quel pollo
Che mi punta ormai da tempo
Ma l’ombrello semi aperto
Di quel tipo con l’occhiale
Che riposto ormai il giornale
Toglie lesto dalla borsa
Quel suo libro di grande corsa
Poi saltando come un grillo
Tra un caucasico ed un villico
Sale in piedi sul mio collo
E declama un protocollo
Il cui senso resta ignoto
A chiunque vien da Tokyo
Ma lo sguardo del vicino
E la faccia del bambino
Poi quel nero laggù i fondo
E persino tutto il mondo
Mostran “pietas” per quell’uomo
Che ci parla con un tono
Che rammenta a tutti quanti
Quando un tipo con i guanti
Che salì sul ventitrè
Cominciò a parlare di se
Ma entro breve fu palese
Sia al nonnin che al norvegese
Che quel tanto raccontare
La sua vita un po’ anormale
Era il frutto della mente
Di chi pensa che la gente
Creda ancor che il Generale
Quello della dinastia imperiale
Sia tra noi sul tram di linea
Mentre fuori si defila
Il paesaggio tutto uguale
Della pioggia ormai invernale……..
Viscontessa
#34
15:29, 22 febbraio, 2006
Beccati questo:
RUA DE LA MADAMA
Rua de la Madama é una lunga lunga via, strada insolita per queste parti dove normalmente tutte le vie ad un certo punto girano, incurvano e poi finiscono; Rua de la Madama é tanto lunga, tanto distesa che io che ci abito da tanti anni non la conosco ancora tutta.
Io fin da piccolo la vedevo e mi pareva via mirabilissima e molto transitata e rimbombante per via del gran numero di mezzi che vi passavano e che ancora oggi la percorrono; i tramway ed i camion e le vetture in doppia fila diventano quasi una seconda anima di questa arteria della mia città, ed ora che non mi meravigliano più i mezzi ferro filo tranviari e auto, anzi mi disturbano, sospiro al desiderio di vedere la Rua, vuota e deserta, quando diventa più lunga, più lunga. Questo solo accade qualche volta ormai nelle sere vicine al Ferragosto quando molti se ne vanno dalla città e quei pochi che vi passano a volte sono ancora più rumorosi, sbracati ed urlanti.
Io amo questa via per antico amore anche se in questa Rua non sono nato; anzi sono nato in Rua de Nices, che per altro è via lunghissima e parallela alla mia, ma la via in cui nacqui non mi piacque mai moltissimo, per quanto arteria commercialissima e animatissima: amo la Rua de la Madama
Da questa strada sono stato lontano molti anni, circa venti nei tempi di questa ultima guerra, mia guerra interna ed esterna, la nostra ultima guerra e quando sono stato rimpatriato ho trovato in questa via la mia vecchia casa ed il mio vecchio alloggio dove tanto bene stavo da piccolo. Qui abitava una vecchia vedova e se ne è andata e sono ritornato qui al 1032 di Rua de la Madarna. Sono ritornato qui felice.
Intorno alla mia casa ho trovato persone che ancora mi riconoscevano, persone nemmeno troppo invecchiate, persino la portinaia che era confidentissima di mio padre e mia madre era rimasta la stessa e per poco non mi riabbracciava nel vedermi ritornare: io respiravo nel ricuperare questi lunghi orizzonti, dopo le angustie e i tormenti dei luoghi in cui fui costretto a vivere.
Il 1032 di Rua de la Madama è circa alla metà della via che comprende 2027 numeri. Rua de la Madama comincia dal centro di questa città e poi si estende in direzione Sud; dall'attacco in direzione Nord Rua de la Madama cambia nome, ma é sempre Lei nella sua bella estensione, con negozi, commerci, qualche smilzo, vecchiotto giardino, attraversa corsi, attra-versa vie, ospita Accademie ed istituzioni vetuste e nominate di questa antica città e poi va ancora avanti, valica altresì nominati corsi di Cardinali e Regine e, in una parte relativamente più recente, diventa as-se del famigerato Bourg dla Fum.
In quella ostica zona un mio caro zio possedette un negozio di verdure e vini e in cotesto quartiere in cui, da fanciullo, mi sentivo spaesatissimo e sperduto, la vena vitale della Rua , della mia Rua , diventava il collega-mento unico, visibile con la mia casa.
Alla porta del Bourg dla Fum la Rua attraversa un fiume, un fiume che un tempo ospitava anche pesci ed in quei pressi mi diceva mio cu-gino Sebastian che esistesse anche la rovina di un antico lazzaretto nel quale da fanciullo penetrava, con altri piccoli furfanti, per giocare a macabri giochi, a trascinare con spaghi crani di antichi infelici a cac-ciare sorci e gattacci, a rovistare tra le rovine ed a leggere ridacchiando lapidi di defunti personaggi. Quando io arrivai nelle vicinanze di quel luogo ed ero bambino, non vidi l’ombra di lazzaretto, vidi gasometri ed un fiu-me di oscure onde che imputridiva.
Ma la porta del Bourg dia Fum, resta: ed io, oggi che in tram le sono passato vicino, ho guardato il confine: il mio.
So che la Rua oltre prosegue, ha il nome di un corso di paese stra-niero, non mi piace passare oltre, basta che io prenda la mia auto e vada ma ho una tremenda paura: temo che là il mondo finisca.
La Rua è lunghissima: nella direzione in cui finiscono i suoi nume-ri, va verso Sud: da una parte va verso il mare, dall’altra verso montagne e confini .
Quando ero più giovane amavo ancora più che ora i misteri di questa strada e specialmente con il mio amico Peter amavo fare lunghissi-me passeggiate la notte, sia d’estate che nell’inverno e cotesta era la nostra ricorrente scoperta di questa città, a lui in parte ignota, in quanto straniero: seguimmo il corso del grande fiume, una volta, passando anche delle difficoltà, percorremmo disagiatamente sentieri, canneti, traversammo aie di vecchie cascine, trovammo vicoli, lavandai, artigiani e mestieri che pensavamo inesistenti: bevemmo parecchi bicchieri in diversi bar e osterie: camminammo da un estremo all’altro dei confini di questo grande comune, trovammo le confluenze con altri tre fiumi ed arrivammo alla sera stanchissimi ed ebbri.
Pur fantasticando affascinati con il mio amico Peter, circa venti anni fa, non percorremmo mai intieramente Rua de la Madama: favoleggiammo tutta l’impresa una volta o più, ma non ne facemmo nulla.
Ora che sono tornato, il mistero ricomincia ad affascinarmi; adesso, dopo la lunga prigionia in cui ho potuto riflettermi, scannarmi, soffrire e sparire.
La sera quando esco qui in Rua de la Madama e vado a prendere un caffè dal Moro, perché lo fa molto buono, (credo il migliore della città), mi fermo a guardare le luci che si perdono nella mia dirittissima via e penso a quando deciderò di fare la grande esplorazione. Specie d’estate, quando ormai la città e spopolata e la via è illu-minata soltanto dall’illuminazione pubblica, guardo e dico: Domani lo farò.
La fisso nel suo sterminato slungarsi quando è più buia, perché è anche più affascinante e più vuota; non amerei quasi più compagni a percorrerla, ormai so che va a Sud ed a Nord, so che è pressapoco diritta, ma so che è lunga e estesa e rimando l'impresa ( per ora ).
Certo che non la percorrerò mai in vettura, la cercherò, la misurerò tutta a piedi, godendomi i portoni e le vetrine e gli angoli e i negozi, gli anfratti e i tombini, i binari, gli incroci, i trivi, i primi ciottoli e sassi, le erbe; forse mi porterò un pugnale per difendermi da eventuali briganti, quando la Via, oltre la Porta entrerà nei sobborghi.
Poi mi godrò i primi campi ed i prati, gli orti e le povere vigne suburbane, camminerò piano con un bastone, per difendermi dai cani randagi. Toccherò e sentirò il suono dei canneti che la costeggiano, guarderò bene i pioppeti ed i boschi, vedrò e udrò gli uccelli, magari anche rapaci, mirerò all'orizzonte: so che non mi perderò.
cf05103025
#33
15:24, 22 febbraio, 2006
Riccio,
occorre chiedere a chi è vincolato al segreto
Brioche,
l'esistenza è una terra di mezzo (oppure un luogo di ritardatari)
Madame Lizaveta,
lei è nella verità: noi siamo così... così... così così, insomma.
Sir Squonk,
il grissino è da intingersi nel bicerin, è inteso.
Effe
#32
15:23, 22 febbraio, 2006
Ninguni capiss par lo vero i Turineis si no appress de star tant d'il temp in loco,
si no capiss catzio,
t'lu dig mi
cf05103025
#31
15:12, 22 febbraio, 2006
Ah, le consiglio il ritratto di Torino fatto sul penultimo numero di "Time". Pare che i torinesi passino il loro tempo a bere bicerin e mangiare grissini (è vero, no?)
Squonk
#30
15:08, 22 febbraio, 2006
Mi vien da ridere.
Al pensiero degli sguardi dei torinesi,
al pensiero dei piemontesi tutti, sempre così...
così...
lizaveta
#29
15:02, 22 febbraio, 2006
questa della pre-morte e post-vita mi inquieta. (ci farò un post?)
manginobrioches
#28
14:57, 22 febbraio, 2006
Ma io mi chiedo, Herr (a beneficio dell'anonimo) non sarà forse la pulsatilla uno degli elementi segreti della famosa Tisana della Nonna(TM)?
Oltre al peyote, intendo
riccionascosto
#27
14:57, 22 febbraio, 2006
Sir Squonk,
ma cosa va a pensare, non è vero per nulla, qui si accoglie chiunque a braccia aperte.
Ora, se può lasciare il posto libero, per favore.
Effe
#26
14:52, 22 febbraio, 2006
Herr, non si può però dire che lei brilli per ospitalità, diamine.
Squonk
#25
14:33, 22 febbraio, 2006
(prendo la rincorsa, ma pigramente)
Giorgi,
distruggo sempre le prove che possono essere usate contro di me (allo scopo di costituirne di più compromettenti, è ovvio)
Aquatarkus,
il torinese vero è un essere mitologico, mai esistito, metà toro e metà zebra.
Demetrio,
lo si dica ai non taurini che Santa Rita è quartiere bene, dove vivono gli scrittori di grido (quelli recensiti su TuttoLibri).
e.l.e.n.a.
lei è un acronimo ben periglioso e ferino.
PBeneforti,
il blogger spesso non s'appalesa, ma incombe.
Si guardi alle spalle.
Adesso.
Blulu,
a memoria ricordo
pik up
(più capi) e
mickey mouse
(io che mi alzo)
SQ,
la Grande Mela è ovunque (e però è bacata)
Elis,
il giapponese con foto c'era. Ho dovuto eliminarlo, purtroppo.
Brioche,
gli atti degli a-post-oli, suppongo
Tez,
questo è il punto dolentissimo e vitale, che i vissuti qui si mischiano, e vai un po' a rivendicarne il copyright, dopo.
Occhi,
la post-vita è senza dubbio un luogo più movimentato della pre-morte (si scrive per essere immortali, almeno per lo spazio di un post)
Palommella,
Calderoli
non si può dire, in questo periodo. E' satira.
Anonimo numero 22
fattene una ragione: io SONO Pulsatilla
MarioB
eu agradesco hoc gramelot. Please, escribe une Histoire of the Rue del la Madama. Salve atque vale.
Col,
Corso Regia Margherita si sa dove inizia, ma non si sa in quale dei mondi termini (veso la fine dell'ottocento, in pieno slancio positivista, fu inviata una spedizione scientica in aerostato perché l'esplorasse; i parenti ancora attendono il ritorno dei pionieri)
Effe
#24
13:24, 22 febbraio, 2006
E Corso Regina Margherita come sta?
Una volta si perse la strada. All'altezza del 176 non si deviò: si tentò allora una inversione dal vialone, sforando in una strada laterale.
Tantissimi negozi dalle insegne babeloquenti.
Sensazione (bella, però) d'avere sbagliato mondo.
colfavoredellenebbie
#23
13:24, 22 febbraio, 2006
Rua de la Madama
est lo zentrum de lo munno civil y infernal, ensemble,
est un axis ferinus, inferinus etiamdiu divinus.
de olimpicis no sbate que culum
catzio
cf05103025
#22
13:00, 22 febbraio, 2006
La lettura del blog di pulsatilla continua a farsi sentire nello stile.
utente anonimo
#21
12:53, 22 febbraio, 2006
oh finalmente la lingua madre... manderei questo post a Calderoli, pensi sappia leggere?
palommellarossa
#20
12:43, 22 febbraio, 2006
forse la " post-vita " è un passo più avanti di quanto non crediamo o sappiamo..
occhinegliocchi
utente anonimo
#19
12:29, 22 febbraio, 2006
è vero, manginobrioches, stiamo diventando un mostruosa, inconcepibile accumulazione di vissuti
Tez
#18
12:24, 22 febbraio, 2006
suvvia, oramai nessun nostro atto va perso. tutto ha il suo post.
manginobrioches
#17
11:46, 22 febbraio, 2006
Peccato non ci fosse un giapponese pronto a fotografare il poeta del Taurino-stil-novo?
Pensi Herr, che occasione persa, sarebbe emigrato in foto sul piedistallo con la scritta "aqui hablò atque dixit. The end"
elisnelpaese
#16
11:21, 22 febbraio, 2006
e comunque, la sua ardita babeloquela puote udirsi diffusamente nella "grande mela" (articolata con o senza versi)
SENZAQUALITA
#15
11:16, 22 febbraio, 2006
prima di sera ci mapperanno per bene circoscrizione per circoscrizione....
anewlot è fantastico, mi iscrivo ad un corso di piemontese, chissà che nn riesca ad imparare l' inglese (che sarebbe anche ora)
blulu
#14
10:51, 22 febbraio, 2006
qua havvi pochissimi blogger. e la cosa, non so come, mi rassicura parecchio.
pbeneforti
#13
10:48, 22 febbraio, 2006
...lungo l'asse di via madama cristina, effettivamente, si sono viste cose che voi blogger foresti non potreste immaginare
(lo so. della vicinanza "cartografica", dico)
la parola covo mi piace assai. mi ricorda i giochi di bambina. c'erano le bande. noi eravamo le p.n. (già acronimavo allora) che stava, segretamente e minacciosamente per p.antere n.ere e, palesemente e più innocuamente per p.ane (e) n.utella.
e.l.e.n.a.
#12