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Commenti
#41
16:27, 14 novembre, 2006
non c'era più nulla, tranne fazzoletti di terra su cui erano poggiate le loro case, e tutt'attorno il vuoto, come certi quadri surrealisti.
Lindo tornò con lo sguardo a osservare impotente il contenuto del fagotto: una goccia di vernice trasparente, bastata appena per ridare colore e sostanza alla realtà. condannati a essere prigionieri nelle proprie case. c'è chi si buttò dabbasso per non vivere quella vita impossibile, e uomini e donne si disperavano e uscivano di senno.
il figliolo si penti' amaramente del proprio comportamento sconsiderato, e, finalmente, pianse.
Lena, da lontano, vide, e sentì, e capì.
trasformò le sue lacrime in vernice miracolosa. ci volle qualche giorno.
il settimo si riposò.
katiuuuscia
#40
15:36, 13 novembre, 2006
sono passato seguendo le orme (credo sia una giustificazione).
E chi sono io, per giustificarti?
Nessuno. Io sono n.e.s.s.u.n.o..
E sopravvivo qui, a Napoli, ma
vivo
in un blog, nella rete.
Ma se fossi qualcuno, qualcuno che conta, e tu di sicuro più di me
dall’alto dei tuoi 386.967 contatti, ti parlerei di questa mia città violentata, da tutti.
E principalmente oggi da chi ne parla e dice: “non c’è speranza..”
Ti racconterei di come ne hanno abusato tutti, e partirei da lontano, (così già mi disfarei dei tanti perditempo e i frettolosi) dalle incursioni saracene, dalle dominazioni spagnole, francesi, nordiste, di come il potere è stato esercitato sempre e comunque contro il popolo, facendoci odiare geneticamente qualunque forma di governo ci sia, visto oramai “altro da se”, qualcosa da “odiare, evitare, fottere..”, da quella gente che il “grande” Bocca ha definito “plebe”, ma della quale anche lui profitta, “spacciando e lucrando” in questi giorni più tristi del solito sulla mia città, su di un libro approssimativo e qualunquista come pochi. Napoli va vissuta, non conquistata. Perchè è Lei che ti conquista, che ti affascina, anche seminuda e coperta di stracci e mondezza, perchè tu vedi, se sai vedere, che quella è solo l’apparenza, la forma esteriore di un corpo splendido, e soprattutto di una mente unica, irripetibile perchè formatasi in millenni di dolori e privazioni, di soprusi e atti d’amore, sangue e miele. Se la camorra esiste, o’ sistema, chiamatela come preferite, è perchè le istituzioni le hanno lasciato spazio per crescere e diventare quel cancro che oggi è. Perchè da sempre le armi più forti che il potere ha per soggiogare un popolo sono l’ignoranza e la paura, e l’una alimenta l’atra in una spirale difficile da spezzare. Difficile, ma non impossibile. C’è da perdersi qui, è vero, ma la strada c’è, e negarlo vuol dire edificare il solito muro di vigliacca e colpevole indifferenza al quale siamo avvezzi da sempre.
Quando c’era da fare scelte di comodo per il Paese, ad esempio creare un polo siderurgico (leggi Italsider) in una delle località più belle della nostra regione, che avrebbe fatto vivere nel tempo di turismo centinaia di migliaia di persone, ma dal quale ricavarne immediate e cospicue tangenti sarebbe stato troppo lento e faticoso, i nostri governanti non hanno avuto dubbi; ed ancora oggi paghiamo le conseguenze di un cadavere siderurgico da smantellare, di scorie inquinanti da smaltire di un’area da bonificare e rendere almeno accettabilmente vivibile... O l’inesistenza di un piano regolatore urbanistico che impedisca l’edificazione e l’insediamento urbano selvaggio in aree a rischio esplosione vulcanica..
Dove era lo stato, e lo scrivo in minuscolo di proposito, dove era lo s t a t o e i giornalisti come bocca_di_fiele quando nella ricostruzione post-terremoto degli anni °80 i fondi dei riparti venivano destinati ad aree che non erano state pressoché toccate dall’evento sismico ma avevano il grandissimo merito di avere in carica un potente politico locale? E mentre nel più puro spirito di “feste, farina e forca” negli anni °50 si distribuivano i pacchi dono di pasta e olio e pelati per incoraggiare i voti dei poveri ignoranti terroni? Ed ancora nelle ultime elezioni in Campania le risse fuori ai seggi elettorali tra “plebe” che doveva votare “per forza” con 50 euro tagliati a metà in tasca e, previa foto dal cellulare, poter ricongiungere l’altra metà del danaro in mano al camorrista di turno? E’ vero qui il casco è un’optional da tenere al braccio e calzare solo se in vista c’è un posto di blocco, ma nei quartieri spagnoli, lasciati, e sottolineo lasciati, in mano alla camorra, entrare in moto con il casco in testa equivale ad una dichiarazione di guerra, il casco in quelle traverse lo indossano solo i killer in azione...
Noi la occupiamo Napoli, noi ci viviamo, molti di voi al massimo ve ne occupate in cronaca.
Noi la subiamo questa città che tanti vorrebbero seppellita dalla lava.
Comoda e rapida soluzione finale in perfetto stile nazista, adattissimo a razze inferiori, sub-umane, plebi senza volto e coscienza piegate ed asservite al Male, quello sì con lettera maiuscola, dove trova humus fertile persino la religione, che sempre meno spazio occupa oramai nelle metropoli moderne dove il dio è danaro_hi-tech_paradisisintetici. Ma una religione a misura di plebe naturalmente, con il sangue di gennaro che si scioglie ed il calciatore cocainomane su uguali tabernacoli. Quanto ti piace la sceneggiata, e il neo-melodico e la pizza e il mandolino e la cicala e simm’e’napule paisà e Totò_De Filippo_Troisi e le quattro giornate e i martiri di camorra e le vele di secondigliano il pizzo il parcheggiatore abusivo e il bullo di strada l’extracomunitario-schiavo piegato sui pomodori doc le mozzarelle alla diossina Saviano e l’ecomafia il gioco delle tre carte la sibilla cumana e l’entrata dell’inferno, quanto ti piace a’mpepat’e’cozze e tarall’cu o’ vine, o’ posto fisso, o’banco_lotto, i pastori di s.gregorio_armeno il cristo velato..quanto ti piace a tarantella pulecenella o putipù e o triccaballacche? ...
Non ce la possiamo fare senza Voi, senza il resto del paese, senza la parte sana di coloro che “sentono” questa mia città sotto assedio come un patrimonio di tutti da salvare, un gioiello incastonato, porta sul Mediterraneo, che è un mare, che bagna tutte le terre del mondo, il mondo di tutti.
BESTIO
#39
13:12, 12 novembre, 2006
Sono grida di mis-conoscenze. Urla di comodo per paraventi occasionali.
Scardinare le consuetudini per minare l'implosione. Compito arduo, ma attraente.
Comparsa
#38
21:02, 11 novembre, 2006
n.b. terzo millennio, non terzo secolo:)
utente anonimo
#37
20:52, 11 novembre, 2006
di-speranza è nichilistica rinuncia a ogni benevola visione del mondo e di chi lo abita, è quella che intuisci all’approssimarsi dell’età di mezzo e che sperimenti finché diventa materia stessa della tua lucidità: alla di-speranza l’evento privato è del tutto indifferente.
di-speri per napoli quando la vedi autoaccecarsi perché è più facile autoaccecarsi che sopportare la tragedia, di-speri per un cieco che per sopravvivere fa il pagliaccio per un’audience da prima serata sapendo che è una questione di uomini e di rompere ogni legame elettivo fra chi decide e chi subisce le decisioni. napoli città edipica è anomalia storica: nasce vittima depredata nel tempo e finisce per assumere colpevole la connotazione di vittima imbecille nel terzo secolo, quando di solito le vittime imbecilli sono le più innocenti, le poco allenate alle armi; e per come la pensa un di-sperante l'imbecille è un automa con una scheda guasta: o si ripara o si butta.
dal culto della delega (“chiamiamo i rinforzi”) è ora d’uscire così come dal rito dell’accomodamento per convenienza perchè il catalogo del male è sterminato ma la vera grande lingua è dentro di noi: si chiama necessità.
(scritto con cappotto indosso e senza rileggere ma effe saprà perdonare)
utente anonimo
#36
16:53, 11 novembre, 2006
ue ho sentito parlare di martone: nun m'o tuccate!
katiuuuscia
#35
12:18, 11 novembre, 2006
non solo sodoma
diamonds
#34
11:42, 11 novembre, 2006
Medicineman, a me è capitato di meglio: i figli che sgridano i padri (e questo sì, è un segno di speranza)
riccionascosto
#33
08:09, 11 novembre, 2006
ho visitato Napoli, da curioso, più volte negli ultimi anni, e mi sono spesso trovato a confrontare la voglia di rinascita della città con quella di Palermo, dove vivo.
Mi pare che siamo noi, le persone che viviamo nelle città, che dobbiamo fare di più, ma tutti.
non avevo mai visto a Palermo padri che sgridavano i figli per le carte buttate a terra, ora li vedo, e tutto-sembra-andare molto meglio. Da lì bisogna partire, dai piccoli, e dalle scuole, e dal cambiare mentalità. Forse.
Medicineman
#32
15:54, 10 novembre, 2006
sì "utente anonimo"
facciamo strategia col semplice agire muto.
però qui è luogo dell'analisi senza corpo e senza azione - siamo nel virtuale - quindi scriviamo non possiamo fare altro.
ho già detto anche io dell'ottimo sapore del tuo scrivere.
per finire tuttavia accettando la tua analisi, mi rimane il dubbio se questa tua disperazione oltranzista - lasciando da parte dolori privati, che rispetto - quando diventa hegelianamente pensiero,ideale negato, non sia parente nobile e colto della rassegnazione cronica e dolente del popolino dei bassi, per dirla coi termini all'antica.Detto questo è stato bello scambiare opinioni così, spero di non aver approfittato troppo dell'ospitalità di questo blog per ora.
mariodesantiss
#31
13:54, 10 novembre, 2006
occorre una irresponsabile leggerezza per farlo o meglio un volontarismo caparbio ma se sei lucido ed essenziale non ti rimane invece che la disperazione.
fermo restando che la disperazione è impresa enorme (da non svalutare affatto), specie se se sei passato attraverso il dolore fondante e io... credo di aver visto tutto nei miei inutili giorni:)
29 e 18 e 3 e 2
utente anonimo
#30
13:13, 10 novembre, 2006
l'autore del commento ventinove,se già non si è organizzato in tal senso,faccia dello scrivere un mestiere.E' una delle analisi migliori che ho letto da molto tempo
diamonds
#29
11:58, 10 novembre, 2006
riflettere su napoli significa hegelianamente chiedere di sopportare un'analisi senza verità. napoli è anche dentro chi napoletano non è: per dirla alla bocca napoli siamo noi. una citta che è riuscita a trasformare la tragedia di volta in volta attraverso i secoli per mezzo del suo caldo sole di cartapesta in un marchio dapprima vincente (se napoli non fosse così non sarebbe napoli, quindi lasciamola così), poi assumendo via via il tragico polimorfismo che presenta oggi al suo visitatore. il copione va in scena ogni giorno, solo posti a sedere, incasso assicurato.
sarebbe tempo di pesare parole e azioni non come è comodo ad alcuni, con quell'intollerabile benpensantismo o malpensantismo che li autogratifica: è ancora e solo una strategia. comunque vada, il tempo nostro è troppo piccolo per tanta complessità. rispettiamo le leggi, o paghiamo.
ma non chiedete a me: il disperante non è mai un grande stratega.
utente anonimo
#28
10:48, 10 novembre, 2006
a proposito di film,e nel caso ancora qualcuno non ci avesse pensato,perchè non producete un bel "il cielo sopra" il vesuvio.Peraltro non è stata riscontrata carenza di angeli
p.s. viene da chiedersi,in ogni caso,se l'emergenza contingente non sia un artefizio per nascondere altro.Come se qualcuno avesse acceso un riflettore sopra un vecchio scenario buono per ogni occasione(per dire,a Cagliari hanno bruciato 60 auto nelle ultime sette notti,in un trionfo di rapine)
diamonds
#27
10:23, 10 novembre, 2006
di film in bianconero e panni stesi da un lato all' altro e miserie colle nobiltà..e chissa cosa sta dietro ai gran clamori dell'Italia, mai nulla di quello che ti spaventa...
intrusa
#26
09:22, 10 novembre, 2006
Herr,
se non c'è speranza, meglio non darsi pena. La speranza c'è? Io non lo so, conosco troppo poco per averne un'idea. Mi auguro di sì, perchè sento Napoli un po' più mia di quanto non senta - chessò - Leeds. Ma ho l'impressione che l'occupazione fatta di parole e ricordi e racconti sia già stata fatta (Saviano e Daniele, De Filippo e Rea, Bennato e eccetera eccetera) e Napoli è quella che vediamo (che ci fanno vedere) e che sentiamo (che ci fanno sentire).
SMS
utente anonimo
#25
00:05, 10 novembre, 2006
'o Zappatore s'a scurdato 'a mamma
Flounder
#24
00:02, 10 novembre, 2006
signor anonimo del commento #18
quello che scrive mi trova d'accordissimo. Concordo sulla sopravvalutazione di Martone, di una certa elegia di Napoli e della creatività napoletana, ma insomma nemmeno la sottovalutiamo... MA adesso è come dice lei (e come tentavo di dire io) : la nuova accidia è peggio di quella antica, perchè è la coca che spazza via barocco e napoli blues, sole e allegria. Quell'allegria di naufraghi che pure - dicendo lei che ne conserva poca - presumo avesse in misura maggiore. Se dico si può ripartire da quella poca, dico che ho fiducia nei più che sotto il vulcano vivono e sono come lei (che andrebbe abbracciato già solo per la sua prosa, lo dico seriamente: qui nei blog solo di prosa siamo fatti, meno che l'aria). E non oso ovviamente definire la sua scrittura di smalto nero un meraviglioso prodotto del ventre della sua città. Nella quale sia chiaro, non vedo l'ora di tornare e non per fare una gita all'Inferno come i giornalisti che racconta Saviano o quelli che vanno embedded a Baghdad. Ma a trovare degli amici. E per amore, della città, si può amare Napoli? Ma non voglio dare io da lontano indicazioni. mi/ci dica, diteci napoletani che cosa si può fare e dobbiamo fare per non doverci accontentare solo di una nostalgia "definitiva" di Napoli - nel senso che se continua così nessuno vorrà metterci più piede a Napoli come appunto a Baghdad - . Vedi napoli, dunque muori.
(comunque sia di andare a Ginevra non me ne frega niente).
con affetto :-)
mariodesantiss
#23
20:31, 09 novembre, 2006
la tarantella è la naturale prosecuzione del paso doble senza mezzi sostitutivi
diamonds
#22
18:43, 09 novembre, 2006
io Napoli, un po' come Marsiglia, me la sogno anche di notte
davidia69
#21
18:41, 09 novembre, 2006
Sai, è un po' come andare in bicicletta. Una volta imparato è per sempre. Su, prova, a... agne... agnello di.. Rido.
utente anonimo
#20
18:39, 09 novembre, 2006
Al capezzale di NApoli i parenti indecisi: staccare la spina, operare ed estirpare il tumore o coma farmacologico?
utente anonimo
#19
17:28, 09 novembre, 2006
Intendevo dire, Herr, che non me la sento di esprimere giudizi in merito. Forse perché la Napoli di oggi mi ricorda - per altri versi - la Palermo di ieri, e i
Vespri Siciliani
, e tante altre cose. Però dopo, a Palermo, ci fu anche la "Primavera" (e perciò non dispero, anche se da lontano. Non del tutto, almeno)
riccionascosto
#18
16:43, 09 novembre, 2006
qui servat napule occidit... nel momento in cui vedi napoli puoi morire, si dice. napoli, si dice ancora, è inafferrabile, ventrale o ventresca, teatrale, grand guignol di temperie camorresche e intellettualità sinistrorse e musicanti...
tutto è vivibile, sig. mario de santiss, anche baghdad alla fine, ma si muore a napoli senza troppa estetica senza caravaggio nè un regista che ti inquadri restituendoti la dignità che ti han fregato. poi certo, napoli è anche appartamenti pieni di musica meravigliosa dentro palazzi fatiscenti dentro un quartiere di cartone pressato dentro vicoli assedianti e sporchi dentro una città che aspetta la purificazione che mai mai mai avverrà. una città che avrebbe fatto felice céline. nessuno potrebbe amministrare una città come questa, figuriamoci un manipolo di intellettuali pigri e capricciosi, ammesso che questo siano. napoli è una città sopravvalutata, come martone. ma l'accidia di napoli, sempre essa, non è quella oblomoviana, è la debilitazione di chi ha l’epatite c e aspetta dal medico il turno per la solita prescrizione. l'inferno è romantico, a patto che se ne possa uscire a piacimento. che nostalgia di ginevra, intesa come città.
una che pur vivendo sotto il vulcano di allegria ne conserva poca :)
utente anonimo
#17
16:18, 09 novembre, 2006
Mariodesantiss
in effetti il Sistema si scardina probabilmente con le abitudni minime, con il quotidiano dietro l'angolo, piuttosto che con la rivoluzione.
Signor Aitan,
quando si può dire una buona parola.
Dido
non c'è speranza sgnifica proprio che non c'è futuro, ma solo un ingombrante presente gonfio di impossibilità (vedi il bucato)
Pispa
si sa quel che si scampa, ma non si sa cosa tocca in cambio.
Senzaqualità,
non è nemmeno possibile, il dirlo. Forse Napoli avrebbe bisogno di silenzio.
Effe
#16
16:02, 09 novembre, 2006
beh, sappiamo tutti che non è semplice spiegare ai partenopei come fare per fare quello che essi medesimi dovrebbero fare, specie alla luce del fatto che non esiste chi sappia esattamente come si faccia a fare (e soprattutto a far fare) quello che andrebbe fatto..
- bisogna amarla, napoli, per "farla" (e per ri-farla, si dovrebbe amare molto, molto di più)
SENZAQUALITA
#15
16:00, 09 novembre, 2006
direi che abbiamo avuto fortuna, Signor Effe.
a perderci Sodoma, sa com'è.
pispa
#14
15:59, 09 novembre, 2006
Che poi in fondo la speranza a che serve? a farci fessi, ad andare avanti, noi non vogliamo più speranze, ne abbiamo già avute troppe, ora vogliamo certezze.
La speranza è un concetto futuro abbiamo bisogno di presente.
Qua continua a piovere e io ho due lavatrici da stendere.
didolasplendida
#13
15:49, 09 novembre, 2006
graziassai, sciur Effe
aitan
#12
15:46, 09 novembre, 2006
l'ultima Napoli che ho visto è stata quella di 2 anni fa. ospiti di un bed&breakfast aperto all'ultimo piano di un bel palazzo da un'amica della mia fidanzata, gestito con passione e dedizione. In cui facevano pure la ricevuta fiscale - e a noi potevano non farla siamo amici - il b&b era nei quartieri spagnoli. Era NAtale e camminare anche per San Gregoria Armeno non è stato così disperante. Anche solo la passeggiata rigenerava proprio per il caos, perchè si sa, lo dicono anche gli psicologi, la distrazione dall'abitudine alimenta la creatività - gli psicologi inglessi alla BBc hanno proposto agli spettatori 7 regole da sovvertire quotidianamente per rigenerare la propria intelligenza e creatività. Tra queste una era: cambiare percosso per andare a lavorare, per attivare la sorpresa e l'attenzione. Ecco a Napoli non ne hai bisogno. Ogni momento è sempre diverso e c'è sempre una sopresa. Ad esempio eravamo in via dei tribunali e nel caos consueto all'improvvisso cala una cappa si silenzio inspiegabile e molti commercianti cominciano a chiudere le saracinesche ed abbassare le radio di solito a tutto volume. Ci guardiamo intorno: stava arrivando un funerale, il carro, la gente a piedi nei vicoli, l'ambiente che cambia all'improvviso, una sorpresa. A Anpoli non hai bisogno di cambiare percorso per andare a lavorare per riattivare l'attenzione. Il disordine è sempre vivo. Interpretatela come volete, ma c'era (e forse c'è) comunque una Napoli che poteva sperare, pur nella disperazione. Era come se ci fosse sempre un'alternanza tra Dionisiaco e Apollineo, come se il caos generasse creatività, che è un modo alternativo di trovare un ordine e pure uno stato di felicità - può sembrare retorico e folkloristico, ma in parte era così. Dice il filosofo Natoli che felicità è percepire la possibilità dell'improbabile. Questo potrebbe spiegare l'allegria di chi vive sotto il vulcano. Ora però 2 cose sono cambiate: che la Camorra è diventata un Sistema (e un modello capilalre e flessibile di neo-imprenditoria più simile ai modello Cinese che ai vecchi sistemi tribali e di questo racconta SAviano e mi convince) e questo sistema produce e consuma droga.
la seconda cosa è la droga: per quanto le attività illegali ci siano sempre state adesso l'aggravante è una selva di criminali che traffica droga e consuma droga.pippatissimi, cambia la percezione della vita, cadono tuti parametri, si fa terra bruciata e deserto. dentro. e' come se tutti noi lavorassimo da McDonald's e mangiassimo mcDonald's: dopo un po' scoppieremmo per l'uno e/o per l'altro motivo. Napoli è "Supersize" (ricorderete il film) adesso. Allora nel gesto quotidiano, anche minimo può riapparire una luce di speranza, ma poi il gesto di speranza deve diventare parte di un Sistema, se si potesse creare "Sistema Speranza".
Magari c'è sempre stato a Napoli un sistema speranza, se una città che costringe Eduardo De FIlippo a migrare a roma per rabbia poi alleva nel suo seno Pino Daniele e che altro. MA adesso è diverso. La cocaina scorre, il sangue pure. Il Disordine non è un nuovo Ordine, scapigliato ma creativo. Paradossalemnte a leggere SAviano si può dire che a Napoli regna un ordine ferreo, un sistema appunto. Spezzare questo sistema, con abitudini diverse, si penso sia possibile. Però nessuno si senta escluso e senza sconti per nessuno.
mariodesantiss
#11
15:30, 09 novembre, 2006
Sphera,
la mitridatzzazione aviene anche su scala nazionale. E' il tanto peggio tanto meglio. Io li immagino, quesi ricercatori che apositamente creano, per noi tutti, situazoni insistenibili, e poi tornano a casa delusi perché nessuno si è davvero ribellato.
Direttore,
lei cita i neomelodici. E' anche, in effetti, una questione di mitopoiesi, come dicono quelli che sanno cosa significa.
Riccio
qui non se ne è parlato, l'altrove non vale.
Effe
#10
14:49, 09 novembre, 2006
Il Direttore.
Mesi a controllare il blog, e Celestina sempre in prima pagina, poi ti distrai un attimo, e due post in una settimana.
(Mi scusi, Herr, ma di Napoli abbiamo parlato anche troppo, altrove. E in fondo credo che una speranza, ancor minima, ci sia)
riccionascosto
#9
14:49, 09 novembre, 2006
Stiamo soffocando Sig. Effe, asfissiati dal nostro stesso fiato. Anche resistere è difficile. Non si tratta di una violenza politica o ideologica, ma violenza e basta, quella dei cani idrofobi per intenderci. Tanti singoli cani che non fanno neanche branco. Non esiste un blocco compatto verso cui combattere ma solo un’idea diffusa e tollerata. Viviamo nella superstizione e nei miti neomelodici, non vedo perché dovremmo venirne fuori.
hotel messico
utente anonimo
#8
14:24, 09 novembre, 2006
E magari invece è un laboratorio, un esperimento sul campo, la verifica empirica dell'ipotesi: "1) poichè a tutto ci si abitua, se dura abbastanza a lungo; 2) è possibile abituare centinaia di migliaia di persone ad accettare violenza, soprusi e sopraffazioni purchè 3) non siano eclatanti e occasionali ma diffuse e quotidiane. È di fatto lo stesso principio della vaccinazione: se il virus è ben dosato non ti uccide, bensì ti rende impermeabile, indifferente al contagio. Orwell pensava che il futuro del potere fosse nel controllo, questo è un esperimento di senso opposto: come dominare una popolazione facendole mancare ogni e qualunque controllo. Si aspetta con ansia la pubblicazione dei risultati sulle più autorevoli riviste scientifiche.
sphera
#7
13:05, 09 novembre, 2006
Giorgi
con queste paroel hai occupato quella stanza enorme e l'abitudine crudele del dirigente. Fatto.
Dido
pure? (e lo Stato, che fa?)
Effe
#6
12:36, 09 novembre, 2006
chiove
didolasplendida
#5
12:33, 09 novembre, 2006
Napoli è stata ufficialmente la mia sede di lavoro fino a quest'estate. Tra il '98 e il '99 facevo la pendolare da Roma col treno delle 6 e 10. Arrivavo alle 8, e me ne andavo alle 14. Ho resistito pochi mesi, e posso ricordare solo il tragitto tra la stazione e Castel Capuano, dieci minuti a piedi, la voce arrochita dal fumo della mia collega e un dirigente crudele in una stanza enorme, affrescata e spoglia, che ostacolava i miei tentativi di essere trasferita a Roma. Non è un bel ricordo, ecco.
giorgi
#4
12:13, 09 novembre, 2006
Non c'è speranza, no
ma raccontare dei Quartieri, dei muretti e della benzina è occupare un po' la città, sottraendola all'abitudine (consapevoli che è inutile, ma è un inutle che vale la pena).
(e: ah, Bamyan!)
Effe
#3
11:28, 09 novembre, 2006
vorrei poterle dire di quei quartieri spagnoli da cui scrivo adesso, e di quel che la gente comune pensa delle
milizie
, dei falchi, dei tassisti e dei palazzi cinquecenteschi deturpati da alluminio anodizzato che prolifica ovunque, delle piazzette calpestate da muretti di cemento a creare proprietà private davanti ai bassi. dei ragazzini che ti fregano la benzina nella vespa davanti ai tuoi occhi, e tu devi tacere. "il problema è all'angolo, è l'abitudine". il problema è la gente. e non c'è speranza, è solo un'occasione perduta, nient'altro. e renato nicolini non tornerà.
utente anonimo
#2
11:12, 09 novembre, 2006
gomorra
versus bamyan
(parlando di sè in modo tangenziale)
utente anonimo
#1
11:06, 09 novembre, 2006
"Get up early in the morning
si m'addormo nun me sceto cchiù
i can't hear what you say
'cos i'm sleeping today with my blues
But have you seen my shoes honey
have you seen my shoes honey
have you seen my shoes honey
have you seen my shoes honey
Aspetta ca mò vengo pure io
makes no difference my accent's bad
tant' 'o ssaje se è pe' mme
i don't care senza 'e te
e si nun..."
Pino Daniele-Have You Seen My Shoes(Vai Mò)
diamonds
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