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Commenti
#2  
16:13, 05 febbraio, 2004

Glamorama e beatitudine. L'ho finito in questo momento. Ho finito Ellis, fino al prossimo o fino a quando non avrò la bramosia di rileggerlo. Ellis è pericoloso, perchè ora ho trovato in me un pò di Patrick Bateman ed un pò di Victor Ward. Ellis è la ragione per cui non si può considerare l'America come qualcosa 'altro' rispetto all'Europa: siamo tutti qui: nella terra della beatitudine. Ellis dice di ispirarsi a Hemingway piuttosto che a Fitzgerald - ma io traccerei una linea tra Ellis e Fitzgerald (tra Meno di Zero e Questo lato del paradiso, tra Belli e Dannati e Glamorama) come scrittori rivelatori: il minimalismo mette a nudo l'animo umano - mette a nudo la beata consapevolezza di non avere un anima.
utente anonimo
#1  
17:34, 28 ottobre, 2003

Non posso che concordare. Glamorama è senza dubbio il libro adatto a de/portarci o trans/ferirci nella realtà dell'attuale. Con virale insistenza scava nelle curve più sghembe del nostro intestino/cervello scopre tracce di quel dolore che, con fatica sempre maggiore, continuiamo a malcelare. Leggerlo (e non soltanto una volta) è l'antidoto più effettivo contro la piattezza emotiva e letteraria dei vari hornby (per esempio) di fine secolo scorso.
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