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![]() Se si sale un difficile scalino...Per tanto tempo non ho fatto altro che pensare a tutte le piccole cochonneries, betises, conneries et coullionades fatte da Madame J. in quei tanti mesi di schifo... Ognuna era indigeribile, la somma del tutto era insopportabile, ma le ricordavo, rielencavo, riordinavo mentalmente, meticolosamente e sempre con quella sensazione d'incredulità rabbiosa... Non che non mi tornino ancora in mente, ma meno, e solo relativamente di recente sono riuscito a passare al livello superiore. Se ci si concentra troppo a lungo sui particolari - anche orrendi o proprio perchè tali - si perde rapidamente la visione del tutto. I particolari aiutano a capire i particolari, ma non il tutto. Salgo quel gradino alto, arduo che è il lasciarli andare, almeno per un po', e riguardare invece il tutto da quella nuova altezza. Il gradino è alto perchè necessita di quel distacco, di quell'accettazione che arriva non subito, nel mio caso sono passati quasi tre anni dopo i cinque avec Madame. Insomma: ora riguardo il tutto e vedo una cosa ancora diversa, meno dolorosa nel particolare ma squallida e tristissima nel suo proprio generale. E' calcolo becero quel che viene fuori dalle scelte di Madame J., nella vita quotidiana tanto surreale quanto indefesso censore dei comportamenti sempre e solo altrui, e rabbiosamente indisponibile ad accettare il minimo giudizio sui propri. E' studio dell'opportunità, quello che fece a mie spese Madame, mentre teneva in caldo Monsieur J. e intanto mi giurava che l'amore per me c'era ancora e che io ero sempre l'uomo della sua vita, e intanto vedeva cosa sarebbe accaduto al suo lavoro (come e, soprattutto, dove) e dove quindi avere il letto pieno. Monsieur J. vinse, alla fine: posizione geografica e sottomissione ideali.
Torno al gradino inferiore del particolare: l'ultima frase di Madame J., che stava già con Monsieur J., nel mio telefono fu "ma tanto lo so che, prima o poi, io e te ci reincontreremo." Fammi toccare le palle, cara. E gira al largo, anche se tanto lo so che, prima o poi, quello sì, avrai l'impudicizia di rimanifestarti, perchè tu e la vergogna siete ortogonali. (E sia chiaro che Madame J. non legge queste righe:
non sa che questo blog esiste, e anche se lo sapesse non le importerebbe un granchè) Stanotte baciDopo tantissimo, ma proprio tantissimo tempo, stanotte ho sognato di baciare ed esser baciato. Era la giovane catalana compagna d'opera. Sarà buon segno?
(non per la catalana, ma per la qualità della mia vita onirico-erotica o erotico-onirica,
che è la stessa cosa perchè, appunto, ormai non è che in sogno che...) Ma perchè entro in questi negozi?Entro in un negozio TIM della capitale, per dare uno sguardo a tempo perso ai telefonini... Nessuna intenzione di comprarne uno nuovo, solo per guardare e per fare ora... Mi arpiona una ragazza e mi propone il cambio di operatore. La tariffazione è vantaggiosa, accetto. Mentre la ragazza trascrive i miei dati, una signora sulla cinquantina sta chiedendo a gran voce aiuto ad un giovane commesso accanto a me: postato da: Eteriele
alle ore 18:33 | link
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argomento: ad metalla Roma uno(ma non è detto che ci sarà il due) La prima volta è stato nel maggio nel 1989, con l'allegra famigliola, e avevo vent'anni. Anzi no: non era la prima, la prima era stata nel 1974, di anni ne avevo cinque e ho un ricordo vago: mio padre venne qui per accompagnare suo fratello per una visita medica. Ricordo l'andata allo zoo, e poi a San Pietro, e poi un treno notturno per Civitavecchia e una nave e una poltrona addormentato su papà, e tanta sete e lui che andò a cercarmi dell'acqua. Poi tantissime volte nel 1991, erano partenze e rientri in giornata, un venerdì ogni due, tutta la famiglia. Anche qui la ragione era medica, diciamo così. Dopo l'ennesima crisi grave di quella che allora era la coppia del mio papà e della mia mamma, si fece, tutti e cinque, quel che si chiama una terapia familiare. Tutti insieme, senza molta passione, in una stanza, lo studio era in Via Ottavilla, ripresi da una telecamera nascosta. La cosa funzionò e non funzionò: non servì al papà e alla mamma, che continuarono il massacro (lei a generarlo e lui a subirlo), ma servì, almeno, un po' a me ed alla sorellina, imparammo un po' a difenderci. Meglio di niente. Comunque quei mesi di avanti e indietro mi fecero conoscere e amare moltissimo questa città meravigliosa, col suo accento insopportabile (almeno per me), con questo traffico da incubo, e con i suoi palazzi e basiliche e negozi e ristoranti e rovine, e soprattutto col fascino del centro della politica della nazione. Fino ad allora, per me, qualcosa di presente (la politica, la storia del paese, le figure importanti del potere repubblicano) e di intangibile insieme: nomi, strade, palazzi, partiti... Ma tutto lontano, in quella città vicina ma mai vissuta e vista davvero, fino a quel momento. Avevo nove anni da poco quando Pertini fu eletto, e gli scrissi una letterina, aiutato dal mio papà entusiasta per quell'elezione, e ai primi di luglio, ero in costume nel nostro immenso giardino - quel giardino che è un mito nella mia memoria e che ora in gran parte non esiste più - a fare la doccia con l'acqua gelida del pozzo, arrivò il postino con una risposta firmata dal segretario generale della Presidenza della Repubblica... Andai seminudo a farmi passare quella busta di carta pregiata attraverso il cancellino della grande villa, e sgranavo gli occhi di fronte ai caratteri svolazzanti e al ringraziamento scritto. Il Presidente Partigiano aveva risposto, a me, minuscolo cittadino scemo padre-guidato, di anni nove e della provincia dell'isola oltretirreno. Roma, città lontana, Roma della politica, Roma della Chiesa, Roma dei grandi teatri dove i miei andavano - spendendo tutti i pochi soldi che avevano - per vedere qualche spettacolo particolare, ma prima e solo poco dopo la mia nascita, e allora si amavano, credo. Roma, che stasera ripercorro in lungo e in largo, e non mi stanco mai, e sto bene qui, e mi sento a casa anche se casa non è. Passo il fiume di Tiberio, poi arrivo in Via di Ripetta, poi il Corso, poi i Palazzi della Repubblica (e, cazzo, da chi sono occupati oggi: che follia!), poi Via del Tritone, adesso Internet cafè di Via Barberini, poi salirò ancora. Roma, la mia prima ansiogena esperienza di ricerca extra moenia, novembre 1996. Roma, dove feci il primo viaggio con Madame J., era l'inizio del bellissimo maggio 1999, e almeno questo ricordo è così bello che vorrei cercare di tenerlo, anche se è dura per la demolizione che ne ha fatto, e l'amavo pazzamente e pensavo che niente e nessuno ci avrebbe separati. Roma con Madame J. ai primi di agosto del 2003, un incubo, e avevo voglia di piangere, il nessuno non era nessuno ma Monsieur J., e percorrevamo quelle stesse strade sotto la calura mostruosa e i gas di scarico, avevo voglia di piangere e mi dicevo che erano le marmitte e non la mia testa e il mio cuore. E Roma, poi, solo qualche transito veloce fino ad oggi, a questa sera non fredda in cui percorro le strade deserte, e guardo i Palazzi, e le Basiliche, e ripercorro anche la memoria, e sto bene, sono allegro stasera, ho ritrovato una parte di me, anzi no: tante parti di me, dei miei cinque, venti, ventidue, trenta e trentaquattro, tutte diverse, e tutte qui, più quella che oggi s'aggiunge. Posto senza rileggere. E' bello......ritrovare qualcuno che per molto tempo si è pensato aver perduto. Molto.
Dimenticavo...In giro per la Feltrinelli trovo un'edizione del Concerto per Violino di Ludwig e della sua (da me amata) sonata a Kreutzer, entrambi i pezzi interpretati da Oistrach, uno dei miei intramontabili dei. Stavo portando, tutto orgoglione, il Cd alla cassa quando leggo sulla sua copertina (e si noti bene che era un cd EMI records): collana di Musica Classica diretta da Don Luigi Giussani. Cazzo, no! Dopo aver fondato Comunione e Liberazione, non ne aveva abbastanza: ha diretto una collana di Libri Rizzoli e come se non bastasse pure una di musica classica per EMI (Italia, bien sur). Cazzo che cultura il sant'uomo! Sono rimasto un po' interdetto: avrei voluto fottermene ma poi... e se una parte delle 12 eure finiscono in tasca dei forzitalici Ciellonti??? Non mi sento di correre l'orrendo rischio: rimetto, incazzato e a malincuore, il cd al suo posto. E forse scriverò pure una lettera a Emi Italia. Una riga sola: siete degli stronzi.
All'uscita della libreria mi casca comunque l'occhio su un libro. Titolo: insieme. Autori: Romano e Flavia Prodi... VIA!! VIA!!! Tipico ritorno italianoBuongiorno, sono Eteriele, c'è una stanza prenotata a mio nome. Ho capito. Viaggi e miraggiLunedì scorso, Toulouse. Martedì anche, poi spostamento a Genova, poi notte lì, poi di nuovo Toulouse. Domani Roma, e per qualche giorno. Poi chez moi. Fine d'anno a Koln, Deutschland, quindi di nuovo chez moi, poi il 9 ritorno a Toulouse via Roma e Munich. Intanto devo pensare dove viaggiare nei prossimi mesi, e con chi, aussi. Nell'ordine vorrei: Lisbona, Oslo, Helsinki, Montreal, Chicago. Mosca e San Pietroburgo, non so: forse non è il momento, con il clima politico che si ritrovano. Tornare a Varsavia e Cracovia, mi piacerebbe. E un altro giro in Normandia e Bretagna non guasterebbe.
La dura realtà è che amo questo movimento. Amo non sentirmi a casa, amo girare e guardare le case e le persone, amo immaginarmi vivere in ognuno di questi posti, anche se non lo farò... Amo, insomma, fuggire, ma non da me stesso quanto alla ricerca di tutti gli altri me: ognuno mi aspetta, e sono tutti diversi, in ogni luogo. Lo so che è banale: Dietro a un miraggio c'è sempre un miraggio da considerare,
come del resto alla fine di un viaggio c'è sempre un viaggio da ricominciare. Bella ragazza, begli occhi e bel cuore, bello sguardo da incrociare, sarebbe bello una sera doverti riaccompagnare. Accompagnarti per certi angoli del presente, che fortunatamente diventeranno curve nella memoria. Quando domani ci accorgeremo che non ritorna mai più niente, ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria. Perciò partiamo, partiamo che il tempo è tutto da bere, e non guardiamo in faccia nessuno che nessuno ci guarderà. Beviamo tutto, sentiamo il gusto del fondo del bicchiere e partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti già? E andiamo a Genova coi suoi svincoli micidiali, o a Milano con i suoi sarti ed i suoi giornali, o a Venezia che sogna e si bagna sui suoi canali o a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali. Dietro a un miraggio c'è sempre un miraggio da desiderare, come del resto alla fine di un viaggio, c'è sempre un letto da ricordare. Bella ragazza ma chi l'ha detto che non si deve provare? Ma chi l'ha detto che non si deve provare a provare? Così partiamo, partiamo che il tempo potrebbe impazzire, e questa pioggia da un momento all'altro potrebbe smettere di venir giù. E non avremmo più scuse allora per non uscire. Ma che bel sole, ma che bel giallo, ma che bel blu! Perciò pedala, pedala che il tempo potrebbe passare, e questa pioggia paradossalmente potrebbe non finire mai. E noi con questo ombrelluccio bucato che ci potremmo inventare? Ma partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti già? E andiamo a Genova coi suoi spiriti musicali, o a Milano con i suoi sarti e i suoi industriali, oppure a Napoli con i suoi martiri professionali, o a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali. E andiamo a Genova coi suoi svincoli musicali, o a Firenze coi suoi turisti internazionali, oppure a Roma che sembra una cagna in mezzo ai maiali, o a Bologna.... F. De Gregori Ce l'hanno scritto sulla fronteUna signora sale a Ventimiglia nello scompartimento in cui ho preso posto a Nizza. Ha un'età intorno ai cinquantacinque, forse più. E' gentile, educata, sorride ai due passeggeri già presenti: oltre a me, un ragazzo albanese a cui la polizia di frontiera ha appena finito di controllare i documenti, incasottandosi (erano in due in divisa più un'operatrice all'altro capo del walkie-talkie) sul difficilissimo nome dello straniero: C-a-c-a. Se lo ripetono increduli i 2+1 puloni, fino a quando decidono di lasciar perdere.
Sale quindi la signora, ci saluta, ci sorride, quindi combatte un po' inutilmente contro la propria complessione fisica per cercare di metter sù la valigia, e il ragazzo albanese subito l'aiuta. Lei si profonde in ringraziamenti ed ulteriori sorrisi. E finalmente riconosco la pronuncia: pugliese. Mentre la guardo sedersi, ne osservo l'abbigliamento semplice, quasi modesto, e i piccoli movimenti, mi ritorna in mente come una piccola fulminazione una signora che, all'epoca della mia infanzia, aveva la stessa età, ma poi ha continuato ad averla nei venti successivi: una delle due maestre di catechismo della parrocchia vicino alla quale ho abitato per una vita, e che frequentai saltuariamente tra la seconda e la quarta elementare perchè ci andavano quasi tutti i miei compagni di scuola, ma ogni volta reggevo solo un paio di settimane per poi fuggirne via, terrorizzato da un parroco stupido e sgradevole. Si siede, insomma, la dama pugliese ed io ricordo quella vecchia signora che a noi bambini raccontava il vangelo con una certa dolcezza, e che anche dopo che scappai via dal catechismo, e mi vergognavo per la mia fuga, lei mi salutava lo stesso sorridendomi per strada e mi chiamava anche per nome. Resto perso nei miei pensieri, poi lavoricchio un po', riguardo la presentazione che devo fare nel pomeriggio, ma poco prima che l'Intercity mi lasci a Piazza Principe sollevo lo sguardo ed è allora che vedo la signora pugliese, che continua a sorridere, tirar fuori dalla borsetta un giornaletto. Il titolo è: "la comunità cristiana si prepara al santo natale". Riesco a trattenere la risata giusto il tempo di scendere sulla banchina della stazione. Pensiero notturno profondoIl Capitano Kirk è un imbecille.
Cosa sarebbe l'Enterprise senza il signor Spock e la sua raggelante genialità? Che clima ci sarebbe stato a bordo dell'astronave senza la bonomia da oste in libera uscita del Signor Scott e gli scatti da spaccapalle lamentoso del Dottor McCoy? (E se qualcuno mi spiega perchè Kirk lo chiama Pons, grazie: sono venticinque anni che me lo chiedo). Per non parlare dell'espressione concentrata (tipo carotone in the back) del signor Sulu quando passa da motori a impulso a Warp 1, 2, 3, ..., k con k appartenente a N, o di quella adorante del Signor Cechov nei confronti di Spock, di cui è in realtà il giovane amante (glielo dà in cambio di autentiche infusioni di scienza e razionalità vulcaniane, è la versione neosocratica del futuro, è un nonnismo che incute non disapprovazione ma reverenziale timore e grande rispetto). E poi c'è quella bomba di sesso del tenente Ura, che si scheggia continuamente le unghie mentre cerca di stabilire improbabili comunicazioni col Comando Flotta Stellare della Federazione e guarda i compagnucci di plancia con quel continuo sorriso ebetoide da studentessa che si è appena ritrovata un tema che non aveva previsto: "non ve la prendete con me se questa radio fa cagare, d'accordo?" Ma Kirk, eh? L'aria da macho precocemente tradito da una fedifraga pancetta, da Bushista antelitteram, da caporalino che distribuisce ordini di cui in generale non capisce l'utilità o il fine, ma che lo fanno sentire col pistolino più lungo... Di Kirk, omarello con chiari problemi d'ejaculatio praecox che sfoga sulla rassegnata ciurma stellare, vogliamo parlarne? PS: per chi fosse interessato, segnalo il delizioso "la fisica di Star Trek", di Lawrence Kraus, edizioni longanesi. Non si parla dell'Edipo non superato di Gene Roddenberry, ma delle assurdità fisiche contenute nel serial, di cui Kraus - prof di fisica generale in un'università americana - è vero fan. La più efficace spiegazione del perchè il teletrasporto è impensabile, più mille altre cose divertenti, spiegate anche a chi di fisica capisce poco o nulla. postato da: Eteriele
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argomento: science fiction |