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#1
10:15, 03 agosto, 2006
mi piace scrivere qui, mi dà un senso misto tra il lasciare un biglietto nel muro del pianto e passeggiare nel bosco. Passo i giorni non so come, con il viaggio in salento che tra mille intoppi forse partirà il 5. E così mi sono ritrovato in una firenze deserta, a vagare vicino Santa Croce per sentire le note di Gilmour e quasi inciampare ascoltando Confortably Numb. Oppure poi prendere Paula dell'Allende per andare in un giardino di notte sotto un lampione a leggere. E nessuno che passa, chissà dove sono tutti, tutte le persone che vorrei vicine. Tenendo il libro dalla copertina rosa tra le dita pensavo, la solitudine, "il dolore è un cammino solitario" dice la piccola isabel allende, e la felicità? Come si può essere felici soli? E allora la solitudine è sempre uno stato infelice, anche se questo non è sempre un male. Perchè poi anche passeggiando per il centro quante persone, quante mani nelle mani, sono poi felici? La vicinanza è un fatto purtroppo anche fisico, ma non solo davvero.
Quando ero più piccolo un'amica mi fece leggere "nessun luogo è lontano", dove con il pensiero tutti siamo accanto a chi abbiamo di caro. Io avevo lontano tutto ciò che importava per me. E no, a questo non ho mai creduto; la separazione è una condizione fisica anche se non materiale. L'assurda metafisica della vicinanza. Di pensieri simili ed altrettanto confusi riempivo la mia testa ieri notte, dove alzando la testa le fronde riflettevano la luce ambrata e scomposto tenevo la testa su una mano. Ma nessuno passava a passeggio nella notte.
Buona giornata e notti bianche piccola mucca pezzata.
Marco
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