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Commenti
#14
13:27, 07 novembre, 2006
Ciao
Mokia
, grazie delle parole d'apprezzamento. Concordo con te: apprendo molto di più leggendo questo blog (che vabbè, anche io contribuisco a scrivere) e leggendo i commenti dei lettori che attraverso un telegiornale o un approfondimento culturale. Saremo o non saremo meglio di una puntata di "Porta a porta"?
Valerio
: bravo, spingi il viceré a un post sul blues.
[Ste]
noantri
#13
09:32, 07 novembre, 2006
Vicerè:
"Le basi di cui parli tu esistono, ma non possono essere cambiate da "noi". Noi possiamo costruire - tra enormi difficoltà - sulle nostre, ma non possiamo essere così superbi da cancellare le "basi" degli altri, perchè non possiamo modificare milleni di storia".
Io parlavo di basi del confronto, non di basi della storia. Non è esportando il nostro modello economico e sociale (alla americana, dicevo) che possiamo riuscire a integrarci con popoli diversi da noi: è per questo che in molti vedono l'Occidente come una minaccia. Ho semplicemente detto che ce ne sarà uno diverso: bisogna soltanto sforzarsi un pò per trovarlo.
Sul rock americano ti seguo, sulle Viper Gts un pò meno! E aspetto sempre un tuo post sul blues.
Valerio
utente anonimo
#12
00:59, 07 novembre, 2006
A voialtri, complimenti.
Ho letto il post, e ho trovato diverse cose interessanti. Ho letto il commento del vicerè, e l'ho condiviso appieno. Poi, però, anche di quello che ha detto Ste ci sono diverse cose da salvare. Insomma... tante cose intelligeni dette tutte insieme sono spiazzanti. Non ci si è abituati, in Italia.
mokia
#11
00:48, 07 novembre, 2006
Però anche la cultura europea è figlia dell'integrazione, dell'incontro tra culture, dall'antica Grecia al Mediterraneo. Una chiusura totale tra i popoli porterebbe lo stesso alla distruzione del genere umano.
[aNDy cAPp]
noantri
#10
00:40, 07 novembre, 2006
[Ste]: in effetti da come scrivo sembra che gli USA mi facciano schifo per l'intero. Non è così, hanno tantissima cultura, ma la massa della società è semplicemente orientata ad altri valori. Io semplicemente suono uno strumento fatto, inventato e creato nel profondo dell'America. Amo il blues, il rock americano e le Viper GTS. E venero diversi musicisti che non possono che essere americani...Ma la politica che esprime oggi il paese nel suo complesso è in qualche modo determinata anche dalla sua cultura (con rare eccezioni conosciute da pochi).
Giggimassi: grazie! ;-)
Valerio: Il mio discorso sul "confine" non è tanto basato sul concetto di nazione classica. Intendevo grandi aree più o meno omogenee per cultura, storia e civiltà (tipo l'UE, il MO, gli USA, ecc.). Dire "fino a Instanbul" non significa disprezzare l'altro, semplicemente marcare una differenza che non contiene un giudizio di valore.
Il tipo di integrazione che si spaccia oggi a buon mercato è semplicemente dovuta a molle economiche imposte da un pericoloso squilibrio di forze (per ora a "nostro" favore). L'integrazione forzata - sottolineo da "noi" - di modelli occidentali in strutture sociali lontane anni luce distruggerà le differenze.
Secondo me le uniche forme di integrazione veramente riuscite nella storia sono state quelle degli Imperi che hanno dato dignità ai popoli nelle loro diversità. I Romani (esempio a caso eh!) capivano l'essenziale importanza della diversità. Alcune regole comuni base (non molte a dir la verità) e libertà. Oggi invece si cerca di imporre un modello complessivo di valori e sviluppo tra civiltà a volte distantissime, e questo è un male grande.
Le basi di cui parli tu esistono, ma non possono essere cambiate da "noi". Noi possiamo costruire - tra enormi difficoltà - sulle nostre, ma non possiamo essere così superbi da cancellare le "basi" degli altri, perchè non possiamo modificare milleni di storia.
E poi, sinceramente, per cosa? Per avere Starbucks o il Virgin Megastore in Tibet, uguale a quello che ci sarà alla Magliana, a Parigi e Londra? Sembrerà di vivere in un gigantesco aeroporto internazionale. Alcuni centri commerciali fanno già quest'effetto.
Perchè è di questo che stiamo parlando, via. Qualche sprazzo di diritto umano (o umanoide) su carta tailandese, cubana o kirghisa per la coscienza. Qualche paradiso per una ristretta cerchia di ricchi, magari un paio di paradisi per ogni nazione (anche il più piccolo e sperduto buco di culo del mondo non può vivere senza Tiffany) e un'enorme massa di poveri o disperati del tutto che lottano per le briciole.
Sono apocalittico, lo so, ma secondo me non è una visione razionalmente impossibile o altamente improbabile.
Per questo preferisco pensare che ci siano stati uomini che abbiano vissuto in tempi più vivi. Sicuramente più duri per noi oggi, ma con qualche barlume o sprazzo di ideale. Magari solo illusioni.
il Vicerè
noantri
#9
22:21, 06 novembre, 2006
Scusate, ma io non sono d'accordo. "Integrazione" non è un brutto termine, non significa "omologazione".
Secondo me vuol dire convivere pacificamente, tenendo conto delle proprie differenze e, appunto, vuol dire integrarsi: imparare quello qualcosa da un'altra cultura che può migliorare la propria vita. Questo è rispetto delle reciproche diversità.
Perché dobbiamo fermarci al concetto di nazione, di confine? Non sono d'accordo con il Vicerè quando prima apre le frontiere, dicendo che vuole conoscere
questi popoli
per quello che sono, e poi sostiene che bisogna
chiudere le frontiere a Instabul e lasciare i popoli della terra a decidere del proprio destino
.
A me la politica del governo americano non è mai piaciuta e mai riuscirò a digerirla. Io dico solo che può esistere un modello di sviluppo comune che può portare due mondi
che non si conoscono
alla convivenza. Su queste basi, il confronto è impossibile: è proprio per questo che ci dobbiamo sforzare di cambiarle, le basi.
Valerio
noantri
#8
19:46, 06 novembre, 2006
@ Viceré: hai scritto una cosa davvero molto lucida, la quoto integralmente.
@ D-Fens: ho una religione, e non per questo mi sento disperato o debole, anzi. La parola chiave è il rispetto di cui parla Viceré.
giggimassi
#7
17:23, 06 novembre, 2006
utente anonimo:
saremo pure
strumenti al servizio della contingenza
, ma almeno non ci nascondiamo dietro l'anonimato.
Mi auguro che tu abbia soltanto dimenticato di firmarti, altrimenti non ha senso commentare quello che scrivi. Tu gli risponderesti a un fantasma?
Valerio
noantri
#6
16:38, 06 novembre, 2006
Ho 'mollato' la fede cristiana appena me l'hanno spiegata all'oratorio. Ho ripudiato la fede comunista di mio padre appena ho visto come la viveva quando gli rovesciavo la frittata e annotavo i lati positivi di certi nemici e negativi degli amici (se non abbozzavo la discussione finiva a cazzotti).
Forma mentis che ritrovo in molti della sinistra ed in certo anti berlusconismo ossessionato ed ossessionante. Scrive Noantri:
Qui si crede che il governo Berlusconi abbia rappresentato il periodo più basso e volgare della storia della Repubblica italiana.
No, non è un giudizio equilibrato ma siprattutto vero. Risente del vizio ideologico della 'contemporaneità'.
Ovvero l'avversario politico peggiore è sempre quello del presente.
Anzi, quelli del passato vengono rimossi e spesso riabilitati (vedi De Gasperi e Nenni; Craxi è in corso...).
Non si è uomini liberi -come ci si qualifica- se si è strumenti al servizio della contingenza.
utente anonimo
#5
15:40, 06 novembre, 2006
Ancora una volta concordo con l'opinione sulla totale inutilità delle religioni. La religione è per la mente debole e per lo spirito disperato.
Per noi altri anche solo un po' di marijuana è più che sufficiente...
D-Fens
utente anonimo
#4
14:47, 06 novembre, 2006
anche io la penso come il vicerè, per grandi linee.
comunque la religione è anche politica, quindi senza la religione ci ammazzeremmo uguale fondamentalmente.
sciroccata
#3
14:30, 06 novembre, 2006
Concordo col Viceré: cioè, non sapevo di pensarla così finché non ho letto il suo commento. Però ora la penso così :-)
Nonostante io abbia un grande, immenso, totale Rispetto culturale per gli Stati Uniti. Lo dico da appassionato di letteratura americana e poi di cinema (ma di letteratura in primis). Quanto alla omologazione, concordo, anche se io andrei a vivere da OGGI POMERIGGIO a New York, seduta stante (ma ci andrei a vivere con la forma mentis di un europeo - forse addirittura di un italiano, financo di un romano! - non si discute).
[Ste]
noantri
#2
14:21, 06 novembre, 2006
Tra gli altri motivi per cui ci ammazzeremmo se non ci fosse la religione, hai dimenticato il calcio...
_Maxime_
#1
13:55, 06 novembre, 2006
Il fatto è che i problemi nascono anche (e in gran parte) da motivi economici. Tra UE e USA (mi uccide accostarle, ma ad oggi purtroppo è così) hanno bisogno di risorse che non hanno più o non sono sufficienti.
Per cui si va a prenderle lì dove ci sono e si stipulano contratti con le classi dirigenti di quei paesi (tipo Arabia Saudita, Pakistan ecc.). In questo senso siamo già "integrati". Ora, io sono un antimondialista. Per cui auspico una sorta di autosufficienza non tanto delle singole nazioni quanto più di aree geopolitiche: USA, Europa, America Latina, Medio Oriente, Cina ecc.
Io non voglio il mercato libero e selvaggio che ci inonda di prodotti cinesi, bengalesi e così via. Così non va. Non mi piacciono neanche le elite finanziarie mondiali, senza bandiera e senza identità, che farebbero morire la madre per una plusvalenza, per un "derivato". Sono LORO che vogliono questa integrazione.
Ci sono ancora popoli che vivono lontano da questi "valori", che non vogliono integrarsi con me. E questo è giusto e lo rispetto. Un bimbo che nasce in Tagikistan perchè dovrebbe diventare come me e te, come noi? Perchè dobbiamo violentargli il cervello e farlo sognare di crepare in un ufficio per 30 denari?
Perchè dobbiamo spacciare la vergognosa fotografia (ragazzi è roba da Goebbels, da MinCulPop) della giovane afgana intabarrata e con le dita sporche per il "voto democratico"? In quella donna vive un mondo, un'aria che è lontana millenni da noi. Non è migliore o peggiore in assoluto. E' diversa. E' diversa anche da Giuliano Ferrara che sogna un mondo ad immagine e somiglianza di due paesi anglosassoni.
Io non voglio questa "integrazione", questo mostruoso appiattimento delle anime, dei paesaggi e delle aspirazioni dei popoli. Per me l'Europa finisce a Istanbul. Il nostro , il mio modo di vivere è tale perchè ha una radice, una storia. Altri ne hanno di diversi. A me piacerebbe conoscerli così come sono e così come si evolveranno seguendo il loro percorso.
Il problema non sta nelle religioni in quanto tali ma nell'ansia di omologare gli abitanti di questa terra. Il popolo cristianissimo ed evangelizzante di oggi (gli Americani del Nord) venerano un solo Dio: il dollaro e lo stile di vita che da questo deriva.
E' vitale per l'Europa sganciarci da questi pazzi, chiudere le frontiere a Instabul e lasciare i popoli della terra a decidere del proprio destino.
Chi vuole vivere da nomade nel deserto lo faccia, chi vuol vivere di pesca lo faccia, chi vuole vivere nella propria tribù nella steppa lo faccia.
Chi vuole vivere da top manager, da giornalista, da avvocato, contadino, metalmeccanico lo faccia senza rompere i coglioni ad altri miliardi di essere umani.
Ci vuole solo rispetto delle reciproche diversità, altro che integrazione.
Salvs!
il Vicerè
noantri
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