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Commenti
14:29, 20 marzo, 2006

e la chiesa del santo volto di Gesu' a Roma? tutto bene? tutto male?
utente anonimo
23:27, 19 marzo, 2006

ah dimenticavo, qui non si striscia e non si sussurra a nessuno. tanto è vero che stiamo pubblicando in rete.
ld
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22:11, 19 marzo, 2006

scusate il silenzio. ringrazio tutti quelli che commentano. siete in benvenuto. non temete gli OT, tornano sempre buoni.

unica cosa: non tiriamo subito in ballo la violenza se uno afferma qualcosa, fosse pure con enfasi e colore.

si pretenda ragionamenti, questo sì.

luigi demiet
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17:34, 19 marzo, 2006

No problem, se i commenti a ciò che qui viene posted sono ben accetti, mi interessava esclusivamente dissentire su quanto detto relativamente a Via Dolorosa e dare un punto di vista morbido e possibilista. Mi accorgo però che evidentemente c'è dell'altro - artisti che criticano artisti - interpretazioni forzate sulle quali non è possibile dissentire, nè figuriamoci discutere. che peccato, che tristezza, che scudisciate...che violenza.
utente anonimo
16:29, 18 marzo, 2006

Non ho parlato di autoincoronazioni, mi pare. Il vate è qui una categoria dello spirito, una sorta di homo artifex, di prometeico produttore di significati (quel che ne resta oggi è ormai la maschera di carnevale, spacciata tuttavia per costume di scena).
Per quanto riguarda Carmelo Bene credi davvero male: non solo l'ho visto, non solo sua sorella Maria Luisa ha letto il mio "Sono sparito alla Madonna", ma l'Università di Lecce (lui è nato poco distante, a Campi Salentina) mi ha invitato a tenere seminari sul teatro e a recitare su palchi tirati su nel mezzo di splendide architetture barocche.

Bernardo

p.s. siamo OT e non è gentile nei confronti dei nostri ospiti, io la chiudo qui.
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16:02, 18 marzo, 2006

di Vate autoproclamato c'è stato solo D'annunzio. Ti ha detto male di non aver mai visto - credo- Carmelo Bene.
utente anonimo
15:59, 18 marzo, 2006

Bene allora, che gli artisti si liberino dal ruolo di vati che la modernità ha loro comodamente attribuito, che tornino a essere dei bottegai al soldo di un committente, che la smettano di contrabbandare significati. Chiediamo dunque a gran voce le dimissioni degli artisti dal loro ruolo e dalla presunzione di dire un messaggio e restituiamo Shakespeare alla sua perduta grandezza di capocomico militante.

Bernardo
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15:45, 18 marzo, 2006

sono il noioso anonimo che ama gli artisti che NON millantano messaggi. Stiamo parlando delle arti in generale o di qualche arte in particolare? Il link col teatro mi stuzzica così come il riferimento al metodo: perfetto, se di metodo si parla e non di merito vado a nozze: ed è la radice dell'arte. Achille Bonito Oliva ed altri si affannano a dire cosa intendono gli artisti, che dicono questo e quello e blablabla che costano tot e fanno molto 'ambiente' e sono 'cool' o non lo sono? beh che parlino, non ascolto. Da qui però a dire che gli artisti contemporanei sono tutti dei palloni ce ne corre. Il metodo, bene parliamo di quello. Vogliamo anche dire che il teatro è MEGLIO? benissimo perchè no, quel metodo di rappresentazione di 'qualcosa' - non dico di significato perchè ho già il torcicollo - evidentemente per qualcuno è più congeniale più immediato, soddisfa di più. Antonello da Messina e Paolo Uccello non dipingevano tanto per il gusto di farlo, erano pagati, soprattutto, come ritrattisti: devo dire che erano dei prezzolati ignobili? No perchè di loro qualcos'altro colpisce di più e cioè la raffinatezza della loro arte. Scipione Borghese era talmente rapito dalla bellezza delle statue di Bernini che addirittura lo 'rapì' perchè gliene scodellasse qualcuna (che fosse l'Achille Bonito della situazione?). Il loro metodo di rappresentazione di 'qualcosa' è sublime e più immediato perchè figurativo. Leonardo è già un'altra cosa: è sublime ma moooolto meno immediato ricco di simbologie uniche:
la Gioconda è un uomo, è una donna, è un guerriero, è lui: scegli.
Se leggete Rene Guenon vi appare chiaro come, forse, interpretare la Divina Commedia secondo i commentari di Ruby fa venire il mal di testa, ma ci possono essere chiavi di lettura molto più godibili, senza che nessuno dica 'si è così, no, non è così'. Alice attraverso lo Specchio non è, a mio giudizio, lo scritto di un perturbato (...) ma è un trattato di geometria che stimola a ragionare sugli opposti. Quindi lasciamo ad altri le condanne sui 'versetti satanici' che ''quello e soltanto quello vogliono dire'', quindi ammazza l'infedele.
Sedetevi davanti ad un'opera d'arte, vecchia o nuova che sia, e lasciate che vi parli poco a poco, così come gli attori su un palco. Qualche volta, credetemi, l'opera parlerà, magari dicendovi delle cose brutte; a volte starà zitta perchè non avrà niente da dire. ma l'opera, se è tale, è in grado di riflettere ciò che la circonda e da esso trarre vita: se così non è, si vede che non è un'opera. Diffidate dei commentari.

utente anonimo
01:17, 18 marzo, 2006

Forte il commento 27! Ma sembro così insinuante??? Magari potessi strisciare come un topo! Non sarebbe poi così male. Però Dreyer proprio non lo digerisco, mi spiace (meglio Bresson, è francese, e magari ci scappa pure una formella di camembert).
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23:53, 17 marzo, 2006

cara ruby, il post di luigi, così come il banner, danno un certo significato all'opera in questione, io ne ho suggerito un altro.

porph.
utente anonimo
21:40, 17 marzo, 2006

ma non è che così il teatro si risolve nel gesto e non può più dire nulla perché disperso nell'equivocità?

I problemi del teatro sono l'interpretazione e la rappresentazione, che equivocano l'azione attoriale (giammai autoriale, ché l'autentica grandezza di Shakespeare è stata la sua attività di capocomico). Così come il classico è negato dalla sua stessa presunzione di finitezza e imperturbabilità.
Il teatro è fraintendimento, non equivoco, perché l'erranza ne è il metodo e non il merito.
Come notava giustamente Rubytuesday (che sembra aver letto "Sono sparito alla Madonna" ;)), c'è oggi un eccesso di significati che oscura i significanti. Il significato è per definizione tradizione-tradimento di qualcosa, una sorta di meretricio inesauribile che oggi, in un'epoca che del meretricio ha fatto la propria bandiera, si è fatto dissoluto come mai prima.
Un artista che millanti un messaggio è solo un impiegato dell'arte, così come i "lettori" privilegiati di quei messaggi, a uso e consumo di una borghesia di collezionisti da macelleria, sono i critici alla Bonito Oliva, gente che mira da sempre al "posto fisso" e alla pensione al massimo sindacale. A costoro è affidato il compito di rendere fruibile l'orgia di significati, sono i manutengoli prezzolati di quella sorta di "papponi" del gran circo puttanesco che sono i galleristi e i mercanti d'arte.
Antonello da Messina o Paolo Uccello non dipingevano significati, dipingevano e basta (e non ne faccio un problema di abilità tecnica, sia chiaro).
Per quanto riguarda il teatro, credo che tragico sia l'atto di parlare per metafore, che è appunto l'oggetto vero di ogni messa-in-scena (oscena e maleducata, per non essere, come troppo spesso accade all'arte, sconcia e pornografica). In questo senso il teatro è anche la speranza concreta dell'arte sacra.

Bernardo
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20:19, 17 marzo, 2006

Mah, leggo Porph, contro il quale non ho nulla, ma dico sempre più a me stessa "abbasso i significati" nell'arte.
La domanda "Cosa voleva dire l'artista?" è qualcosa che mi fa sempre più saltare sulla sedia.
Le spiegazioni sono sempre qualcosa di angosciante, un po' come una versione della Divina Commedia (non a caso c'è chi la chiama "traduzione") un tradimento che non rende giustizia ma che giustizia sommariamente l'opera d'arte.
Sono ancora legata ai valori dell'estetica nell'arte più che affascinata dalla sua grammatica, dai suoi "significati", dei quali infatti mi disinteresso, dal momento che oggi all'arte è possibile far dire di tutto.
Saluti.
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16:37, 17 marzo, 2006

grazie della fiducia. io la vedo un pò così:

innanzitutto l'opera si concentra sulla passione e questo va tenuto presente. il fatto che l'installazione sia in quel contesto ne limita l'interpretazione disperante che forse imita.

il nocciolo della questione: la sottrazione non è nel rettangolo nero. è nella cornice. non a caso si è scelta l'interpretazione più estetizzante della passione di gesù, quella di zeff.

la cornice nel quadro sottolinea ai sensi la compiutezza dell'opera, quel quid che la rende ciò che la vita del soggetto non è, e che perciò libera temporaneamente dall'angoscia.

noi stiamo assistendo alla passione di dio, l'impossibile logico e percettivo (reso dal nero), grazie alla cornice estetica dei sensi ed estetizzante del bello. ma è cornice, limite e possibilità di quell'esperienza.

questi gli spunti leggendo il tuo post. ma ci sarà pure dell'altro.

ciao porph.



utente anonimo
16:18, 17 marzo, 2006

mi vengono i brividi! brrrrrrrrrrrrr vedo l'ombra del piccolo zaccheo scivolare lungo i muri di palazzo reale e poi, piu' giu' piu' giu, a ungere le porte, a sussurrare nelle orecchie quello che e' giusto e quello che e' sbagliato, al rogo al rogo, massi' vuoi mettere un bel televisore - senza audio - che trasmetta la giovanna d'arco di dreyer: quelli si che erano tempi!
E poi, quando tutto e' finito, guardiamoci Gibson insanguinato, frustiamoci e levitiamo
utente anonimo
15:37, 17 marzo, 2006

Cara Ruby, tu sei navigata, io invece ho ancora da sbatterci il naso... ;-). E poi un'obiezione di Porphirio va sempre ascoltata.

Per Bernardo: nella stringatezza non vorrei travisare, ma non è che così il teatro si risolve nel gesto e non può più dire nulla perché disperso nell'equivocità? per capire una rivoluzione assiomatica io devo (ri)scoprirla, ripercorrere la creatività magari con l'educatore. E così facendo mi educo alla creatività Anch'io non sopporto la linearità di Brecht, detesto il cinema e invece mi pare adeguato il teatro elisabettiano dove il pubblico vede il pubblico proprio non per farsi prendere dalla fascinazione ma per ripercorrere la creatività delle scelte compiute, di fronte al bivio tragico, dall'attore.
In questo senso il classico è proprio perché ripercorribile (certamente non in senso univoco, ma analogo).
Forse ho fatto casino...
luigi
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14:09, 17 marzo, 2006

Sì, però, con 'sto giochetto del "famo a capirsi", si comincia a stra-capire, col rischio che poi non ci si capisca più nulla.
Ovvero: la forbice di interpretazione è talmente ampia che nessuno ci capisce niente ma tutti ci capiscono tutto nel medesimo tempo.
Una furbata tipica di certa arte contemporanea, in cui la "merde d'artiste" fa da padrona.
Ma cosa c'è da capire?
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13:47, 17 marzo, 2006

sì, porph, certo che mi è venuto il dubbio di non aver capito. per ora penso che siano wallinger & C. che non hanno capito.

ma sono qui con le orecchie spalancate per cercare di capire se mi è sfuggito qualcosa. sono curiosissimo di capire cosa mi è sfuggito, e forse anche sollevato.
luigi

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12:54, 17 marzo, 2006

luigi, non conosco l'opera né l'autore l'ho solo immaginata dal tuo post, ma non ti è passato per la testa che potresti non aver capito? a me sembra più interessante di come la fai.

porph.
utente anonimo
20:54, 16 marzo, 2006

Luigi, per quanto riguarda la mia affermazione:

Il futuro dell'arte è nel teatro, e non nel teatro di regia o di rappresentazione, ma nell'azione quasi liturgica e "unica" dell'attore nella quale è l'essenza stessa della tragedia, in assenza della storia,

posso dirti che da sempre vado sostenendo che il teatro, inteso nella sua singola oggettività di scena non storicizzabile (perché la storia si occupa di drammaturgie, di testi e di generi), è l'arte per eccellenza. Un'arte che va ricondotta alla sua origine tragica (anche qui intesa non in quanto genere drammaturgico ma nel suo originario rapporto col sacro) e sottratta al cattivo modernariato del teatro di regia e di quello del "messaggio" (un modo gentile per dire che non sopporto Brecht e Streheler) oltre che, naturalmente, ai professionisti dell'interpretazione.
In teatro l'azione scenica deve coincidere con un puro aver-luogo che, per evocare la sua creatività (senza mai raggiungerla: per questo sostengo che un "classico" può essere solo anticipato e che le sue concrete determinazioni sono in realtà altrettanti sepolcri della sua essenza), non può che darsi una volta sola: il concetto di replica è la negazione del teatro.
Tutto questo è alla base della mia teoria della lettura di scena o nouvelle tragédie che sarebbe davvero difficile riassumere qui e che è contenuta nei saggi del mio libro "Sono sparito alla Madonna" (non amo farmi pubblicità, mi sono permesso questa citazione solo per rispondere alla tua domanda).

Bernardo
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08:32, 16 marzo, 2006

Ricambio il caro saluto di Ruby, e le do ragione.
Destra (economia)
Centro (politica)
Sinistra (cultura & spettacolo)

Nella categoria "spettacolo" intendevo ricomprendere anche "cultura", secondo la definizione di Guy Debord; ma è sempre meglio esser chiari.
RB

Blogger: robertobuffagni Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente robertobuffagni
21:48, 15 marzo, 2006

La citazione fa sempre piacere, ma se aggiungi anche del tuo è meglio ancora, no?

In effetti se questo banner-invito fosse visibile, forse qualcuno inizierebbe a interrogarsi (e magari a interrogare).

luigi
Blogger: wXre Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente wXre
20:26, 15 marzo, 2006

Eccomi, Luigi! Fantastico, lo metto al più presto! Preparo prima qualche riga doverosa, oppure se me lo consenti cito interamente il tuo post. Eh?
Una bella campagna di diffusione del banner non sarebbe male...

p.s.: saluto Roberto caramente, al quale suggerisco una piccola modifica a una delle categorie:

"sinistra (cultura)"
una bazzecola. :D
Blogger: rubytuesday Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente rubytuesday
12:24, 15 marzo, 2006

Ruby, il suo volto con un quadrato nero non è per niente male...

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11:56, 15 marzo, 2006

L'Arcivescovo non credo intervenga. Ricordate PAUSE? quegli eventi discutibilissimi fatti nel duomo di milano? sono sempre stati curati da chi ha curato l'installazione di wallinger. ho scritto all'Arcivescovo, e molti altri lo fecero, ne parlò pure Magister, e mi è stato risposto che "Grazie per la segnalazione, terremo conto, etc etc". Insomma è stat tenuta così presente che a settembre è arrivata la via dolorosa permanente!

piccolo zaccheo, per questo se tu potessi andare in piazza duomo 16, avremmo sicuramente più successo...

Grazie Roberto, il tema è affascinante e quando scrivi del dispositivo chiuso che però tira giù verso una crepa, io penso a tante raffigurazioni della "deposizione dalla croce". la morte che sembra chiudere il dispositivo e il corpo pesante preso in consegna. ma è quel corpo che resucita con le piaghe della croce.
Blogger: wXre Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente wXre
10:12, 15 marzo, 2006

Riapriamo i manicomi!
:-(

Ma l'arcivescovo di Milano che dice?

Blogger: Faramir Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Faramir
23:05, 14 marzo, 2006

Un breve commento allo scritto, bellissimo e sentito (da lui e da me), di Luigi.
Premesso che se non ne temessi le conseguenze penali e finanziarie farei saltare l'installazione con il plastico, e bastonerei tutti i responsabili, si fa per dire, della cretinata, vengo al punto.
Anzi, no: prima di venire al punto rassicuro Ruby: no, non do la colpa di tutto al neoliberismo.
Qui la colpa storica ce l'ha direttamente il capitalismo assoluto, che si articola e si esprime in tre settori; denominandoli secondo le etichette politiche, sono:
destra (economia)
centro (politica)
sinistra (spettacolo)
Ogni contrasto fra essi è lotta fra sardine in una scatola.
Funzione del settore di sinistra, al quale appartiene anche l'installazione di W., è quella di demolire le particolarità e le resistenze del costume e dela psicologia, e fluidificare la percezione perchè si sintonizzi sullo spettacolo della merce.
Adesso vengo al punto.
Domandone:
Perchè non c'è un cristo di un artista che si ispiri al cristianesimo? Perchè non c'è un cristianesimo che ispiri un cristo di un artista?
E' impossibile, perchè ormai, i tempi, il nichilismo, irreversibilmente, etc.?
Avanzo qualche ideuzza.
E' possibile ispirarsi ai contenuti del cristianesimo? Sì. Stanno lì, come tutto il bric à brac della mitologia e dell'arte mondiale di tutti i secoli, non si lamentano se li si usa, nessuno emana fatwe quando si calca la mano, quindi è possibile.
Generalmente, però, il risultato o fa francamente schifo, o è manierismo, che fa meno schifo ma serve poco, anzi quasi niente.
Ci si può ispirare alla forma del cristianesimo? No.
O meglio. No, con un ma.
No, perchè la forma del cristianesimo (è quella che ha fatto l'arte cristiana, non le millanta madonne e i millanta santi) non è vissuta da nessuno (mi si perdoni se esagero, perfavore).
La forma del cristianesimo è la croce. Per un artista, credente o no (tecnicamente meglio se non è devoto, perchè lo ingombrano di meno i problemi di political correctness) la croce corrisponde alla tragedia, la forma più potente e più difficile di tutte.
Più potente perchè non sono ammesse le balle, più difficile per lo stesso motivo.
Cosa sono le balle, per un artista (che con le finzioni ci lavora, ci va a letto e a colazione)?
Sono i tentativi di svicolare di fronte a quel che il tema e la materia gli dettano.
La forma cristiana, cioè la croce, è insieme una forma che più chiusa e coerente non si può (dà un abbrivio e una direzione irreversibili allo spazio, che convergono sul punto di fuga centrale) e contemporaneamente è per eccellenza frammentaria (la croce è uno squarcio che squarta).
Questo, espresso in termini compatibili con un'opera figurativa. In un'opera teatrale, invece, il problema - identico - si sposta sul piano della costruzione drammatica, cioè del tempo.
Per farla molto, forse troppo corta, l'artista deve, senza barare, costruire un dispositivo insieme direzionato, sensato, logico, chiuso; e farlo convergere verso un buco,una crepa, un mulinello che tira tutto giù con sè, nel lavandino cosmico.
Per fare questa cosa, c'è un prezzo assai caro da pagare: questo doppio moto contraddittorio va esperito e patito in quella psoriasi psichica, fastidiosa e intermittente, grattandosi la quale il suddetto artista fa la suddetta arte.
Bisogna insomma che egli dica insieme, pensando al pensiero della sua vita: sì, sì, è proprio così! deve essere così! ma anche: no, no, non può essere così! non deve essere così!
Queste reazioni un po' da matto, una volta, erano più normali; perchè la gente in generale, e gli artisti in particolare, erano abituati a pensare "bè, sì, la vita è impossibile, però, sai che ti dico? niente male, complimenti, bene così".
Adesso, è più difficile, perchè appena pensiamo alla vita subito ci mettiamo a escogitarne nuove versioni rivedute, corrette e naturalmente migliorate.
Ma non è proprio impossibile, è solo molto difficile.
Esempio: il mio illustre collega Testori scrisse tre Erodiadi. La prima, scritta sui trent'anni, era una patacca manieristica, una specie di Oscar Wilde con l'editing di Diego Fabbri.
La seconda, scritta dieci anni dopo, uguale anche se aggiornata con l'esperienza teatrale di Pasolini.
La terza, scritta da vecchio, è bellissima. Testori parla direttamente di sè, della mamma, del papà, nel suo dialetto; e si apre, come sul letto di una morte che auguro a tutti, a una vergogna e a una modestia che sfarfallano lassù, verso il graticcio del teatro, come potrebbe sfarfallare la preghiera di una vecchia verso la cupola del Duomo di Milano.
Come ha fatto? Eh; si è convertito, come diceva Luigi. Cioè, ha convertito la sua nostalgia e la sua pretesa di fare arte e di essere artista, cioè speciale, unico, originale, nell'umiltà di dirsi per quel che era, un povero cristo che si tira dietro un pesante carretto pieno di stracci. Così, naturalmente, ha toccato la grandezza.
Cordialmente, RB

utente anonimo
21:00, 14 marzo, 2006

Ci sto, l'idea del banner mi piace e lo metterei volentieri.
Nella mia idea, per ridicolizzarlo, ci avrei messo la sua faccia ad incorniciare un buco nero, con la didascalia.
Molto conceptual... pure troppo. ;)



Guardalo lì.
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20:52, 14 marzo, 2006

Chiederò a Mons. Inos Biffi - p.zza del Duomo 16 - cosa ne pensa di questa dolorosa installazione. Chissà che non si pungoli più in alto ancora.
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20:35, 14 marzo, 2006

Luigi Puddu, è sempre un piacere sentirti! Troppo buono, e per il resto a presto, allora (festina lente!).

Cara Ruby, il punto fermo è che il box nero dovrebbe stare lì per sempre. La tentazione è forte, ma una risata vale la cripta? hai ragione, un post su un blog è un pungolo senza esito. Allora, come ci insegna Bernardo, la facciamo una mediazione? Se perfeziono il banner qui sotto lo metteresti sul tuo blog? insomma se il pungolo diventasse un pungolone...

ld
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19:49, 14 marzo, 2006


Il paragrafo "Già e non ancora" è da mandare a memoria.
Quanto a "Il sentimento è furfante e sbadato, perché ruba e poi perde quanto rubato",
questo, caro
Demiet, è lo slogan della tua candidatura per il titolo di "massimo filosofo morale del XXI secolo" (in compagnia di Bernardo)!
Grazie!!! (mi farò vivo anch'io, a "breve").
luigipuddu

utente anonimo
18:21, 14 marzo, 2006

L'hai detto, Luigi: "comunista". :D
E qui ci si può collegare sotto un profilo culturale al discorso che facevamo con Roberto B., anche se non lo ha di certo mai affermato non vorrei che imputasse tutto questo sciabordare di lavandare intorno alla cultura e all'arte direttamente ai fan del neoliberismo solo per i soldi che ci girano, sarebbe un grave errore. ;)
Non per nulla è arrivato l'assessore e non per nulla il Cristo di wallinger è un arruffapopoli.
Che facciamo?
Li ignoriamo o li prendiamo per i fondelli. Una risata è in grado di seppellirli definitivamente. Pungolarli, no, temo non darebbe il minimo esito.
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#9  
17:25, 14 marzo, 2006

La faccenda in realtà è molto semplice: "Pulchrum est quod VISUM placet".

Interessanti le osservazioni di Bernardo, cui dedico una frase del poeta elisabettiano Richard Grashaw, pel quale i tre nemici della religione erano "il diavolo, i papisti e gli attori". Le ultime due categorie includevano Shakespeare.
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#8  
16:04, 14 marzo, 2006

Bernardo, tu dici copulo ergo sum, io mi ero limitato all'"apro la finestra ego sum", ma la sostanza è quella. E concordo: il problema è comprendere l'arte come mediazione (della mediazione). E invece si sta lì a girare meditabondi attorno ai pisciatoi dei duchamp. Così tutto diventa quello che ti pare.

Così Gesù, come ricorda sempre Ruby, per wallinger diventa un capopopolo.


Cosa facciamo? li mandiamo a quel paese e basta? secondo me possiamo almeno chiedere ai responsabili di dire agli artisti, o sedicenti tali, che cosa sia una chiesa e chi sia Gesù, colui che si è fatto visibile.

e pregare per loro, come ricorda Sebastiano.

Lo so che in realtà è andata che un assessore alla provincia, comunista, ha comprato un'opera già fatta e finita di Wallinger e tramite il mercante artache l'hanno offerta al Duomo. e lo sventurato rispose. e gran visibilità per tutti.

ma nell'accusare l'inadeguatezza di un'opera deve essere sempre implicita una exit strategy: dire che l'opera è incompleta, che sarà trasformata, che il duomo è da sempre una fabbrica del duomo e che quindi quel box nero si è rivelato essere un'altro cantiere.
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#7  
15:17, 14 marzo, 2006

guarda te, gli ho storpiato persino il nome...
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#6  
15:03, 14 marzo, 2006

Mondiè.
Non sono così d'accordo sulla paziente benevolenza che Luigi accorda all'artista.
Il Willinger quando presentò il suo Ecce Homo a una biennale disse: “Ho voluto mostrarlo come un uomo normale, perché Gesù è stato il primo vero leader politico della gente oppressa…”
Orpo, dico io, guevarismi a parte l'uomo normale consiste in una scultura resinosa tutta bianca con una corona di spine dorata in testa e le mani legate dietro la schiena!
Lascia dire pure "Concettuale" o quel che è, io scorgo solo Concetta coi suoi vezzi modaioli.
Come dice grosso modo un mio amico artista, l'arte oggi è un grasso bubbone sull'occhio: un sintomo dell'attuale cecità culturale del mondo. Un malanno poco importante se afflige la monocultura imperante votata alla propria ridicola scomparsa. Non c’è creazione, ma accorata adesione al malanno. La cui patogenesi è iniziata con la troppa importanza con cui si valutavano i pisciatoi di Duchamp.
L'arte visiva non usa nemmeno più nascondere le povere pudenda dietro il dito della “cultura” per mascherare la propria natura di merce: opera e artista un tutt'uno inestricabile, impacchettato con tanto di fiocchetto.
Toh veh, i mercanti si sono ripresi il tempio, anzi, gliel'hanno addirittura offerto.
Sciao. ;)
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#5  
14:57, 14 marzo, 2006

Tempo fa ho affrontato il problema dell'arte contemporanea nel mio post "Copulo ergo sum".
A parte tutto, il problema dell'arte sacra - oggi costretta tra la dissacrazione, asettica o militante, del concettuale e il kitsch da mercatino rionale - è quello di una nuova consapevolezza.
L'artista deve comprendere l'impossibilità del proprio statuto: non si crea, si media il già mediato. Il problema dell'arte sacra è la mancanza della creazione: chi riflettesse su questo scoprirebbe l'abisso che è il linguaggio e farebbe un'arte anche concettuale ma davvero "aperta" al divino. Il futuro dell'arte è nel teatro, e non nel teatro di regia o di rappresentazione, ma nell'azione quasi liturgica e "unica" dell'attore nella quale è l'essenza stessa della tragedia, in assenza della storia.

Bernardo
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#4  
13:41, 14 marzo, 2006

Se "Nostro" è chi penso io -quasi sempre-, pregherebbe per l'artista, come ha già detto tante volte....
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#3  
13:11, 14 marzo, 2006

Grazie Sebastiano. (Chissà cosa ne direbbe il Nostro).

Caro Anonimo, devo dire che ho avuto all'inizio la tua reazione. Poi riflettendoci ho pensato che più che far intervenire un tecnico audiovideo, dovrebbe tornare proprio l'artista a lavorarci. Nel senso che quanto fatto da Wallinger rimane inadeguato nel contesto che gli è stato dato. Insomma lasciamo spazio alla creatività, (e allo Spirito Santo).
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#2  
12:14, 14 marzo, 2006

"Solo il coraggio e la determinazione di un Arciprete..."

"l'evangelizzazione del Terzo Millennio ha bisogno di gesti concreti..."

E il tutto proprio accanto (non per modo di dire) alle reliquie di san Carlo Borromeo.

Per "convertire" l'opera bastano tre cose:

1) eliminare il rettangolo nero (cioè proiettare il cento per cento anziché il dieci per cento).

2) ripristinare l'audio originale.

3) al posto del film di Zeffirelli usare quello di Mel Gibson.

Se poi mi si concede un quarto punto, proporrei di spedire seduta stante l'arciprete "coraggioso" e "determinato" ad evangelizzare i cannibali del più sperduto paesino dell'Africa nera, e nominare nuovo arciprete un curato di campagna (purché cattolico).
utente anonimo
#1  
19:16, 13 marzo, 2006

Meraviglioso.
Il post, ovviamente.
Sebastiano
utente anonimo

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