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Commenti
#5
12:31, 05 dicembre, 2006
Vedi qui.
http://blog.libero.it/LeVociDiDentro/1875499.html
Per molto, MOLTO meno.
utente anonimo
#4
15:09, 16 novembre, 2006
faccio l'educatrice da tempo e queste cose capitano anche alle donne, magari sotto forma di accuse diverse. L'aspetto più difficile del nostro lavoro è il rapporto con le figure genitoriali, che per sensi di colpa, senso di inadeguatezza o diffidenza nell'altro, è sempre pronto a cogliere elementi che possano permettergli di puntare il dito. Io all'inizio di un nuovo rapporto, pretendo,sempre, di fare un colloquio di conoscenza con il genitore, in modo di mettere le basi per un rapporto di fiducia o almeno di rispetto, per cercare di far capire al genitore che non sono li per mettere in discusssione il suo operato, ma per sostenerlo nel suo ruolo. Per quanto riguarda il problema pedofilia, forse è vero che tutto questo sta creando paura nei confronti dell'altro, io cercherei di insegnare la prudenza, un po' di sana diffidenza, ma comunque non si può non mettere in guardia i bambini da questa non nuova realtà. Che siano sempre esistiti chi se ne frega, si sa delle vecchie usanze di iniziazione tra precettore e alunno e via dicendo, ma questo non mi aiuta a sminuire il problema. Ritengo che sbagliassero allora e ritengo che si sbagli adesso, ognuno ha le sue perversioni o gusti sessuali, ma questo non implica che l'altro debba diventare il mio strumento di soddisfazione. Per quanto riguarda la tua storia il prblema è una mal gestione della situazione da parte della cooperativa. L' incompetenza genera "Mostri" e "Non mostri"
Vale
utente anonimo
#3
00:18, 13 novembre, 2006
"L'esposto c'è stato", dici. Ti sei esposto, come si espone una ricchezza. E ti hanno esposto, come si espone un neonato impuro, che si fa incarnazione di terrori e di sventure.
sestoempirico
utente anonimo
#2
17:02, 11 novembre, 2006
Ci sono dei motivi - l'essere indifesi cui ti espone l'infanzia, innanzitutto - per cui testardamente non ho voluto nemmeno avvicinarmi a quell'ambito lavorativo, di cui parli.
Ne abbiamo parlato tanto, con ml, ma io non mi sento in grado di gestirmi e tutelarmi a sufficienza, in questo tipo di relazioni - e le ferite rischiano di essere troppe, e troppo intime, come tu mostri qui.
Dall'uomo, più ancora che dalla donna, questa società pretende ancora l'autorità del distacco irriducibile, dall'innocenza infantile.
L'uomo non può essere, nè tornare innocente.
E in un ambito strettamente, marcatamente femminile, l'uomo non può che ridursi, infine, a colpevole.
utente anonimo
#1
19:23, 10 novembre, 2006
Molto spesso mi è capitato di pensare che probabilmente è così che si vuole la società: Individui chiusi nel proprio privato, nella propria individualità, senza alcuna possibilità di reale confronto con l'altro. Tutto ciò perchè le informazioni passino così come si decide debbano essere, con una percentuale minima di svelamento del reale. Che se poi c'è una realtà diversa, ci vuol poco a far divenire anch'essa una moda, un atteggiamento comune............
utente anonimo
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