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Commenti
#6  
13:54, 21 aprile, 2006

x gparker: vedi quanto e' soggettiva la percezione della stessa pellicola? A te sembra piu' un documentario a me piu' un'opera misticheggiante...
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#5  
13:48, 21 aprile, 2006

Il film "poggia" sul cinema verité, è indubbio che le riprese all'interno del monastero abbiano quell'intenzione, la ripresa dei gesti sempre uguali dei visi, delle azioni priva praticamente di montaggio, la presenza di luci unicamente naturali ecc.ecc.
Questo poi è spezzato dai momenti più prettamente cinematografici di empatia naturale, ma non toglie che il grosso del film e la sua finalità sia quella.
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#4  
13:40, 20 aprile, 2006

x gparker: secondo me questo film non e' un classico esempio di cinema-veritè. Di solito in questo genere si riprendono scene, anche minimali, ma pur sempre significative. L'inquadratura di un bicchiere, di una nevicata non sono minimali, sono puri segni il cui significato e' dato dal contesto, dal montaggio. Le riprese del cinema-veritè di solito non sono fuori fuoco come qui spesso accade. Insomma non vi vedo la pretesa dell'oggettivita' da parte di Groning, tutt'altro. Infine sulla oggettivita': niente e' oggettivo, neppure i documentari di Michael Moore, tutto e' espressione della soggettivita' dell'autore e dell'interpretazione del fruitore. Cio' non vuol dire che non esista la realta' ma che la sua rappresentazione e' di per se' un'interpretazione, da cogliere dialetticamente.

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#3  
11:53, 20 aprile, 2006

Non credo molto a Il Grande Silenzio, lo vedo più come cinema sperimentale che come opera vera in grado di dare un'idea di cinema e di mondo precise. Non sono daccordo con la matrice di cinema verité sulla quale poggia, non credo si possa riprendere una realtà oggettiva perchè il cinema è sempre e comunque soggettivo e le riprese lunghe mute e ripetute di Groning non mi convincono nè a livello estetico nè a livello empatico nè a livello teorico.
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#2  
11:26, 18 aprile, 2006

grazie dell'apprezzamento.
saluti

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#1  
10:43, 16 aprile, 2006

recensione molto profonda.
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