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Commenti
#4
19:48, 14 novembre, 2006
Io, invece, avevo pensato al tamagochi, per un'analogia con il blog. Forse perchè sono nuova di questa pratica ( e in questa definizione concordo perfettamente con te), forse perchè mi piacerebbe una comunicazione e un dialogo più attivo di quello che per ora ho instaurato con altri sugli argomenti che a volte cerco di proporre, ma mi sembra che a volte diventi quasi una necessità trovare ogni giorno qualcosa da scrivere o almeno avere questa ansia, nella paura appunto che il tamagochi-blog non si nutra abbastanza e muoia.
utente anonimo
#3
14:01, 09 novembre, 2006
Non conosco l'esperienza dello yoga, sfrutto molto quella del blog. In una vita da "non scrittrice" le ripercussioni di un blog devono essere più tenui e indistinte, mentre trovo estremamente aderente anche al mio mondo la frase del tuo maestro: "scoprire e vivere lo straordinario nel quotidiano". E anche se il mio blog mi aiuta nell'instaurare un dialogo più stringente e rilassante con me stessa, rimane la lettura di post altrui l'attività che più mi permette di superare il concetto di "banalità" appiccicato troppo spesso incautamente a quello che mi attornia.
Più che in un libro, dove troppo spesso c'è un fine e qualcosa di particolare da raccontare... nei post si estrapola lo "straordinario" nei modi più inaspettati.
rinFusa
#2
08:38, 08 novembre, 2006
e per me è sempre un piacere praticare la visita in questo tuo spazio e abbeverarmi alla fonte delle tue parole.
Grazie!
teo56ch
#1
00:12, 08 novembre, 2006
bella analogia, lo yoga.
la condivido in pieno, grazie! :)
IceKent
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