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Commenti
23:50, 28 settembre, 2006

effe, ma le mette il dito nella piaga?

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12:17, 28 settembre, 2006

involontaria, lei?:)
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10:49, 28 settembre, 2006

forse solo a lei potrei consentire di scrivermi i testi, magari sui polsini, ma la sua naturale propensione a fare di ogni storia un grano d’oro m’impedisce di misurarmi in un racconto a quattro mani. le donne erano fuori la chiesa, sì, ma la penna è la sua, e tale resta.
con una mente più acrobatica (per quanto la sua sia mirabilmente raffinata) sarebbe già arrivato sulle mie orme ma apprezzo profondamente l’assenza totale del segugio. del resto, dovesse chiedermi “come mai?” non avrei altro da dirle che ho gettato le cime nel suo porto in maniera del tutto casuale, e l’ho amata immediatamente. ho adorato i post datati dal quattordici aprile 2003 al trenta dello stesso mese.
dunque, non m’arrogherei la presunzione di terminare una sua storia giacchè non sono molto preparata sulla storia e sulla tradizione della barbabietola da zucchero… ma non sono nemmeno un parto della mente della mazzuccato, lo giuro!
vede... mi è sufficiente riservarmi devotamente a lei pur ignorando di lei ogni dettaglio “reale”, centellinandola quotidianamente come si fa con un livre de chevet. quelli preziosi.
utente anonimo
#9  
09:23, 28 settembre, 2006

Anonimo,
guardi che poi si capisce che i testi glieli scrivo io

Flounder
Realismo magico? Le assicuro che le Masche non avevano nulla di letterario, ma incidevano sulla vita reale e sulle stagioni. D'altro canto, anche il sistema da loro (persumibilmente) usato nel racconto per pareggiare il mondo non è stato un sortilegio, ma una manipolazione della natura.
Il finale secondo, poi, è una metafora: non è forse vero che il nostro mondo esiste finché ci crediamo, e basta una cesura (un tradimento del partner, un amico che volta le spalle, il lavoro frustrato) e subito quel mondo crolla, e ci appare diverso?

MF
d'altro canto: Menico Reviglio = Coglieremo vini (questa equivalenza è involontaria e perfetta)

Sphera
le donne sono sempre altrove, e forse ovunque.

Lizaveta
fare interpretazione di se stessi è imbarazzante, per uno scrittore. Ma è, per l'appunto, un problema degli scrittori, non mio.

o Bardo,
bene, è vero che una storia è qualcosa mai esistita, fino a che.

Brioche
sì, mi piace anche così: una storia è una linea tra ciò che è e ciò che non è. Un confine mai chiuso.

Anonimo,
la fine allora è sua, gliela cedo.

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#8  
08:10, 27 settembre, 2006



le tre donne, la domenica fuori la chiesa, una di loro aveva qualcosa sotto la scarpa. ce n'è una quarta, forse il cerchio si chiude.

(devotamente)
utente anonimo
#7  
22:03, 26 settembre, 2006

ogni storia è circondata, come un sentiero sulle colline, da tutto ciò che non è, ciò da cu vengono e a cui tornano le cose che l'attraversano, ed è buio, lì.
ogni storia fiorisce in mezzo al mistero, ne sbuca fuori come un lampo di magnesio e poi vi si riassopisce, e lascia a noi le domande o - gli dei vogliano (o non vogliano?) - la responsabilità d'un nuovo racconto.
infine, ho pensato, per tutto il tempo (il tempo della narrazione), che "vedovo Reviglio" è clausola ritmica, come certe invocazioni del dio... (ohi marmar sta berber...)

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#6  
15:47, 26 settembre, 2006

Credo che la valenza sciamanica del racconto sia anche nell'ambientazione.

Anticamente si credeva che le colline fossero montagne molto molto vecchie (il che spesso è orograficamente vero) o tumuli che nascondevano "qualcosa".

In Irlanda ad esempio si crede che nelle colline cave viva il Piccolo Popolo, e guai a chi finendo in una delle loro case accetti di mangiare il loro cibo.

In Sardegna, sotto alcune colline, chiamate Bruncu Su Nuraxi, si raccontava fossero nascosti due bauli identici: uno pieno d'oro e preziosi, nell'altro però stava nascosta la temibile "musca maccedda" (ki si bessiri sfunnit tottu su mundu).

In Anatolia, infine, i pastori nomadi raccontano qualcosa di sinistro circa le colline che si trovano ai lati della via per Izmir, ricche d'alberi d'incenso e piene di grotte.

E a saperla, è un'unica storia mai esistita nè raccontata.
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#5  
14:04, 26 settembre, 2006

Le donne sono scivolate in un'altra storia, probabilmente. Una storia dove ai vedovi viene dato il nome delle mogli defunte (magari proprio il nome: il vedovo Luisina, il vedovo Mariuccia, il vedovo Rosetta).
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#4  
13:47, 26 settembre, 2006

E' strano quando gli autori fanno critica di se stessi...
:)
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#3  
12:23, 26 settembre, 2006

Diverge lo ovvio, il vedovo reviglio.
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#2  
11:24, 26 settembre, 2006

vede Effe, io l'ho portata con me in treno.
e le ascrivo il grande merito di un'incredibile resa figurativa e anche sonora della storia. i colori sono bellissimi, le parole creano atmosfera e musica. ci si sente totalmente trasportati al centro della vicenda.
quando lei scrive, io vedo. avviene sempre. e oltre a vedere sento, sento sulla pelle, che sia l'afa, la tempesta o l'incendio.
ma io sono un'ortodossa carveriana e il relismo magico, per quanto mi attragga, mi provoca sempre anche una piccola repulsione, come una sorta di escamotage per non finire al punto centrale delle cose.
sono d'accordo con Isabella per la faccenda delle donne: da protagoniste vengono lasciate poi sullo sfondo.
manca un piccolo anello, che è forse quello in cui si annida il mistero.
ma allora va detto qualcosa in più, riempito di altre tinte.
con ossequi.
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#1  
11:21, 26 settembre, 2006

meraviglioso. cattedraticamente sublime.

utente anonimo

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